Stavolta tagliamo noi








Del tutto in sordina e senza informazioni mediatiche sta scorrendo il tempo per la raccolta di firme per la richiesta di Referendum sull’abrogazione parziale della Legge per le Indennità Parlamentari

Dal 25 Maggio fino al 31 Luglio 2012, sono disponibili presso tutti gli uffici dei comuni italiani i moduli per la raccolta di firme per questo importante referendum.

Dopo il trionfo delle consultazioni in Sardegna, che hanno cancellato 4 province e ridotto i rimborsi per i consiglieri regionali, parte una nuova iniziativa promossa dall’Unione popolare.
Obiettivo: raccogliere 500.000 firme in soli due mesi

Forse ci hanno preso gusto ed il vento sembra proprio favorevole, ma il quesito è sacrosanto: con la crisi economica in atto il cittadino pretende meno sprechi pubblici, meno poltrone ed un freno agli stipendi d’oro pagati con i soldi di tutti.

Si mira quindi sullo stesso bersaglio: la casta. Il nuovo quesito abrogativo popolare propone di abbattere gli stipendi di deputati e senatori; in particolare si vuol colpire l’articolo 2 della legge 1261 del 1965 che disciplina le indennità spettanti ai membri del Parlamento (cioè i compensi relativi alla diaria ed alle spese di soggiorno a Roma).

L’iniziativa referendaria è promossa dall’Unione popolare e sono partite le sottoscrizioni in tutta Italia dallo scorso 12 maggio e sono costantemente attivi i banchetti di raccolta in molte città, da nord a sud e nella capitale.
Maria Di Prato (portavoce di Unione Popolare), durante la prima uscita pubblica a Roma dice: “In questo momento di crisi, la Casta parlamentare non ha tagliato di un solo euro nei suoi stipendi. Per questa motivazione abbiamo promosso il referendum abrogativo che non è né demagogico né antipolitico, ma vuole focalizzare l’attenzione su un principio fondamentale: ovvero che chi comanda deve dare l’esempio per primo.
E’ stata cancellata la diaria dei dipendenti pubblici (dove per alcuni era solo qualche centesimo all’ora), ma non hanno fatto niente per quella parlamentare, che arriva anche a 48.000€ all’anno…”

Nei comuni sono già disponibili i moduli ed è attivo anche un gruppo Facebook che conta circa 5000 sostenitori: UP FIRMA PER ABROGARE STIPENDI D’ORO DEI PARLAMENTARI.
“Si punta infatti sulla mobilitazione dal basso e dalla rete”, ribadisce un altro esponente del comitato sardo, Alessandro Aghedu. Per molti il risultato sardo del 6 maggio, quando alle 19 il quorum (pari al 33 per cento) era ancora lontano e si è ottenuto proprio grazie alla mobilitazione dei social network delle ultime ore.

La realtà è da maggio che si può firmare per questo referendum, ma quasi nessuno conosce questa raccolta di firme, i giornali non ne parlano o ne parlano marginalmente perchè sono ricattati dai partiti che li minacciano di perdere il finanziamento pubblico, in pratica tutti stanno zitti così continuano tranquillamente a mangiare alle nostre spalle.

Ora se anche la vittoria della nostra nazionale aiuterà a far dimenticare questo fondamentale referendum, chiedo a tutti attenzione e far girare questa notizia.
Questa azione di forza serve anche per ricordare ai nostri cari politici che è sempre il popolo sovrano a decidere e fare le scelte, loro dovrebbero essere solo i nostri delegati!

Maria Di Prato di UNIONE POPOLARE non è nuova alle iniziative referendarie. Sono stati i primi promotori del referendum sul porcellum, a fare la battaglia “fuori i politici dalla Rai”, ora vogliamo colpire il cuore del potere consegnando in cassazione il referendum per abrogare gli stipendi d’oro dei deputati.
Lei dice sempre: “Ci odieranno ma non fa niente, Dio ed il popolo sono con noi, avanti tutta!

Ricapitolando per chi ne vuole sapere di più:

– il sito di Unione Popolare è www.unionepopolare.eu/
– questo è il volantino della raccolta (in PDF)
– questo è il manifesto (in PDF)
– questo il gruppo facebook

Ora anche tu fai la tua parte: fai girare questa notizia e vai a firmare prima di subito nel tuo comune.

Un saluto

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