Quando i furbi fanno fortuna

La grande occasione per Bill Gates e la Microsoft arriva nel luglio del 1980, quando Bill Gates viene contattato da IBM, l’azienda che in quegli anni esercitava un dominio incontrastato nel settore dell’informatica. A questo incontro ne fa seguito un secondo, un mese più tardi, durante il quale Gates firma un contratto di consulenza con Ibm per la realizzazione di un sistema operativo da utilizzare per i futuri PC IBM, una missione segretissima battezzata con il nome in codice “Project Chess”. Le motivazioni che spingono “Big Blue” IBM a legare la nascita dei nuovi “personal computer” ad una azienda relativamente giovane e guidata da un ragazzino appena venticinquenne, sono tuttora avvolte da un fitto mistero. L’unico dato di fatto di cui si dispone per capire le cause del “matrimonio” tra Microsoft e IBM è che la madre di Bill Gates, Mary, personaggio di spicco degli ambienti di Seattle, proprio nei giorni antecedenti all’accordo che avrebbe reso miliardario il suo figliolo, curava gli affari di famiglia in qualità di membro del consiglio di amministrazione di una impresa chiamata United Way. Un altro dei membri illustri di quel consiglio di amministrazione era il signor John Opel, un uomo d’affari che contemporaneamente rivestiva il ruolo di CEO (Chief Executive Officer) all’interno di IBM, praticamente la più alta carica direttiva dell’azienda. L’ossessione di Opel per la realizzazione di un nuovo prodotto IBM con cui raggiungere e sorpassare la Apple nel mercato dei personal potrebbe aver trovato uno sbocco naturale nelle prospettive di successo che Mary Gates era disposta a garantire a nome del suo geniale pargolo. E’ possibile che una buona parola da parte di Mamma Gates sia stata l’elemento decisivo che ha determinato le decisioni del “gigante” dell’informatica, ancora troppo impacciato per muoversi nel settore dei personal computer con l’agilità necessaria per sostenere il ritmo frenetico dell’innovazione tecnologica di quegli anni. Un’altra azienda candidata alla realizzazione del “Project Chess” è la Digital Research di Gary Kildall, che già da tempo aveva sviluppato CP/M, “Control Program for Microcomputers”, un sistema operativo perfettamente in grado di funzionare anche sui nuovi personal IBM. Il mancato accordo tra IBM e Gary Kildall, spesso definito come la più grande occasione mancata nella storia dei PC, è descritto in maniera diversa a seconda di chi lo racconta. In base alla versione dei fatti fornita da IBM, che è anche la più diffusa e conosciuta, Kildall era impegnato a dilettarsi con il suo bimotore mentre sua moglie riceveva la visita dei funzionari IBM incaricati di proporre lo stesso accordo che avrebbe fatto la fortuna di Bill Gates e Microsoft. Dopo una lunga attesa, gli uomini IBM si sarebbero seccati di aspettare, tornando a casa e mandando a monte l’affare. Secondo la ricostruzione dell’episodio fatta dallo stesso Kildall, invece, il suo non era un volo di piacere, ma di affari, e nei successivi contatti con IBM le condizioni proposte sarebbero state talmente restrittive da impedirgli di accettare l’offerta, dal momento che IBM voleva cavarsela con un semplice pagamento forfetario per l’acquisto del sistema operativo, rifiutandosi di concedere a Kildall una percentuale per ogni copia venduta del suo Cp/M. Questo stallo nella trattativa avrebbe lasciato via libera a Microsoft.

Dal Cp/M al Dos Microsoft

Una volta concluso l’accordo con IBM il grosso problema di Microsoft era la realizzazione del sistema operativo promesso a “Big Blue”, un incarico che Gates e soci non sarebbero mai stati in grado di portare a termine da soli, rispettando le scadenze strettissime e i vincoli sulla qualità del prodotto imposti da IBM. Nel settembre del 1980, di fronte alla prospettiva di un fallimento dell’accordo con IBM, Gates decide di giocare d’astuzia, acquistando dalla Seattle Computer Products, per la modica somma di 50.000 dollari, un sistema operativo “veloce e sporco”, il Q-Dos, “Quick and Dirt Operating System”. Il Q-Dos, opportunamente modificato, si trasforma d’incanto nel più famoso Microsoft DOS, l’MS-Dos destinato a diventare uno standard nell’ambito dei personal computer grazie alla potenza economica di IBM e al senso degli affari di Bill Gates, che negli anni seguenti avrebbe costruito la sua fama di programmatore geniale e la sua fortuna economica a partire dalla rivendita di un prodotto realizzato da altri. Gates ottiene da Tim Paterson, che aveva realizzato il Q-Dos, un accordo di licenza non esclusivo, che prevedeva la possibilità di rivendere il prodotto, senza lasciarsi sfuggire che tra i clienti intenzionati alla rivendita del Q-Dos c’era nientemeno che IBM. La segretezza era ulteriormente garantita da una clausola del contratto in base a cui “niente avrebbe obbligato Microsoft a identificare il cliente”. In seguito Microsoft chiuderà il cerchio comprando tutti i diritti della Seattle Computer Products, assumendo alle sue dipendenze lo stesso Paterson. Risalendo l’albero genealogico dell’MS-DOS, è possibile che il primo “capostipite” della famiglia non sia il Q-Dos di Tim Paterson, ma addirittura lo stesso Cp/M di Gary Kildall, che potrebbe essere il “vero” sistema operativo a partire dal quale, attraverso modifiche successive, è stato realizzato il prodotto definitivo consegnato a IBM. Una versione molto dettagliata del rapporto tra il CP/M e il Q-Dos è contenuta all’interno del libro “Bill Gates, una biografia non autorizzata”, scritto da Riccardo Staglianò per Feltrinelli. Secondo il resoconto di Staglianò “Quando fu chiaro che Microsoft avrebbe fornito a Ibm il sistema operativo sviluppato da Tim Paterson, Gary Kildall, l’uomo che arrivò in ritardo all’appuntamento con la sua fortuna, telefonò imbestialito al programmatore, anticipando querele: «Hai copiato il mio CP/M: ti denuncerò!». «Non ho mai guardato il codice di Kildall», si è sempre difeso Paterson, «solo il suo manuale».” Gli indizi a favore di Kildall sono davvero numerosi, e in più di una occasione alcuni esperti di informatica che si sono divertiti a “smontare” il Dos Microsoft hanno evidenziato al suo interno la presenza di diverse righe del codice scritto dal fondatore della Digital Research per realizzare il suo Cp/M. La stessa IBM avrebbe cercato di mettere a tacere la vicenda offrendo a Kildall ottocentomila dollari per rinunciare ad ogni rivendicazione sulla paternità di Ms-Dos. Gary Kildall muore il 6 luglio del 1994, all’età di cinquantadue anni, dopo aver lottato fino alla fine contro lo strapotere commerciale di Microsoft e Ibm, usando come armi la qualità e la robustezza del suo Dr-Dos, il sistema operativo nato dall’evoluzione dello sfortunato CP/M. La vita di Kildall si spegne a causa di una banale rissa scoppiata in un bar di Monterey, la città californiana dove viveva, perché alcuni avventori del locale, più rispettosi delle loro motociclette che della vita altrui, non gradiscono le toppe del giubbotto di pelle di Kildall, che rappresentavano delle moto Harley Davidson. Una tragica fine per un uomo geniale, che con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto sedersi al posto di Bill Gates sulla poltrona di uomo più ricco del mondo, un pioniere dell’informatica che con tutta probabilità è l’unico vero IBM Personal Computer. (tratto da: www.eduweb.it – la storia del prsonal computer)
Da qui in poi la storia della Microsoft continua con imbrogli, plagi e multe miliardarie che non voglio qui precisare ma, se interessati, in rete troverete molto, molto materiale. Un saluto.



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