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Il famoso paradosso dell'uovo o la gallina, forse usato più come rompicapo logico o esercizio filosofico, che serio problema scientifico, proviene probabilmente dalla ricerca disperata di spiegazioni semplici a problemi complessi sulla cosmologia e l'origine della vita. La domanda, che ci ha interessato fin dai tempi degli antichi filosofi greci, forse nasce per naturale contrasto tra un animale simpatico, ma notoriamente stupido come la gallina ed un prodotto alimentare basilare come l'uovo; forse nasce da una semplice domanda di un bambino nei tempi dei perché o forse da qualche bontempone che intendeva porre dubbi agli scenziati del tempo.
Sta di fatto che, anche dopo centinaia di secoli, c'è chi si pone ancora questa strana domanda come se fosse veramente fondamentale.
Nei tempi recenti la domanda viene utilizzata per enfatizzare l'inutilità o la futilità di un discorso o per dimostrare l'incapacità di giungere ad una concreta conclusione.
Anche nella storia molti si sono pronunciati e tutti sembrano abbiano una loro differente risposta.
Il paradosso viene citato già dagli antichi filosofi greci Aristotele e Plutarco, ma il primo che lo formula nel modo in cui lo conosciamo oggi è Ambrogio Teodosio Macrobio nella sua opera Saturnalia. Qui prova a darne anche una risposta motivata con questa frase: È nato prima l'uovo o la gallina?" ...si ritiene, a ragione, che l’uovo sia stato creato per primo dalla natura. Infatti per primo ha origine ciò che è imperfetto e per giunta informe e attraverso qualità e tappe progressive prendono forma le aggiunte (intese come le caratteristiche dell’individuo adulto): dunque la natura cominciò a formare l’uccello da materia informe e produsse l'uovo, nel quale non vi è ancora la specie di animale: da questo a poco a poco ha origine una specie perfetta di uccello in seguito a un progressivo effetto di maturazione.
I teologi
Da un punto di vista creazionista ebraico-cristiano si può procedere ad un'esegesi letterale degli eventi descritti nella genesi biblica, comprendendo gli uccelli fra gli esseri creati "il quinto giorno". Poiché la Bibbia non menziona le uova, ne deriverebbe una creazione degli uccelli in forma già adulta: da un punto di vista creazionista, quindi, il paradosso ammette un'immediata soluzione, che prevede la 'nascita' prioritaria della gallina rispetto all'uovo.
Gli scienziati
Da un punto di vista scientifico, la risposta alla domanda da cui scaturisce il paradosso è piuttosto semplice, e non può che essere quella giusta cioè nessuno dei due. Va considerato infatti che, da un punto di vista evoluzionistico, gli uccelli (quindi le galline) derivano da determinati ceppi di rettili (che sono animali a sangue freddo già dotati della capacità di deporre uova). Il diretto predecessore degli uccelli, deponeva quindi già le uova pur non essendo ancora un uccello.
Il processo tramite il quale, da questo primitivo predecessore, si è giunti all'essere chiamato gallina, è un meccanismo chiamato speciazione che coinvolge numerosissimi eventi genetici. Questi fenomeni, che per ovvietà possono solo avvenire in tempi molto lunghi (milioni di anni), non possono di certo essere ricondotti a un semplice e banale passaggio uovo - gallina (o viceversa).
Tralasciando quindi la semplificazione teologica e la complicazione filosofica, la risposta scientifica, oltre che la più saggia, sarebbe anche la più condivisibile e dimostrabile.
Però sembra che tutto questo non sia bastato; forse complice il caldo e le lunghe ore di veglia notturna, Colin Freeman e i suoi collaboratori delle Università di Sheffield e Warwick, in Gran Bretagna, penso più per ricerca di notorietà che per vero interesse scientifico, hanno ripreso in mano la faccenda e ora abbiamo una ulteriore risposta.
In totale disaccordo con le precedenti teorie scientifiche che dimostravano l'esatto opposto, ora sembra che sia la gallina la capostipite di questo buffo quanto inutile dilemma.
La ricerca di Freeman sembra non lasciar dubbi: con l’aiuto di Hector (High End Computing Terascale Resource), un supercomputer di Edimburgo, il gruppo di scienziati ha organizzato una simulazione che ha reso inconfutabile come la proteina ovocledidina17 (OC-17), presente solo nella parte più dura del guscio delle uova, aiuti le particelle di calcio a trasformarsi in cristalli di calcite, i quali, stratificandosi l’uno sull’altro e abbandonando il proprio legame con la proteina stessa, velocizzando l’indurimento del guscio in poco meno di otto ore.
In pratica senza la proteina OC-17 (proveniente dalla gallina) non ci potrebbe essere nessun uovo, va da sé quindi che la gallina esisteva già prima dell’uovo.
Edoardo Boncinelli (uno dei più celebri biologi italiani), che si è a lungo occupato anche di questo argomento, cazzeggiando un pò, dichiara: «C’è di che schiantarsi dal ridere anche se la questione, se trattata con serietà, è intellettualmente e scientificamente feconda. Ovvio che per avere un uovo, per così dire, funzionante, questo deve uscire da un organismo che abbia messo tutte le cose nella giusta posizione. Ma questo è solo un aspetto della faccenda. Il guscio non è tutto l’uovo. È solo una parte. In linea generale, quando si studia la nascita di una specie, si pensa anche che tutto sia avvenuto per una serie di mutazioni genetiche. Si arriva a concludere, cioè, che ci sia stato prima l’uovo, e ancora prima i gameti, e soltanto dopo un nuovo organismo, in questo caso la gallina. Se parliamo del guscio, però, c’è stata prima la gallina. Ma se parliamo dell’uovo intero, c’è stato prima l'uovo. Chiaro o no?».
Comunque, a parte gli scherzi o gli scoop giornalistici correlati, la ricerca di Freeman è serissima e potrebbe portare ad interessanti sviluppi pratici nel campo della sintesi ossea artificiale e dello stoccaggio della CO2 sottoforma di calcare. Chiaro che ricerche così complesse sono costose, ma se illuminate dai proiettori dei giornalisti, le richieste di finanziamenti per i propri istituti risulterebbero molto più feconde e corpose.
Cosa non si fa per preservare e promuovere la ricerca scientifica! Un saluto.
Visto il continuo aumento di furti, oltre ai privati cittadini, sono sempre più i titolari di attività commerciali che decidono di installare presso la loro attività un sistema di videosorveglianza.
Tali sistemi di videosorveglianza, basati spesso su telecamere infrarossi, si stanno proponendo per sostituire quasi completamente le agenzie di sorveglianza.
In un contesto del genere, dove le vie delle città e dei paesi si riempiono di sistemi di video controllo, occorre tenere presente che, nei locali pubblici o commerciali, occore avere la preposta autorizzazione della questura.
Tale autorizzazione viene rilasciata se vengono accertate le 4 seguenti condizioni:
1. liceità, che richiama le norme contenute nel D.lgs 196/03 (Codice della privacy) e per i lavoratori l’art. 4 del D.lgs 300/1970 (Statuto dei lavoratori);
2. necessità, che esclude ogni uso superfluo, eccessivo o ridondante di video sorveglianza;
3. proporzionalità che ne limita l’applicazione solo in aree evidentemente soggette a rischio e dove non possono essere attivate altre misure perché valutate insufficienti o inattuabili;
4. finalità, che impone che gli scopi perseguiti siano determinati, espliciti e legittimi in modo da non creare abusi.
La disciplina dellea attività commerciali richiama infatti al suo interno una serie di normative volte a garantire, oltre alla sicurezza, anche la privacy dei clienti. Per tale motivo è fatto obbligo agli esercenti commerciali di segnalare la presenza di telecamere di videosorveglianza, che in ogni caso non potranno mai andare a riprendere aree esterne al locale.
Articolo offerto da Videosorveglianzaweb.com
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Come fare videosorveglianza domestica
Tornando sulle infinite possibilità tecnologiche che i dispositivi a batteri ci potranno offrire nei prossimi anni, vi propongo una ricerca giapponese condotta dal prof. Masaru Tomita della Keio University.
Il brillante ricercatore ed il suo team, è riuscito a codificare 100 bit di informazioni digitali nel genoma di un batterio piuttosto comune, il Bacillus Subtilis. L'informazione che sarebbe riuscito ad archiviare è la famosa equazione di Einstein, letteralmente scritta "E equals MC squared 1905" (in italiano va letta E=MC2 1905), dove l'ultimo numero indica l'anno di pubblicazione della Teoria della Relatività che gli portò così tanta popolarità.
Il DNA del Batterio si presenta in una veste molto compatta, e si presterebbe particolarmente adatto per immagazzinare una grande quantità di informazioni. Per garantire la preservazione dell'informazione a prescindere dalle eventuali mutazioni genetiche del batterio, i dati sono stati inseriti in quattro posizioni differenti, tali da formare una specie di backup ridondante e molto sicuro.
Vi chiederete il perché di una simile scelta da parte di Tomita, non sarebbe stato più semplice usare le odierne memorie non volatili o i supporti ottici? Ebbene, il problema è la durata dei supporti, per poter conservare le informazioni per milioni di anni, superando decisamente qualsiasi dispositivo attuale (che difficilmente può superare i cento anni), serve una tecnologia diversa, una tecnica che possa lasciare una traccia della nostra civiltà per le ere a venire.
Considerando che la struttura del DNA è riuscita a preservare le informazioni già per milioni di anni (e continuerà a farlo in futuro), il sistema sarebbe perfetto e si presterebbe egregiamente allo scopo. Questo tipo di codificazione permetterebbe di pensare al DNA come ad una sorta di archivio digitale da inserire dentro il genoma dei batteri.
Tra l'altro i batteri, sono tra le specie viventi più longeve del pianeta, sono in grado di resistere alle condizioni climatiche più avverse, alle radiazioni e a molte sostanze che son letali per l'uomo e per le sue creazioni. Sotto forma di spore i batteri potranno conservarsi intatte ancora per migliaia di anni senza alcuna modificazione del proprio DNA e quindi del codice in essi contenuto. Il professor Tomita, parla addirittura di centinaia di milioni di anni e sogna di poter inserire l'intera conoscenza umana all'interno di unità a memorie batteriche, così da lasciare una traccia ben solida del passaggio di questa nostra umanità sulla Terra.
Una ipotetica specie aliena che dovesse visitare il nostro pianeta quando la razza umana sarà già scomparsa, non dovrebbe fare altro che studiare il patrimonio genetico dei batteri per ottenere tutte le informazioni che l'uomo ha accumulato con tutte le sue opere (sarà mania di onnipotenza o istinto di sopravvivenza?).
L'idea del professor Tomita e del suo staff comunque non ha troppo convinto i suoi colleghi. La dottoressa Katsumi Doi, esperta di batteri e prof. della Kyushu University, si è mostrata tiepidamente scettica ed ha detto: "Avremo bisogno di molto altro tempo ancora per avere applicazioni pratiche e funzionanti, ma l'idea mi piace".
In futuro, sembra che ci dovremo abituare quindi a vedere batteri nella nostra tecnologia e questo blog ne parla già ampiamente da diversi anni. Agli interessati propongo una raccolta di articoli correlati sempre con applicazioni dei batteri nella tecnologia, i link li trovate qui sotto. Saluti a tutti.
Scoperte interessanti... in breve - Un virus per produrre idrogeno
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Idrogeno dalle pesche di scarto
I dati a memoria d'uomo
RAID e ... dintorni
a memoria memoria mmc memoria kingston memoria dimm memoria sdram memoria usb memoria rom memoria sd memoria xd memoria transflash memoria compact flash memoria memoria 256 memoria interna software memoria memoria internet
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Voglio proporvi una serie di scoperte avvenute negli ultimi anni che, se sviluppate industrialmente, porterebbero benefici e miglioramenti notevoli su molti ambiti della nostra vita.
Presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) si sta lavorando per mettere a punto un particolare virus la cui dote sarebbe quella di scindere le molecole d’acqua sottoposta ai raggi solari (un po’ come succede in natura con le piante). In questo modo sarebbe molto più agevole la scissione dell'idrogeno dall'acqua con molta minore energia necessaria. L’impiego su larga scala potrebbe essere un valido metodo per la produzione efficiente di energia e combustibile a idrogeno. I ricercatori, con a capo Angela Belcher, hanno effettuato una modifica genetica di un virus innocuo per l’uomo (il virus M13); questo, modificato a dovere e grazie all’impiego dell’ossido di iridio (che funziona da catalizzatore) riesce ad aggregarsi con la porfirina di zinco, creando così un composto chimico capace di spezzare naturalmente le molecole d’acqua.
Ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs) di Parigi hanno messo a punto un particolare materiale che ha permesso di realizzare delle calze capaci di auto-riparare uno strappo, inestetismo ben conosciuto da ogni donna. Per riparare la smagliatura basterà unire i due lembi di tessuto scucito e dopo appena 15 minuti lo strappo si rimarginerà in modo autonomo, senza lasciar trasparire nessuna rammendatura. Il materiale gommoso, in futuro, potrà anche essere impiegato per creare altre tipologie di tessuto nonché, per esempio, essere adoperato per la creazione di vasi di vetro indistruttibili, vernici che si riparano automaticamente in caso di graffi, etc.
questo il filmato
Alcuni ricercatori del Rensselaer Polytechnic Insitute e della Rice University, guidati da Shawn-Yu Lin, hanno messo a punto una procedura capace di creare un colore nero in grado di assorbire il 99,955% della luce che lo colpisce, capace, quindi, di annullare totalmente l’effetto riflessione. Si tratta di un materiale che supera un precedente primato di un altro colore capace di riflettere solo lo 0,17% di luce. La struttura chimica che compone il nuovo colore è stata ricavata da fibre concave dallo spessore di un atomo.
Presso l’Università di Rochester il professor Chunlei Guo e il suo assistente Anatoliy Vorobeyv , hanno inventato un nuovo metodo che permette di alterare il colore della superficie di diverse tipologie di metallo. E’ così possibile creare alluminio dal colore dorato, platino nero, argento blu, e via discorrendo. La tecnica impiegata vede l’utilizzo di un particolare laser (Femtosecond Laser), variandone opportunamente alcuni parametri è possibile determinare il colore della superficie. Nella fattispecie, si creano strutture microscopiche, nell’ordine dei nanometri e micrometri, che, a seconda, della loro inclinazione riflettono un colore piuttosto che un altro, dando quindi vita ad una superficie colorata. Si apre così una nuova strada nella produzione di oggetti che non necessariamente dovranno subire una fase di colorazione bensì colorati già in fase di progettazione. Attualmente per colorare una barretta di metallo dalle dimensioni di una moneta il sistema impiega circa 30 minuti, i ricercatori stanno lavorando per raffinare la tecnica e abbassare drasticamente il tempo necessario.
Sempre il prof. Chunlei Guo ha dimostrato che la stessa tecnologia, se applicata sul filamento di una lampadina ad incandescenza riesca quasi a raddoppiarne l'efficienza luminosa, in pratica una lampadina da 60W così trattata riesce ad emettere una luminosità equivalente ad una lampada da 100W senza aumentarne i consumi!
fonte hi-techlife.com
Ritorniamo sul discorso della mobilità personale per mostrarvi qualcosa di eccellente e addirittura difficile da immaginare.
Nel precedente articolo di questo blog del luglio 2008 si parlava di sistemi a 2 ruote parallele ne sono un esempio il Segway e molti altri veicoli basati sullo stesso pricipio. L'inventore era Dean Kamen ed aveva presentato il primo prototipo nel 2001. Questi sistemi sono provvisti di motori elettrici, e sono stabilizzati tramite giroscopio allo stato solido e varie circuiterie di controllo.
Sul discorso mobilità è però entrata la Honda che ha voluto fare le cose per bene.
Basandosi sugli studi derivati dallo sviluppo di Asimo (il robot umanoide che sviluppa da qualche decennio), ha presentato U3-X una specie di ciclo con una sola ruota (usato dagli equilibristi) che permette al guidatore alto confort, mani libere e totale libertà di movimento.
Lo speciale dispositivo alimentato da vari motori e batterie al litio, può spostarsi in avanti e indietro, a destra e sinistra e diagonalmente semplicemente cambiando il peso del corpo nella direzione voluta.
Il prototipo presentato ad ottobre al Tokyo Motor Show ha fatto da pochi giorni la prima dimostrazione ufficiale negli USA.
L'U3-X sfrutta il medesimo controllo di equilibrio e stabilità che Honda ha derivato dallo studio delle dinamiche di movimento del suo robot umanoide ASIMO. Per provvedere alla completa libertà di movimento verso ogni direzione, la casa nipponica ha sviluppato un innovativo sistema chiamato Omni Traction Drive System, che sfrutta una serie di ruote concentriche di vario diametro per muoversi in ogni direzione.
Honda iniziò le sue ricerche nel campo della robotica nel 1986 che culminarono con la realizzazione di ASIMO, il più avanzato prototipo di robot umanoide. Lo studio sulla camminata umana e sul relativo controllo dell'equilibrio, hanno portato allo sviluppo di numerose tecnologie sperimentali, tra le quali U3-X e i vari dispositivi di supporto alla deambulazione.
Ora che so di avervi incuriosito, vi propongo il filmato dimostrativo, realizzato dalla stessa Honda, che vi fugherà ogni dubbio.
L'unica critica che può esser fatta, nonostante l'interesse che ho per il prototipo, a questo punto è:
- ma, camminare proprio no? Saluti.
Per pura curiosità in tema di pigrizia vi propongo anche questo mezzo, sempre della Honda
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Ieri, 30 marzo 2010, dopo meticolosi preparativi per la stabilizzazione dei due fasci, si è ottenuto il primo importante traguardo nel lungo tragitto di ricerca che il Large Hadron Collider (LHC) del CERN di Ginevra dovrà percorrere.
Come da programma, si è ottenuta la prima collisione di particelle accelerate a potenze mai raggiunte finora: ben 7 TeV (7.000 miliardi di elettronvolt). Due fasci di 3.500 miliardi di elettronvolt ciascuno sono stati fatti scontrare in un settore ben definito dell'enorme anello (lungo 27 Km) e posto a 100 m di profondità a confine tra la Francia e la Svizzera .
Anche se, sembra tutto facile, sarebbe come riuscire a sparare due aghi dagli estremi dell'Oceano Atlantico a velocità incredibili per farli poi scontrare, di punta, esattamente a metà strada!
Voi capirete il livello di difficoltà e di controlli necessari per ottenere tale operazione e quanto sifisticate e perfette debbano essere le apparecchiature per la guida ed il controllo. La macchina però ha risposto molto bene all'esperimento, e, tra gli applausi dei ricercatori, si è riusciti nella collisione semplicemente ai primi tentativi.
L’energia complessiva utilizzata ieri (finora mai raggiunta da nessun laboratorio al mondo), è solo il primo passo per la ricerca dei fenomeni previsti (ancora in teoria) dalle leggi fisiche, ma finora impossibili da verificare e dimostrare con gli strumenti e le tecniche esistenti.
tutto questo è previsto per i prossimi mesi (si pensa tra 18 e 24).
Gli studi dei fisici ora vertiranno sull'accumilo dei primi risultati di queste collisioni (registrate con strumentazioni sofisticatissime e velocissime), per poi iniziare l'analisi dei dati acquisiti e sviluppare anzi riscoprire, dei nuovi modelli standard sui quali lavorare per le scoperte successive.
Qui trovate una animazione sul funzionamento del super acceleratore di particelle, vi aiuterà a capire le dinamiche complesse che si dovranno seguire per riuscire a far scontrare due treni di particelle che viaggiano a velocità pazzesche ed in direzioni opposte.
Per approfondimenti qui trovate la documentazione rilasciata alla stampa (in inglese)
Mentre qui, sul sito dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare troverete molti i dettagli delle operazioni.
Per farvi rimanere aggiornati vi segnalo il "diario di bordo" del LHC (in italiano) che trovate qui aggiornato con tutte le operazioni salienti effettuate giornalmente.
Un buon lavoro a tutti i ricercatori.
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Le indagini giudiziarie potrebbero arricchirsi di un ulteriore strumento scientifico per scoprire i colpevoli. Anche le tracce dei batteri che vivono sulla pelle delle nostre mani potranno aiutare la polizia scientifica a scoprire l'identità di una persona.
Il detto che una persona la si riconosce dalla stretta di mano è oggi ancora più vero, ora la si può riconoscere anche dai microbi che ti passa quando ti stringe.
Secondo un recente studio condotto da Noah Fierer dell’Università del Colorado a Boulder e la sua equipe, ciascuno di noi trasporta sulle proprie mani (quindi distribuisce e lascia in giro) una comunità di microbi e batteri ben definita e diversificata esclusiva e personale. Un mix microorganico sempre diverso e ben distinguibile da quello degli altri e quindi riconoscibile.
Già si pensa di usare questa scoperta per fini ispettivi e di indagine rivolto alle forze dell'ordine scientifiche.
Scovare batteri sulla scena del crimine sarà quindi, in futuro, molto simile alla rilevazione di tracce di DNA o di impronte digitali.
Sempre Noah sostiene che le differenze tra le comunità batteriche dei vari individui potrebbero essere utilizzate anche per identificare gli oggetti con cui si è venuti in contatto in precedenza, si riuscirebbe a creare quindi una traccia storica ben ripercorribile ed abbastanza affidabile dei movimenti che ha compiuto il sospettato prima del rilevamento microorganico (si pensa che la rilevazione abbia un fattore di affidabilità molto elevato e varia dal 70 al 90%)
Ogni volta che prendiamo un bicchiere o scriviamo una e-mail quindi, oltre a lasciare le nostre solite impronte digitali, lo firmiamo con una traccia microorganica fatta coi nostri batteri personali.
Nell’esperimento hanno analizzato i batteri trovati sui mouse di 9 PC di persone diverse e li hanno confrontati con quelli delle rispettive mani. Il mix di microbi raccolti su ciascun mouse era del tutto simile a quello della mano del proprietario ed assolutamente diverso da quello degli altri e sono stati quindi in grado di assegnare ogni PC al legittimo proprietario.
Nella foto si vedono i microbi e batteri residenti su una mano svelati da una lampada ultravioletta speciale.
Saluti a tutti
fonte focus
Vi propongo una impressionante ricostruzione molto realistica di un viaggio virtuale (andata e ritorno) dalla Terra fino ai confini dell'universo conosciuto attraversando l'atmosfera, le orbite dei satelliti, dei pianeti, il sistema solare e le costellazioni a noi vicine.
Il video The Known Universe (l'universo conosciuto) è stato realizzato con l'ausilio del Digital Universe Atlas, la più completa è precisa mappa a 4 dimensioni dell'Universo finora scoperto e catalogato.
E' una mappatura curata e aggiornata costantemente dagli astronomi del Museo americano di Storia Naturale.
Ogni oggetto che sarà visualizzato che sia satellite, luna, pianeta, stella o galassia, è rappresentato in scala e nella posizione corretta, secondo le migliori osservazioni e ricerche scientifiche fino ad oggi disponibili.
Il sito di riferimento è questo dal quale potrete trovare tantissimo materiale informativo anche da scaricare ed informazioni dettagliatissime (in inglese).
Guardatevelo con attenzione, è splendido. Saluti
Questo blog da molto tempo parla di display innovativi perché pensiamo che l'evoluzione del display porta a significative evoluzioni tecnologiche anche dei prodotti che ne fanno uso. Molto spesso un display è il punto di forza di un dispositivo ma ne è anche lo zoccolo duro, non ci possiamo inventare un computer superportatile o un ebook poco ingombrante se non abbiamo una tecnologia che permetta di fare display flessibili, arrotolabili o pieghevoli.
Dopo anni di annunci e promesse da parte di molti produttori, i display OLED (Organic Light Emitting Diodes) sono ormai una realtà. La Modis Tech sarà la prima azienda a portare sul mercato entro quest'anno questo tipo di display che promette caratteristiche uniche perché economico, sottile, autoilluminante, flessibile ed infrangibile.
Il primo display commercializzato avrà dimensioni 145 x 145 mm e sarà usato come sistema di illuminazione. In pratica sarà un pannellino che potrà sostituire le comuni lampade a incandescenza mantenendo lo stesso risparmio energetico e la stessa potenza dei LED solo con una più ampia componente spettrale tanto da ottenere una luce più uniforme e naturale.
Il passo tecnologico ottenuto è di notevole importanza tanto che molte aziende sono in competizione perché infinite sarebbero le potenziali applicazioni di questi display, per averne una idea c'è un sito che da informazioni su questo tema (in lingua inglese) con oltre 270 pagine web fitte di prodotti ed applicazioni; per chi lo voglia leggere già tradotto in italiano (maccheronico) clicchi qui.
Osram, Seiko, Epson, Samsung, Philips, Dupont, Sony, Toshiba, Nokia, Pioneer, Kodak, Sharp, Hitachi, Mtsubishi sono solo alcune aziende all'avanguardia che hanno iniziato ad utilizzare questa nuova tecnologia sui loro prodotti.
Inizialmente questi display saranno esteticamente simili a quelli a LCD, mancando solo di retroilluminazione (perché non ne necessitano), ma già Sharp e Hitachi stanno producendo diplay OLED a colori flessibili. Benché per produrli sia necessario un processo molto complesso, hanno già presentato un display da 3,5" dello spessore di appena mezzo millimetro e del peso di solo 7 g dal consumo inferiore del 70% rispetto ad un equivalente LCD.
Un tale fermento tecnologico, porta inevitabilmente ad una spinta in molte direzioni portando vantaggi notevoli all'utente finale con benefici in termini di economicità, qualità e versatilità mai raggiunti fino ad oggi. Un saluto
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Il SASER (letteralmente Sound Amplification by Stimulated Emission of Radiation) nasce da una ricerca Anglo-Ucraina e dalla curiosità di alcuni ricercatori. Esso è in grado di generare onde sonore coerenti a frequenze ultraelevate e si candida a essere una tecnologia dalle numerosissime applicazioni future. Funziona, similmente al LASER (conosciuto ormai da tutti), emettendo suoni ad altissime frequenze (nell'ordine dei terahertz) al posto di onde luminose.
Anthony Hent (direttore della ricerca) sostiene che è una tecnologia potenzialmente molto promettente e potrà trasformare, se non addirittura stravolgere, il campo dell'acustica al pari di quanto abbia già fatto il laser nell'ottica dal 1960 (data della sua invenzione) ad oggi.
L'apparecchiatura (descritta in un articolo sulla rivista Physical Review B), è stata messa a punto da un gruppo di fisici dell'Università di Nottingham insieme con i colleghi del Lashkarev Institute of Semiconductor Physics di Kiev, in Ucraina, e produce un intenso fascio di onde sonore uniformi a scala nanometrica.
Mentre il laser sfrutta pacchetti di onde elettromagnetiche detti fotoni, il Saser, equivalentemente, usa pacchetti di onde sonore detti fononi.
Nel primo, il fascio di fotoni viene prodotto stimolando gli elettroni con una fonte di energia esterna in modo che rilascinio energia quando entrano in collisione con un altro fotone all'interno di una cavità ottica altamente riflettente, tale da poter generare un fascio di luce laser coerente e controllabile (nel quale tutti i fotoni hanno la stessa frequenza).
Il Saser imita questa tecnologia per produrre un fascio sonoro di fononi che viaggia in un supereticolo costituito da 50 strati di due materiali superconduttori (arseniuro di gallio e arseniuro di alluminio), dello spessore di pochi atomi ciascuno. Quando vengono stimolati da una fonte di energia o un fascio di luce, i fononi si moltiplicano continuando a rimbalzare fra gli strati del reticolo fino a sfuggire dalla struttura sotto forma di un fascio acustico a frequenza ultraelevata.
Il fascio di onde acustiche coerenti prodotto ha una lunghezza d'onda dell'ordine di pochi nanometri. Questo fa del Saser il primo apparecchio in grado di produrre onde acustiche nello spettro di frequenza dei terahertz. Il superreticolo può anche essere modificato in modo da manipolarne le onde sonore emesse secondo le necessità.
Il raggio di onde acustiche ultadenso e coerente che ne risulta può essere utilizzato in moltissime applicazioni (forse anche piu del laser) e molte in futuro ne saranno da scoprire. Per ora già si parla di apparati di diagnosi in medicina dove si potrà vedere dentro al paziente con metodi meno invasivi e sicuri oppure, sfruttandone l'elevata intensità, può anche essere usato per alterare le proprietà elettroniche di nanostrutture o per creare sistemi di clock di computer migliaia di volte più veloci degli attuali.
Per finire, la storia dell'invenzione del laser (già teorizzata da Albert Einstein nel 1917) fu molto discussa e caotica e ricca di decenni di battaglie giudiziarie, molti la attribuiscono a Gordon Gould (con brevetto depositato nel 1959), ma secondo molti scienziati l'elaborazione teorica è da attribuirsi a Basov, Townes e Prokhorov, ma fu nel 1960 che Theodore Maiman brevettò il primo laser al rubino che fu anche il primo dispositivo laser della storia veramente utilizzabile, quello che ha poi dato vita a tutte le applicazioni successive fino ai nostri giorni.
Dopo di questa invenzione molti altri dispositivi ad emissione stimolata e coerente di radiazioni si sono succeduti come il MASER (ad emissioni di microonde) ed ora il SASER (ad emissioni acustiche). Tutti vantano applicazioni specifice e altamente preziose per molti settori delle nostre attività. Noi restiamo in attesa delle applicazioni pratiche che sfrutteranno i loro preziosissimi fasci. Un saluto.

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