Tra tecnologia e semplicità: il gap generazionale dei 50-enni








Facciamo un caldo benvenuto all’autore più giovane di questo blog. Laura di 13 anni, si presenta col suo primo post, leggete con attenzione e commentate.
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È confermato da molte ricerche che la generazione degli over 40 è in forte ritardo tecnologico rispetto ai propri figli, soprattutto per quanto riguarda il settore della tecnologia.
Un divario di conoscenze che è spesso causa di un distacco sempre più netto. Un gap generazionale (la differenza tra due generazioni) che contrappone i ragazzi, per i quali la tecnologia rappresenta il primo strumento di socializzazione, agli adulti, generalmente estranei a questo mondo.

Secondo le ricerche, circa il 90% delle famiglie con figli di 16/18 anni possiede un PC e nel 60% dei casi è connesso in rete con un collegamento a banda larga.
Ma, mentre gli adulti utilizzano il computer in primis come strumento di lavoro, sono soprattutto i ragazzi a sfruttarlo per il tempo libero.
Circa il 60% degli studenti interpellati videogioca con il PC, contro il 20% degli adulti.
Circa il 76% usa il computer per navigare in Internet, contro il 52% dei genitori.
A questo si sommano una serie di attività in progressiva diffusione tra i ragazzi, ma quasi sconosciute agli adulti, come scaricare musica (56%/9%), chattare (46%/7%) o scrivere sui blog (21%/5%).

Io, ancora giovanissima, vorrei incitare la vecchia generazione ad aprirsi ed entrare in sintonia con noi, invece:

“Quando i grandi ci incontrano ci danno sguardi fulminanti; se si sbattono con noi fingono di non averci visto, ma non ci chiedono mai scusa: dobbiamo essere noi ad azzardarci a parlare con loro!

Il saluto non esiste verso un ragazzo, ma appena passa qualcuno di più maturo ed affidabile di noi, ecco che si esibiscono in un insieme di saluti, abbracci e baci e intanto ci guardano come per dire: “Vedi? A te non faccio così perché non ne sei degno, mascalzone!”.
Non si preoccupano di noi, perché siamo inferiori, spregevoli…

È così che ci trattano i “sapienti”, coloro che sanno che siamo solo dei gran maleducati.
Ma c’è qualcosa che loro non sanno, un particolare tralasciato che li rende in un certo senso ignoranti: noi siamo il loro futuro ed è in noi che devono avere fiducia… ed è così che l’invidia li stravolge: noi, giovani ed attivi; loro, burberi semisecolari.
E così ci criticano, in faccia o alle spalle, sempre con le solite frasi “prefabbricate”: “Eeeh, i giovani d’oggi… non hanno più rispetto ed educazione, noi guai se ci azzardavamo a…” e vai con i 15 minuti di paternale dove ci raccontano la storia dell’evoluzione dell’educazione: dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri.

Loro erano come noi, se non peggio, allora cos’è che li spinge a disapprovare i modi di fare degli adolescenti di oggi?
Il fatto che non sanno come si usano gli “apparecchi” che noi adoperiamo con disinvoltura?
Non capiscono il nostro linguaggio e la nostra scrittura?
O credono semplicemente che vogliamo ribellarci al sistema e all’ordine delle cose?

Forse hanno fatto confusione con gli hippie del ’68 probabilmente (quelli che protestavano ai loro tempi), perché non vedono, dall’indignazione, che siamo una generazione tranquilla e che il lato negativo che loro evidenziano e cercano di scorgere è solo il frutto dell’educazione che loro stessi ci hanno dato.
 
Se non raccontiamo tutto quello che ci succede e che abbiamo fatto, è solo per il timore ed, in certi casi, la paura della reazione che questa persona più anziana di noi potrebbe avere e le conseguenze che dovremo subire.

Anzichè trovare in ogni modo la negatività di un ragazzo, dovrebbero cercare, invece, quel buono che si trova in ognuno di noi, perchè siamo persone. Basterebbe che si abituassero a comunicare con noi, piuttosto che indagare per scoprire qualcosa. E se al posto di pensare che non siamo affidabili ed incapaci di affrontare un problema, ci assuefacessero a far fronte ad una difficoltà e ci dessero più fiducia, sarebbe proprio il massimo.
 
Credo comunque che la differenza tra le due generazioni ci sia sempre stata e resterà incisa per sempre nella storia “padri-figli” e quando sarò grande, quando la mia diventerà la “vecchia generazione” e ci saremo trasformati in persone torve che giudicano i giovani, di conseguenza anche loro criticheranno noi, perchè questa ruota ha il moto perpetuo e continua a girare…”.

Ciao a tutti.




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Una risposta a “Tra tecnologia e semplicità: il gap generazionale dei 50-enni”

  1. Luly ha detto:

    Un articolo molto interessante che fa riflettere. Rispecchia la realtà effettiva dei nostri figli, in fondo è vero che hanno una marcia in più rispetto a noi. Dopo averlo letto ho iniziato a pensare che forse anch’io mi son comportata da stupida con mio figlio. Voi che cosa ne pensate? Mi piacerebbe sentire le altre opinioni

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