OX2 il motore a scoppio che salverà il mondo

Si tratta di un brevetto di un nuovo tipo di motore a scoppio non più basato sul ciclo otto (a pistoni e bielle per intenderci).

L’azienda ADVANCED ENGINE TECNOLOGY sta sviluppando un sistema rivoluzionario (ancora in fase di test) che già promette rendimenti 3 volte superiori ai motori tradizionali, peso dimezzato, coppia elevata anche a ridotti regimi di giri. OX2 è un motore a combustione interna a quattro tempi e otto cilindri. Pesa solo 53 Kg con un’ampiezza di 17,5 cm e un diametro di 32,5 cm, si candida ad essere una soluzione per il futuro con un motore molto compatto e leggero.
La maggiore potenza specifica è il suo punto di forza.
La sua alta performance della coppia motrice, la sua efficienza di carburazione, basse emissioni, la possibilità di usare tutti i tipi di carburante e i ridotti costi di manutenzione, il motore OX2 dimostrerà di essere la più valida alternativa a basso costo e di grande potenza.

 

 

Il motore OX2 è stato valutato come la prima vera scoperta tecnologica nei motori a combustione interna dopo l’introduzione del motore a quattro cilindri più di 139 anni fa. Studi preliminari hanno dmostrato che il motore OX2 raggiungerà o supererà i requisiti governativi e ambientali.
La tecnologia del motore OX2 può essere adattabile per potenze da zero a molte centinaia di cavalli e si addatta in applicazioni marine, generatori, auto, aerei e applicazioni industriali.

Il motore ha solo sei principali componenti di cui solo tre sono parti in movimento, questo facilita il montaggio e abbassa i costi di produzione, la sua semplicità costruttiva assicura un alto livello di qualità e bassi costi di manutenzione.
Poichè il motore OX2 non usa l’albero a gomito, è in grado di ottenere una coppia motrice superiore ad un convenzionale motore a quattro camere di scoppio con camere simili. Il metodo usato per raggiungere la sua straordinaria efficienza è l’oggetto del brevetto. Altre informazioni, foto e caratteristiche le trovate qui, o qui in italiano. Saluti

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OX2 il motore a combustione innovativo

 

 

 

 

Le case di paglia

Le balle di paglia sono un materiale molto economico, altamente isolante – sia dai rumori sia dal freddo e dal caldo – resistente alle vibrazioni sismiche, ecocompatibile e “traspirante”, in quanto non intrappola l’umidità dentro l’edificio, distribuendola uniformemente nell’ambiente. Inoltre se il progetto è eseguito bene non serve manodopera particolarmente specializzata per realizzarlo. In Gran Bretagna esiste un’associazione che si occupa di case di paglia di cui è membra Barbara Jones, che ha scritto un libro (tradotto in italiano) che si intitola Costruire con le Balle di Paglia. In Italia esiste la bella esperienza dell’Azienda agricola La Boa a Belfiore di Pramaggiore, in provincia di Venezia, con l’edificio principale costruito proprio in base ai dettami del libro scritto dalla Jones. Stefano Soldati, titolare dell’azienda agricola La Boa, quando ha affrontato la ristrutturazione della sua casa a due piani a Pramaggiore di Portogruaro si è fatto due conti. Prima era costruita in laterizio di pessima qualità, e la vecchia casa soffriva di notevoli problemi di umidità e le fondazioni erano continuamente esposte al rischio di inondazioni, data la vicinanza di un canale che tracima ogni anno. Secondo l’architetto incaricato alla progettazione, una ristrutturazione era praticamente impossibile: più economico e più sicuro demolire tutto e ricostruire su nuove fondazioni. Perché la paglia è stato a quel punto che Stefano ha pensato alle case in balle di paglia costruite da Barbara Jones, architetta britannica conosciuta tempo addietro durante un workshop. Stefano, da permacultore accorto, ha cercato di valutare vantaggi e svantaggi dell’uso della paglia per la sua casa. Stefano si è consultato col suo architetto, che ha subito valutato i possibili svantaggi Continua »

Agende artigianali uniche e personalizzate

In una selva di prodotti cartotecnici, tutti rigorosamente industriali e di importazione, di qualità anche piuttosto scadente, qualcuno ancora in Italia, si cimenta in piccolissime produzioni di cartotecnica artigianale pregiata, creando prodotti unici e personalizzati. Tra le altre produzioni potete notare questa piccola serie di 4 agende (che vedete in foto) la cura nel dettaglio, l’abbinamento dei colori e la potenziale personalizzazione fino all’estremo a partire dalla carta, ai colori, alle finiture sono il biglietto da visita. Questi prodotti, tra l’altro sono anche piuttosto economici: si parte dai 25-30 € in su a seconda delle finiture richieste. Non vi sembra una bella idea regalo? Se volete un consiglio contattate questo numero 0733658446 ed avrete tutte le delucidazioni del caso. Ah ricordate: i tempi di produzione sono piuttosto lunghi (una settimana circa) semplicemente per il fatto che è tutto fatto a mano! Quindi, pensateci per tempo!

Analogico contro Digitale: nella musica non c'è confronto!

Ritorniamo a parlare di musica digitalizzata (discorso iniziato in un articolo di qualche mese fa), anzi facciamo un passo indietro ed andiamo a vedere cosa significa campionare un brano musicale e come funziona.

 

D’apprima, un segnale audio in ingresso viene immesso in un convertitore Analogico Digitale (A-D converter), questo, prende una serie di misurazioni del segnale a intervalli regolari e memorizza i campioni misurati come una sequenza di numeri si ha così il processo di campionamento (misurazione a campioni di tempo).

Una lunga serie di numeri risultanti verrà poi immagazzinata in un supporto digitale per essere poi riletta e ricostruita (con il playback) da un processo inverso che restituirà il segnale analogico simile (ma non uguale) all’originale.

 

A questo ultimo passaggio pensa Continua »

La classe D in Alta Fedeltà

La Classe D (detta anche Amplificazione Switching o PWM) non è la novità di questi tempi, anche se, oggi, se ne parla di più e molte aziende stanno implementando questa tecnologia in molti prodotti di consumo. Il primo amplificatore audio commerciale in Classe D per il consumer, risale, probabilmente, alla fine degli anni ’70-’75. Trent’anni dopo e nonostante la tecnologia abbia fatto passi in avanti, molti dei problemi della classe D sono ancora, almeno parzialmente, irrisolti, almeno nelle implementazioni più diffuse. Nell’HI-FI car comincia ad essere molto utilizzata, nell’audiovideo si appresta a diventare maggioritaria e negli stadi di amplificazione dei PC lo è da tempo. Nel settore HI-FI vera e propria la tecnologia è stata, finora, guardata con sospetto e forse snobbata, un po’ come tutto quello che è digitale. Negli ultimi anni la Tripath propone una serie di chip molto ben fatti, economici ed efficienti, che promettono prestazioni paragonabili (e forse superiori) ai migliori Hi-End del mercato: con pochi spiccioli si riesce a realizzari amplificatori di potenza e qualità eccellenti. Famosa la serie T-Amp, che in centro europa, ha in poco tempo quasi soppiantato l’amplificatore tradizionale (quello in classe AB per intenderci). La circuitazione è molto semplificata, pochi i componenti passivi da montare, le dimensioni molto ridotte. Con veramente pochi soldi, si può entrare nel mondo dell’altissima fedeltà a pieno titolo, molti audiofili sono rimasti favorevolmente colpiti da un apparecchietto minuscolo (delle volte funzionante addirittura a pile) con prestazioni sonore e dinamiche degne dei migliori marchi più blasonati dell’HI-End internazionale. Intanto precisiamo: la classe D non significa digitale, si chiama D perché è una tecnologia uscita dopo la classe A, B e C in ordine di tempo e perché, come la B è più efficiente della A e la C è più efficiente della B, la D è più efficiente delle precedenti. In pratica, il normale amplificatore in Classe D si basa sul principio che è possibile ricostruire un’onda con un filtro a partire da una serie di livelli discreti. Se questi livelli discreti sono degli zero (stadio d’uscita spento) e degli uno (stadio d’uscita acceso), l’efficienza del sistema di amplificazione si avvicinerà al 100%. I periodi di accensione e spegnimento, i momenti in cui i transistor di uscita staranno in massima conduzione o in interdizione, dovranno essere decisi sulla base del segnale in ingresso. E’ necessario, quindi, che il segnale venga, processato, comparato molte volte al secondo, trasformato in un treno di impulsi a larghezza variabile, quindi filtrato. Ricapitoliamo: potenza per tutti, zero calore dissipato o quasi, ingombri ridotti al massimo (non si ha più bisogno di chili di alette dissipatrici, quando c’è poco calore da dissipare), efficienza quasi ideale (in un mondo con richieste energetiche in crescita non è male), costi ridotti.
Classe D, Classe N, Classe T, Classe R, Classe S
Convinzioni da sfatare: le vari classi fiorite in questi ultimi anni sono semplici varianti della classe D. Cioè sono, soluzioni proprietarie ad alcuni problemi tipici della tecnologia switching, in particolare a quelli del controllo e della variazione della risposta al carico. I più tecnologici e meno commerciali fra coloro che studiano e producono moduli e amplificatori in classe D preferiscono sempre parlare di varianti di amplificatori switching; gli altri si inventano un nome commerciale o di classe. Di seguito alcuni esempi:
La Classe T di Tripath è una implementazione PWM con un oscillatore a frequenza non fissa (su questo parrebbe essere basato il principale brevetto Tripath) che usa tecnologie di modellazione del rumore e una frequenza di switch a riposo molto più alta della media (1.4 MHz). Grazie al tipo di modulazione, il sistema Tripath ha una distorsione piuttosto bassa, se misurata prima del filtro d’uscita, che è fuori dall’anello di controreazione. Proprio a causa di questo e a causa della bassa qualità del filtro in molte implementazioni commerciali (fra cui quella Sonic Impact), nella realtà le cose tendono ad essere molto peggiori.
La tecnologia IcePower di Bang & Olufsen è basata su uno stadio auto-oscillante (quindi non sul classico generatore di onde triangolari) e su un anello di controreazione che include anche il filtro d’uscita; l’amplificatore, così, ha ottime prestazioni strumentali (ad esempio minor sensibilità alla qualità dei componenti della rete d’uscita rispetto ai sistemi basati su chipset Tripath). Un piccolo approfondimento sul T-Amp lo trovate qui, sulla classe D in generale, qui. Saluti e, buon ascolto.

 




 

Microchip in plastica, etichette parlanti, display arrotolabili

La prossima generazione di microchip sarà costruita in plastica e non più in silicio, e saranno costruiti con un processo simile alla stampa ink jet. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale la nuova tecnologia consentirà di abbassare del 90% i costi di produzione dei circuiti elettronici. La Plastic Logic, un’impresa britannica di Cambridge, ha annunciato di aver investito 100 milioni di dollari nel nuovo impianto di produzione, che sarà costruito alla fine del prossimo anno a Continua »

Windows contro Linux l'eterno conflitto tra grandi e piccoli

Ormai è una questione annosa, sistemi operativi liberi contro multinazionali del software, grandi progetti e prestazioni contro interessi commerciali, Davide contro Golia. Ma ad un certo punto… succede l’imprevisto. Guardatevi questo filmino (fatto da abili mani e raffinato cervello) che rende molto l’idea di come grandi aziende molto inserite nel mercato, si preoccupano solo del soldo e non delle prestazioni e dell’affidabilità dei propri prodotti. Ci sarebbe da pensarci fin da subito, insegnando ai nostri figli che non esistono solo sistemi Windows o Mac, ma un’infinità di sistemi operativi liberi, gratuiti, affidabili, ben fatti, che non ci vincolano all’obbligo dell’acquisto e dell’aggiornamento, e soprattutto etici. Pensiamoci, qui non si tratta di sfruttamento dei paesi poveri, ma di plagio verso i paesi ricchi. L’amimazione proviene da un sito ceco www.cenda.cz entrateci, troverete altri bellissimi filmati. Un saluto

 




 

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