La misura del tempo

L’alternanza del giorno e della notte, alla base della vita e delle attività sulla terra, è stato anche il primo, il più arcaico e naturale sistema di misura del tempo.
I Sumeri (civiltà vissuta 3.000 anni prima di Cristo), iniziarono a suddividere il giorno in 12 parti (già in precedenza, avevano suddiviso l’anno in 12 mesi ed i mesi in 30 giorni).
Il motivo per qui abbiano scelto il 12 e il 30 sembra sia motivato dal fatto che, non conoscendo bene il calcolo frazionario, questi numeri particolari (compresi i loro multipli), si possono dividere in vari modi ed in parti più piccole, senza lasciare resto.
Il 12 infatti, è divisibile, senza lasciare resto, per 2, 3, 4 e 6 (potrete verificare voi stessi che nessun altro numero, così piccolo, si lasci dividere in tante parti dando sempre valori interi) analogamente il 30 che si lascia dividere per 2, 3, 5, 6, 10 e 15.
Furono infine gli egizi che decisero che era più vantaggioso suddividere il giorno in 24 ore, ma il sistema era molto complicato.
Il sistema grossomodo, funzionava così: si distinguevano le ore di luce (che erano 10), da quelle di buio (che erano 12), oltre a queste 22 ore, venivano conteggiate altre due ore per i crepuscoli (un’ora per l’alba ed un’altra per il tramonto). In questo sistema però, le ore del giorno finivano per essere di durata diversa durante l’anno perché, dovendo essere pari ad un decimo delle ore di luce totale, erano più lunghe d’estate (circa 75 minuti) e più brevi d’inverno (circa 45 minuti), di conseguenza, anche la durata delle ore notturne e quella dei crepuscoli variava durante l’anno.

Il sistema era troppo complicato e, alla fine, si decise di semplificarlo dividendo tanto le ore di luce quanto quelle di buio per 12, eliminando in questo modo le ore dell’alba e quelle del crepuscolo serale. In questo modo però, le ore variavano sempre in lunghezza da stagione a stagione, ma almeno le variazioni erano uniformi. Si crede che questa notevole semplificazione, sia stata la conseguenza dell’invenzione dei primi orologi artificiali (che non dipendevano dai moti astrali).
Fino a quel momento, infatti, il tempo era stato sempre misurato osservando il movimento degli astri e in particolare, di giorno, quello del Sole. Per esempio, piantando un bastone a terra era possibile conoscere la posizione del Sole osservando lo spostamento dell’ombra proiettata dal legno (stesso principio usato dalla meridiana), ma il problema è che l’arco tracciato dal sole varia col variare delle stagioni e non sempre le condizioni meteorologiche ne permettevano l’uso, quindi la misura risultava poco attendibile.

Di conseguenza a questi problemi si inventarono i primi orologi, che erano, di fatto delle clessidre ad acqua, cioè congegni molto semplici che misuravano il passare del tempo vuotando o riempiendo di acqua un recipiente.

Da oltre 5000 anni ad oggi molte cose sono cambiate, le tecniche di misura si sono affinate e la neccessità di precisione si sono spinte oltre l’inverosimile. Ma, di fatto, l’orologio è rimasto lo strumento di misura più diffuso in assoluto tra gli uomini perché da sempre, la misura ed il controllo del tempo, è il principale riferimento per le nostre attività e per la nostra vita.
Benché ormai (quasi tutti) sappiamo che il concetto di tempo non sia un parametro assoluto per l’intero universo (leggi Einstein e la sua teoria della relatività), nel nostro pianeta è una valore certo, assoluto e inoppugnabile.
Torneremo sul discorso successivamente, esponendo più approfonditamente le tecnologie usate per misurare il tempo ma, per ora pensate cosa sarebbe la nostra vita senza questo strumento fondamentale. Saluti.

 




 

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