Yahoo Answers, la comunità dei curiosi

Ha compiuto già 5 anni il famoso servizio di Yahoo in cui gli utenti rispondono a domande utili, stupide e assurde. Pensate che il servizio ha avuto talmente successo che si è già da tempo superato il miliardo di risposte. In Italia è cominciato nel 2006 e da allora il fenomeno è in continua crescita.

Quando, nel 2005, negli USA qualcuno chiese “Perché un mouse ottico non funziona su un tavolo di vetro?“, la corsa di Yahoo Answers non si è più arrestata, sbarcando, dopo soli sei mesi anche in Italia. Oggi il servizio ha raggiunto 21 paesi e 9 lingue.

Si parla e si chiede di tutto: dallo sport al cinema, dalla cultura alla curiosità, dalla tecnologia alla religione. Forse è proprio per la facilità di utilizzo e per la varietà dei temi trattati che il servizio ha raggiunto cifre da record quasi 200 milioni di utenti in tutto il mondo che contribuiscono a mandare più di 800.000 domande e risposte ogni giorno (sono quasi dieci per ogni secondo).

Lorenzo Montagna, è l’amministratore delegato nonché direttore commerciale di Yahoo Italia e spiega così il successo della community: “Yahoo Answers riflette in rete le conversazioni (a volte serie e altre spiritose) che avvengono quotidianamente in gruppi più piccoli tra parenti, amici e colleghi, offrendo la possibilità di estendere il confronto con milioni di utenti sulla base del principio della condivisione di esperienze“. In Italia sono quasi 8.000.000 le persone che utilizzano il servizio. La domanda che ha dato il via al servizio Continua »

Il concetto di PageRank di Google

Il PageRank è un algoritmo di analisi che assegna un peso numerico ad ogni elemento di un collegamento ipertestuale da un insieme di documenti, lo scopo è di quantificarne l’mportanza relativa all’interno della serie.

L’algoritmo può essere applicato a tutti gli insiemi di oggetti collegati da citazioni e riferimenti reciproci di un ipertesto o anche direttamente nelle pagine web. Il risultato è un peso numerico che viene assegnato ad un determinato elemento X e viene chiamato anche PageRank di X o PR (X).
L’algoritmo è stato brevettato dalla Stanford University (con brevetto US 6285999), è un termine ormai entrato di forza nel lessico comune dei fruitori dei motori di ricerca.

La storia

Larry Page e Sergey Brin, studenti dell’Università di Stanford, hanno sviluppato la teoria secondo cui un motore di ricerca basato sull’analisi matematica delle relazioni tra siti web, avrebbe prodotto risultati migliori rispetto alle tecniche empiriche usate precedentemente.
Erano convinti che le pagine citate con un maggior numero di link fossero le più importanti e meritevoli, decisero così di approfondire la loro teoria all’interno dei loro studi e posero le basi per il loro primo Continua »

L'effetto Moirè nella grafica mappata


Ferma restando la netta distinzione tra grafica vettoriale e grafica raster…

Duplicare una chiave da una foto

La notizia risale a circa 2 anni fa, ma sembra che non si conosca ancora perché a tutt’oggi non molti sembrano considerare le proprie chiavi di casa, dell’ufficio o dell’auto come dispositivi di accesso o meglio come “dati sensibili”

Secondo il professor Stefan Savage (della Jacobs School Computer Science dell’Università di San Diego, California), dovremmo invece cominciare a pensarci tutti, perché poter riprodurre doppioni perfetti di chiavi partendo da semplici foto, scattate anche a distanza è possibile.

La dimostrazione l’ha data personalmente con un suo team di studiosi nell’ottobre 2008: volevamo solo dimostrare, ha detto, che le chiavi non sono poi così sicure come può sembrarci ed andrebbero custodite con cura e lontane da occhi indiscreti.

Il professor Savage che è direttore del Continua »

La storia effimera degli home computer

Home Computer è un termine anglofono usato dai consumatori per indicare la seconda generazione di microcomputer, che fece il suo ingresso sul mercato dal 1977 per tutti gli anni ottanta. Questa classe di computer era caratterizzata da un costo contenuto e da un utilizzo prevalentemente domestico (da qui il nome che significa calcolatore casalingo).

Facciamo un passo indietro ed analizziamone la storia. L’home computer divenne accessibile al grande pubblico grazie alla produzione massificata ed a bassissimo costo del microprocessore basato su unico chip di silicio.
Gli home computer erano tutti basati su processori a 8 bit, tipicamente il MOS Technology 6502 o lo Zilog Z80. Costruttivamente erano molto semplici; il corpo era formato principalmente da una voluminosa e tozza tastiera al cui interno trovavano posto tutti i dispositivi del computer, l’uscita video veniva in genere collegata ad un televisore. Erano dotati di interfacce esclusivamente testuali e con memorie di massa a audiocassette, venivano sfruttati prevalentemente come console per videogiochi, oppure per i primi timidi approcci con la programmazione del tempo.
Più raro era il loro utilizzo come strumento di lavoro se associata ad una unità esterna di memorizzazione a floppy disk.

A questa regola faceva eccezione Continua »

Software senza licenza

Vi segnalo una recente e curiosa sentenza della Cassazione che che potrebbe segnare un importante precedente contro le infrazioni (spesso ingiuste) che la Guardia di Finanza contesta ai cittadini in materia di software copiato.

La Suprema Corte non ha infatti rinvenuto, nella condotta dell’imputato che ha fatto uso di software piratati, alcuno scopo commerciale o imprenditoriale. E la mancanza del bollino SIAE, nel caso specifico, è stato considerato irrilevante.

Il fatto

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi in materia di diritto d’autore su quanto previsto e punito dall’articolo 171 bis della legge 633/41.
Vi precisao che il comma 1 dell’Articolo citato prevede la reclusione da sei mesi a tre anni ed una multa da 2.582 a 15.493 € a chiunque duplichi programmi per elaboratore abusivamente per trarne profitto o per chi, allo stesso fine, importa, distribuisce, detiene a scopo Continua »

Elettricità dal calore coi polimeri

Il mondo sarà più efficiente da quando è stato scoperto un nuovo modo di raccogliere i rifiuti di calore e di trasformarli direttamente in energia elettrica. Si tratta di un dispositivo termoelettrico molecolare che promette di trasformare il calore direttamente in elettricità, è un sistema innovativo e valido che permetterebbe di imbrigliare la natura ondulatoria degli elettroni e trasformarla direttamente in energia elettrica bella e pronta da utilizzare.

La scoperta è di un gruppo di ricercatori della Princeton University (Arizona) che è riuscito a progettare un’apparecchiatura (per ora ancora allo studio) in grado di trasformare il calore (di spreco o disperso) direttamente in energia elettrica senza l’utilizzo di complicati dispositivi o parti in movimento, sfruttando solo le leggi della meccanica quantistica.
La ricerca è diretta da Charles Stafford e Justin Bergfield del dipartimento di fisica ed è descritta in un Continua »

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