Gli etruschi

Loro si autodefinivano Rasna, i Greci li chiamavano Tirreni, i Romani Tusci o più semplicemente Etruschi.
Molti sono gli interrogativi a cui gli studiosi hanno dato risposta riguardo la loro provenienza, la loro lingua e soprattutto il loro declino svelando i misteri di questo affascinante popolo.
Sintetizzando possiamo dire che le ipotesi di provenienza degli Etruschi sono tre: provenienza orientale, provenienza dal nord dell’Europa e autoctonia. Queste tre ipotesi con il passare del tempo e con uno studio incrociato archeologico, linguistico e storiografico convogliarono in una sola; non si può parlare di provenienza etrusca ma di formazione etrusca cioè un insieme ben mescolato di culture che man mano hanno dato origine ad una civiltà ben strutturata. Già a partire del IX sec a.C. in Toscana, Lazio e Umbria è rintracciabile una civiltà ben identificabile quella villanoviana (da Villanova vicino Bologna la cui caratteristica era quella della cremazione dei defunti poi collocati in tombe a pozzo), la quale trova le sue appendici anche a Fermo, a cui come detto in precedenza si uniranno elementi orientali e del nord dell’Europa dando origine alla civiltà etrusca che fu dedita al commercio, all’esportazione dei metalli, all’attività marinare e all’agricoltura non formando mai una nazione ma le singole città mantennero la loro indipendenza come le polis greche con le dovute proporzioni.

Gli Etruschi purtroppo non hanno lasciato libri né testi scritti, oggi si dispone soltanto di frammenti si pensa perfino che abbiano volutamente distruggere i loro testi specialmente quelli sacri riguardanti gli aruspicina quando hanno capito che la loro civiltà era ormai giunta al termine. Tra i frammenti che ci hanno permesso di comprendere la scrittura ci sono la stele di Lemno datata VI sec. a.C. in un dialetto greco molto simile all’etrusco, il Liber linteus o mummia di Zagabria un drappo di lino con 1200 parole, il disco di Magliano una lamina di piombo con 70 parole e forse la più importante le lamine di Pyrgi iscrizioni inerenti la dea Uni in etrusco e nel corrispondente cartaginese che ha permesso la traduzione dei testi a seguire. L’alfabeto etrusco deriva da quello greco euboico formato da 26 lettere (poi diminuite a 20 con il passare dei secoli) con un ductus della scrittura detto bustrofedico: come in una serpentina l’incipit della riga parte da sinistra per poi passare a destra nella riga successiva (tale fenomeno scemerà con il passare dei secoli). La grammatica quindi è a buon punto di comprensione a differenza della lingua dato appunto la scarsità dei testi scritti.

Più che di declino o misteriosa scomparsa del popolo etrusco si deve parlare di un naturale assorbimento in quello che sarà uno dei grandi imperi del mondo antico; Roma. Già in età regia Roma aveva subito l’influenza etrusca basti pensare agli ultimi re di Roma, i Tarquini, per capire quanto fosse inevitabile che il suo continuo crescere non soltanto territorialmente coincidesse con il repentino sgretolarsi della civiltà etrusca la quale più che annientata militarmente fu inglobata in quella romana (anche dal punto di vista etnico si cerca di associare i patrizi agli etruschi e i latini ai plebei), perdendo le sue connotazioni linguistiche e culturali, fino ad arrivare alla Lex Julia del 90 a.C. in cui verrà concessa la cittadinanza romana a tutti i socii (alleati) fra cui risultano anche gli etruschi.

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