Matematica e democrazia

In democrazia l’equità è matematicamente impossibile” oppure “La democrazia non è un sistema intrinsecamente equo” sono frasi che vi faranno sobbalzare dalla sedia, eppure lo afferma convintamente e senza mezzi termini Ian Nicholas Stewart (matematico, scrittore e divulgatore scientifico britannico).
Secondo il professore della Warwick University, in linea teorica, qualsiasi sistema elettorale si possa adottare, il valore del voto individuale, è matematicamente irrilevante. Per questo pone una domanda provocatoria: ha ancora senso (almeno in termini tecnici) parlare di democrazia?

Per la verità, già nel 1949 Kenneth Arrow, premio Nobel per l’economia, aveva messo in rilievo alcune contraddizioni palesi nei sistemi democratici. Anche lui, partendo dal vecchio paradosso di Condorcet, giunse a formulare il noto teorema di impossibilità secondo cui, ipotesi troppo ideali, non consentirebbero mai, ad un sistema di votazione, di preservare le scelte sociali. In pratica, semplificando di molto, dice che la democrazia è un sistema utopico ed irrealizzabile. Un risultato molto forte, successivamente ridimensionato, ma che è stato ritenuto da molti, una specie di teorema di G

Le memorie a battèri

Tornando sulle infinite possibilità tecnologiche che i dispositivi a batteri ci potranno offrire nei prossimi anni, vi propongo una ricerca giapponese condotta dal prof. Masaru Tomita della Keio University.

Il brillante ricercatore ed il suo team, è riuscito a codificare 100 bit di informazioni digitali nel genoma di un batterio piuttosto comune, il Bacillus Subtilis. L’informazione che sarebbe riuscito ad archiviare è la famosa equazione di Einstein, letteralmente scritta “E equals MC squared 1905” (in italiano va letta E=MC2 1905), dove l’ultimo numero indica l’anno di pubblicazione della Teoria della Relatività che gli portò così tanta popolarità.

Il DNA del Batterio si presenta in una veste molto compatta, e si presterebbe particolarmente adatto per immagazzinare una grande quantità di informazioni. Per garantire la preservazione dell’informazione a prescindere dalle eventuali mutazioni genetiche del batterio, i dati sono stati inseriti in quattro posizioni differenti, tali da formare una specie di backup ridondante e molto sicuro.

Vi chiederete il perché di una simile scelta da parte di Tomita, non sarebbe stato più semplice usare le odierne memorie non volatili o i supporti ottici? Ebbene, il problema è la durata dei supporti, per poter conservare Continua »

Generatori automatici di stronzate

Tutto credo sia iniziato quando il professor Alan Sokal, nel 1996, si fece pubblicare dalla autorevole e blasonata Social Text (rivista di studi postmoderni), prendendolo per valido, un suo articolo volutamente infarcito di assurdità, quando il titolo, Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity, era già una baggianata. Sokal voleva dimostrare come fosse possibile farsi pubblicare un articolo dai contenuti assurdi a patto di farlo sembrare genuino e di assecondare i preconcetti culturali della comunità a cui la rivista si rivolge.

Analogamente, i dottorandi Jeremy Stribling, Max Krohn e Dan Aguayo del MIT (Massachusetts Institute of Technology), volevano dimostrare come certe sedicenti conferenze scientifiche erano organizzate più allo scopo di raccogliere i soldi dell’iscrizione che non al fine di diffondere contributi scientificamente validi.

Per protestare e farsi un pò sentire, i tre bontemponi hanno svilluppato un generatore automatico di documenti scientifici residente in rete. Il sistema funziona in pratica mescolando casualmente parole e frasi (seguendo un minimo di regole) ed alla fine del processo genera in automatico indici, grafici, figure, link e citazioni, come se fosse tutto vero!

Il risultato, perfettamente somigliante ad una vera e completa relazione scientifica, è clamorosamente folle se la si legge per davvero, ma può risultare seria se la si sfoglia e la si scorre per una occhiata veloce.

Il programma si chiama Continua »

Parolacce, imprecazioni e bestemmie viste dalla comune sensibilita'

Nel 2006 dopo uno studio piuttosto pignolo (e curioso) condotto dal linguista Vito Tartamella, andò in stampa il suo libro “Parolacce. Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno“.

Nella presentazione si legge: “La parolaccia è una costante del comportamento umano, una corrente elettrica che attraversa da sempre il linguaggio individuale e collettivo, come testimoniano gli storici della lingua, datando dagli esordi della comunicazione verbale della specie l’apparizione delle parolacce, in ogni civiltà, e rintracciandone le evenienze in ogni tempo. Non è un fenomeno casuale: i neurologi sono riusciti a stabilire che nel cervello esiste un’area espressamente dedicata all’elaborazione e all’invenzione degli insulti. Vito Tartamella rintraccia una storia che delinea una democrazia del linguaggio: le parolacce sono pronunciate dai più incolti, ma entrano di diritto nella storia della letteratura e nelle vicende di cronaca, a volte arrivando a vette storiche memorabili.

Per non farsi mancare nulla, l’anno scorso, lo stesso autore, condusse una singolare ricerca (per Focus) e sfornò il Volgarometro il cui sunto lo trovate in foto (cliccate per ingrandire).
Su un campione di 2615 persone ha stilato la lista delle offese percepite come Continua »

Scherzi del catso

In tempi di relax vi vorrei proporre alcuni scherzi da fare agli amici o in compagnia. Inutile ricordare di non abusare, come si dice lo scherzo è bello quando dura poco.

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Al mare

Scrivete questo cartello ed affiggetelo di fronte alla spiaggia poi guardate le reazioni dei bagnanti

AVVISO:
SIETE CORTESEMENTE PREGATI DI NON CREARE INUTILI ALLARMISMI.
LO SQUALO AVVISTATO IERI E’ UN NOTO ABITUDINARIO DI QUESTE ACQUE
E NON COSTITUISCE ALCUN PERICOLO PER I BAGNANTI!
(basta non importunarlo troppo)

N.B. usate un computer per rendere il cartello più credibile Continua »

Dopo i virus, il pericolo dei malware

Il virus informatico è un codice in grado di riprodursi da solo all’interno di un sistema, non necessariamente a fini di danneggiamento, infatti, alla sua origine nel 1983 (25 anni fa), aveva ben altri scopi.

In 5 lustri si sono sviluppate però versioni soprattutto maligne che hanno causato miliardi di dollari di danni, ad oggi sono in circolazione migliaia di forme virali anche molto sofisticate ed aggressive.

Nonostante le protezioni (obbligatorie) di oggi e sistemi sempre più complessi, i virus moderni sono più forti che mai e, grazie alle falle dei sistemi operativi, si sviluppano e si evolvono rapidamente in forme sempre più subdole e criminali.

L’inventore del primo virus Rich Skrenta, studente di Pittsburgh, oggi quarantenne, ricorda ben volentieri quei periodi fiero di aver messo a segno un colpo che ha fatto scuola. Oggi dirige una società specializzata in informatica. Il suo virus si chiamava “Elk Clone” ed era considerato il primo replicante nascosto capace di autoriprodursi. Questo virus divenne subito famoso in quanto era molto semplice, e costituiva, per il suo autore, un semplice gioco. Skrenta mise a punto un cosiddetto “boot sector”, cioè un virus che entrava nella memoria del computer senza lasciare tracce apparenti ogni volta che si accendeva il pc, quindi si metteva in moto per replicare se stesso e nascondersi nei floppy disk ogni volta che se ne utilizzava uno.
L’invenzione di Skrenta nacque come scherzo verso Continua »

L'autarchia di facebook un perfetto sistema autoritario on line

Parte seconda (continua dall’articolo precedente)

… Prima di leggere questo pezzo ti consigliamo di leggere la prima parte dell’articolo che trovi qui.

Perché autarchia e regime

Ritornando al discorso come promesso, diciamo che nel complesso e articolatissimo regolamento (di cui fa fede solo quello inglese), Facebook ha inserito cavilli e regole che permetterebbe l’esclusione e la sospensione per qualunque attività si possa tenere nel loro portale.

I provvedimenti punitivi applicati sono:
Alienazione
Sospensione
Spionaggio
Favoritismi (e complicità)

Anche se ai più non è noto, Facebook ha implementati sulle pagine, strumenti di spionaggio, di controllo e di alienazione, con lo scopo di ricevere le segnalazioni di irregolarità direttamente dagli utenti, questo per sanzionare coloro che non sono allineati con le politiche di servilismo richieste. Gli strumenti, a prima vista innocenti, vengono attivati dallo stesso utente (Segnala/blocca questa persona, o Rimuovi dagli amici), altri sono addirittura automatici.

Già al momento di attivare un nuovo profilo il sistema impone delle regole ben precise che ci dovrebbe far storcere il naso:

E’ obbligatorio inserire dati veritieri sulle proprie generalità (tutti gli altri social consigliano un nick name)
E’ obbligatorio inserire una foto del viso originale (tutti gli altri consigliano un avatar o parti del corpo non riconoscibili)
E’ consigliabile inserire i propri gusti, la scuola frequentata, il num di tel, la via, ecc. (tutti gli altri optano per tener celati i dati sensibili)

Risulta una forzatura punibile quindi (anche se molti lo fanno) creare profili per usi commerciali con scambio e diffusione di informazioni e la diffusione pubblicitaria (non a pagamento) che non passa per i loro canali di accettazione.

Il provvedimento più grave che Facebook può prendere è l’alienazione (comunemente chiamato banning). E’ un provvedimento questo senza appello che viene attivato dagli amministratori di sistema facendo sparire completamente un account e cancellandone tutte le tracce create (attività, foto, contenuti e contatti anche regressi), sia al titolare che a Continua »

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