Due strani paradossi








Il mondo dell’acustica è strano e le sensazioni percepite difficilmente si misurano strumentalmente, forse più a spanne.
E’ un mondo ricco di convinzioni e congetture aleatorie e senza fondamenti. Qui dove tutti parlano e si sentono esperti, vorrei sottoporvi due paradossi piuttosto strani.

Il primo: prendiamo un amplificatore e proviamo ad ascoltare il sistema collegato (diffusori ecc.) intorno al livello di "clipping"… se potessimo d’un tratto poter spostare più in alto proprio il livello di clipping facendo in modo che il livello di uscita effettivo fosse maggiore, percepiremmo un volume di ascolto maggiore o minore?

Il secondo: Il nostro sistema uditivo integrato è un apparecchio assai strano, riesce a rendere godibili messaggi musicali con grosse carenze da un punto di vista spettrale (nel senso che tendiamo a ricostruire anche porzioni mancanti di spettro pur di godere di ciò che stiamo ascoltando) ma riesce ad essere terribilmente critico sulle "mancanze" dell’ordine di frazioni di dB (in pratica facciamo relativamente poco caso a grosse carenze, ma siamo molto sensibili alle piccole, tanto che, a volte, le piccole possono essere determinanti quasi e quanto le grandi)

Per la prima, credo che l’articolo di Elvio sia stato piuttosto esaustivo, per la seconda?… intanto date un’occhiata su questo articolo di Renato Giussani fino in fondo dove trovate la tabella con A, B, ecc.

Trovate una risposta.

 

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Una risposta a “Due strani paradossi”

  1. Anonimo ha detto:

    Potrebbe non risultare chiaro, quindi lo preciso. Per assurdo, la sensazione di potenza in stato saturazione (o clipping) dà un’idea di “volume” molto superiore che in stato di linearità dell’amplificatore, è per questo che molti poco acuti ascoltatori (cioè la maggioranza) son convinti che le emissioni “sporche” (ascoltabili facilmente nelle sale disco) siano indice di alta potenza invece che di squallida ed inqualificabile qualità dell’impianto. Elvio

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