Lavoro: la disoccupazione aumenterà








Le condizioni nei mercati del lavoro dell’area dell’euro continunano a deteriorare. La Banca Centrale Europea si esprime come in un bollettino di guerra.

Le indagini congiunturali anticipano un ulteriore peggioramento nel breve termine del mercato del lavoro nell’area euro, la crescita dell’occupazione continua a rimanere negativa, mentre prosegue l’aumento del tasso di disoccupazione.

Dati tutt’altro che incoraggianti

Già dagli inizi del 2012, si legge ancora nel bollettino, i dati confermano una stabilizzazione dell’attività economica su bassi livelli, ma è attesa una ripresa graduale dell’economia dell’area euro nel corso dell’anno, tuttavia le perduranti tensioni nei mercati del debito sovrano e il loro impatto sulle condizioni creditizie, nonchè il processo di risanamento dei bilancio nel settore finanziario e non finanziario, dovrebbero continuare a frenare la dinamica della crescita.

E’ altresì probabile che l’inflazione si collochi al di sopra del 2% nel corso del 2012, soprattutto per effetto dei rincari dell’energia e gli incrementi delle imposte indirette. Si sottolinea tuttavia che sulla base dei prezzi correnti per le materie prime, l’inflazione dovrebbe rientrare al di sotto del 2% dagli inizi del prossimo 2013.

Ma la disoccupazione?

Il fenomeno della disoccupazione è un gravissimo problema sia economico che sociale che colpisce i moderni stati europari.

L’impossibilità di poter utilizzare delle risorse umane esistenti e disponibili da parte del sistema produttivo, comporta, oltre ad uno spreco sociuale, dei grandi costi economici per l’intero sistema.

Dal punto di vista sociale la disoccupazione riveste un ruolo fondamentale in quanto il lavoro fornisce agli individui e alle famiglie, il reddito necessario al sostentamento e all’insieme di relazioni sociali che contribuiscono a determinare il benessere personale.
Coloro che si trovano ad essere involontariamente disoccupati non soffrono solo per la diminuzione del proprio reddito e del tenore di vita, ma subiscono anche rilevanti ricadute psicologiche.

Persistenti fenomeni di disoccupazione, possono causare gravi problemi di disagio sociale, disorientamento scolastico o professionale, elevato tasso di criminalità, compresi alcolismo ed aumento del tasso di mortalità.

Nell’Unione Europea, con l’inversione di tendenza iniziata nel 1996, successiva alla recessione economica nei primi anni novanta, ha portato ad un’apprezzabile crescita dell’occupazione; nonostante ciò, la disoccupazione giovanile, rimane uno dei problemi più gravi e di difficile soluzione.

Nonostante i grandi impegni nell’affrontare la situazione, si riscontra, nell’Unione, ancora un tasso medio di disoccupazione pari al 12%.

Il problema non si presenta uniformemente sull’intero territorio, sono stati individuati tre gruppi di paesi diversamente caratterizzati rispetto alle condizioni di partenza.
Nell’area più avvantaggiata vengono inclusi: Danimarca, Regno Unito, Svezia e Austria; vengono poi considerati in una situazione intermedia: Irlanda, Lussemburgo, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Francia e Portogallo; mentre i paesi con maggiori difficoltà, risultano essere: Italia, Spagna, Grecia e Belgio.

Nell’intera Unione più del 20% di giovani sotto i 25 anni nella forza lavoro sono attualmente disoccupati. Sebbene tale dato tenda a dare un’impressione esagerata del numero coinvolto (solo metà di essi tra 15 e 24 anni fanno parte della forza lavoro, essendo gli altri impegnati nella formazione), il problema rimane comunque molto serio.

Secondo l’OCSE, in Italia, la media dei giovani occupati non raggiunge il 20%, meglio solo dell’Ungheria.
Anche prendendo a campione la ricca Lombardia, uno studio sull’occupazione giovanile comparata dal 2004 al 2010 (linea blu), si può notare quanto sia scesa l’offerta occupazionale giovanile in soli 6 anni.

In pratica oggi cercare lavoro a Milano è molto più difficile di quanto lo poteva essere solo alcuni anni fa e molto peggio è la condizione che si delinea in tutta l’Italia del centro sud come chiaramente mostrato dal grafico seguente.

Concludendo: i nostri politici, che non riescono a trovare delle soluzioni valide, ci mandano allo sbaraglio.
Hanno distrutto il piccolo commercio (ottima alternativa all’occupazione industriale) permettendo ai grandi centri commerciali di nascere come funghi su un territorio non votato per questo. Nel contempo, semplificando le procedure di apertura di attività commerciali ed imprenditoriali, a farci poi fagocitare dal grande capitale che domina ormai incontrastato il commercio dell’intero territorio.

Sinceramente non riesco a capire come, dopo tutto questo, la gente possa ancora aver coraggio e fiducia in un futuro governato da questa politica corrotta ed incompetente.

Un saluto

 

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