Il diagramma di cromaticità








Torniamo a parlare della gestione digitale del colore e dello spazio colore perchè, a tutt’oggi, nonostante i vari articoli da questo blog e quanto riportato sul portale stampolampo.it, non a tutti è chiaro.

Il diagramma cromatico

1) Lo spazio cromatico è tutto lo spazio colore visibile dall’occhio umano, esso è riportato sul diagramma cromatico (o Diagramma di cromaticità CIE 1931) mostrato in figura.
Esso si estende da una lunghezza d’onda (o radiazione elettromagnetica) di circa 750 a 380 nm (nm = nanometri = miliardesimi di metro) chiamata radiazione visibile. Questa radiazione viene percepita da 3 specifici recettori (posti sul fondo della nostra retina) ed inviata, tramite segnali elettrici, al nostro cervello per l’elaborazione.

2) Nel diagramma cromatico sono riportati tutti i colori generabili e questi giacciono dentro il triangolo rettangolo colorato in nero. All’interno di questo triangolo è tracciato il diagramma CIE dei colori reali, esso è a forma di campana e racchiude tutte le tinte possibili. Al di fuori della campana (ma sempre all’interno del triangolo) ci sono tutti i colori non visibili (o non distinguibili dal nostro occhio). Il diagramma CIE gode, proprio per il modo in cui è stato generato, di alcune importanti caratteristiche che andiamo ad illustrare in dettaglio:

– Al centro del diagramma CIE è presente un punto (indicato con un cerchietto), di importanza strategica. È il cosiddetto “Illuminante CIE”, assunto come riferimento e corrispondente alla radiazione emessa da una superficie bianca illuminata da luce diurna media.
– Lungo il perimetro curvo della campana si trovano tutte le tinte spettrali alla loro massima saturazione.
– Nella parte alta del diagramma ci sono le famiglie dei verdi; in basso a sinistra i blu, in basso a destra i rossi.

La sintesi di colore (o mescolanza)

Esistono due tecniche possibili di riproduzione artificiale del colore: per riflessione o per adduzione diretta.

– Fanno parte del primo gruppo, tutti i mezzi di riproduzione cartacea, le foto, le stampe, ecc. dove il fondo (o supporto) dell’immagine è riflettente ed i colori fungono da filtro alla radiazione luminosa primaria (che è la luce ambientale). Si parla in questo caso di sintesi sottrattiva ed i colori normalmente usati per la riproduzione delle immagini (chiamati primari) sono il Ciano, il Magenta ed Giallo (successivamente è stato aggiunto il Nero) da qui la sigla CMYK. E’ una mescolanza questa, tale che la giusta aggiunta dei tre primari porta al nero e a tutte le altre tinte e sfumature.
In realtà in certe stampe, per aumentare lo spazio colore riproducibile, vengono aggiunti anche altri colori (in molti casi il rosso, il verde ed altre tonalità più tenui del magenta, del ciano e del nero).

– Fanno parte del secondo gruppo i monitor del PC, i televisori, ecc. dove il fondo (o lo schermo) che riproduce l’immagine è nero ed i colori vengono aggiunti. Si parla in questo caso di sintesi additiva ed i colori normalmente usati come primari sono il Rosso, il Verde ed il Blu da qui la sigla RGB. E’ una mescolanza questa, tale che la giusta aggiunta dei tre primari porta al bianco e a tutte le altre tinte e sfumature.

I limiti della riproduzione cromatica artificiale

Va notato che, per la particolare forma a campana del diagramma, comunque sceglieremo i tre colori primari all’interno dei colori reali non riusciremo mai a riprodurre, con essi, tutte le tinte ma ne saranno escluse sempre una certa quantità.

Quindi:
1) con un sistema RGB non esisteranno mai dispositivi in grado di riprodurre tutto lo spazio colore visibile
2) lo spazio cromatico della stampa a colori CMYK, è ancora più ridotto rispetto allo spazio RGB anche se è leggermente più accurato per quanto riguarda la riproduzione delle tinte che vanno verso l’azzurro e il ciano.

Conclusioni

Con l’aiuto del diagramma CIE e dai precedenti assunti, ora è chiaro perché l’estenzione dello spazio colore percepibile dall’occhio di un osservatore medio è di molto superiore a quanto riproducibile con qualsiasi altro mezzo o tecnica di riproduzione (sia in termini di estensione dei colori che di livelli di luminanza). Ecco spiegato quindi perchè il verde vivo del monitor si perde quando lo andiamo a  stampare o perchè il verde acqua fotografato da un panorama da favola non lo ritroviamo, con la stessa naturalezza, nel nostro monitor.
Ecco perché esistono i professionisti, che si occupano seriamente di questi problemi e sapranno bene come arginare e tenere a bada questi limiti fisici. Saluti

Altri articoli attinenti o correlati tratti da questo blog
 
La gestione del colore digitale   
La gestione digitale del colore 
I sensori CCD nella fotografia digitale  

Infine, per chi vuole approfondire ulteriormente consiglio queste schede.

 




 

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Una risposta a “Il diagramma di cromaticità”

  1. Anonimo ha detto:

    ottimo articolo Elvio
    ciao Tonino

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