Risoluzioni e formati nei Flat TV








Si sente spesso parlare di risoluzioni native, rapporto di contrasto, luminosità ecc. Proviamo a chiarire questi misteri, per darvi una chiave di lettura critica delle schede tecniche.

Partiamo dal discorso della risoluzione e della matrice.
La matrice, o pannello, è la parte finale, il mezzo con il quale un dispositivo di visualizzazione (o display) è in grado di mostrare un’immagine ai nostri occhi.
Sappiamo che per matrice si debba intendere una sorta di campo di battaglia navale con ascisse (verticali) e ordinate (orizzontali) dove ad ogni quadrato corrisponde un pixel.
L’elettronica di controllo decide poi l’accensione, l’intensità ed il colore di ogni qualiasi punto in tutto il pannello di visualizzazione.

Va subito detto che quello che di solito leggiamo sulle specifiche tecniche di un dispositivo di visualizzazione sia esso a tecnologia LCD o plasma, è la risoluzione nativa e non compressa: ad esempio un tradzionale schermo da 800 x 600 punti nativo potrebbe arrivare a visualizzare anche immagini a 1280 x 1024 compresse purché si riesca ad accettare alcuni compromessi.

Molti sistemi digitali suprattutto i proiettori video, possono, all’occorrenza, visualizzare anche un set di risoluzioni superiori od inferiori a quella nativa. Tramite appositi circuiti di scaling e complicati calcoli per la rilocazione dei pixels, riescono ad adattare la risoluzione in ingresso con quella del pannello così da non perdere parti di immagini che altrimenti non potrebbero entrare sul display.
Quindi, nel caso il segnale in ingresso sia maggiore, sia avrà una compressione del segnale, nel caso il segnale d’ingresso sia minore si avrà una espansione del segnale (upscaling). Questo procedimento però porta inevitabilmente un incremento della quantità di artefatti digitali nell’immagine con perdita di dettaglio aumento di rumore e peggioramento di contrasto e dettaglio del colore.

Fatte queste dovute precisazioni andiamo a vedere come le schede tecniche parlano e come noi, se ben informati, dovremmo capire.

La distinzione tra risoluzione compressa e non compressa si rende necessaria poiché molte schede tecniche riportano tutte risoluzioni visualizzabili mediante tecniche di interpolazione, e quindi occorre puntualizzare che la miglior qualità di visualizzazione si ottiene unicamente con la risoluzione nativa, ossia quella fisica. Per questi motivi è opportuno fare riferimento sempre alla risoluzione nativa e mai a quella compressa.

Oraperò occorre una precisazione: la risoluzione fisica del pannello è il numero di pixel orizzontali per quelli verticali effettivamente presenti nel display. Quanto più alto il numero di pixels fisici, tanto maggiore sarà la capacità di rappresentare su schermo immagini dettagliate, dai contorni fluidi e continui. Pertanto, si può affermare che la risoluzione è l’indicatore dell’accuratezza o del dettaglio massimo riproducibile. I dati sulla risoluzione oltre a fornirci con esattezza il numero di pixels fisicamente presenti nella matrice, ci permette anche di dedurre il tipo di formato nativo.
Risoluzioni quali 800X600, 1024X768, e 1280X1024 , 1600X1200 (UXGA), indicano l’uso di matrici in formato 4:3.
isoluzioni 854X480, 954X544, 1280X720, 1366X768, indicano invece l’uso di matrici in formato 16:9.
Attualmente, la risoluzione minima desiderabile, nel caso di formato 4:3, corrisponde a 1024X768, mentre la risoluzione minima desiderabile per una matrice 16:9 è 1280X720.

Il problema di questi dispositivi sta nel fatto che non vengono utilizzati esclusivamente con un PC, per cui basterebbe impostare il segnale video alla stessa risoluzione nativa della matrice per ottenere i migliori risultati.
Inoltre il segnale PAL e NTSC hanno risoluzioni diverse dai canonici 800 x 600, 1024 x 768, ecc.
In particolare la risoluzione che occorre impegnare in 16:9 per il sistema PAL è di 1024 x 756 punti, mentre per il NTSC è di 848 x 480. Va aggiunto che il segnale NTSC è molto più diffuso di quello PAL, per cui i produttori si sono interessati più al primo che al secondo.
Infatti i proiettori più diffusi e comuni in formato 16:9 hanno quasi tutti una matrice a 848 x 480 perché il segnale NTSC, ha una risoluzione tipica proprio di 848 x 480, per cui il segnale viene perfettamente mappato, pixel a pixel sulla matrice.

Pixel a pixel significa che ogni pixel che si presenta all’ingresso della matrice viene indirizzato univocamente, senza alcuna compressione o espansione.

La questione cambia se in ingresso abbiamo un segnale 16:9 PAL, quindi con risoluzione 1024 x 576, che, come è facilmente intuibile, non si rapporta 1:1 nel 848 x 480.
Qui allora deve intervenire lo scaling, che, in questo caso, comprime il segnale fino a 848 x 480 e questo per i fini della qualità di visione non va affatto bene.

Infatti certe tesi puriste preferiscono la matrice 4:3 1024 x 768, anziche una 16:9 NTSC che necessiterebbe poi del processo di scaling.

In queste matrici il PAL 16:9 1024 x 576 ci si mappa perfettamente; la differenza sta nel fatto che con la 848×480 il PAL, anche se subisce una compressione a 848 a 480, è perfettamente incorniciato e senza bordi neri. Nel caso invece del segnale PAL 16:9 mappato su 4:3 1024 x 768 ci troveremo nelle condizioni di avere qualità superiore, ma alcuni pixel del display rimarrebbero inutilizzati e si dovrà accettare la presenza dei bordi neri in alto e in basso rispetto l’immagine.

Va però anche detto che il problema della risoluzione dei proiettori PAL è stata recentemente superata dall’introduzione di matrici a 1280×720 a costi bassi, per cui è possibile entrare direttamente nel videoproiettore con una immagine di 720 linee progressive, scalate da un lettore dvd provvisto di scaler, oppure entrando direttamente con un segnale ad alta definizione nativo.

Un saluto

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