MultiMaster Audio e impianti: non semplicemente un marchio ma una filosofia di progetto e qualità senza compromessi.
Dal progetto iniziale all’impianto finito, un solo interlocutore.
Dal 1980 in poi ci siamo seriamente occupati delle problematiche legate alla sonorizzazione di spazi di ogni genere, dal settore HiFi Car (allora nascente) fino a quello della sonorizzazione professionale; l’approccio è sempre stato molto diverso da quello canonico commerciale, la nostra era prima di tutto passione. Passione di pensare e di risolvere, di utilizzare quello che si poteva e di costruire quello che serviva perché semplicemente non c’era.
La semplicità con cui si affrontavano situazioni non commerciali era però del tutto apparente, ogni più piccolo progetto era frutto di ore e giorni passati avanti a programmi di simulazione e strumenti di verifica a cercare di mettere a punto i dettagli ed a verificare la fattibilità della soluzione ed il suo reale vantaggio economico-pratico.
Passione da parte nostra, sorrisi ringraziamenti e stima da chi chiedeva la nostra collaborazione, il marchio nato inizialmente per costruire piccole serie di prodotti artigianali, alla fine era un luogo di incontro, di discussione di problemi, di soluzioni possibili e di soluzioni reali, semplicemente fatte e consegnate.
Ci si trovava a montare altoparlanti per uso Home in auto (la produzione dedicata di altoparlanti car ancora non c’era), utilizzare le reti di filtro prima degli amplificatori (quando le multiamplificazioni in auto non esistevano), usare amplificatori per uso HiFi in discoteca (i componenti di allora e ancor oggi sono piuttosto diversi), costruire sistemi di accoppiamento di impedenza (in cemento armato o resine caricate) per altoparlanti a banda ristretta, riprogettare da zero diffusori già esistenti per sostituire un singolo altoparlante non più disponibile o per ottenere migliori prestazioni sonore da un sistema nato con priorità (e prezzo) diversi, costruire ex novo elettroniche specifiche, costruire ex novo diffusori su richiesta del cliente, ma soprattutto provare, tentare, sperimentare, e giocare con idee bizzarre per testarne i risultati.
L’elettroacustica è di certo una strana cosa, fatta di tante persone che parlano di cose che non conoscono e di poche persone che non parlano di cose che conoscono, fatta di Guru che si spacciano per Messiah e di persone semplici che sanno come mettere in fila le cose per farle funzionare, noi non apparteniamo a nessuna di queste categorie, semplicemente cerchiamo di risolvere dei problemi.
HI-FI Car
Partendo dal presupposto che comunque un buon impianto, anche in auto, debba essere in grado di restituire una certa correttezza timbrica ed una certa ricostruzione spaziale, ci sono dei punti fermi che non possono essere aggirati da nessun installatore, questi sono imposti dalle caratteristiche del nostro sistema uditivo e dalla fisica che regola i fenomeni legati all’acustica, certo, la situazione ideale resta una chimera, ma certi tipi di ”libere interpretazioni” fatte da qualcuno, sarebbe proprio il caso di evitarle:
- E’ errato montare unità medio e alti dietro di noi (l’orecchio è in grado di discriminare anche la provenienza dei suoni).
- E’ errato montare più unità destinate a riprodurre la stessa banda audio (a meno di particolari configurazioni legate a precise bande di frequenza) porta inevitabilmente ad una non linearità della risposta, dovuta a fenomeni di interferenza assolutamente inevitabili, in pratica per ogni punto di ascolto ci saranno dei buchi e dei picchi di risposta distribuiti nella banda audio comune ai due trasduttori.
- E’ errato montare i diffusori dei medi distanti da quelli degli acuti Le distanze relative tra i vari altoparlanti destinati a frequenze diverse, sono dipendenti dalle frequenze di incrocio, dalla fase relativa tra i componenti e dalla distanza tra il punto di ascolto e le sorgenti sonore, in auto la distanza di ascolto è talmente piccola, che la stessa misura fisica dei singoli componenti può essere eccessiva (quindi montare sempre medio alti il più vicino possibile meglio se coassiali)
- E’ errato acquistare filtri di cross-over generici Un filtro di cross-over funziona correttamente solo se è stato espressamente costruito per specifici componenti montati in una specifica configurazione, anche la diversa distanza tra due componenti modifica pesantemente la linearità della risposta complessiva.
- E’ errato pensare che un amplificatore richiede necessariamente altoparlanti di potenza uguale o superiore a quella di cui è capace è una affermazione che non tiene in nessun conto né della natura del segnale musicale né della struttura fisica di un altoparlante.
- E’ errato pensare che 2 amplificatori suonino meglio che uno solo (a meno di particolari configurazioni)
- E’ errato pensare che un impianto che ha più potenza suona più forte
- E’ errato pensare che tutte le auto suonino uguali (Ogni auto ha delle caratteristiche fisiche che ne condizionano in maniera pesante le caratteristiche acustiche, lo stesso impianto in due auto diverse produrrà comunque risultati del tutto differenti).
- E’ errato credere che le potenze di targa degli impianti siano sempre quelle reali
- E’ errato credere che per riprodurre bassi profondi bastino solo altoparlanti di grande diametro (La riproduzione di basse frequenze in auto è limitata dal limite fisico di trasmissione del suono (non è possibile riprodurre una lunghezza d’onda superiore a 2 volte la massima lunghezza dell’abitacolo per un abitacolo di 2,5 metri la minima frequenza riproducibile è 70 Hz) per frequenze inferiori si deve utilizzare un sistema definito “a pressione” ovvero un sistema in cui gli altoparlanti possano modificare la reale pressione all’interno dell’abitacolo situazione che pur essendo realizzabile anche per mezzo di altoparlanti, richiede criteri di progetto completamente diversi e non adattabili a tutte le auto, in ogni caso, non esiste un legame tra dimensioni dell’altoparlante e frequenza minima riproducibile.
Su questi punti basilari sono stati progettati e costruiti i primi prototipi di
MultiMaster
Nel 1985 realizza un sistema di amplificazione per auto a tutt’oggi ancora innovativo e molto compatto; con un unico apparecchio, si potevano ottenere prestazioni audio comparabili con quelle di molti e costosi apparecchi cablati insieme. Era un sistema di amplificazione in cui i filtri di cross-over non venivano posti sul lato di potenza (tra ampli e diffusore), ma sul lato di ingresso. Questo permetteva di poter correggere più agevolmente i tagli di frequenza, di non perdere potenza (per l’intervento del cross-over passivo) e ottenere un miglior controllo degli altoparlanti in termini di accoppiamento in quanto l’amplificatore viene direttamente attaccato con la bobina mobile della membrana. Il prodotto di punta (per auto) è stato commercializzato nell’87 con un sistema molto compatto sviluppato in 2 versioni: a 3 vie +1 (Bass + Mid + High + Sub) e 2 vie +1 (Bass + High + Sub). Quest’ultimo, per la sua compattezza, ha riscosso molto successo anche perché era un apparecchio di dimensioni minuscole (125 x 135 x 35 mm) e sviluppava ben 110 W (a 14,4 V). Questo apparecchio permetteva, in modo del tutto anonimo (infatti veniva quasi sempre nascosto dietro il cruscotto), di ottenere un suono notevole, di grande qualità, pulizia e potenza. Purtroppo però richiedeva installazione da personale specializzato in quanto un semplice istallatore non aveva (e nemmeno oggi ha) le competenze necessarie per eseguire le tarature ed i cablaggi nei modi corretti. L’ultima fase di montaggio era la necessaria taratura, effettuata tramite segnali di riferimento ed analizzatore di spettro, sempre accompagnati da comparazioni con ascolti di brani di riferimento. Alcuni impianti sono stati traslocati con successo anche fino a 5 volte sulle diverse auto di uno stesso proprietario, sempre con identica soddisfazione. A tutt’oggi non ci risulta sul mercato niente di simile a prezzi comparabili.
Migliorare e rimodernare gli impianti già esistenti
Impianti mobili per musicisti
Progettare un impianto di diffusione che sia efficiente, di poco ingombro e leggero per il trasporto non è cosa da poco. Solo grandi aziende con possibilità di investimenti notevoli, possono farcela.
Esistono tuttavia piccole aziende che si cimentano nel settore musicale e strumentale.Il musicista ignaro e squattrinato spende poco, ma poi si accorge che l’impianto non va o potrebbe esser miglirato, qui possiamo, con poca spesa e buoni accorgimenti, rimediare al problema. Si riesce ad ottimizzare l’efficienza, compensare l’iimpedenza e ricalcolare i filtri, migliorare il trasferimento di potenza e la risposta in frequenza, ritoccare gli amplificatori, ecc.
Impianti audio domestici
Nel settore Hi-Fi domestico capita la necessità di sostituire degli altoparlanti bruciati, o rovinati (di solito si deteriorano sulla sospensione) ed adattarcene di altro tipo, oppure migrare degli altoparlanti su casse di volume diverso, ecc. Anche qui riusciamo a ricalcolare le caratteristiche degli altoparlanti, a riadattarne il filtro di cross-over per le nuove condizioni, ridurre o espandere i volumi di risonanza, trasformare i modelli chiusi in bass reflex e viceversa.
Ascoltare una discoteca in Alta Fedeltà: una sfida
3500 W rms ed oltre 135 dB in pista in altissima qualità
Era una sfida. Volevamo raggiungere grandi potenze con qualità audio sorprendente, basse emissioni fuori dalla pista, riproduzione dei bassi quasi estreme. Volevamo dimostrare che una discoteca può anche suonar bene. Ci siamo scontrati con molti concorrenti, ma poi il cliente ha deciso: spendiamo un po’ di più, ma facciamo un impianto serio e fuori dalla media. La proposta era:
- Elettroniche di alta qualità senza compromessi 4 NAD 2600 di cui 3 configurati a ponte per erogare 1000 W cadauno (uno per pilotare il Sub-Woofer e due per la sezione Medio-Bassi, uno per canale), l’altro da 250+250 W (per pilotare la sezione acuti, left + right).
- Unità di controllo cross-over elettronici e linea di ritardo analigici della americana Rane.
- Diffusori progettati ad hoc per la sala, sospesi in aria a circa 260 cm dal suolo, con snodo centrale per renderli inclinabili e ruotabili su se stessi.
- Altoparlanti professionali al top della gamma
La sala era ancora in costruzione, ci siamo attivati a fare una variazione di progetto. Dovevamo creare, sotto al pavimento, una tromba per un woofer di 380 mm per accordarla a frequenze intorno a 18-25 Hz senza stravolgere il progetto della sala, in fase di realizzazione si scelse di non scendere sotto i 30 Hz. Gli altoparlanti erano tutti TOP LINE della italiana RCF capaci di prestazioni HiFi anche sottoposti a potenze applicate enormi. Nell’ordine:
- 4 unità per medio alti con membrana in titanio N680 accoppiati in parallelo con la restante unita complementare direttamente all’amplificatore, L + R
- 8 Mid Woofer da 250 mm accoppiati in serie su ogni diffusore e parallelo per ogni 2 unità, left e right.
- 1 Woofer da 380 mm caricato a tromba, con tromba accordata a 30 Hz avente una lunghezza di circa 9 metri ed una superficie di bocca intorno a 12 m2, interamente costruita in cemento armato, gettato sotto il pavimento del bar che si affaccia direttamente sulla pista situata ad un livello inferiore (dettaglio che ci ha permesso di ridurre la lunghezza ai valori citati). In fase di prova, con applicato un segnale sinusoidale di 30 Hz ad 1 Watt di potenza, avvicinandosi al muro perimetrale ci si sentiva oscillare come delle foglie secche. In regime di funzionamento la differenza sostanziale rispetto a tutte le altre discoteche, era l’assoluta mancanza di fastidiosi fenomeni di sollecitazioni a livello addominale e la completa trasparenza rispetto alla massa di persone presenti in pista; in qualsiasi posizione, la percezione delle frequenze inferiori era assolutamente costante; unico neo l’incrocio con i Mid Woofer che, viste le distanze in gioco tra centro e bordo pista, lasciava spazio a piccoli problemi di interferenza.
Ad impianto finito e tarato, collimate le emissioni dei 4 diffusori satellite, si testa la risposta in frequenza con analisi spettrale che risulta subito buona. Il test successivo all’ascolto musicale era eccellente. L’impianto aveva un rumore specifico bassissimo ed una coerenza tale che si poteva entrare dal vivo con il microfono sotto la pista senza provocare inneschi, sfida nella sfida: per il pezzo di apertura fu scelta la 5a sinfonia di Beethoven.
Oltre ai molteplici apprezzamenti avuti da orecchi esperti, è stata leggendaria una serata con la grande Joan Baez la quale, con poca padronanza della lingua, a fine serata, fa chiamare i titolari del locale e fa i suoi complimenti per la grande qualità dell’impianto, dicendo che in tutta la sua carriera, tra teatri, concerti e sale di incisione, non aveva mai sentito una così grande qualità in un impianto audio. L’impianto è rimasto in uso per 12 anni senza mai dare problemi (fino al cambio di gestione). La struttura muraria è ancora funzionante, le elettroniche e i diffusori sono andati dispersi. Chissà che un giorno non si possa riascoltare!
Progetti, simulazioni, curve di risposta, ecc. sono ancora disponibili nei nostri laboratori.
La diffusione sonora: una progettazione specifica e diversa per ogni ambiente
La tecnica di diffusione sonora, a differenza della normale riproduzione , richiede la copertura sonora uniforme ed omogenea su tutto l’ambiente fruito dagli ascoltatori. L’emissione deve essere confortevole e distinguibile sia in stato di vuoto quasi totale che in pieno di sala. E’ quindi necessario avere emissioni sonore regolabili, coerenti, molto direttive e mirate ad altezza uomo, in modo che ad ogni ascoltatore arrivi la giusta “dose”, sufficiente per un confortevole ascolto anche con forte rumorosità di sala.
Queste esigenze richiedono quindi specifiche di progetto molto diversificate, non si fa qui attenzione particolare alla qualità intesa come risposta a banda larga dell’impianto, quanto alla tipicità di uso dell’impianto. In una chiesa, si presta attenzione alla banda audio riservata alla parola e meno alla musica, alla limitazione dei riverberi dovuti all’edificio, alla leggibilità e alla facilità di ascolto del parlato in ogni condizione.
In una sala conferenze, il problema del riverbero è meno sentito in quanto gli ambienti sono attrezzati con poltrone e arredi, però è richiesta una riproduzione a banda più larga (solitamente la riproduzione musicale è più utilizzata). In un palazzetto, la problematica è molto vasta, in quanto vengono richieste sia grandi potenze, sia buone qualità audio, sia buona leggibilità del parlato, è spesso fondamentale, quindi, effettuare un sostanziale trattamento acustico alla struttura (con arredi, pannellature, pareti fonoassorbenti, strutture di abbattimento) per limitarne i riverberi (che su questi spazi sono generalmente forti, prolungati e molto ritardati). Per queste tante problematiche i sistemi di diffusori quindi, sono molto diversi e vanno scelti a seconda dei casi. Si va dai più comuni sistemi collineari a più altoparlanti, a sistemi matriciali di Bessel, ad accoppiamenti a tromba, fino a sistemi retrocontrollati a microprocessore, ecc.
Disco Bar e Birrerie: impianti potenti e versatili per audio, video e musica live.
Gli ambienti disco Bar e sale Pub richiedono musica di buona qualità, diffusa nelle zone di frequentazione, di sufficiente potenza e qualità con la particolarità che spesso ricevono gruppi dal vivo. Gli spazi di questi locali sono generalmente molto ridotti e quando c’è il gruppo, il locale si riempie di più. Siccome lo spazio per l’ospite dovrà essere tolto ai tavoli della clientela, mettendo pure gli impianti di amplificazione l’occupazione sarebbe eccessiva e non conveniente. Quindi è preferenza del gestore intelligente, istallare un impianto di diffusione unico sia per la musica riprodotta sia per quella dal vivo, dando disponibilità al gruppo ospitato di attaccarsi al proprio impianto. L’impianto quindi dovrà essere molto versatile, generalmente con diffusione dall’alto (per evitare ingombri), di alta potenza, fornito di mixer per i segnali microfonici e strumentali, integrato con la gestione video della sala, e se possibile, controllabile per zone (in modo da poterle differenziare per volume e per sorgente musicale).
Di solito vengono montati amplificatori audio video di grossa potenza, a 6 o 5+1 o più canali integrati, diffusori a due vie disposti con attenzione in modo da poter trattare tutta la sala come unico sistema di diffusione (anche in dolby surround) oppure per zone separate con volumi e contenuti anche diversi.
L’avvento della tecnologia digitale ha reso disponibili oggi delle possibilità operative che fino a pochi anni fa erano semplicemente impensabili, oggi è possibile costruire sistemi estremamente flessibili ed integrati capaci di far fronte anche alle future necessità, il prezzo da pagare è la necessità di saper gestire sistemi che, in una sola periferica, raccolgono funzioni che normalmente si svolgevano con decine di rack separati, a questa enorme flessibilità deve corrispondere comunque una adeguata conoscenza delle problematiche tipiche del mondo dell’audio.