Alzheimer: ricercatori smemorati dimenticano Di Bella!

CLAMOROSO: ricercatori Usa (e Getta) scoprono che il Bexarotene potrebbe essere un trattamento "memorabile” per l’Alzheimer.
La sostanza migliorerebbe i deficit di memoria e altri problemi legati all’Alzheimer.
Inoltre farebbe da spazzino cancellando le placche amiloidi nel cervello.

CLEVELAND, febbraio 2012
Alzheimer, i sintomi "cancellati" da un farmaco anti-tumorale

Su "Science" gli esiti promettenti della ricerca condotta sui topi dai neuroscienziati di Cleveland. Il bexarotene riesce ad aumentare la capacità e l’effetto dell’apolipoproteina E nel ripulire il cervello dalle placche della malattia

Alzheimer, i sintomi "cancellati" da un farmaco anti-tumorale 
ROMA – Arriva dagli Usa una nuova speranza nella ricerca di una cura per l’Alzheimer.

I neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland hanno scoperto che un medicinale usato da anni contro i tumori è in grado di annullare rapidamente i sintomi dell’Alzheimer, almeno nei topi. Si tratta di un farmaco in grado di invertire i deficit cognitivi, comportamentali e di memoria causati dalla comparsa di questa forma di demenza. I risultati dello studio, pubblicato su Science, sono giudicati "più che promettenti" dagli stessi ricercatori pur con la prudenza che si deve a un trial condotto, per ora, solo su animali.

Al centro dello studio c’è il bexarotene, da oltre 10 anni approvato dalla Food and Drug administration (Fda) per il trattamento del cancro. Il team di Gary Landreth, che da anni studia la formazione dell’Alzheimer, aveva già scoperto che il vettore principale del colesterolo nel cervello, l’apolipoproteina E (ApoE), funziona come uno ‘spazzino’ facilitando la pulizia delle proteine beta amiloidi.

Nel nuovo studio, Landreth e i suoi colleghi hanno voluto testare l’efficacia del bexarotene per aumentare l’espressione di ApoE e, dunque, ripulire il cervello dalle placche tipiche della malattia neurologica, ed hanno accertato che il farmaco stimola i recettori dei retinoidi X (RXR), che controllano la quantità di ApoE prodotta.

Il risultato ha sorpreso gli stessi scienziati, soprattutto per la velocità con cui bexarotene migliora i deficit di memoria e gli altri problemi legati al morbo di Alzheimer. Entro sei ore dalla somministrazione del medicinale, infatti, i livelli di beta amiloide solubili sono scesi del 25% e l’effetto è durato fino a tre giorni. Un cambiamento correlato con un rapido miglioramento in tre diversi modelli murini del morbo di Alzheimer.

Non solo: il farmaco ‘spazzino’ ha cancellato più della metà delle placche amiloidi nel cervello dei topolini entro 72 ore dal trattamento. La ricerca suggerisce dunque che l’aumento dei livelli di ApoE nel cervello può rappresentare una strategia terapeutica efficace per eliminare le sostanze associate ai disturbi di memoria e cognitivi legati all’Alzheimer.

"E’ una scoperta senza precedenti – ha detto Paige Cramer, uno dei ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine – ; in passato il miglior trattamento per la malattia di Alzheimer nei topi aveva richiesto diversi mesi per ridurre le placche nel cervello". "Dobbiamo essere chiari – aggiunge Landreth – questo farmaco funziona abbastanza bene nei modelli murini della malattia. Il nostro prossimo obiettivo è ora quello di verificare se agisce in modo simile negli esseri umani. Siamo proprio all’inizio del lavoro per tradurre questa scoperta di base in un un trattamento". I ricercatori sperano che il buon profilo di sicurezza del bexarotene consenta di accelerare la marcia verso i trial clinici.

(09 febbraio 2012)

Cosa c’è di clamoroso in questa notizia? Che i ricercatori si sono completamente  dimenticati (probabilmente in America non hanno ancora iniziato la sperimentazione sugli esseri umani) che il ”Bexarotene” è un derivato di sintesi analogo ai Retinoidi e che il Prof. Di Bella sosteneva 40  anni fa di curare molte malattie, compreso l’Alzheimer, ma venne sbeffeggiato dalla comunità scientifica, che ora si trova a scoprirne molto lentamente le innumerevoli proprietà.

La differenza? Che lo stanno studiando  ancora nei ratti, mentre  gli “umani” la stanno prendendo da 40 anni grazie alla scoperta del Prof. Di Bella, che non aveva sovvenzioni milionarie da nessuno, ma si è costruito il  laboratorio letteralmente con le sue mani, ostacolato e minacciato fino alla fine della sua mirabile vita.

Non dimentichiamoci che i retinoidi sono usati solo ora per la leucemia promielocitica e la fenretinide (altro analogo sintetico dei retinoidi) per i tumori al seno, senza però riconoscere la paternità della scoperta al prof. Di Bella.
A voi giudicare e trarre le conclusioni, leggendo quest’articolo in cui il prof. Di Bella sosteneva già nel ’98 i miracoli dei retinoidi, stupida umanità!

Grazie Professore di essere esistito e grazie ai figli che continuano a tenerne viva la memoria e la sua formidabile scoperta!

GENNAIO 1998 ARTICOLO CORRIERE DELLA SERA  

Nell’ intervento a Bruxelles il professore annuncia che il suo metodo non funziona solo sul cancro e accusa le aziende farmaceutiche
" Io curo anche Alzheimer e sclerosi "
Di Bella sorprende l’Europa e denuncia un attentato: contro di me complotto mondiale
Il presidente Gil Robles: "E’ un uomo che stima molto la vita".
Sperimentazione al via, la scelta dei pazienti. Nappi: " Non può guarire quelle malattie". La Cuf approva dieci protocolli: uno riguarda i malati terminali

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Nell’intervento a Bruxelles il professore annuncia che il suo metodo non funziona solo sul cancro e accusa le aziende farmaceutiche "Io curo anche Alzheimer e sclerosi" Di Bella sorprende l’Europa e denuncia un attentato: contro di me complotto mondiale Il presidente Gil Robles: "E’ un uomo che stima molto la vita"

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES – Non solo il cancro. Il professor Di Bella con il suo metodo cura anche gravissime malattie del sistema nervoso: la sclerosi multipla, la sclerosi laterale e la retinite pigmentosa.
Quanto al morbo di Alzheimer, "se è preso all’inizio, si mette abbastanza a posto". L’annuncio, che ha del miracoloso, è stato fatto ieri, un po’ confusamente, al termine di una conferenza stampa che lo scopritore del "Protocollo" anticancro ha tenuto al Parlamento europeo di Bruxelles, su invito dei deputati di An.
Sono da poco passate le quattro del pomeriggio. L’anziano studioso ha appena finito di parlare ai giornalisti (tutti italiani) spiegando che esiste un complotto mondiale delle grandi case farmaceutiche contro la sua cura, teso a impedire che il flagello del cancro venga debellato. Per inciso, ha anche raccontato di aver subito un attentato che lo ha privato dell’udito all’orecchio destro. Al termine dell’incontro, giornalisti e deputati si accalcano attorno a quest’uomo minuto ed evidentemente affaticato, lo sommergono di domande. Ma è vero, professore, che il suo metodo si applica anche ad altre malattie?

E lui, con quel tono di voce appena percettibile, risponde che si’: "Soprattutto a quelle del sistema nervoso". Segue l’elenco di una serie di flagelli debellati: sclerosi multipla, sclerosi laterale, retinite pigmentosa. "Queste – assicura Di Bella – le curo tutte". Per il morbo di Alzheimer, invece, non ci sarebbe guarigione completa ma, se preso all’inizio, la possibilita’ di controllare lo sviluppo del male "in un regime abbastanza confortevole".

L’annuncio costituisce il suggello di una giornata trionfale. Scortato dalla capogruppo dei deputati di An, Cristiana Muscardini, Di Bella incontra il presidente del Parlamento europeo, lo spagnolo Jose’ Maria Gil Robles e i due vicepresidenti italiani, Imbeni e Podesta’. Al termine del colloquio, Gil Robles si trincera dietro un muro di ovvieta’: "E’ molto importante che si possa avanzare in ogni nuova via per combattere il cancro", dice. Quanto al giudizio su Di Bella, non si compromette: "E’ un uomo che stima moltissimo la vita". Segue, nel programma del professore, la conferenza stampa.

Quindi, nel pomeriggio, un incontro con gli eurodeputati in una sala gremita di curiosi e di parlamentari italiani di ogni partito, ma con pochissimi stranieri. "Non avrei mai osato spingere la mia fantasia fino a rappresentarmi un evento come quello che sto vivendo, di esporre cioe’ problemi di alto valore medico – sociale, intrecciati con ardui quesiti di ordine scientifico davanti a questa onorevole assemblea", esordisce Di Bella. E poi racconta la sua storia: "Per esercitare la mia professione sono stato segnalato dal mio Ordine professionale al punto che ho dovuto difendermi davanti alla giustizia del mio Paese. Sono venuto qui affinche’ questo non si ripeta per i colleghi che volessero ricorrere alla mia terapia". Ma poche ore prima, in conferenza stampa, aveva usato toni molto piu’ duri. "L’ostruzionismo al mio metodo non e’ solo italiano: e’ e sara’ mondiale.

La natura dell’opposizione e’ di carattere economico e finanziario. Il cancro e’ una malattia "ricca", perche’ tutti sono pronti a dare tutto per venirne fuori. C’e’ una casta di gente che vive su questo, sulle disgrazie del prossimo. Le case farmaceutiche che producono i principi per la chemioterapia hanno bilanci che equivalgono a quelli di una nazione di media grandezza. Potenze simili sanno anche manovrare le sfere politiche per fare quello che conviene e quello che conviene e’ mantenere il tumore".

Ed ecco che arriva la seconda sorprendente denuncia. Alla domanda dei giornalisti di fare i nomi Di Bella risponde secco: "Non voglio dire i nomi perche’ e’ pericoloso. Ho gia’ subito numerosi attentati, per cui ora mi sono chiuso nel mio laboratorio". Segue il racconto dell’"attentato", avvenuto circa un anno e mezzo fa e di cui si sarebbe occupata anche la Digos della questura di Modena. "La mia casa dista dal laboratorio due o tre chilometri.

Ero solito fare la strada in bicicletta, per motivi economici. E un giorno, mentre stavo pedalando, mi sono risvegliato in un letto di ospedale, senza sapere che cosa fosse successo. Ho subito una notevole perdita di udito dall’orecchio destro per una lesione interna che mi sono guarito da solo. La bicicletta e’ stata trovata molto dopo. Per la mia natura un po’ timida non ho voluto andare a fondo dell’episodio. Ho firmato e sono uscito subito dall’ospedale. Da allora dormo su una poltrona, in laboratorio".
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La Cuf approva dieci protocolli: uno riguarda i malati terminali ROMA – Approvati dalla Commissione unica del farmaco i 10 protocolli per la sperimentazione della multiterapia Di Bella. Ai 9 gia’ preannunciati ne e’ stato aggiunto un decimo per i malati terminali. La prossima settimana si comincera’ a reclutare i circa 600 pazienti che prenderanno parte alla sperimentazione. Poi partira’ lo studio "osservazionale" per altre duemila persone. Intanto il Codacons annuncia un ricorso dopo che la Cuf ha "bocciato" la richiesta del Tar del Lazio di allargare la gratuita’ della somatostatina in ospedale anche a quei tumori inseriti nei protocolli di sperimentazione.
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L’INTERVISTA AL NEUROBIOLOGO Nappi: "Non puòguarire quelle malattie" MILANO – "Ha detto proprio cosi’? Ha detto che con il suo metodo lui puo’ curare la sclerosi laterale o l’Alzheimer? No, non ci posso credere. Ma se davvero Di Bella ha detto queste cose, allora e’ finita: altro che Alzheimer, vuol dire che il cervello se l’e’ bevuto lui!". Giuseppe Nappi, neurobiologo all’Istituto neurologico "C. Mondino" di Pavia e uno dei massimi esperti italiani di queste malattie, ritiene quanto meno "eccessive" le dichiarazioni fatte a Bruxelles dal professor Luigi Di Bella. "Intendiamoci – aggiunge -, io credo nel mistero e il mio non vuol essere un attacco a Di Bella. L’anno scorso ho anche partecipato a un convegno sull’ormone della melatonina, dove ha parlato proprio lui, Di Bella.

Ma la sua cura a base di melatonina e somatostatina e altre sostanze puo’ rappresentare al massimo un’azione adiuvante, di sostegno dell’organismo, in un ambito generalizzato. Certo non può guarire malattie come l’Alzheimer o la sclerosi laterale". Perché? "Perché sono malattie neurodegenerative, incurabili. Solo nel morbo di Parkinson vi sono farmaci che possono ridurre la sintomatologia.

Ma intanto, mentre i sintomi si riducono, la degenerazione procede. In queste malattie non si constata l’impazzimento delle cellule come nei tumori, ma la loro morte anticipata, quel fenomeno che chiamiamo apoptosi". Il suicidio delle cellule? "Sì, possiamo chiamarlo così.

E’ una morte fisiologica, non provocata da una necrosi. Posso spiegarmi meglio con un esempio: quando c’e’ un trauma cranico, i neuroni muoiono cosi’, improvvisamente, di una morte patologica. Invece l’apoptosi puo’ avvenire fisiologicamente anche prima della nascita.

E si può anche constatare nel cervello di un vecchio sano". Possiamo allora parlare di una causa genetica per le malattie neurovegetative? Ed e’ anche per questo che le definisce incurabili?

"In parte sì, possiamo parlare dell’intervento di un codice genetico. Certe persone nascono con una predisposizione, una vulnerabilità genetica: poi intervengono altri fattori durante la vita, come traumi o malattie, e allora piove sul bagnato, il male si scatena".

Torniamo alla somatostatina e al suo possibile uso contro i tumori.
Davvero non ha alcun effetto specifico, mai? "La somatostatina ha un’indicazione terapeutica specifica solo in alcuni rari tumori gastrointestinali, come i carcinoidi. Lì sì esercita la sua azione, che in genere riduce le crescite abnormi: e infatti sono state constatate delle riduzioni della massa tumorale a volte rilevanti, anche del 30 per cento".
E la melatonina? "E’ un altro ormone importante, che favorisce il restauro e il recupero notturno delle energie. Anch’esso dunque puo’ avere un’azione di sostegno, coadiuvante, nei confronti dell’organismo. Ma nulla di piu". Non crede neppure nei retinoidi, anch’essi usati da Di Bella? "Beh, lì siamo nel campo delle panacee universali. Usata in oncologia, è roba da drugstore americano".
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MALATI IN LISTA D’ATTESA Sperimentazione al via, la scelta dei pazienti MILANO – Si parla gia’ di liste d’attesa per i pazienti che chiedono di partecipare alla sperimentazione del metodo Di Bella, ma non tutti probabilmente riusciranno ad accedervi. Innanzitutto per una questione di numeri, perche’ il ministero ha per ora previsto il reclutamento di 2.600 pazienti complessivamente.

Secondariamente perche’ si stanno precisando i protocolli della sperimentazione, come si fa abitualmente quando si vogliono valutare gli effetti d’una terapia. I protocolli riguardano sia il tipo di tumore, sia lo stadio della malattia e di conseguenza saranno esclusi dalla sperimentazione i pazienti che non rispondono ai criteri individuati. Vediamo a tutt’oggi quali sono questi criteri, anche se potranno subire qualche cambiamento nel corso delle riunioni previste nei prossimi giorni, compresa quella del Comitato etico.

QUANTI PAZIENTI? – La sperimentazione dovrebbe coinvolgere due gruppi di pazienti da reclutare su tutto il territorio nazionale: uno di 600 malati che costituirà lo studio più preciso e dettagliato, un altro di 2000 che sara’ oggetto di uno studio cosiddetto osservazionale. Quest’ultimo ricalcherà il primo, ma sarà piu’ agile, con controlli meno complessi e cartelle cliniche più facili da compilare per lo sperimentatore.

I pazienti dovranno fare riferimento ai centri scelti, i sette istituti nazionali per la ricerca e la cura dei tumori (due a Milano, Aviano, Genova, Roma, Napoli, Bari) e gli ospedali individuati dalle Regioni che non hanno un centro di riferimento oncologico. Ci potrebbe essere un allargamento della sperimentazione in alcune realta’ locali, come per esempio la Lombardia. Per ora non sarebbe previsto il coinvolgimento di bambini, ma soltanto di adulti.

IL TIPO DI NEOPLASIE – Ad oggi sono stati scelti alcuni tipi di tumori che rappresentano le grandi categorie per importanza e diffusione: sono i linfomi, le leucemie linfatiche croniche, i tumori al seno, al polmone, al colon, al pancreas, quelli della testa e del collo, le neoplasie cerebrali (glioblastomi). I tumori che non rientrano in questi gruppi non potranno essere oggetto della sperimentazione: per esempio, non sono inclusi i tumori rari, come i sarcomi e i melanomi.

IL PROTOCOLLO – Lo schema farmacologico di base dovrebbe essere una tetraterapia che comprende la somatostatina (o meglio il suo analogo octreotide), la bromocriptina, la melatonina e un complesso vitaminico. A questi potrebbero essere aggiunti altri farmaci in relazione al tipo di tumore: per esempio, i chemioterapici nei casi di linfoma. In totale sono stati individuati nove protocolli distinti per le diverse forme di tumore. Il Comitato etico, nominato dal ministro della Sanita’, dovra’ verificare se e’ giusto sottoporre un particolare gruppo di pazienti a uno dei protocolli piuttosto che alle cure convenzionali.

LA SPERIMENTAZIONE – Non si tratta di uno studio di confronto fra il metodo Di Bella e le terapie in uso, ma di uno studio che gli esperti definiscono di fase due: tutti i pazienti coinvolti saranno sottoposti al trattamento Di Bella e si valutera’ l’effetto di quest’ultimo andando a misurare la riduzione della massa tumorale e il miglioramento dei sintomi. I dati potranno essere disponibili nel giro di qualche mese. Con questa sperimentazione non si potra’, invece, valutare l’effetto della terapia sulla sopravvivenza: per questo sarebbe necessario confrontare due gruppi di pazienti, uno trattato con il metodo Di Bella e l’altro trattato con le cure standard. E i tempi sarebbero piu’ lunghi.

LA SELEZIONE – I pazienti verranno scelti non soltanto in base al tipo di neoplasia, ma anche allo stadio della malattia, all’eta’ o alle condizioni generali di salute. Nella maggior parte dei casi dovrebbe, comunque, trattarsi di pazienti resistenti alle terapie convenzionali, anche se non in stadio terminale. Per malati nella fase terminale della malattia si sta valutando la possibilita’ di aggiungere un decimo protocollo ai nove previsti. Se ai centri si dovessero rivolgere piu’ pazienti rispetto al numero stabilito e tutti rispondenti ai criteri della sperimentazione, che cosa succedera’? Non si conoscono ancora i criteri, ma potrebbero tenere conto dell’ordine cronologico di presentazione.

IL CONSENSO – Come in tutte le sperimentazioni, i medici dovranno spiegare chiaramente ai malati in che cosa consiste la terapia, quali sono gli eventuali rischi e benefici e dovranno ottenere il consenso al trattamento che, come da prassi, dovrà essere un consenso scritto.

(29 gennaio 1998) – Corriere della Sera   Bonanni Andrea, Bazzi Adriana, Offeddu Luigi


Infine una frase profetica del Prof. Luigi  Di Bella:

"E’ solo questione di tempo, ma, vogliano o non vogliano, dovranno sbattere la faccia sul muso del sottoscritto. Cambieranno il nome di una sostanza, varieranno qualche legame chimico per farla funzionare di meno e guadagnare di più, ma dovranno arrivare qua. Se ne accorgeranno presto di quello che gli ho combinato!"

 

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