La carne del futuro si coltiva in provetta

Dall’Università di Utrecht, carne trita artificiale entro sei anni. Una risposta alla crisi alimentare? La coltivazione di tessuti viventi in laboratorio, grazie alla riprodizione in vitro delle cellule, è una tecnica conosciuta già dalla fine dell’Ottocento. Ma se le applicazioni fino a oggi si sono concentrate sul campo medico, presto potrebbero estendersi anche al settore alimentare, realizzando ciò che alcuni già definiscono la “carne del futuro”. In un articolo recentemente apparso su US News e riproposto da Repubblica si torna a parlare di bistecca artificiale, alla luce delle ricerche in corso in alcuni laboratori e partendo da alcune evidenti constatazioni: l’appetito del mondo è in continua crescita e la dispensa globale appare ormai inadeguata a farvi fronte; la Fao ha stimato che un “occidentale” medio consumi circa 43 kg di carne all’anno e che il consumo cresca del 2% ogni anno; nel 2050 la popolazione mondiale avrà raggiunto i nove miliardi: 2,5 in più di oggi. L’idea di produrre carne senza dover uccidere degli animali – che vengono allevati per darci bistecche, ma che producono anche ossa, budella e pelle che non vengono utilizzati – riscuote ovviamente il paluso degli animalisti. Primi fra tutti i sostenitori della People for the ethical treatment of animals, organizzazione che ha messo in palio un premio da 1 milione di dollari da assegnare a chiunque riuscirà entro il 2012 a creare del pollo in provetta commerciabile. Ma l’avamposto delle ricerche pare essere nella vecchia Europa, dove, nell’università di Utrecht, da tempo stanno provando a coltivare del tessuto muscolare in vitro. I ricercatori – dice la Coldiretti – hanno isolato cellule staminali di maiale che si dividono e moltiplicano. Il professore Henk Haagsman, a capo del progetto, afferma che la sua équipe spera di ottenere da qui a sei anni un prodotto affine alla carne trita. Non si tratterà ancora di un sanguigno T-bone, potremmo presto assaggiare la prima polpetta artificiale, da insaporire con ingredienti più succulenti. Il sapore infatti – insieme ai costi esorbitanti della produzione – rimane uno dei principali ostacoli da affrontare. Per quanto riguarda la consistenza, invece, gli scienziati dei Paesi Bassi, considerando che per essere adatta al consumo, la carne ottenuta in laboratorio ha bisogno di esercizio fisico, stanno già tentando di progettare dei bioreattori adatti allo scopo. Scrivi un commento






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