La Vuvuzela, la terribile trombetta dei mondiali 2010

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La vuvuzela, anche chiamata in lingua tswana lepatata, è una trombetta ad aria, fatta di solito di plastica, lunga mediamente un metro. E’ stata brevettata da Neil Van Schalkwyk. Essa è comunemente usata in Sudafrica dai tifosi che assistono alle partite di calcio ed è diventata un simbolo del calcio sudafricano.

L’origine del suo nome è discussa: potrebbe essere un termine onomatopeico in lingua zulu che significa fare vuvu, in riferimento al suono emesso, oppure derivare da un termine gergale che significa doccia, in riferimento alla sua forma.

Le vuvuzela sono derivate dalla forma dei corni delle antilopi ed erano utilizzate, un tempo, per riunire gli abitanti dei villaggi; oggi sono fatte di plastica e sono uno degli immancabili gadget dei tifosi sudafricani che si apprestano a far tifo negli stadi. Dallo scorso ottobre, l’azienda di Van Schalkwyk ha venduto circa un milione e mezzo di vuvuzela solo in Europa e, nel solo mese dei Mondiali 2010, l’azienda ha stimato un giro di affari di crca 2 milioni di euro.

L’uso della vuvuzela è stato a volte impedito, ma la FIFA (Fédération Internationale de Football Association) ha deciso di permettere l’ingresso di questa trombetta all’interno degli stadi dal 2008.
L’uso esasperato di questo strumento, secondo alcuni studiosi (tra cui Trevor Cox), presidente dell’Institute of Acoustics britannico e ingegnere del suono dell’Università di Salford, il suono prolungato e ravvicinato dello strumento può danneggiare l’udito. Infatti, il suono di una vuvuzela può arrivare fino a 127 dB (decibel), 3 soli dB sotto la soglia del dolore (che si considera intorno ai 130 dB).

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Come si suona

La vuvuzela è una tromba molto allungata che viene suonata facendo una pernacchia nell’imboccatura (come le comuni trombe da orchestra) le vibrazioni del labbro mandano in risonanza il cono dello strumento che produce il caretteristico suono.
Un bravo musicista saprebbe ottenere dalla vuvuzela un suono basso e profondo simile ad un corno da caccia, ma un tifoso medio difficilmente riesce a differenziarlo dal rumore di un barrito di elefante (stonato).
Questo perchè è molto difficile mantenere costante e consistente il flusso di aria all’interno della tromba.
Le migliaia di vuvuzela, suonate contemporaneamente ed a ritmi e diversi volumi, danno origine al caratteristico effetto che tutti abbiamo sentito in TV in questi giorni nelle partite dei mondiali. Sembra un enorme sciame di insetti ronzanti sopra il campo di gioco.



Disturbi agli ascoltatori

Chi trova insopportabile il suono delle vuvuzela (qui trovate un esempio) ha le sue buone ragioni, uno studio condotto all’Università di Pretoria (in Sud Africa) infatti, dimostra che a 1 metro di distanza esse possono produrre suoni che superano ampiamente i 116 dB, più che sufficienti a danneggiare l’udito (pensate che la legge italiana prevede un tetto massimo di soli 80 decibel negli stadi adibiti a concerti).
Una folla di vuvuzela che suona per 90 minuti ininterrottamente, può portare facilmente ad una perdita temporanea dell’udito tra gli spettatori.
Ma ciò che rende particolarmente fastidioso il rumore, è il suono monocorde. Il nostro cervello è abituato a ricercare, nei suoni, i cambiamenti improvvisi e tende ad ignorare i rumori continui e persistenti, ma se il volume del suono è troppo alto, riuscire ad escluderlo diventa praticamente impossibile e genera un forte fastidio con senso di irritazione negli spettatori più sensibili.

Una soluzione abbastanza semplificata per gli ascoltatori televisivi, potrebbe essere quella di abbattere (sugli apparecchi predisposti di equalizzazione parametrica) la banda dei 230 – 240 Hz, questo permetterebbe di attenuare notevolmente il fastidioso ronzio e lasciare l’intellegibilità delle voci umane, dei cronisti e degli spalti.

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Un saluto a tutti i tifosi.







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