Da Rapa Nui l’elisir di lunga vita

Sembra essere il più promettente degli elisir di lunga vita in studio per i prossimi anni.

Alarn Richardson è un ricercatore presso il Barshop Institute e studia, da ben 35 anni, i processi di invecchiamento umani.
Egli afferma che, in tutta la sua carriera, non ha mai visto una sostanza così tanto promettete nel fermare l’avanzare dell’età.
Anche Randy Strong, professore della University of Texas Health Science Center, è dello stesso parere: la rapamicina (un estratto da una sostanza proveniente dall’Isola di Pasqua), ci sta dimostrando che il processo di invecchiamento può essere rallentato e forse fermato.

Le proprietà della rapamicina sono state studiate da un gruppo di scienziati guidati dal dott. David Harrison del Jackson Laboratory. Il farmaco è stato sperimentato su topi adulti, con un’età più o meno equivalente ai 60 anni umani ed i risultati sono eccellenti: sui topi maschi, l’aspettativa di vita è aumentata del 28% e sulle femmine del 38% (i risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature).
Abbiamo somministrato – raccontano i ricercatori – la rapamicina a topi di 20 mesi di età (corrispondenti a 60 anni per l’uomo) e, contrariamente a quello che pensavamo, non è necessario essere giovani per reagire bene alla sostanza.

La sostanza quindi potrebbe essere usata per terapie anti-invecchiamento iniziabili anche in tarda età. Per Randy Strong, direttore dell’Aging Interventions Testing Center è il primo sistema veramente convincente per terapie anti-invecchiamento mai sviluppato. Se funzionasse, i costi per i sistemi sanitari di tutto il mondo verrebbero ridotti di molto.

La rapamicina sembra proprio essere quella pozione magica che tutti si aspettano, ma gli scienziati invitano a frenare gli entusiasmi. Ciò che rende la rapamicina così efficace, infatti, potrebbe essere proprio la causa dell’insorgenza di altri problemi anche più seri.
«Le sue capacità di immunosoppressione – spiegano i ricercatori – sono molto utili nei trapianti perché abbassano le difese immunitarie dell’organismo impedendo il rigetto verso il nuovo organo. Ma questo abbassamento può essere pericoloso: si diventa cioè più suscettibili alle malattie e alle infezioni». Un problema questo non ancora irrisolto e non irrisorio, che renderebbe necessario trovare un giusto equilibrio sul dosaggio.

Comunque gli studi proseguono e forse, tra qualche anno, la sostanza diventerà la pillola più ambita. Certo è che se non si risolvono i problemi citati sarebbe veramente un controsenso poter vivere più a lungo ed ammalarsi più facilmente!  Saluti




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