Questo Blog, nasce per aggregare gli utenti su vari temi. A differenza di altri blog, qui TU potrai scrivere articoli e commentare quelli altrui. Dai motori di ricerca non sempre si viene indirizzati al preciso articolo (se è un po' datato).
Qualche giorno fa stavo girovagando un po' sui motori alla ricerca di un modo semplice per aumentare le visite al proprio sito. In realtà mi sono accorto che ci sono molti modi gratuiti (più o meno subdoli) per ottenere risultati temporanei e non costanti: dallo scambio di link, allo spam sui forum o sulle email, al forzare artificiosamente il proprio page rank, alle forzature e varianti con le keywords, ecc. Tecniche queste poco raccomandate e fortemente punite dai motori di ricerca.
Ognuno (come è ovvio) vorrebbe incrementare le visite al sito a cui costantemente si prodiga da anni ed ognuno si aspetta di ottenere risultati incoraggianti, appaganti e crescenti.
Sappiamo che vi sono milioni di utenze nella rete, milioni di persone che girovagano senza meta e cliccano ovunque si muove qualcosa; di conseguenza non ci spiegamo come siti cretini ed insulti facciano alti numeri di traffico ed il nostro, magari curato e ricco di contenuti, non decolla mai (dalle mie parti si dice "che non cresce e non crepa").
Secondo me il problema non va letto in questo modo, è vero che siti improbabili, con scarsi contenuti, scadenti nella grafica possano anche avere molti visitatori, ma questo non significa che siano apprezzati dal fruitore. Spesso è più probabile che sono solo ben indicizzati nei motori (anche in modi artificiosi) e molto pubblicizzati, ma poi presentano tempi di rimbalzo molto veloci (vale a dire il tempo che il visitatore impiega per uscire è dell'ordine di pochi secondi). Questo fattore porta sì a molti visitatori a livelli contabile, ma ad una bassissima fruizione effettiva del sito stesso.
Non sono un guru nè un grande esperto nel settore, ma il mezzo secolo che ho sulle spalle mi ha insegnato che le cose artificiose, forzate e facili da ottenere non pagano né appagano e soprattutto non sono durature; anche qui, come nella vita reale, per andare avanti servono buone idee, costanza e molta convinzione.
In conclusione quindi, non mi sento di dare una ricetta per il successo, nè un decalogo di tecniche miracolose e risolutive (che non conosco neanche io). E' solo l'impegno a far di meglio, imparare da chi ne sa più di noi, inserire contenuti sempre originali, interessanti e non copiati la vera strada per crescere e crearsi una reputazione positiva sul vasto pubblico della rete.
Spesso ci accorgiamo di avere fruitori che apprezzano il nostro prodotto, ma non diamo loro il modo di tornarci a trovare perché dimentichiamo di farli iscrivere o di farli abbonare al nostro feeed, queste sono semplici ed innocue tecniche di fidelizzazzione che non andrebbero proprio dimenticate.
Ricordiamoci inoltre di lasciare qualcosa di noi ai nostri lettori diamo loro un sistema per farli tornare, farli partecipi del nostro lavoro con commenti o dissensi, seguiamoli e rispondiamo con attenzione e puntualità alle loro richieste, non otterremo ringraziamenti (quasi mai), ma crescerà la nostra reputazione di serietà che sarà di sicuro notata (perlomeno così spero). Un saluto
Vi sarà capitato di dover inviare a parenti o amici delle foto, brani musicali o files di grandi dimensioni; vi sarete accorti che non riuscire nell'intento è la regola. I motivi sono diversi e vanno dalle molte limitazioni applicate alle nostre caselle di posta elettronica fino alle limitazioni di spazio disponibile sui server per il nostro uso.
Il problema di base è che una casella di posta non è adatta a questo strano uso perché, per sua natura, un server di posta elettronica accetta solo caratteri alfanumerici e poco altro. Per inviare un allegato quindi, il file deve subire una conversione in un formato accettabile dal server, per poi essere riconvertito (al suo ricevimento) per riottenerne il file originale.
Tutte queste procedure, unite alla probabilità più alta di errori e varie altre complicazioni funzionali, fa sì che i file digitali di grandi dimensioni non arrivino quasi mai al destinatario tramite il comune server di posta.
In alternativa vi sarebbero i programmi di messaggistica istantanea (o chat) come Skype, MSN Messenger, Google Talk e Yahoo Messenger che permettono di trasferire abbastanza facilmente file da un computer all'altro, senza troppe restrizioni sulla dimensione del file o sul tipo di file. Questo sarebbe anche il modo più veloce per muovere dei file, ma è necessario che entrambe le postazioni tengano il client chat aperto, sia per inviare che per ricevere il file.
Vi sono poi altre soluzioni (anche gratuite) che permettono lo scambio di file tra 2 PC, ma prevedono il deposito dei nostri files su server dedicati per un certo periodo tramite un pre-caricamento (upload) quindi uno scaricamento successivo da parte dell'altro utente interessato ai nostri files.
Tra le tante possibili, una soluzione velocissima è quella di poter saltare il processo di upload e permettere un trasferimento diretto tra i due computer. Il procedimento si chiama P2P (PeerToPeer) e permette il trasferimento dei dati in modo diretto, senza passare per un server di appoggio o un sito intermedio. La procedura è quindi più sicura (perché il collegamento è solo da punto a punto) e non si lasciano tracce dei nostri dati per il web (perché non scarichiamo nulla su altri server).

Il sito iSendr è nato appunto per questo scopo, il mittente può avviare una sessione di trasferimento file ottenendo da iSendr un link privato che può essere inviato ad una o più persone via email, a voce o per telefono.
Quando, chi deve ricevere il file, apre quel link nel suo browser, il trasferimento si avvia immediatamente e il file viene scaricato. Il file viene quindi copiato dal computer di chi manda direttamente sul pc di chi riceve, garantendone la totale sicurezza (la sessione può anche essere protetta con una password). Non vi sono restrizioni di dimensione del file e, non appena il file viene completamente scaricato, la sessione termina in automatico. L'unico, ovvio, limite è che il PC server deve rimanere acceso in attesa che le operazioni siano totalmente completate da parte di tutti i fruitori.
Servizi simili sono anche: DuShare, FileAi, Pipebytes o Files over miles provateli e verificate quelli che vi risultano più comodi e veloci. Da parte mia, un saluto.
Finora, in questo blog, abbiamo parlato molto di browser web, di new entry e nuove soluzioni interessanti. Abbiamo seguito le evoluzioni di FireFox, Opera (con vari articoli), Safari, Chrome, Sleipnir, ecc.
(che potrete verificare cliccando su questo link)
Di quest'ultimo (slephnir) apprezzammo l'interessante soluzione di integrare due motori di rendering (ma il progetto non ha avuto molto seguito); ora, sempre dall'Asia, vi proponiamo un interessante prodotto, ormai maturo (in versione 6 - Orion), che si attesta tra i browser più veloci oggi disponibili, superiore addirittura a Firefox, Chrome e Opera (come attestato dal sito ufficiale che trovate qui).
Lunascape è quindi un browser ibrido che fa uso di tre diversi motori di rendering per visualizzare le pagine web. Compagno ideale per chi si occupa di programmazione HTML (in quanto offre notevole facilità nella verifica della compatibilità delle pagine tra i vari motori) ed in più offre molte altre interessanti funzioni originali.
I tre più popolari motori di rendering che troviamo integrati sono: Trident (di Internet Explorer), Gecko (di Firefox) e WebKit (di Safari e Chrome) essi sono selezionabili a piacere e possono essere anche collegati a determinate pagine con avvio automatico.
Una sofisticata scheda di navigazione inoltre vi permetterà di avere più pagine aperte nella stessa finestra, facilmente accessibile in diverse schede. In questo modo, è possibile passare rapidamente tra le pagine che si stanno visualizzando. Altra interessante novità è che, nel caso di un crash, non si ha bisogno di chiudere l'intero browser, ma soltanto la scheda che ha creato il difetto.
Molte sono le funzionalità implementate sul mouse: cliccando e spostando il mouse è possibile eseguire comandi comuni (come pagina avanti e indietro, traduzione istantanea di un testo, ecc.) il tutto, senza utilizzare le barre degli strumenti o la tastiera.
A seguire una immagine grafica delle funzioni più originali ed esclusive implementate in questo browser.
Il mio consiglio è di provarlo e di lasciarlo disponibile sul proprio desktop perché l'ultima versione è molto stabile ed è adatta per un uso pesante, pensate che riesce a tenere aperte fino a 100 schede contemporanee senza problemi.
Il browser è ovviamente gratuito ed adatto per sistemi Windows (a partire da 2000 in su), lo potete scaricare facilmente da qui dove troverete anche le versioni full, light e mobile. Un saluto.
L'acronimo inglese CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) che significa grossomodo test automatico per distinguere i computer dagli umani, è stato coniato, dalla terminologia inglese, nel 2000 da Luis Von Ahn, Manuel Blum e Nicholas J. Hopper della Università Carnegie Mellon e da John Langford della IBM. Come succede normalmente nella terminologia informatica, il termine inglese è utilizzato pari pari anche in lingua italiana.
I test captcha più utilizzati sono quelli in cui viene richiesto, all'utente, di riscrivere esattamente il contenuto riportato da una finestrella in cui i vari caratteri alfanumerici contenuti appaiono ruotati, distorti, mascherati o offuscati. Lo scopo è appunto di poter distinguere se l'utilizzatore che sta interagendo, sia effettivamente un umano fornito di intelligenza od un semplice computer o un robot (BOT) che sta cercando di inserirsi in automatico.
I BOT più diffusi, programmati per navigare sul Web, sono i web crawler (letteralmente brulicatori della rete), e sono software piuttosto sofisticati anche detti spider (o ragni). Questi programmi scorrono continuamente le pagine Web seguendo i link ipertestuali che trovano nei testi e passano dall'una all'altra pagina raccogliendo informazioni sui contenuti allo scopo di indicizzarle opportunamente nei motori di ricerca.
Sui canali IRC (Internet Relay Chat) invece, i bot svolgono svariati compiti: dall'offerta di servizi di file sharing integrati nel sistema di chat, al ruolo di "maggiordomi" delle stanze virtuali più o meno sofisticate, fino ad arrivare al dannosissimo spamming rivolto automaticamente a tutti gli utenti che entrano in chat.
Proprio per evitare quest'ultima piaga dei software automatici, spesso utilizzati a scopo di hacking da malintenzionati, si è corsi ai ripari cercando soluzioni efficaci che possano distinguere gli hacker dai semplici utenti che usano la rete per professione o per diletto.
Oggi i test captcha sono quindi impiegati per contrastarei o impedire che i bot violino la rete con operazioni di hacking o utilizzino servizi come i forum, la registrazione verso i siti, la scrittura di commenti e tutte quelle operazioni che creano spam ed infestino i siti di immondizie che nulla c'entrano con lo scopo del servizio.
Ultimamente questo tipo di test viene utilizzato anche per contrastare lo spam generato dai bot obbligando il mittente, se non conosciuto dal destinatario, a superare un test captcha prima di consentirgli la consegna del messaggio.
Non bisogna però pensate che sia un problema da poco, i bot infatti si fanno sempre più agguerriti e molti riescono ormai a riconoscere lettere e numeri con sofisticatissimi programmi di riconoscimento (OCR) con una precisione fino a poco fa impensabile. Di conseguenza anche i sistemi anti intrusione devono evolversi di pari passo e scovare metodi e stratagemmi sempre più affidabili e compatibili.
Altro problema infatti è la compatibilità che si pone quando l'uso dei PC proviene dai non vedenti, utilizzando stringhe CAPTCHA troppo sofisticate si andrebbe a precluderne l'uso anche a questi soggetti che fanno affidamento su sistemi di riconoscimento per nulla diversi da quelli dei bot, per ovviare si è pensato anche alla comunicazione audio delle stringhe (facilmente riconoscibili dall'uomo ed ancora molto difficili da discriminare ai bot).
Gli algoritmi utilizzati per realizzare i test CAPTCHA vengono anche divulgati al pubblico (pur essendo protetti da brevetto). Tale politica di trasparenza serve a dimostrare che la sicurezza del metodo non risiede sulla conoscenza dell'algoritmo più o meno segreto. Al contrario, per scavalcare l'algoritmo è necessario risolvere un problema semplice per le persone ma piuttosto difficile se svolto da sistemi di intelligenza artificiale.
Altra tecnica, più sicura, che si sta sviluppando negli ultimi anni, è quella di realizzare dei test basati sul riconoscimento di un volto (chiamata RTT based on faces recognition).
Ma c'é un però; a seguito dell'uso massiccio di test captcha su ormai tantissimi siti che prevedono l'immissione di testo da parte del pubblico, sono state sviluppate alcune contromisure che permettono agli spammer di superare simili test.
Il primo metodo, più semplice, è di utilizzare un utente in carne ed ossa per risolvere il captcha. Per fare questo lo spammer deve avere un sito Internet con un servizio per cui gli utenti umani chiedono l'accesso, come un forum o immagini pornografiche. Quando un utente chiede di accedere, viene salvato un captcha esterno che viene quindi risolto dall'utente. Successivamente verrà riciclato il captcha già risolto.
È anche possibile affidare a persone pagate, il compito di risolvere un captcha, è dimostrato che un operatore può facilmente verificare centinaia di captcha in un'ora; questa possibile soluzione necessita di un investimento economico che però non tutti possono o vogliono intraprendere.
Greg Mori e colleghi hanno presentato nel 2003 un lavoro che illustra come aggirare uno dei sistemi più diffusi per realizzare test captcha, l'EZ-Gimpy; tale approccio risulta efficace nel 92% dei casi. Al momento non è però noto se tale algoritmo sia stato implementato anche al di fuori del contesto della ricerca.
Sono stati creati anche alcuni programmi per cercare una soluzione ripetutamente e altri per riconoscere i caratteri scritti, utilizzando tecniche apposite e non quelle standard degli OCR. Progetti come PWNtcha hanno fatto grandi passi avanti contribuendo alla generale migrazione verso captcha più difficili.
Ovviamente la ricerca è continua e promette innovazioni sempre più sofisticate; in questa perenne rincorsa tra guardie e ladri chi ne fa le spese sono, come al solito, gli utilizzatori finali che, per poter inserire un semplice commento su un blog, dovrà sempre di più arrabbattarsi con metodi che di sicuro non gli semplificano la vita.
Alla faccia della tecnologia!
Dopo più di 20 anni di servizio ed onorata carriera, il sistema di gestione delle risorse iniziali dei PC (chiamato BIOS), andrà in pensione.
Il BIOS (Basic Input-Output System) è un insieme di routine software, generalmente scritte su ROM, FLASH o altro tipo di memoria non volatile, che fornisce una serie di funzioni di base per l'accesso all'hardware e alle periferiche integrate nella scheda madre da parte del sistema operativo e dei programmi.
Nei primi PC, il BIOS supportava tutte le periferiche e il DOS faceva totale affidamento su di esso per tutte le operazioni a basso livello.
Con l'evoluzione, le capacità offerte dalle routine di gestione del BIOS divennero velocemente insufficienti tanto che i moderni sistemi operativi non usano più il BIOS per le loro operazioni di Input/Output, ma accedono direttamente all'hardware.
Il BIOS è scritto di solito nel linguaggio assembly nativo della famiglia di CPU gestita dalla stessa scheda madre. Col tempo, visto che i costruttori mettevano a disposizione sempre nuove versioni di BIOS (per correggere difetti o aggiungere supporto a periferiche non previste inizialmente) è diventata basilare la riprogrammazione del BIOS. Per facilitare quindi i compiti agli addetti, questo codice viene scritto su memorie EEPROM (riscrivibili) e quindi l'aggiornamento o la modifica è, da tempo, molto più agevole.
Le cose però stanno cambiando: AMD, AMI, Apple, Dell, HP, IBM, Insyde, Intel, Lenovo, Microsoft, Phoenix e molte altre aziende del settore si sono consorziate con la UEFI (Unified Extensible Firmware Interface) e si è deciso di inserire un vero e proprio mini sistema operativo che sostituirà il BIOS. Il sistema richiederà ovviamente maggiori risorse di sistema, ma offrirà, di contro, molta più flessibilità. L'adozione di UEFI dovrebbe avvenire per la prima volta sulla piattaforma Sandy Bridge prodotta dalla californiana Intel, piattaforma che dovrebbe essere rilasciata alla fine di questo anno.
Probabilmente avrete già sentito parlare di questa nuova tecnologia chiamata ora UEFI o EFI. Di fatto Intel (la principale promotrice) iniziò a parlarne già nel 2003 con la sua architettura Itanium IA64, a quei tempi si chiamava Boot Initiative. Il concetto fu poi messo nelle mani dell'Unified EFI Forum, che si prese carico della gestione e promosse il nuovo standard per tutta l'industria mondiale.
A differenza del vecchio BIOS, che era semplice ed affidabile, UEFI avrà una interfaccia molto più appariscente ed utilizzabile con il mouse e, invece di essere scritto in assembly, sarà scritto in C. Permetterà un avvio più veloce del sistema con la possibilità di estendere notevolmente le sue funzionalità. Di contro, non tutte le schede madri già esistenti potranno supportarlo e quindi solo parte dell'utenza potrà usufruire di queste nuove possibilità.
L'adozione di UEFI eliminerebbe in origine l'utilizzo del MBR (Master Boot Record) nella gestione degli hard disk, principale responsabile delle limitazioni a soli (si fa per dire) 2,2 TB (terabyte) nella gestione dei dischi. Proprio in questo periodo molti produttori hanno annunciato l'uscita (per fine anno) di dischi con capacità di oltre 3 TB che sarebbero non completamente inutilizzabili se non si adottassero queste nuove tecnologie in tempi brevi.
Siamo certi che l'UEFI avrà comunque tutte le potenzialità per sostituire appieno il vecchio BIOS ma non sarà del tutto indolore.
Per le aziende produttrici non sarà così facile passare al nuovo standard senza spendere ingenti risorse per capirlo appieno ed implementarlo senza falle o errori in tutte le sue funzionalità.
Per i tecnici e riparatori a parte un primo disorientamento, non troveranno particolari difficoltà, solo un po' di nostalgia: non trovare più il tasto CANC all'avvio significherà far scomparire un notevole pezzo di storia dell'informatica.
Per l'utente finale (che queste cose nemmeno le vede) non cambierà praticamente nulla e continuerà a preoccuparsi dei suoi impegni giornalieri dopo aver acceso il PC col solito tasto. Un saluto a tutti.
Recuva è una utility per sistemi operativi a base Windows che permette il recupero di file cancellati accidentalmente dal proprio PC o da altri media e periferiche esterne.
E' un programma realizzato dalla inglese Piriform Ltd. la stessa software house che ha creato CCleaner e che sicuramente conoscerete.
Il software è molto semplice da installare e da utillizzare e, una volta installato, riesce a recuperare file cancellati dal sistema, da hard disk removibili, chiavette USB, schede di memoria per fotocamere, lettori MP3, ecc.
Appena lanciato ci viene richiesto che tipo di file desideriamo recuperare tra immagini, musica, documenti, files video, files compressi o email, l'opzione altri ci permette di scovare qualunque file cancellato di qualsiasi estensione.
Al passaggio successivo ci viene chiesta la posizione del file dove cercare i file cancellati se su card, ipod, sulla cartella documenti, sul cestino o su una precisa posizione (anche esterna (come una memory card o un lettore mp3).
L'opzione approfondita (nel passaggio successivo) permette infine un recupero anche parziale dei file cancellati.
Dal bottone opzioni potrete personalizzare ulteriormente il programma scegliendo di vedere i risultati della scansione in elenco oppure ad albero, rispettando la precedente posizione di registrazione.
Il tasto recupero (in fondo) permette infine il trasferimento dei dati recuperati su una posizione di nostra scelta senza ulteriori trattamenti e con la massima velocità.
Dobbiamo dire che, a differenza di altri software, questo prodotto è molto semplice da usare, completo, efficiente, stabile, funzionale e gratuito. La velocità e la completezza del servizio fornito è forse addirittura migliore di altri software similari anche a pagamento.
Saluti
Il virus informatico è un codice in grado di riprodursi da solo all’interno di un sistema, non necessariamente a fini di danneggiamento, infatti, alla sua origine nel 1983 (25 anni fa), aveva ben altri scopi.
In 5 lustri si sono sviluppate però versioni soprattutto maligne che hanno causato miliardi di dollari di danni, ad oggi sono in circolazione migliaia di forme virali anche molto sofisticate ed aggressive.
Nonostante le protezioni (obbligatorie) di oggi e sistemi sempre più complessi, i virus moderni sono più forti che mai e, grazie alle falle dei sistemi operativi, si sviluppano e si evolvono rapidamente in forme sempre più subdole e criminali.
L’inventore del primo virus Rich Skrenta, studente di Pittsburgh, oggi quarantenne, ricorda ben volentieri quei periodi fiero di aver messo a segno un colpo che ha fatto scuola. Oggi dirige una società specializzata in informatica. Il suo virus si chiamava "Elk Clone" ed era considerato il primo replicante nascosto capace di autoriprodursi. Questo virus divenne subito famoso in quanto era molto semplice, e costituiva, per il suo autore, un semplice gioco. Skrenta mise a punto un cosiddetto "boot sector", cioè un virus che entrava nella memoria del computer senza lasciare tracce apparenti ogni volta che si accendeva il pc, quindi si metteva in moto per replicare se stesso e nascondersi nei floppy disk ogni volta che se ne utilizzava uno.
L'invenzione di Skrenta nacque come scherzo verso i suoi amici e grazie a questo scherzo, il giovane, allora quindicenne, fu l'antesignano di generazioni di criminali informatici e di hacker.
Un po' di storia sui virus informatici
Nel 1948 Jhon Von Neumann dimostra matematicamente la possibilità di costruire una macchina o un programma in grado di replicarsi autonomamente. Nel 1959, il concetto di programma auto-replicante viene, per la prima volta, implementato in un gioco ideato da un gruppo di programmatori dei Bell Laboratories della AT&T.
Vista la potenziale pericolosità intrinseca di tali tecniche, il velo di omertà e segretezza che ricopriva questi programmi, venne rimosso solo nel 1983 da Ken Thompson, autore del sistema operativo UNIX.
Nel frattempo (nel novembre 1983) il primo esempio di virus venne mostrato in un seminario sulla sicurezza dei computer, ormai la teoria dei programmi auto-replicanti era di dominio pubblico.
Nel gennaio del 1986, due fratelli pakistani, gestori di un computer shop, si resero conto che il settore di boot di un floppy disk contiene del codice che viene eseguito obbligatoriamente ogni volta che un sistema viene avviato. In seguito a ciò i due fratelli scrissero un programma TSR che sostituirono al codice presente nel settore di boot, il programma era scritto in modo da riprodursi ricopiando se stesso nel boot sector di ogni floppy disk utilizzato successivamente.
Nello stesso periodo un programmatore di nome Ralf Burger sperimentò la possibilità che ha un programma di replicarsi attaccandosi ad un altro file e le sue simulazioni suscitarono un vivo interesse.
Contemporaneamente, da diverse parti del mondo, la produzione di virus era già in crescita. In Israele (ma qualcuno dice anche in Italia), un programmatore sperimentò e creò (dopo tre versioni meno conosciute) Jerusalem che si diffuse rapidamente anche al di fuori dei confini di stato.
Nello stesso periodo, nell'altro emisfero, in Nuova Zelanda, un giovane programmatore creò Stoned, altro virus che si diffuse molto rapidamente. Il virus visualizzava semplicemente il messaggio 'Your PC is Stoned' quando il computer veniva avviato da un dischetto infetto.
In Italia, all'università di Torino, un programmatore creò un nuovo virus che si sostituiva al settore di boot. Questo virus visualizzava una pallina che rimbalzava tra i bordi dello schermo ogni volta che veniva effettuato un accesso al disco alla mezzora esatta. Per questo suo effetto venne nominato Ping Pong virus ed era simpatico e totalmente innoquo.
Nel 1987, un programmatore tedesco scrisse un virus più complesso, fu chiamato Cascade per l'effetto che provocava sul testo visuializzato (le lettere precipitavano sul fondo dello schermo come se si scollassero da esso). In Cascade la maggior parte del codice virale era crittografato (una nuova e devastante idea). Tanto vero che Stoned, Cascade e Jerusalem, con le loro infinite varianti, sono ancora i tre virus più diffusi al mondo.
Nel 1988 apparvero sul mercato i primi prodotti anti-virus, ma il problema non era ancora molto sentito.
Nel 1989 sia la produzione dei virus che la ricerca di efficaci prodotti anti-virus vennero guidati dalla Gran Bretagna, dalla Bulgaria e dall'Unione Sovietica.
Nel 1991, il problema diventò commercialmente interessante e molti prodotti anti-virus entrano nel mercato.
La vera novità fu nel 1991 quando comparvero un grande numero di varianti ottenute modificando solo alcune istruzioni di un virus già esistente, tali che risultavano irriconoscibili (da parte dai prodotti anti-virus in commercio).
Da questo momento il numero di virus in circolazione aumentò in modo esponenziale ed i piccoli produttori di anti-virus scomparvero.
Nel gennaio del 1992 Dark Avenger rilascia il suo Self Mutation Engine (MtE): un file oggetto ed il codice sorgente di un semplice virus. MtE costituisce un vero e proprio ambiente di sviluppo per virus polimorfi che diviene così accessibile al grande pubblico. Per completare la tragedia, commercianti senza scrupoli vendevano interi CD-ROM pieni di virus belli e pronti ed in formato sorgente.
Da quegli anni ad oggi, le varianti ai primordiali ceppi virali, sono infinite e la lotta ai virus è lontana dall'essere risolta.
I malware
Anche se i sistemi antivirus moderni (purché aggiornati) sono efficienti e sicuri, ormai la vera vulnerabilità dipende dalla persona che è davanti allo schermo, in sostanza è diventato l'uomo l'anello debole del sistema. A dirlo, sono vari studi condotti in questi anni da molte società del settore. Si chiamano Social Enginering le nuove armi di attacco e sono addirittura i falsi antivirus gli strumenti maggiormente utilizzati per attentare alle macchine degli utenti.
I malware attaccano principalmente gli utenti più impreparati e distratti generalmente da internet. Basta un singolo click, magari per errore, su finestre di falsa pubblicità (advertising) o su emulazioni di finestre già note e possono aprire un varco micidiale sui sistemi informatici utilizzati. Sono catalogati come malware (non virus) ed il meccanismo è sempre lo stesso: sfruttando l'ingenuità di alcuni utenti poco pratici, si spacciano da efficienti antivirus e effettuano una finta analisi del computer. In realtà sono loro stessi ad infettare il PC, successivamente provvedono ad informare l'utente della minaccia virale trovata (in realtà messa da essi stessi) quindi propongono un aggiornamento, ad una modica cifra, per risolvere il problema rilevato.
Alcune aziende produttrici di antivirus fasulli sono state individuate e tra i prodotti, la cui distribuzione è stata vietata, vi sarebbero WinAntivirus, DriveCleaner, ErrorSafe e XP Antivirus.
Questo blog da tempo segnala il problema (con vari articoli citati qui sotto), voi per favore, state accorti! Saluti.
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Nella celebrazione del ventesimo anniversario della nascita di PhotoShop (di Adobe), in un bel filmato vedrete le evoluzioni degli strumenti e delle funzionalità inserite e migliorate nelle varie versioni succedutesi, capirete perché, anno dopo anno fino ad arrivare ad oggi, Adobe Photoshop sia ancora il migliore e più usato software di fotoritocco esistente.
Il messaggio che trasmette (in inglese) è molto semplice ma efficace:
Per 20 anni, il mondo ha utilizzato il software Adobe Photoshop per trasformare una ispirazione creativa in quasi tutto quello che vediamo in stampa, in internet e attraverso i media. Oggi è il momento di festeggiare e vedere cosa ancora può fare l'intera famiglia di prodotti Photoshop per voi.
Tutti i nostri complimenti alla serietà e la grande dedizione verso la ricerca del meglio. Ad oggi Photoshop è tradotto in ben 27 lingue ed utilizzato da tutti i creativi del mondo. Auguri
La storia
Verso la fine del 1980, Thomas Knoll e John Knoll svilupparono un programma di fotoritocco innovativo dapprima chiamato Display, successivamente Image Pro, infine Photoshop.
Fu presentato alla Adobe System verso il 1988 e fu immediatamente accettato e concesso in licenza d'uso. Il resto è storia dei giorni nostri.
La famosa fusione tra Microsoft e Yahoo è ormai ufficiale, dopo anni di trattative, anche la comunità europea ha dato il benestare.
Si chiamerà Microhoo! e tenterà di contrastare il predominio di Google nel settore della raccolta pubblicitaria e dei servizi.
La collaborazione tra i due gruppi avrà durata decennale e, per questo periodo la Microsoft si accollerà la ricerca su Yahoo affidando le pagine dei risultati del motore di ricerca (SERP - Search Engine Results Page) agli algoritmi di Bing (il nuovo recente motore di ricerca di microsoft), seguiranno quindi tutta una serie di accordi relativi alla suddivisione della raccolta pubblicitaria.
Yahoo da parte sua, ha rimodulato tutta la propria attività per ottemperare all'accordo stipulato.
Secondo i termini dell'accordo (controfirmato già nel luglio 2009), Microsoft fornirà a Yahoo le stesse pagine dei risultati di ricerca disponibili su Bing, mentre Yahoo si occuperà dell'innovazione di tali pagine mediante l'integrazione degli ampi contenuti di Yahoo e dei risultati ampliati con informazioni su argomenti chiave adeguatamente organizzate, compresi gli strumenti per personalizzare l'esperienza degli utenti di Yahoo. Yahoo si concentrerà sull'offerta di una search experience coinvolgente e innovativa che consenta agli utenti di esplorare e trovare informazioni, persone e siti più rilevanti per loro. Mentre Microsoft si occuperà di fornire la piattaforma, entrambe le società continueranno a creare esperienze diverse, interessanti e in evoluzione mirando ad aumentare le rispettive audience e clic.
Secondo l'autorità europea, l'accordo tra Redmond e Sunnyvale non andrà a minacciare in maniera significativa il contesto della libera concorrenza di mercato. Anzi, potrebbe arricchirlo di un nuovo e più agguerrito competitore. La stessa commissione ha sottolineato come Microsoft e Yahoo! insieme potranno mettere un piccolo freno allo strapotere di Google.
Microsoft e Yahoo! credono che "questo accordo creerà un'alternativa più convincente e sostenibile nella ricerca online che possa offrire ai consumatori, ai pubblicitari e ai publisher una scelta reale, miglior valore e maggior innovazione", recita il comunicato congiunto delle due ex-nemiche a sugello della nuova e promettente partnership.
La transizione tra i due enormi archivi non sarà breve e l'entrata a regime del progetto Microhoo! sembra prevista non prima dell'inizio del 2011. Noi restiamo a guardare l'evoluzione di questa battaglia, saluti.
FON è la più grande Community WiFi nel mondo, il modo migliore di connetterti gratis a internet!
Acquistando un qualunque modello di Fonera (il rivoluzionario router Wifi di FON) e connettendolo alla tua connessione ADSL, crei un FON Spot (un access point WiFi sicuro) che ti consente di condividere al tua connessione WiFi con gli altri utenti FON.
Questo è lo slogan di FON ovvero la possibilità di connetterti gratuitamente ai punti di Accesso FON di tutto il mondo condividendo naturalmente il tuo di casa.
Come idea senza dubbio è geniale, dal punto di vista legale sicuramente ci sarebbe da verificare le legislazioni locali.
Ulteriori approfondimenti li trovate sul loro sito http://www.fon.com/it/ e sul filmato qui di seguito.
Ciao a tutti Tonino

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