RAI news 24 come risintonizzarsi

Centinaia di e-mail sono arrivate nella loro redazione negli ultimi giorni: "Rainews24 non si vede più".
Il passaggio al digitale terrestre della Lombardia sposta le frequenze di Rainews24 anche nelle Regioni già digitalizzate e sul canale 506 del satellite.
Risultato Rainews24 non si vede più quasi da nessuna parte.

E’ successo il 18 maggio scorso ed ancora a tutt’oggi la RAI non fornisce i parametri per la sintonizzazione (quando si dice la serietà) e molti ricevitori satellitari non sono in grado di risintonizzarsi automaticamente.

Il problema è che il canale è stato spostato su un nuovo multiplexer che contiene i canonici canali RAI (ma criptati), più la ricercatissima Rai News in chiaro, probabilmente in fase di nuova sintonia, i ricevitori free air si accorgono di avere già canali Rai sintonizzati ed ignorano l’unico canale in chiaro che sarebbe Rai news.

Vi indico quindi la procedura per risintonizzare il canale disperso tra i meandri dell’etere.

Per risintonzzare i ricevitori satellitari ed ovviare al problema, basta entrare in sintonia manuale e fornire i parametri esatti per la ricezione.
Il problema è che non tutti i ricevitori sono uguali e quindi cercherò di darvi indicazioni molto Continua »

Una soluzione definitiva all'umidità degli edifici

L’umidità ascendente è una delle cause più frequenti del degrado degli edifici e si presenta anche come la più difficile da combattere.
Interessa di solito i muri prospicienti le fondazioni provocando un processo irreversibile di disfacimento degli intonaci e delle malte che legano la muratura.
La diffusione dell’acqua all’interno dei materiali da costruzione viene favorita dalla capillarità specifica di ciascun materiale anche detta porosità aperta.
A differenza di quella chiusa, la porosità aperta indica la predisposizione di un materiale ad assorbire acqua tale da diffondersi al suo interno attraverso un fenomeno fisico conosciuto come capillarità.

Tale fenomeno si manifesta ogni volta che l’acqua entra in contatto con un canale sufficientemente sottile che, per il noto effetto fisico, risale in altezza raggiungendo un livello molto più elevato rispetto al punto di contatto.
La spiegazione di questo fenomeno viene data attraverso la Continua »

La storia dei caratteri da stampa fino ad oggi

L’uso dei caratteri mobili per la stampa tipografica avveniva (in certi casi ancora oggi), secondo l’antico sistema inventato da Gutenberg. Lo scopo è di riprodurre il testo componendo la frase con dei blocchetti in piombo (o legno) su ognuno dei quali è inciso, in rilievo, il segno tipografico da riprodurre.

Questi blocchetti quindi, dovendo formare il testo all’interno di una pagina, devono possedere una forma regolare e ben precisa. Si stabilì quindi una unità di misura universale per fare in modo che ogni variazione avvenisse secondo multipli o sottomultipli di tale misura (spazi tra le lettere, altezza o larghezza delle lettere e così via). Tale unità di misura è chiamata punto tipografico o punto Didot (dal nome del tipografo francese che ne stabilì le regole nel Settecento, Firmin Didot). Tale unità corrisponde a circa 0,376 mm (nei Paesi anglosassoni a 0,352 mm). Il punto è anche chiamato piccola unità tipografica, in virtù del fatto che esiste la grande unità tipografica o riga, corrispondente a 12 punti.

La grandezza di un carattere ancora oggi viene misurata in punti e viene chiamata corpo, ma dato che ogni carattere avrà, in generale, un’altezza diversa dagli altri, ci si riferisce all’altezza totale del blocchetto di piombo utilizzato a contenere l’intero set di caratteri; in questo modo ogni blocchetto sarà uguale all’altro cosicché risulta molto più agevole comporre una intera riga.

Gli stampatori anglofoni hanno utilizzato il termine fount per molti secoli riferendosi al Continua »

Telecamere videosorveglianza e privacy

Visto il continuo aumento di furti, oltre ai privati cittadini, sono sempre più i titolari di attività commerciali che decidono di installare presso la loro attività un sistema di videosorveglianza.
Tali sistemi di videosorveglianza, basati spesso su telecamere infrarossi, si stanno proponendo per sostituire quasi completamente le agenzie di sorveglianza.
In un contesto del genere, dove le vie delle città e dei paesi si riempiono di sistemi di video controllo, occorre tenere presente che, nei locali pubblici o commerciali, occore avere la preposta autorizzazione della questura.
Tale autorizzazione viene rilasciata se vengono accertate le 4 seguenti condizioni:

1. liceità, che richiama le norme contenute nel D.lgs 196/03 (Codice della privacy) e per i lavoratori l’art. 4 del D.lgs 300/1970 (Statuto dei lavoratori);

2. necessità, che esclude ogni uso superfluo, eccessivo o ridondante di video sorveglianza;

3. proporzionalità che ne limita l’applicazione solo in aree evidentemente soggette a rischio e dove non Continua »

Matematica e democrazia

In democrazia l’equità è matematicamente impossibile” oppure “La democrazia non è un sistema intrinsecamente equo” sono frasi che vi faranno sobbalzare dalla sedia, eppure lo afferma convintamente e senza mezzi termini Ian Nicholas Stewart (matematico, scrittore e divulgatore scientifico britannico).
Secondo il professore della Warwick University, in linea teorica, qualsiasi sistema elettorale si possa adottare, il valore del voto individuale, è matematicamente irrilevante. Per questo pone una domanda provocatoria: ha ancora senso (almeno in termini tecnici) parlare di democrazia?

Per la verità, già nel 1949 Kenneth Arrow, premio Nobel per l’economia, aveva messo in rilievo alcune contraddizioni palesi nei sistemi democratici. Anche lui, partendo dal vecchio paradosso di Condorcet, giunse a formulare il noto teorema di impossibilità secondo cui, ipotesi troppo ideali, non consentirebbero mai, ad un sistema di votazione, di preservare le scelte sociali. In pratica, semplificando di molto, dice che la democrazia è un sistema utopico ed irrealizzabile. Un risultato molto forte, successivamente ridimensionato, ma che è stato ritenuto da molti, una specie di teorema di G

Le memorie a battèri

Tornando sulle infinite possibilità tecnologiche che i dispositivi a batteri ci potranno offrire nei prossimi anni, vi propongo una ricerca giapponese condotta dal prof. Masaru Tomita della Keio University.

Il brillante ricercatore ed il suo team, è riuscito a codificare 100 bit di informazioni digitali nel genoma di un batterio piuttosto comune, il Bacillus Subtilis. L’informazione che sarebbe riuscito ad archiviare è la famosa equazione di Einstein, letteralmente scritta “E equals MC squared 1905” (in italiano va letta E=MC2 1905), dove l’ultimo numero indica l’anno di pubblicazione della Teoria della Relatività che gli portò così tanta popolarità.

Il DNA del Batterio si presenta in una veste molto compatta, e si presterebbe particolarmente adatto per immagazzinare una grande quantità di informazioni. Per garantire la preservazione dell’informazione a prescindere dalle eventuali mutazioni genetiche del batterio, i dati sono stati inseriti in quattro posizioni differenti, tali da formare una specie di backup ridondante e molto sicuro.

Vi chiederete il perché di una simile scelta da parte di Tomita, non sarebbe stato più semplice usare le odierne memorie non volatili o i supporti ottici? Ebbene, il problema è la durata dei supporti, per poter conservare Continua »

Generatori automatici di stronzate

Tutto credo sia iniziato quando il professor Alan Sokal, nel 1996, si fece pubblicare dalla autorevole e blasonata Social Text (rivista di studi postmoderni), prendendolo per valido, un suo articolo volutamente infarcito di assurdità, quando il titolo, Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity, era già una baggianata. Sokal voleva dimostrare come fosse possibile farsi pubblicare un articolo dai contenuti assurdi a patto di farlo sembrare genuino e di assecondare i preconcetti culturali della comunità a cui la rivista si rivolge.

Analogamente, i dottorandi Jeremy Stribling, Max Krohn e Dan Aguayo del MIT (Massachusetts Institute of Technology), volevano dimostrare come certe sedicenti conferenze scientifiche erano organizzate più allo scopo di raccogliere i soldi dell’iscrizione che non al fine di diffondere contributi scientificamente validi.

Per protestare e farsi un pò sentire, i tre bontemponi hanno svilluppato un generatore automatico di documenti scientifici residente in rete. Il sistema funziona in pratica mescolando casualmente parole e frasi (seguendo un minimo di regole) ed alla fine del processo genera in automatico indici, grafici, figure, link e citazioni, come se fosse tutto vero!

Il risultato, perfettamente somigliante ad una vera e completa relazione scientifica, è clamorosamente folle se la si legge per davvero, ma può risultare seria se la si sfoglia e la si scorre per una occhiata veloce.

Il programma si chiama Continua »

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