Un drink a scrocco: la mia passione

Riporto questo post con le dovute e personali modifiche per la simpatia che mi ha trasmesso.
L’autore, che si firma Guildor (che non conosco né sono riuscito a contattare), non me ne voglia e sappia che,
se passa di qua, lo aspetto per il suo meritato drink.


Fino a qualche tempo fa frequentavo una ragazza molto, molto carina.
Una ragazza con cui spesso saltavi la coda fuori dai locali, per farvi capire, perché i buttafuori se la ricordavano dalla volta prima anche se erano passati mesi.
I baristi più brillanti le aggiungevano sempre un drink all’ordinazione, provocando in me una strana sensazione dovuta ad un mix di gelosia e riconoscenza.

Poi la nostra storia è finita, ma c’erano alcune cose che cominciavano a mancarmi dell’uscire con lei. Come il sapore di quei cocktail inaspettati, di cui avresti potuto fare a meno, ma oramai che li avevi in mano…
Un retrogusto di Botellon, come quelli che ti prepari a casa in Spagna e poi bevi in strada mentre aspetti di sapere cosa ne sarà della tua serata.
Ma che ha anche la spensieratezza dei bicchieri che ingurgiti in sequenza dal tavolo di una festa da amici.

Mi ero deciso ad ottenere nuovamente quello stesso sapore di gratuito dai miei cocktail. L’ingrediente da aggiungere probabilmente era solo un po’ di sfacciataggine, ma considerato che:
– con quello che paghiamo gli aperitivi, un cocktail gratis, ogni tanto, i baristi ce lo devono di diritto
– il fatto che non sia una questione di necessità rende il tutto più leggero ed anche un rifiuto, può essere visto come divertimento (un po’ come dire: c’ho provato).

Quelle che vi vengo a raccontare sono storie vere e tecniche sperimentate.
Vittorie e sconfitte nell’indurre qualcuno al regalo senza sventolargli le tette sotto il naso.
Ridetene quindi se vi diverto e approfittatene quanto volete (non vi sono copyright).

0) Metodo lavorativo

Questo lo segno fuori lista perché, capisco, è di difficile applicazione. Terminato uno dei miei primi contratti di lavoro ho lasciato Milano per un po’ e sono andato a vivere in quell’adorabile città che è Barcellona.
In una settimana avevo trovato un nuovo lavoro e nuovi amici: una delle cose più facili da fare in estate a Barcellona è fare il PR per i locali della città.
Più che puntare al guadagno, la mia idea era quella di ammortizzare al massimo il costo della mia baldoria.
Il lato positivo è che poi cominci anche a conoscere i PR della concorrenza, e allora entri gratis anche dove lavorano loro.
Poi, seguendo la stessa tecnica di scambio, riesci velocemente a non pagare da bere in nessun locale del centro.
 

1) Metodo illogico e gentile

Appena tornato da Barcellona, quello stesso anno, mi sono trovato ad una festa di Pig magazine. Dopo aver bevuto un primo cocktail, torno dalla barista, carina e le dico le seguenti parole nell’esatto ordine in cui le state per leggere:

Io: ‘sono appena tornato da un posto che non avrei voluto lasciare. Per stare in un posto in cui non vorrei essere. Mi offri da bere?’
Lei: ‘no.’
Io: ‘per favore?’
Lei: ‘che cosa ti va?’
Io: ‘Whisky e cola, grazie’

Non so se l’abbiano colpita sincerità e spontaneità o se effettivamente mi si leggesse negli occhi un’effettiva nostalgia catalana, ma giuro che è andata così.

2) Metodo dell’ordinazione scritta

Un’altra volta ero in una birreria di provincia. I costi erano medio alti, ma la ricerca e la qualità delle birre valevano quasi ogni centesimo speso.
Premetto che non sono amico del proprietario, ma diciamo che mi riconosce.
Quindi solo un saluto e qualche battuta all’ingresso e ci siamo seduti.
In questo locale le ordinazioni andavano scritte su un foglio che poi una cameriera ritirava.
Io ho compilato l’ordine per il nostro tavolo ed ho segnato:
1 bottiglia di Oppale
1 media chiara
1 bottiglia di Vertigo
1 bevuta offerta a piacere

Ha funzionato per metà! Il proprietario è venuto al tavolo ed ha detto che ci avrebbe fatto assaggiare qualcosa di speciale.
La cosa divertente è che in realtà non ci ha mai portato nulla e, ancora più divertente, è che le volte successive il proprietario era convinto di avermi offerto da bere.
Ora, io a questo punto credo che quest’uomo sia stato molto più furbo di me!

3) Metodo dell’ex

Questa metodo è stato un po’ da pezzente, forse perché mi ero fatto prendere la mano dalla volontà di bere gratis o forse ero preso dall’alcol.
Nel mezzo di una serata in un locale gestito da amici, ritrovo una mia ex fiamma (non la stessa che ha dato il via a tutta questa storia).
Anche lei, in effetti, era molto carina… a pensarci, mi è sempre andata abbastanza di culo con le ragazze, se non che erano tutte mezze matte. Ad ogni modo mi sono avvicinato ad un conoscente dietro al bancone e ho detto: ‘rivedo la mia ex dopo tanto tempo, farebbe molta scena se quando torno con lei le bevute me le potessi offrire tu’.

In realtà non mi interessava né fare colpo né risparmiare, perché la storia con la mia ex era bella e sepolta e perché il locale era veramente economico. Forse era che ormai ci avevo preso mano e lo scrocco stava diventando parte di me.
Comunque sta di fatto che me l’hanno veramente offerto ed io meschinamente (ora mi pento) non ho nemmeno tentato di pagare.
 

4) Metodo dell’amico del liceo

In un party: popolazione affascinante, ma musica troppo house e cocktail troppo cari.
Un amico, dopo aver ordinato da bere, mi dice che il barista gli sembra un suo vecchio compagno di scuola. Ci metto un attimo per elaborare il metodo.

Io: ‘Che scuola facevi?’
Amico: ‘il Cremona’.

Vado dal barista.
io:’ciao, scusa, ma tu eri al liceo Cremona?’
barista:’si, perchè?’
io:’sono Guido, ero nella D!’ poi ‘eravamo mica sullo stesso piano? Ero in classe con Nicola!’ (e indico il mio amico)
lui: si, lui me lo ricordo
io, togliendolo dall’imbarazzo: ‘Insomma, come stai?’
lui, un poco sollevato: ‘bene, lavoro come barista ora.’
io, sembrando interessato: ‘fico. Ma stai fisso da qualche parte?’
lui: ‘lavoro in un locale in zona sempione e ad alcune feste, come questa…’
io: ‘beh, è una figata! senti, ma non è che mi mandi un cocktail?’ (ora mi rendo conto di essere stato troppo precipitoso)
lui: ‘no, davvero, non posso…’
io: ‘mh, capisco. Beh non ti preoccupare. Ah, lei è Alba.’ (una amica a cui avevo detto di aspettare alle mie spalle, in caso di bisogno)
lui: ‘ciao, sono …'(ora non ricordo il suo nome)
lei, stringendogli la mano: ‘molto carina la festa!’
io: ‘ok io vado, ciao. ci becchiamo!’

Ora, lo so che i patti erano che vi avrei raccontato come ottenere consumazioni gratis pur avendo un corpo cavernoso tra le gambe, ma in queste occasioni le tette erano necessarie (e comunque non sono le vostre). Dopo cinque minuti comunque Alba torna e mi porge gentilmente un Negroni offerto dal nuovo/vecchio amico. Un cenno di ringraziamento e ce ne andiamo con nochalance…

5) Metodo del giornalista

Questo è stato l’approccio più sincero in assoluto.
Avevo solo intenzione di scrivere un pezzo per qualcuno su questa mia strana fissa che stavo facendo per locali. Non sapevo quando, ma sapevo che l’avrei fatto quanto prima.
In un locale in provincia di Novara, dopo un paio di cocktail, mi sono avvicinato nuovamente al bancone e ho detto: ‘sto scrivendo un articolo che si chiama come farsi offrire da bere pur non essendo una ragazza, se mi dici come ti chiami e mi offri un cocktail ti inserisco nell’articolo e metto anche il nome del locale’.
Sorridente mi ha offerto una Vodka e Red Bull.
In realtà poi ho tenuto anche fede alla promessa, ma non so se il tipo abbia mai letto.

6) Metodo dell’editore

Quando poi ho parlato ad un editore di quest’articolo, l’ho trovato entusiasta e ricettivo. Se non fosse per il suo stimolo probabilmente questo articolo non lo avrei maifinito (come tante altre cose che comincio).
Io infatti, dopo aver lanciato il sasso, mi defilavo ed ho pure latitato per qualche tempo.
Poi è arrivata una proposta che non potevo rifiutare: ‘se scrivi l’articolo, ti offriamo da bere’.

Sono rimasto incastrato da solo ed… eccomi qui.


liberamente tratto da: makemyday – guildor


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