Il segnale orario RAI passerà alla storia








Quei bip ci hanno accompagnato da tempo immemorabile, dal 52 esimo secondo: una stringa di dati, poi bip, bip, bip, bip, bip, un secondo di sospensione poi il bip del sessantesimo.

Però, dal 31 dicembre non ci sarà più.

Il Segnale orario Rai Codificato (SRC) sarà trasmesso per l’ultima volta il 31 dicembre del 2016, sempre dalla sede Rai di Torino.
Finirà un pezzo di storia, non sentiremo più il caratteristico trillo poi i soliti sei bip che precedevano l’annuncio dell’ora esatta.

Praticamente in tutta la vita della RAI, c’è sempre stato, ogni giorno, almeno un momento in cui veniva distribuito il segnale orario di riferimento e di sincronizzazione.

La RAI ha infatti scelto di sospendere la ricezione del segnale da parte dell’INRIM, a decorrere dal 1o gennaio 2017, in quanto le trasmissioni digitali non sono in grado di garantire l’accuratezza dell’informazione di tempo entro il secondo, quindi non possono più essere considerate idonee a tale scopo.

Con l’avvento delle trasmissioni digitali e i processi di copressione e decompressione del segnale audio video, si possono avere infatti ritardi anche superiori al secondo, sui tempi di distribuzione del segnale e sulla relativa decodifica.
Tali tempi sono infatti variabili sia sull’intera rete di distribuzione nazionale che sul singolo apparecchio televisivo.

E’ un problema che è possibile verificare già a casa propria: se si dispongono di due modelli diversi di ricevitori televisivi (meglio se di due marche differenti) e si sintonizzano sullo stesso canale, si potrà notare come il tempo di visualizzazione delle immagini e della voce differisca anche di molti millisecondi tra i due. Questo problema prettamente tecnologico è ovvio che non possa venir tollerato da un servizio che si pone come il riferimento di tempo assoluto per il Paese.

Si conclude quindi un servizio e una collaborazione iniziata circa 70 anni fa, modificata più volte, ma mai interrotta.

La storia

La prima generazione di segnali di riferimento di tempo per l’emittente radiotelevisiva italiana risale al 1945.
Nel 1979 fu migliorato il servizio inserendo il segnale orario codificato e successivamente migliorato e ampliato (a quei tempi alcuni orologi da polso al quarzo erano in grado di sincronizzarsi con tale segnale).
Nel 2014 l’INRIM e la RAI hanno celebrato i 35 anni del Segnale orario RAI Codificato in occasione del concorso internazionale Prix Italia (concorso che, ogni anno, premia i migliori programmi televisivi, radiofonici e web).

Patrizia Tavella, responsabile del Laboratorio INRIM spiega:”Il noto trillo, è in realtà un codice che, in corrispondenza del secondo 52, comunica ora, minuto, secondo, mese, giorno del mese e giorno della settimana; specifica anche se è in vigore l’ora solare o l’ora legale.
Poi dal 1994 il segnale è diventato ancora più ricco d’informazioni grazie all’aggiunta di una seconda porzione di codice che viene trasmessa dal secondo 53-esimo, essa indica l’anno, avvisa se è prossimo il passaggio all’ora solare o all’ora legale e segnala l’eventuale introduzione nell’anno in corso di un secondo intercalare.

Il secondo intercalare (in inglese leap second) è un aggiustamento temporale che si potrebbe attivare sul conteggio di tempo ad ogni fine anno, con cui si cercadi  mantenere sincrona la scala di tempo attuale (mantenuta esattissima per mezzo degli orologi atomici moderni), con il tempo legato alla rotazione terrestre (che è molto più impreciso e soggetto a variazioni). Tali variazioni possono dipendere da molti fattori quali il naturale decadimento rotazionale terrestre dovuto al passare dei secoli, da fattori geologici e geofisici che possono apportare delle influenze gravitazionali e centrifughe anche marginali che però, nell’arco di anni, possono far raggiungere ritardi di oltre il secondo al nostro pianeta.

Come funziona(va) il segnale orario SRC


“Il segnale orario generato dall’Istituto e diffuso dalla RAI (SRC), è costituito da un codice di data suddiviso in due segmenti di informazione, generati in corrispondenza dei secondi 52 e 53, e da sei impulsi acustici sincroni con i secondi 54, 55, 56, 57, 58, e 00. I sei impulsi acustici sono formati da 100 cicli sinusoidali di una nota a 1000Hz. La durata di ciascun impulso è di 100 millisecondi.

Il codice di data è costituito da un segmento di 32 bit di informazione generato al secondo 52 e da uno di 16 bit generato al secondo 53, le cui durate sono rispettivamente di 960 e 480 millisecondi. La codifica binaria è realizzata dall’alternanza di due note di frequenza 2000Hz (livello logico “0”) e 2500 Hz (livello logico “1”) e ognuna di queste dura 30 millisecondi.

Il primo segmento del codice inizia con due bit di identificazione “01”, mentre due bit di controllo della parità (di tipo dispari) sono posti alla metà e alla fine dello stesso. Esso contiene l’indicazione delle ore (da 0 a 23), dei minuti, del numero ordinale del mese, del giorno del mese, del numero d’ordine del giorno della settimana e dell’adozione dell’ora solare (tempo medio dell’Europa Centrale) o di quella estiva.

Il secondo segmento inizia con due bit di identificazione “10” che lo distinguono dal precedente, mentre un bit di parità (di tipo dispari) è posto al termine dello stesso. Esso contiene l’informazione dell’anno corrente in decine ed unità, il preavviso del cambio da ora solare a estiva e viceversa con sei giorni di anticipo, e la segnalazione dell’approssimarsi dell’introduzione del secondo intercalare.

I segnali orari sono generati dall’INRIM ogni minuto e vengono trasmessi, su linee dedicate, alla sede RAI di Torino che lo diffonde sulle reti radiotelevisive abitualmente prima dei notiziari; il numero medio di emissioni giornaliere su ciascuna rete radiofonica è di 15 – 25. Il massimo ritardo con cui l’utente riceve il segnale è dell’ordine di 20-30 millisecondi mentre l’incertezza di sincronizzazione può essere migliore del millisecondo.

Accesso alternativo al servizio

Va precisato che l’INRIM continua comunque a offrire al pubblico di internet la possibilità di sincronizzarsi con l’ora esatta italiana tramite il Network Time Protocol (NTP), anche se il metodo è un po’ specialistico e poco pratico.
Per i meno pignoli del millisecondo, l’istituto offre anche un servizio più facilmente fruibile e accessibile da qui.

Per ulteriori chiarimenti sui sistemi di tempo atomici riferirsi anche all’articolo si fa presto a dire un secondo

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