Nonostante tutto, la ricerca italiana procede








Il dibattito, sempre acceso, riguardante la ricerca di carburanti ecosostenibili, ha ora una nuova voce tutta italiana.
Forse tra le tante ricerche volte all’ottenimento di carburanti vegetali, è la più promettente.
Dal polo tecnologico di Pula (CA) infatti, i ricercatori promettono carburanti di ottima qualità con minor impiego di energia, assoluto risparmio di terre destinate all’agricoltura e riutilizzo dell’anidride carbonica proveniente dagli impianti già esistenti. In poche parole prendere tre (o forse quattro) piccioni con una sola fava.
Andiamo ai dettagli.

Cagliari, il 16 ottobre 2008 viene depositato il brevetto da parte della Biomedical Tissues (Bt Srl), azienda con sede operativa nel Parco scientifico e tecnologico della Sardegna. Brevetto nazionale denominato “Procedimento per la produzione di biopetrolio che prevede l’impiego di CO2”.
Il processo, messo a punto dai ricercatori sardi, si basa sull’impiego di alghe, che per natura sono in grado, utilizzando l’anidride carbonica (proveniente dalle industrie) e la sola luce del sole, di creare sottoprodotti oleici a partire da composti azotati. Il biopetrolio estratto in tal modo può essere utilizzato per preparare a sua volta biodiesel, carbone verde e “torte residue”. In aggiunta, attraverso questo procedimento, sono ottenuti composti impiegabili come materia prima nell’industria alimentare, biomedica, cosmetica e zootecnica.
La società Bt ha recentemente partecipato al bando Industria 2015 all’interno di una cordata nazionale costituitasi in riferimento al settore del sequestro di CO2 emessa da impianti per la produzione di energia elettrica e dall’industria. Se approvato il progetto prevederebbe, la realizzazione di quattro impianti dimostrativi di cui uno situato in Sardegna.

Sullo stesso tema, anche se con procedimenti diversi:
dalla Spagna: che dichiara che il Biodiesel prodotto dalle alghe sarà 400 volte più efficiente. Con una superficie di 52.000 Km2 si potrebbe produrre 95 milioni di barili di biopetrolio al giorno (tanti quanti ne vengono estratti nello stesso tempo in tutto il Mondo) e lo farebbe in maniera più economica.
A portare avanti il progetto è la società spagnola Biofuel Systems SL che sostiene che le diatomee (un tipo di alga) siano 400 volte più efficienti nel produrre biodiesel di qualsiasi altra pianta terrestre. A supporto ci sarebbero anche degli studi dell’Università di Alicante.

dalla Nuova Zelanda e la California: carburante dalle alghe, il petrolio “verde” diviene competitivo. Sfruttare gli stagni dei sistemi trattanti le acque reflue per coltivare alghe. Così la nuova Zelanda intende produrre carburante verde a prezzi ridotti Aquaflow Bionomic, una società della Nuova Zelanda, dichiara di aver prodotto il primo “eco-petrolio” al mondo ad un prezzo competitivo per il commercio. Il biodiesel, ottenuto a partire da alghe selvatiche coltivate in acque reflue, non è certo una novità. Lo scorso giugno anche la californiana Sapphire Energy aveva annunciato la creazione di una “benzina rinnovabile” chimicamente identica a quella a 91 ottani in commercio e sempre prodotta utilizzando alghe. L’innovazione in questione riguarda, a quanto riferisce Aquaflow, l’aver trovato un modo per abbassare i costi del processo produttivo rendendola pertanto competitiva con il carburante tradizionale. La società ha perfezionato i processi precedentemente sviluppati, eliminando la necessità di terreni agricoli o colture alimentari addizionali; la raccolta delle alghe avviene direttamente dagli stagni dei sistemi di gestione delle acque reflue, processo utilizzato in molte industrie. In una tale situazione le alghe trovano tutti i nutrienti di cui hanno bisogno, mentre ripuliscono le acque di scarico. Il risultato è un prodotto che può essere utilizzato non solo per ottenere biodiesel, ma direttamente come se fosse carburante tradizionale.

A completamento, vedi anche questo articolo ed anche questo.

Io, da italiano, scommetto sulla ricerca sarda chissà che non fosse la volta buona! Saluti

 




 

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Una risposta a “Nonostante tutto, la ricerca italiana procede”

  1. Pasqualina ha detto:

    Speriamo che funzionerà, così non saremo più schiavi dei petrolieri.

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