La termoacustica per il futuro

La termoacustica è oggi una innovativa materia di studio e di ricerca applicata, molto attiva e promettente studiata soprattutto negli USA.

Ad oggi coinvolgono strutture di ricerca avanzata quali Los Alamos National Laboratory e la Naval Postgraduate School, la ricerca universitaria presso i dipartimenti di fisica di Penn State University, University of Missisipi e University of Texas nonché i dipartimenti di ingegneria di John Hopkins University, Purdue University e MIT.

I vantaggi della Termoacustica fin dai primi studi, sono risultati molto attraenti e fortemente innovativi per molti interessanti motivi.

Un dispositivo termoacustico
– è essenzialmente molto semplice e compatto
– è affidabile perché non ha parti in movimento
– eroga una potenza frigorifera variabile a seconda dell’ampiezza della vibrazione acustica
– è facilmente realizzabile perché usa tecnologie e materiali comunissimi
– potrà avere costi competitivi o inferiori rispetto ai sistemi tradizionali
– impiega gas (o miscele di gas) economici, inerti e sicuri (tipo elio, argon e altri gas nobili)
– il costo rispetto alla potenza (€/W) sono inferiori alle attuali tecnologie

Tutti questi vantaggi sembrano più che sufficienti per guardare con occhi molto attenti a questa innovativa branca. Inoltre particolari dispositivi termoacustici ibridati (utilizzanti alcune soluzioni adottate nelle macchine a ciclo Stirling) stanno portando allo sviluppo di motori che potrebbero integrare (e forse sostituire) gli Continua »

Svofski il genietto squattrinato

Mi sono imbattuto per caso in un sito di un giovane autocostruttore – hobbista di origini russe che mi ha totalmente spiazzato per le sue realizzazioni tecniche interessanti e dai costi praticamente nulli.

Si chiama Viacheslav Slavinsky (detto svofski), è esperto di elettronica e programmazione e da anni crea apparecchi perfettamente funzionanti realizzandoli esclusivamente con pezzi recuperati da vecchi apparecchi elettronici, PC rotti, qualche pezzo di metallo, del legno, viti, un po’ di elettronica autoprogettata e tanta manualità.

La sua grande fantasia, unita ad un altissimo senso di adattamento, gli permettono soluzioni tecniche a volte sconcertanti e spesso assolutamente geniali.
Le sue migliori realizzazioni le ha raccolte in un sito dove racconta i suoi prototipi e ne fornisce una completa e dettagliata descrizione (in russo o in inglese), comprensiva dei disegni del progetto, degli schemi elettrici e dei circuiti e, per finire, anche dei filmati del prototipo in funzione.

Scorrendo il sito, semplice come le sue realizzazioni troviamo un plotter a penna, un braccio robotico, un piatto di rotazione programmabile per usi fotografici, un originalissimo orologio Continua »

Una patch miracolosa per linux

Nel 1991 lo studente finlandese Linus Torvalds, impegnato presso la University of Helsinki, ebbe l’idea di creare un sistema operativo simile a Unix che potese girare su un comunissimo PC.
Inspirandosi a Minix (S.O. utilizzato per scopi didattici), cominciò a progettare il cuore del sistema, il Kernel (il Kernel ha la funzione di coordinare i processi, la memoria virtuale, il file system, la rete e le periferiche).

Nell’agosto del 1991 Linus Torvalds, finito il suo lavoro, rese pubblico (attraverso un annuncio sui newsgroup) il suo progetto, offrendo a tutti la possibilità di mettere mano ed usare il nuovo sistema operativo battezzato Linux.
In poco tempo si formò una comunità molto ampia di sviluppatori e la cooperazione tra sviluppatori di tutto il mondo permise a Linux di diventare un sistema operativo affidabile e di grande qualità.

E’ proprio per la sua natura quindi che i progressi di Linux, sempre tantissimi ed in costante crescita, dipendono da aggiornamenti mirati e continui al kernel (rigorosamente coordinati, seguiti e controllati dal suo inventore Linus Torvalds).

Pensare quindi che ancora oggi, dopo più di 20 anni di aggiornamenti ed onorato servizio, qualcuno sia riuscito a Continua »

La storia del RADAR Italiano

Il RADAR (acronimo di RAdio Detecting And Ranging), è uno strumento elettronico che permette di esplorare lo spazio aperto per individuare e determinare le distanze da oggetti, bersagli e punti di collisione anche in condizioni di scarsa o nulla visibilità.

L’idea di concepire dei sistemi per la rilevazione di oggetti mediante radioonde, fu intuita fin dai primi anni del 1900. Ma furono gli studi di Hertz (sulle onde elettromagnetiche) e i primi esperimenti di Hulsmeyer (compiuti nel 1931) negli Stati Uniti e in Inghilterra, che si giunse ai primi prototipi di RADAR nel 1940. Ricerche sicuramente influenzate, finanziate ed accelerate dagli eventi bellici in atto.

In Italia fu il grande Marconi a suggerire (già nel 1922) la possibilità di utilizzare le onde corte per il radiorilevamento di oggetti, tantoché, nel 1933 a Roma, eseguì anche alcuni esperimenti alla presenza di alte cariche militari. Le ricerca continuò a cura dell’Istituto Superiore delle Trasmissioni del Genio Militare, ma non con lo stesso impegno (e fondi stanziati) dei vicini paesi anglosassoni e tedeschi.
In Italia, si svolsero quindi ricerche di limitata entità cercando peraltro di acquisire dati ed informazioni sugli studi già in atto nelle altre nazioni. Per accelerare fu anche deciso di impegnare la Marina Militare nella ricerca (poichè quello era il principale campo di applicazione del radar), ma la Marina non accettò di rinunciare alla costruzione di un incrociatore per devolvere le somme così risparmiate alle ricerche sul RADAR. Si giunse quindi, a guerra iniziata, alle prime indirette rivelazioni dell’esistenza del radar solo quando, sulle navi inglesi (negli scontri navali notturni), si risolvevano sempre ed inspiegabilmente a sfavore Continua »

Forse non tutti sanno che…

– Tutti conoscono i guelfi e i ghibellini (i primi sostenitori del papa i secondi dell’imperatore nel corso del XI sec.), ma non tutti sanno che erano divisi, oltre che politicamente, anche da un punto di vista architettonico: i merli dei castelli dei guelfi hanno le estremità squadrata, quelli dei ghibellini a coda di rondine.

– L’imperatore Vespasiano (famoso per ben altro tipo di strutture) fu colui che diede inizio ai lavori dell’Anfiteatro Flavio meglio noto col nome di Colosseo nel 72 d.C., lavori che terminarono sotto Tito nell’80 d.C.

– Napoleone Bonaparte (forse il più grande politico e militare francese), Giulio Cesare ed Enrico II erano affetti di ailurofobia (dal greco paura dei gatti) che provocava in loro attacchi di panico fino allo svenimento.

– Il Medioevo detto, anche età di mezzo, è considerato erroneamente periodo di transizione, ma anche di oscurità (o di decadimento), nonostante questa nomina poco edificante, ha lasciato numerosissime invenzioni che spaziano dall’uso quotidiano a quello più scientifico come gli occhiali, le mutande, i bottoni, le posate (per mangiare), le note musicali, i libri, le bandiere, la bussola, il gioco del Continua »

Collegamenti Wi-Fi con le antenne TV

Raggiungere le zone rurali distanti dai centri urbani con una connessione a Internet è da sempre un problema. Posare i cavi (spesso per pochissime utenze) è costoso quasi al pari di impianti di connettività mobile.

Dall’Australia arriva una interessante soluzione proposta dalla CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization) da tempo impegnata al problema di portare la Rete lontano dai grandi centri urbani.

Una soluzione che sembra essere l’uovo di colombo. Riutilizzare gli impianti televisivi dismessi dopo l’arrivo della nuova tecnologia digitale terrestre è l’idea base. Le antenne TV sono sostanzialmente dappertutto e sono in grado di ricevere i segnali da ripetitori già installati e relativamente vicini.

Tra breve quindi, con il passaggio alla TV digitale terrestre (previsto anche in Australia entro per il 2013), le vecchie infrastrutture di trasmissione analogica e le frequenze liberate potranno essere riutilizzate per fornire connettività senza fili tramite un segnale che potrà essere captato dalle normali antenne televisive e utilizzato dai computer domestici con un apposito apparecchio di ricetrasmissione ad-hoc.

La tecnologia che permette tutto ciò si chiamerebbe Ngara (nome proveniente dalla lingua aborigena che significa ascoltare e pensare) ed ha costi di impiego e di installazione veramente contenuti. In fondo si tratta di rusare una infrastruttura già esistente che andrebbe Continua »

La frontiera del 3D sui display

L’immagine tridimensionale per essere percepita come tale dovrebbe fornire al cervello molte indicazioni sulla realtà che vogliamo simulare: illuminazione, prospettiva, trama. Ma per rendere immersiva e sempre più simile al reale un’esperienza 3D è necessario fornire elementi come la visione stereoscopica, la messa a fuoco dinamica, la visione periferica e così via, tutte caratteristiche percepite continuamente dai nostri occhi.

La proprietà più importante, e più semplice da simulare, è la visione stereoscopica. Noi infatti percepiamo la realtà tramite due occhi (distanti circa 7 cm) e questa doppia visione ci permette di apprezzare la profondità della scena tramite le differenze di particolari e di convergenza oculare che fornirebbero al cervello tutti gli elementi per eleborare questa sorta di triangolazione e trasformarla in percezione tridimensionale.

Il fenomeno è stato a lungo studiato già dagli inizi degli anni ’60 da Ivan Sutherland (famoso esperto di Computer Graphic) che costruì il primo head-mounted display (HMD) stereoscopico ed oggi si parla molto di riproduzione tridimensionale (o 3D) come traguardo prossimo per la visione delle trasmissioni televisive e cinematografiche domestiche.

Ora , mentre per il cinema la tecnologia è matura e sembra inconfutabile l’affermazione della tecnica bipolarizzata (che permette la visualizzazione ottimale solo tramite appositi occhialini), per l’evoluzione del 3D domestico tutto sembra ancora in fase di sviluppo. E’ certo però che i comuni schermi CRT, plasma o LCD non saranno più adatti e si dovranno utilizzare nuovi tipi di display, nuove tecniche di trasmissione e codifiche Continua »

L'armonia della matematica frattale

Benoît Mandelbrot, nato a Varsavia nel 1924 (morto recentemente il 14 ottobre 2010), è stato il matematico padre della geometria frattale. Egli scoprì questa nuova branca di matematica quasi per caso nel 1979, mentre conduceva degli esperimenti per conto del Thomas J. Watson Research Center dell’IBM.

Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, cioè non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento (caratteristica chiamata auto similarità). Il termine frattale è un neologismo che venne coniato dallo stesso autore e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), per descrivere alcuni comportamenti matematici che sembravano avere un comportamento caotico; infatti questo genere di fenomeni nasce dalla definizione di curve od insiemi tramite funzioni o algoritmi ricorsivi. Per questa particolare natura, i frattali compaiono spesso nello studio dei sistemi dinamici e nella teoria del caos.

L’applicazione della geometria frattale a questioni economiche condusse Mandelbrot a rimettere in discussione alcuni solidi fondamenti dell’economia classica e della Continua »

Powered by WordPress | Designed by: 7Graus | Thanks to 7Graus WP Themes

Se trovi interessanti gli argomenti... condividi.

  • http://www.stampolampo.it/feed/
  • Follow by Email
  • https://www.facebook.com/stampolampoblog/
  • https://plus.google.com/u/0/+StampolampoIt
    http://www.stampolampo.it/page/20/">
  • https://twitter.com/slblog
  • SHARE
http://www.stampolampo.it/feed/
Follow by Email
https://www.facebook.com/stampolampoblog/
https://plus.google.com/u/0/+StampolampoIt
http://www.stampolampo.it/page/20/">
https://twitter.com/slblog
SHARE