Un topo nella bibita e la Pepsi va a giudizio

Tutto inizia nell’Illinois del 2009, quando Ronald Ball (52 anni) acquista, da un distributore, una lattina di Mountain Dew, una gassosa al limone della Pepsi.
Dopo pochi sorsi il signor Ball inizia a sospettare qualcosa, dopo un accurato controllo della lattina, il sospetto diviene realtà: nella bibita vi è un topo morto.
Ronald chiama subito un apposito numero consumatori (tipo il nostro numero verde) ed arriva un tecnico.
L’esperto Pepsi requisisce la carogna del roditore, la analizza e dichiara: il fatto è praticamente impossibile perché il topolino si sarebbe già trasformato in gelatina se il racconto del signor Ball fosse vero!

Comunque siano andate le cose (non sta a noi giudicare), l’uomo si sente male ed è anche vittima di nausea e vari malesseri; per questo motivo decide di citare l’azienda il tribunale.
La notizia viene fuori solo ora e la causa è ancora in fase di svolgimento; sarà il giudice Dennis Ruth (della contea di Madison) ad emettere un verdetto sul risarcimento chiesto dallo sfortunato consumatore (ben 50.000$).

E’ un caso difficile: un uomo della strada che sfida una multinazionale dell’alimentazione.
E’ anche una storia che porta l’attenzione più sulla composizione di queste consumatissime bibite gassate che sulla giustizia giusta tra un poveraccio ed una ricca multinazionale..

Mettendo quindi da parte gli aspetti legali, la vicenda di per sé suscita diversi commenti, da quelli prettamente scientifici fino all’ironia più dissacrante (che piace a noi).

– La Pepsi & Co sostiene che il signor Ball non produce alcuna prova certa di aver effettivamente trovato il piccolo roditore all’interno della sua lattina (potrebbe esservi entrato solo dopo l’apertura).

– Gli addetti ai lavori ritengono plausibile la tesi dell’esperto Pepsi (e non potrtebbe essere diversamente).
Secondo il dottor McGill, un veterinario che difende l’azienda infatti, se un topo venisse immerso per un periodo compreso tra quattro e sette giorni in una bevanda con la composizione della Mountain Dew, perderebbe il calcio e la struttura ossea. Allo stesso tempo, la struttura addominale cederebbe, così come la sua cavità cranica e poi, nel giro di una trentina di giorni, si disintegrerebbe; cosa non verificata in questo caso.

Mountain Dew (come molte bibite americane) contiene infatti oli vegetali bromurati, in grado effettivamente di liquefare il corpo di un piccolo animale.

La difesa dell’industria non è quindi inverosimile, anche se l’idea di una bibita con brodo di topo è senza dubbio più disgustosa di una bibita col topo intero.
Come dire che nella nostra grappa trentina (quella con la pera williams all’interno), un conto è trovare il frutto intero nella bottiglia ed altro sarebbe se vi si trovasse ugualmente, ma spappolato e semi-putrefatto ad intorbidire pure il distillato(!!).

Gli Oli Vegetali Bromurati (BVO), brevettati originariamente come ritardanti di fiamma e regolarizzatori chimici di vario genere, sono tuttora impiegati negli USA nella produzione di soft drink in quanto molto efficaci nell’evitare che gli aromatizzanti naturali salgano in superficie, ricoprendo con una patina antiestetica la bevanda.

La comunità europea che è sempre all’avanguardia nel proteggere i consumatori, hanno proibito i BVO già da molto tempo e le soluzioni adottate da noi, benché più costose, avrebbero garantito la permanenza di topi nelle nostre bibite molto più a lungo che negli USA; una vera fortuna non credete?

Saluti

 

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