Parolacce, imprecazioni e bestemmie viste dalla comune sensibilita'

Nel 2006 dopo uno studio piuttosto pignolo (e curioso) condotto dal linguista Vito Tartamella, andò in stampa il suo libro “Parolacce. Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno“.

Nella presentazione si legge: “La parolaccia è una costante del comportamento umano, una corrente elettrica che attraversa da sempre il linguaggio individuale e collettivo, come testimoniano gli storici della lingua, datando dagli esordi della comunicazione verbale della specie l’apparizione delle parolacce, in ogni civiltà, e rintracciandone le evenienze in ogni tempo. Non è un fenomeno casuale: i neurologi sono riusciti a stabilire che nel cervello esiste un’area espressamente dedicata all’elaborazione e all’invenzione degli insulti. Vito Tartamella rintraccia una storia che delinea una democrazia del linguaggio: le parolacce sono pronunciate dai più incolti, ma entrano di diritto nella storia della letteratura e nelle vicende di cronaca, a volte arrivando a vette storiche memorabili.

Per non farsi mancare nulla, l’anno scorso, lo stesso autore, condusse una singolare ricerca (per Focus) e sfornò il Volgarometro il cui sunto lo trovate in foto (cliccate per ingrandire).
Su un campione di 2615 persone ha stilato la lista delle offese percepite come gravi dalla popolazione italiana. Al vertice di tale classifica, dopo le bestemmie, insieme a mafioso, ladro e nazista, compaiono anche gli (impubblicabili) epiteti che stigmatizzano la promiscuità femminile e l’omosessualità maschile.


In sostanza è una sorta di misuratore di intensità di espressioni volgari, uno strumento utile, a detta dell’autore, anche per i traduttori. Non sempre, infatti, da una lingua all’altra, esistono parolacce di significato equivalente: per esempio, nei Paesi del nord Europa ci sono molte meno espressioni volgari sui temi religiosi e sessuali. Con il volgarometro, i traduttori hanno uno strumento per scegliere parolacce dal significato anche diverso, ma con una carica offensiva equivalente.
Il volgarometro quindi, al momento, è uno strumento unico (genio italiano) che per funzionare necessita di strumenti simili redatti per le altre lingue. La proposta è stata quindi lanciata anche al 3º Convegno internazionale sulle parolacce tenuto nel maggio scorso presso l’università della Savoia a Chambéry (in Francia), dove Tartamella è stato l’unico relatore italiano.

Dal fronte gay tuonano dicendo “Questo strumento offre una panoramica di ciò che più gli italiani odiano sentirsi dire e, di conseguenza, anche uno spaccato fedele del machismo e del pregiudizio strisciante nella “cultura” popolare italiana. Non è certo una grande novità per chi si batte contro simili stereotipi, ma una conferma del clima di arretratezza che ancora si respira nel quotidiano.” Eppure, in realtà, tolti i significati più o meno sgradevoli, tolti chi ha il nervo scoperto, la parolaccia è anche un linguaggio colorito che, se ben utilizzata, può far sorridere e creare simpatia per l’estro di chi la esprime!

Per gli interessati fornisco il link dello studio di Tartamella (lo trovate zippato in PDF). Saluti a tutti, porca pupazza!

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