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"In democrazia l’equità è matematicamente impossibile" oppure "La democrazia non è un sistema intrinsecamente equo" sono frasi che vi faranno sobbalzare dalla sedia, eppure lo afferma convintamente e senza mezzi termini Ian Nicholas Stewart (matematico, scrittore e divulgatore scientifico britannico).
Secondo il professore della Warwick University, in linea teorica, qualsiasi sistema elettorale si possa adottare, il valore del voto individuale, è matematicamente irrilevante. Per questo pone una domanda provocatoria: ha ancora senso (almeno in termini tecnici) parlare di democrazia?
Per la verità, già nel 1949 Kenneth Arrow, premio Nobel per l’economia, aveva messo in rilievo alcune contraddizioni palesi nei sistemi democratici. Anche lui, partendo dal vecchio paradosso di Condorcet, giunse a formulare il noto teorema di impossibilità secondo cui, ipotesi troppo ideali, non consentirebbero mai, ad un sistema di votazione, di preservare le scelte sociali. In pratica, semplificando di molto, dice che la democrazia è un sistema utopico ed irrealizzabile. Un risultato molto forte, successivamente ridimensionato, ma che è stato ritenuto da molti, una specie di teorema di Gödel applicato alla politica.
Ian Stewart a differenza di Arrow, si limita a riflettere sull’effettiva garanzia di rappresentatività del singolo voto guardandola da una prospettiva puramente matematica. Garantire infatti la libertà di voto è una questione di ambito giuridico, mentre studiarne l’incidenza è un problema affrontabile con strumenti matematici.
A tutt'oggi si ritiene che i sistemi elettorali maggioritari offrano una maggiore stabilità politica, ma a che prezzo? Stewart fa qualche conto cominciando dalla Gran Bretagna e si accorge che in un sistema elettorale uninominale secco vince “chi per primo taglia il traguardo”. Ma si tratta di un meccanismo che garantisce equità e rispetto dei principi democratici? A giudicare dai risultati non sembrerebbe proprio. Nelle scorse elezioni per esempio, il partito laburista ha preso il 55% dei seggi pur avendo ottenuto appena il 35% dei voti. E non si tratterebbe soltanto di una beffa isolata o di uno scherzo del destino. Stewart mostra come sia molto semplice ipotizzare il caso in cui un candidato può ottenere la vittoria grazie a un leggero vantaggio nella maggior parte dei collegi uninominali, pur avendo ottenuto complessivamente meno voti. Una cosa del genere, accadde anche nelle elezioni presidenziali che videro la sconfitta di Al Gore nei confronti di George W. Bush negli USA.
I sistemi elettorali maggioritari a turno unico però possono essere ancora più subdoli. Infatti, il suo collega matematico Donald Saari ha mostrato che, dato un insieme di preferenze espresse da una votazione, è sempre possibile dar vita al sistema elettorale che produce il risultato voluto. Ciò accade quando due partiti fanno appello allo stesso bacino di voti.
Si potrebbe allora verificare che, seppure la somma complessiva dei voti ottenuti dai due partiti sia superiore a quella ottenuta da un terzo partito di area politica diversa, sia proprio quest’ultimo a trionfare su tutti. Questo il motivo che spinge a ricercare alleanze e coalizioni tra più partiti di diverso peso elettorale ai quali però, in virtù dei condizionamenti, possono corrispondere pesi politici sproporzionati. In questo caso l’esempio italiano potrebbe fare scuola.
Si può obiettare che il problema potrebbe risolversi allora ricorrendo al doppio turno. Ma anche qui la matematica smonta ogni entusiasmo. Chi ci assicura infatti che a sfidarsi siano sempre i due candidati con una rappresentatività politica maggiore? Basta tornare con la memoria all’elezione presidenziale francese del 2002, risoltasi solo grazie a una sorta di fronte comune contro il candidato del Front National.
Ma se allora il maggioritario presenta tutte queste contraddizioni, perché non tornare al voto di preferenza? Però già Condorcet (già citato) aveva messo il dito nella piaga con il suo famoso paradosso, il quale mostra come si possano creare situazioni circolari nelle quali tutti i candidati ottengono lo stesso margine di vittoria sugli altri, rendendo impossibile stabilire un reale vincitore.
A questo punto sembrerebbe non restare spazio che per il sistema proporzionale puro, in voga per molti anni in Italia (della Prima Repubblica). Senz’altro si tratta del sistema che garantisce il maggior rispetto matematico dei principi di rappresentatività (se escludiamo la soglia di sbarramento), però ha dei risvolti politici in termini di instabilità e lontananza dall’elettorato che tutti conosciamo. Il risultato finale è che è stato abbandonato quasi ovunque, restando sostanzialmente impiegato soltanto in Israele.
Dunque sembra non vi sia via d'uscita: la stabilità si paga in termini di perdita di equità e, viceversa, pretendere equità porta di fatto a governi instabili. Il voto di ogni singolo cittadino sembra perdersi nei meandri dei modelli elettorali scelti, senza alcuna garanzia che la rappresentatività sia rispecchiata nella formazione del nuovo parlamento.
Ma sarà definitivamente così? In Italia si sta parlando di riforme istituzionali e potrebbe essere il momento giusto per ripensare il rapporto tra rappresentatività e governabilità con l'aiuto magari di qualche modello matematico innovativo. Sia mai che si riuscisse a smentire la teoria del professor Stewart, scoprendo una via del tutto originale e del tutto italiana che faccia da esempio per il mondo. Utopie vero? Un saluto
Tratto da un articolo di Mauro Cappelli

Parte seconda (continua dall'articolo precedente)
... Prima di leggere questo pezzo ti consigliamo di leggere la prima parte dell'articolo che trovi qui.
Perché autarchia e regime
Ritornando al discorso come promesso, diciamo che nel complesso e articolatissimo regolamento (di cui fa fede solo quello inglese), Facebook ha inserito cavilli e regole che permetterebbe l'esclusione e la sospensione per qualunque attività si possa tenere nel loro portale.
I provvedimenti punitivi applicati sono:
- Alienazione
- Sospensione
- Spionaggio
- Favoritismi (e complicità)
Anche se ai più non è noto, Facebook ha implementati sulle pagine, strumenti di spionaggio, di controllo e di alienazione, con lo scopo di ricevere le segnalazioni di irregolarità direttamente dagli utenti, questo per sanzionare coloro che non sono allineati con le politiche di servilismo richieste. Gli strumenti, a prima vista innocenti, vengono attivati dallo stesso utente (Segnala/blocca questa persona, o Rimuovi dagli amici), altri sono addirittura automatici.
Già al momento di attivare un nuovo profilo il sistema impone delle regole ben precise che ci dovrebbe far storcere il naso:
- E' obbligatorio inserire dati veritieri sulle proprie generalità (tutti gli altri social consigliano un nick name)
- E' obbligatorio inserire una foto del viso originale (tutti gli altri consigliano un avatar o parti del corpo non riconoscibili)
- E' consigliabile inserire i propri gusti, la scuola frequentata, il num di tel, la via, ecc. (tutti gli altri optano per tener celati i dati sensibili)
Risulta una forzatura punibile quindi (anche se molti lo fanno) creare profili per usi commerciali con scambio e diffusione di informazioni e la diffusione pubblicitaria (non a pagamento) che non passa per i loro canali di accettazione.
Il provvedimento più grave che Facebook può prendere è l'alienazione (comunemente chiamato banning). E' un provvedimento questo senza appello che viene attivato dagli amministratori di sistema facendo sparire completamente un account e cancellandone tutte le tracce create (attività, foto, contenuti e contatti anche regressi), sia al titolare che a tutti gli amici con qui l'alienato ha avuto scambi o contatti (comportamento simile al regime argentino con i desaparecidos).
Il banning può avvenire dietro segnalazione da altri utenti (spionaggio) o per atti di irregolarità accertata dagli amministratori o per violazione del regolamento.
Il provvedimento non permette appello né giustificazioni, qualsiasi forma di revisione (avanzata con richiesta scritta) viene puntualmente ignorata o respinta senza dare alcuna motivazione anche se richiesta (comportamento simile ai regimi medio orientali e cinesi).
I motivi possono essere tra i più variegati, ma i più frequenti sono:
- utilizzo di foto considerate oscene, copiate o non originali, o non riguardanti la faccia originale del soggetto in home page.
- eccessivo scambio di posta o comunicazioni non consone e considerate fastidiose agli altri
- eccessive richieste di amicizia (che porta ad una sospensione da 1 a 5 giorni)
Nella mia piccola esperienza (di quasi 2 anni), ho attivato oltre 20 account su FB, in essi mi sono spacciato da commerciante, venditore, donna, esperto, ecc. in tutti questi falsi account non ho mai fornito informazioni salienti sulla mia persona, non ho mai dato opinioni in pubblico (ma solo privatamente via mail o chat) e non ho rivelato le mie abitudini, di contro non ho mai voluto sfidare il loro regolamento, ma in ogni caso sono stato bannato entro i primi mesi (questo valorizza il servizio spionistico dei privati).
Nonostante i contenuti e le numerose amicizie acquisite, ho tentato più volte di appellarmi con decisione o con tutte le mie scuse alla loro clemenza per riottenere l'account, ma non ho mai avuto riscontri favorevoli.
Diverso trattamento invece viene tenuto verso chi fornisce informazioni salienti (informatori del regime), chi inserisce foto di gruppo, chi scrive continuamente proprie opinioni in pubblico o stati d'animo, per questi profili si chiude sempre un occhio ed una foto soggetta a copyright o troppo sconcia, passa in secondo piano e viene tollerata; l'uso indiscriminato di mailing non viene punito ed altri peccati considerati gravi per alcuni, non vengono nemmeno guardati.
Concludendo, sono certo che queste gravissime commistioni di potere e controllo non sono assolutamente casuali, come non è casuale il silenzio colpevole da parte delle autorità (anche europee) verso un accentramento di potere così imponente e macroscopico. Questo può poter significare solo una cosa, semplice e limpida: conoscere le usanze dei cittadini fa comodo a molti.
Questo articolo è pubblicato su un portale privato ed indipendente che ripete il contenuto anche sul nostro (anzi loro) profilo Stampolampo di Facebook e sul gruppo Stampolampo Blog, probabilmente non succederà nulla, ma sarebbe un bel segno di debolezza e di fastidio (per loro) se tra poco questo profilo venisse bannato. Provate a controllare!
Saluti a tutti.
Aggiornamento dell'11 maggio 2010
Ad ulteriore conferma del sistema chiuso, autarchico e controllato di Facebook vi indirizzo a questo link che descrive (questa volte con parole di altri) le assurde pretese commerciali di un regime destinato ad un futuro ed inesorabile collasso. Ad occhio assomiglia molto al comportamento di Google tenuto in Cina nello scorso mese!
Se non lo hai fatto leggi anche la prima parte dell'articolo che trovi qui
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Ormai da anni, per pura curiosità, sto seguendo e partecipo a vari social network con particolare attenzione verso quelli più in voga. Un po' per approfondimento un po' per curiosità, mi inscrivo e ci dedico un po' di tempo (in verità senza troppa passione) a volte partecipo anche ad alcune delle miriadi di boiate che vi girano.
Lo scopo è di capire cosa accade intorno a noi, quali sono i meccanismi che portano al successo un portale e perché poi, di colpo, tutto sprofonda nel nulla; capire quali siano i meccanismi psicologici che fanno sì che migliaia di persone vanno (come pecore) tutte verso una medesima direzione senza porsi alcun problema né farsi domande; poi, con la stessa velocità, si diradano e si disperdono senza direzione definita per il web alla ricerca di altri punti di accentramento.
Ho sempre pensato che, come per le dinamiche di un locale alla moda, un social network segua simili regole o tendenze, ma non ne sono ancora certo, qui si parla di spostamenti sociali ben più macroscopici che vengono indotti da qualche ragione a noi occulta, ma di sicuro ben controllata.
Chi non ricorda Second Life? Per anni ha spopolato per il web, per anni la gente ci ha perso migliaia di ore a giocarci su, a costruirsi una identità virtuale e poi, di colpo, più nulla, qualcuno nemmeno se ne ricorderà più, eppure il momento di massimo picco di interesse risale a meno di 5 anni fa!
Ora è la volta di Facebook, la moda del momento, sembra che non si riesca più a farne a meno, c'è chi vi appone centinaia di foto, chi ci inserisce le sue idee e tutti i suoi scazzi, chi ci colleziona amicizie e chi lo usa per rimorchiare.
Di fatto rappresenta l’ultima generazione di strumenti capaci di produrre un enorme movimento di interessi dal nulla...
Con il semplice pretesto di favorire la socializzazione ed il consolidamento di amicizie esistenti, ci si registra, si forniscono notizie personali e, in un attimo, abbiamo la nostra scheda, il nostro account e la nostra identità.
Badate che da qui inizia l'inganno, da questo momento l'utente incauto inizia, giorno dopo giorno, a costruire un proprio profilo sempre più dettagliato. Partecipa ai gruppi di interesse, alle pagine fan per una cantante o per un prodotto, alle campagne contro la caccia o a favore della sedia elettrica, inserisce le proprie idee e convinzioni.
In pratica ognuno di noi crea una schedatura automatica del tutto veritiera e gratuita per qualcuno che saprà ben sfruttarla e che più tardi citerò.
Come un sistema multilevel (o catena di sant'Antonio) ogni utente ne attira altri e poi altri ancora, il sistema si espande esponenzialmente ed ognuno mette dentro la propria schedatura, tutte le informazioni senza nemmeno preoccuparsene...
Al momento milioni e milioni di individui hanno dichiarato la loro preferenza musicale, la loro preferenza per i cibi, il loro indirizzo, la religione e l'orientamento politico...
Cominciate a capire?
Ogni nuova applicazione che viene accettata, presuppone di acconsentire all’accesso ed al trattamento dei propri dati personali ed è sconcertante la naturalezza con la quale il sistema ti porta a farti accettare questa truffa.
Ogni utente si sente tranquillamente a casa perché chatta o comunica con gli amici che conosce senza pensare che dietro c'è qualcuno che tira i fili a tutte queste marionette e fa razzia di dati sensibili, di notizie, di informazioni delicate e riservate...
Vi cominciate a preoccupare?
Non è finita qui. Oltre al regime oligarchico di Facebook (e spiegherò poi il perché) che controlla, a succhiare informazioni sensibili contribuiscono anche le innumerevoli applicazioni fatte ad hoc che girano tra gli utenti, a partire dalle varie fattorie, ai giochini, i baci virtuali, i test, le dediche e varie altre infinite minchiate. Di fatto chiunque, un po' smaliziato, può sviluppare una applicazione originale e contribuire a prelevare dati sensibili dalla massa.
Ora qualcuno dirà: a me cosa importa se un "grande fratello" conosce le mie foto, i miei gusti alimentari o il mio orientamento politico, io sono limpido e trasparente e non ho nulla da nascondere. Questo può esser vero solo in parte, perché chi possiede i dati, conosce anche il vostro nome, la via, il telefono, la città... conosce la vostra faccia e quella dei vostri amici, ora non so se vi sembra poco?
Vorrei vedere se siete disposti a fornire altrettanti e dettagliati dati anche all'incaricato che passerà a casa vostra (tra poco) per l'imminente Censimento dello Stato 2011 che sarà effettuato dall'ISTAT!
Milioni di utenti rincoglioniti rispondono comunque ai test, scrivono sulle bacheche altrui, scrivono cosa fanno e cosa pensano in questo momento, riportano per filo e per segno la serata appena trascorsa, il locale frequentato e le voglie della propria compagna, sprecano tempo a casa o al lavoro in giochi dementi e cretini per rifornire i furbi che si rivendono poi queste succulente informazioni (recapitare in automatico già belle aggregate per fascia di età, professione, titolo di studio, preferenza politica, ecc.) alle multinazionali le qualii affinano le strategie di mercato sempre più agguerrite e si arricchiscono alle nostre spalle...
Per la lunghezza eccessiva del post, provvederemo a pubblicare la seconda parte nel prossimo articolo dove vi spiegheremo, in dettaglio, perché definiamo Facebook un sistema autarchico e punitivo.
Continuate a seguirci.
---> continua nella seconda parte che trovi qui.
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E' stata inaugurata ieri, 19 marzo 2010, la prima banca dati delle Leggi della nostra Repubblica on line.
Il progetto, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Camera e dal Senato della Repubblica, è gestito dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ma non è ancora completato.
Il progetto avanzerà per gradi, al momento è già on line tutto quanto comparso nella Gazzetta Ufficiale a partire dal 1° gennaio 1980 ad oggi. Si prevede, per maggio prossimo, la messa in rete anche del decennio 1970-1980.
L'intero iter dovrebbe terminare nel 2014 con l'inclusione di tutto il corpus legislativo relativo al Regno d'Italia.
Di seguito tutte le fasi e le scadenze del progetto:
- Fase 1 (marzo - maggio 2010): in questa prima fase di avvio sono consultabili nella modalità della multivigenza gli atti normativi pubblicati dal 1° gennaio 1981 fino al corrente. Gli altri atti normativi pubblicati in epoca repubblicana (quindi fra il 2 giugno 1946 e il 31 dicembre 1980) sono consultabili solo nel testo originario.
- Fase 2 (maggio - ottobre 2010): la banca dati consentirà la consultazione in multivigenza dell'insieme degli atti normativi pubblicati fra il 1° gennaio 1970 e il 31 dicembre 1980.
- Fase 3: a partire dall'ottobre 2010 sarà consultabile con piena funzionalità in "multivigenza" l'intero corpus normativo di epoca repubblicana (dal 1946 fino al corrente).
- Fase 4: a partire dall'ottobre 2011 verrà introdotta (per l'intera banca dati) la possibilità di navigare attraverso link dinamici dalla norma modificata all'articolo della successiva legge modificante.
- Fase 5: a partire dall'ottobre 2013 la ricerca delle norme potrà essere effettuata anche "per concetti" e per classi semantiche (sistema di classificazione EUROVOC, adottato in ambito Unione Europea).
- Fase 6: entro l'ottobre 2014 sarà recuperato e reso disponibile l'insieme degli atti normativi pubblicati nel periodo del regno (1861 - 1946).
Nel portale si legge "E' un nuovo servizio che lo Stato italiano fornisce ai cittadini. Si tratta di una banca dati, accessibile a tutti e consultabile gratuitamente, che contiene i testi delle leggi statali vigenti aggiornate in tempo reale".
Nella nota di presentazione del servizio ai cittadini è spiegato: "Il nuovo portale risponde all'esigenza di trasparenza e si rivolge a tutti: a chi ha bisogno solo occasionalmente di leggere il testo di una legge, così come a chi ha necessità di studio e approfondimento. Il motore di ricerca, tecnologicamente avanzato, consente di consultare i testi normativi nella loro versione vigente e di visualizzare tutte le modifiche intervenute nel tempo."
Con normattiva.it (che è il nome del portale) non avremo più scuse, già dapprima la legge non ammetteva ignoiranza, ora, che tutti possono consultare il sito ufficiale senza costi né burocrazie aggiuntive, saremo ancormeno giustificabili!
Un saluto.
Con le recenti campagne martellanti contro l'alcol si è venuta a creare una equazione allarmante: alcol = incidenti stradali, ma è proprio così?
Guardiamo con attenzione le statistiche fatte dall'istituto Piepoli e commissionato dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e analizziamo i numeri:
- La causa degli incidenti stradali dipendenti da abuso di alcol e droghe per l'anno 2007 rappresenta, in realtà, poco più del 3% (fonte ISTAT)
- dal sondaggio Piepoli, gli italiani che attribuiscono la colpa di questi incidenti all'alcol, sono ben il 63% (ottenuto da un campione di giovani e adulti di età compresa tra 16 e 54 anni)
E' una differenza notevole tra la realtà e quello che si pensa sia la causa reale di questi problemi. Consideriato che quasi il 97% dei casi avviene per cause comuni collegabili ad inconvenienti, distrazione, eccesso di velocità e cattive abitudini di guida, questo la dice lunga sul bombardamento mediatico a cui l'opinione pubblica è sottoposta giornalmente.
Ora non si deve in alcun modo sottovalutare il problema, la guida in stato di ebbrezza, soprattutto sui giovani sotto l'effetto di alcol o droghe, provoca le conseguenze più devastanti e drammatiche in assoluto.
Si alimenta in questo modo un circolo vizioso dove la percezione dei pericoli rimane deformata a sfavore dell'alcol il cui uso e sostanzialmente costante e regolare da centinaia di anni.
A questa falsa percezione, anche il legislatore è stato costretto a cimentarsi con legislazioni molto limitative, ordinanze e regolamenti locali che tutti conosciamo.
Chi ne fa le spese, alla fine, sono gli stessi cittadini che si sentono limitati della loro libertà e costretti a cambiare le loro abitudini sociali e alimentari.
Sarebbe da augurarsi di riuscire a togliersi dalla testa l'equazione incidenti mortali = alcol e cominciare a percorrere strade dirette a combattere la piaga del disagio giovanile che non nasce nei bar o nei ristoranti, ma ha origini sociali ben più profonde, meditiamo. Un saluto a tutti.
Da una richiesta di una nostra collaboratrice, ci offriamo come supporto divulgativo per diffondere un appello ai governanti riguardante la situazione attuale dei nostri fratelli diversamente abili.
LETTERA APERTA ALL’ONOREVOLE SILVIO BERLUSCONI - PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Ill.mo Presidente, se noi del M.E.D.A abbiamo deciso di rivolgerci a Lei usando un mezzo insolito come quello del “pubblico manifesto” è solo perché non siamo in nessun caso riusciti a raggiungerla in altro modo, nemmeno attraverso le numerose missive che forse i suoi collaboratori non le hanno mai fatto pervenire.
Così crediamo, in quanto non si giustifica altrimenti, questa noncuranza, politica e umana, nei confronti di un Movimento che non solo conta centinaia di migliaia di aderenti, ma che rappresenta, umanamente, oltre sei milioni (familiari e parenti esclusi) di diversamente abili che vivono o meglio “sopravvivono” nel nostro Paese.
Sappia, signor Presidente, che non è nostra intenzione presentarci a Lei con il cappello in mano, né tanto meno come postulanti, per chiederle soluzioni impossibili o lucrose prebende politiche (i diversabili hanno conservato l’orgoglio di essere cittadini italiani alla pari con chiunque altro dimostrandolo con il loro voto), bensì per sollecitare il suo autorevole interessamento affinché siano rispettati quei fondamentali diritti civili di cui l’Italia necessita per considerarsi alla pari con le altre Nazioni europee.
Trascurando il lato economico del problema, come l’esiguo contributo pensionistico, nemmeno sufficiente per acquistare un litro di latte tutte le mattine (i diversabili non godono di nessun ammortizzatore sociale), ci permettiamo elencarle le primarie ingiustizie di cui siamo vittime, risolvibili con un atto di buona volontà:
a) Il persistere di assurde barriere architettoniche che ci precludono ogni forma di convivenza civile: non potere accedere ai pubblici uffici, ai normali mezzi di trasporto, a gran parte dei negozi, ai luoghi di cultura (musei, teatri, cinema), e a quelli di svago, né uscire dalle nostre abitazioni perché gli stabili non sono attrezzati, non ostante la legge lo imponga, di servoscale, ascensori, scivoli.
b) Proibirci di frequentare i centri storici, considerati zone pedonali, neppure con le nostre macchie munite di apposito contrassegno (punendo i trasgressori con salatissime multe), significa emarginare decine di migliaia di cittadini costringendoli a vivere nelle periferie delle grandi città secondo gli schemi razziali di una ghettizzazione di triste e deprecabile memoria;
c) Un trattamento sociopolitico meno debilitante nei confronti dei diversabili, non solo per quanto
riguarda la terminologia, che in parte abbiamo corretto, ma soprattutto il sistema di comportamento.
Un esempio: il diversabile che viaggia Alitalia deve obbligatoriamente sedere oltre il ventisettesimo posto, non in prima fila come stabilito da tutte le altre compagnie aeree, pressappoco come succedeva per i negri in America che dovevano occupare gli ultimi sedili sugli autobus.
Signor Presidente tutto questo accade perché coloro che abbiamo eletto per guidare il nostro Paese (Comuni, Province, Regioni, Parlamento), non si sono mai preoccupati di dare vita a dipartimenti, assessorati o un “Ministero della Diversabilità”, come apparati autonomi capaci di svolgere con assoluta competenza la loro democratica e civile funzione, risolvendo tutti quei problemi, piccoli e grandi, che trasformano un diversabile italiano in un cittadino inutile e particolarmente oneroso per l’intera società. Signor Presidente, concludiamo il nostro appello invitandola a trovare il coraggio, di annunciare a oltre sei milioni di esseri umani, il cui cibo quotidiano è fatto d’umiliazioni e dolore, che questo “Ministero della Diversabilità” rientra nel suo programma di Governo e lei avrà al suo fianco la più potente, fedele e non politicizzata forza umana di sostegno.
Ci conti quanti siamo e poi decida, signor Presidente.
LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL M.E.D.A.
Qui il filmato direttamente dal loro sito
Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto.
Negli ultimi quindici anni ho tenuto circa mille conferenze sull’ambiente e, ogni volta, mi sono sentito come un funambolo alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Le persone desiderano sapere cosa sta succedendo al loro pianeta, ma nessuno vorrebbe mai deprimere il proprio pubblico, per quanto cupo e preoccupante sia il futuro previsto dalla scienza che studia i tassi di perdita ambientale.
Tuttavia, essere ottimisti riguardo al futuro richiede delle basi convincenti per un’azione costruttiva: è impossibile descrivere le possibilità future senza prima definire accuratamente le problematiche attuali. Colmare tale divario ha sempre costituito per me una sfida e le platee, ignorando soavemente il mio turbamento intellettuale, mi hanno fornito un insolito punto di vista.
Dopo ogni conferenza, una piccola folla mi circondava per parlare, porre domande e scambiare biglietti da visita. Generalmente, queste persone si occupavano delle tematiche più dibattute ai nostri giorni: cambiamenti climatici, povertà, deforestazione, pace, risorse idriche, fame, conservazione, diritti umani. Provenivano dal mondo del non profit e delle organizzazioni non governative, noto anche come “società civile”: si erano presi cura di fiumi e golfi, avevano insegnato ai consumatori i principi dell’agricoltura sostenibile, installato pannelli solari sulle loro abitazioni, esercitato azioni di lobby sui legislatori nazionali per contrastare l’inquinamento, lottato contro politiche commerciali tagliate a misura d’impresa, lavorato per rendere verdi le principali metropoli e fornito un’istruzione ai bambini in materia di ambiente. Semplicemente, avevano dedicato le loro esistenze a cercare di salvaguardare la natura e a difendere diritti.
Malgrado fossimo negli anni Novanta e i mezzi d’informazione ignorassero queste persone, queste occasioni mi offrivano la possibilità di ascoltare le loro preoccupazioni. Incontravo studenti, nonne, adolescenti, membri di tribù, uomini d’affari, architetti, insegnanti, professori in pensione e genitori preoccupati. Dato che mi spostavo continuamente e che le organizzazioni rappresentate da queste persone erano radicate nelle loro comunità, in un anno iniziai a farmi un’idea della varietà di questi gruppi e del loro numero complessivo. I miei interlocutori avevano molto da dire. Erano informati, ricchi d’immaginazione e di vitalità; offrivano idee, spunti e intuizioni. In un certo senso, Moltitudine inarrestabile rappresenta la somma di ciò che mi hanno donato.
I miei nuovi amici mi davano libri e articoli, infilavano piccoli regali nel mio zaino o avanzavano proposte per imprese verdi. Un nativo americano mi spiegò che la separazione fra ecologia e diritti umani è artificiale, che i movimenti ambientalisti e quelli per la giustizia sociale affrontano due aspetti dello stesso, grande dilemma. I danni inflitti alla Terra ricadono su tutte le persone e il modo in cui un uomo tratta un altro uomo si riflette sul nostro modo di trattare il pianeta. Mano a mano che le mie conferenze iniziavano a rispecchiare una maggiore consapevolezza, il numero e la varietà di persone che offrivano biglietti da visita crebbero. A ogni conferenza collezionavo dai cinque ai trenta biglietti da visita e, dopo una settimana o due di viaggi, tornavo a casa con qualche centinaio di biglietti ficcati in tutte le tasche. Li disponevo sul tavolo della mia cucina, leggevo i nomi, guardavo i loghi, esaminavo la missione e rimanevo meravigliato dalla diversità di azioni e scopi che questi gruppi perseguivano a favore di altri. Quindi, conservavo i biglietti in cassetti o sacchetti di carta, come ricordi di viaggio. Negli anni, avevo raccolto migliaia di questi biglietti e, ogni volta che li guardavo, mi sorgeva spontanea la stessa domanda: esiste qualcuno realmente in grado di valutare il numero enorme di gruppi e organizzazioni coinvolti in queste cause? Dapprima, si trattò di semplice curiosità, ma lentamente si trasformò nella sensazione che qualcosa di molto più grande stesse nascendo, un importante movimento sociale che stava eludendo i radar della cultura di massa.
Continua...www.moltitudineinarrestabile.it
Il Filmato: http://www.youtube.com/watch?v=3z9uyQ6rRNw
Con le nuove normative sulla circolazione stradale, la guida in stato di ebbrezza è punita molto pesantemente ed il rischio di farsi trovare positivi all'etilometro, espone il guidatore al problema più temuto: il ritiro della patente. La linea dura tenuta dallo Stato è in parte giustificata da un abuso generalizzato di alcolici da parte dei due sessi in quasi tutte le fasce di età, abuso che deve essere assolutamente attenuato per aumentare la sicurezza ed abbassare i rischi legati all'uso smodato e crescente di questa sostanza nei più giovani.
Di fatto lo stato non ne vieta l'uso in generale, ma ne limita l'abuso in situazioni di potenziale pericolo. Va da sé che mettersi alla guida di un veicolo, effettuare lavori pericolosi, manovrare mezzi e macchinari in stato di ebbrezza, può essere letale per noi e per chi ci è intorno. Il fatto che l'alcol ci fa sottovalutare il pericolo e ci allunga di molto i tempi di reazione, il rimedio migliore sarebbe proprio quello di non abusarne mai, soprattutto quando si devono fare attività in cui è richiesta oggettività, lucidità e prontezza di riflessi.
A differenza di quanto potrà sembrare, questa rigida normativa non si applica solo verso gli automobilisti, ma anche verso molti settori professionali come edilizia, operatori di macchine industriali ed agricole, dirigenze, autisti e controllori, corpo medico e infermieristico e molto altro ancora. Tutti questi sono soggetti ad analisi del sangue e controlli medici periodici che ne verificano e certificano lo stato di sobrietà da alcol e sostanze stupefacenti.
Per l'automobilista tutti questi controlli non sono ancora richiesti, ma viene usata una strumentazione elettronica (etilometro) per effettuare controlli rapidi e poco invasivi atti a verificare il solo stato di ebbrezza da alcol.
Come funziona l'etilometro
L'etilometro è uno strumento di misurazione utilizzato per determinare il valore dell'etanolo (alcol) contenuto nel sangue. In Italia sono omologati solo gli apparecchi in grado di misurare la concentrazione attraverso l'analisi dell'aria alveolare espirata.
L'etanolo, una volta ingerito, viene assorbito velocemente dallo stomaco e dall'intestino tenue e si distribuisce in tutta l'acqua corporea (che nel nostro organismo ammonta a poco più di mezzo litro per chilo di peso).
Il 90% dell’etanolo ingerito viene metabolizzato nell'organismo, mentre solo una piccola parte viene eliminato nelle urine, nel sudore e nell’aria espirata.
Considerato che il rapporto di etanolemia (concentrazione di etanolo nel sangue) e aria alveolare è relativamente costante e proporzionale, viene, per semplicità, misurato solamente questo parametro.
Sapendo che mediamente 80 mg di etanolo per 100 ml di sangue producono 35 µg di etanolo su 100 ml di aria espirata dai polmoni, lo strumento di misura ci riporterà il valore numerico (convertito in mg per litro) come richiesto dalla legge.
Ora, qualora la misura verrà effettuata e regolarmente ripetuta, (a parte i modi, più o meno originali, che si potranno inventare per evitare l'etilometro o per cercare di abbassare la lettura dello strumento) e dovessimo risultare positivi, siamo sostanzialmente rovinati.
Non valgono ricorsi né tentativi di negare l'evidenza perché contestare l'etilometro significherebbe ricorrere alle analisi del sangue vere e proprie che sarebbero molto più accurate e precise della lettura strumentale contestata.
Come vengono fatte le analisi
Semplificando di molto, sappiate che successivamente al prelievo coattivo (effettuato per contestazione dell'etilometro) o per controllo successivo (da effettuare per riprendere la patente), tra le varie sostanze, viene misurata anche la transferrina carboidrato-carente (CDT), i cui valori, in seguito ad abuso alcolico cronico, aumentano nel siero e sono correlati e proporzionali al consumo di alcol anche a distanza di un mese. Solo dopo questo periodo di astinenza ASSOLUTA il catabolismo normale della proteina si riporta al livello fisiologico e non viene più rilevato alcun abuso alcolico.
Bisogna sapere anche che, per avere una positività al test di questa proteina occorre assumere quotidianamente circa 50-60 g di etanolo per almeno 2 settimane di seguito. Quindi occorre essere etilisti cronici (insomma bisogna impegnarsi).
Il controllo del CDT ha valenza legale ed è certificato dal laboratorio di analisi di una struttura sanitaria pubblica. Il dato rilevato inoltre potrà essere contestabile esclusivamente in sede giudiziale. Saluti

Il M.E.D.A. è un movimento non legato a nessun schieramento politico il cui solo obiettivo è quello di battersi a tutto campo per ottenere un civile e democratico miglioramento di vita dei diversamente abili, qualsivoglia sia la loro fede religiosa o convinzione politica. Il M.E.D.A. non intende per diversabili solo coloro che la società sbrigativamente ed impropriamente ha definito handicappati, vale a dire persone che hanno una qualunque infermità psico-fisica, per il M.E.D.A. i diversamente abili sono coloro che pur avendo la completa padronanza delle loro funzioni fisiche ed intellettive subiscono e sopportano un qualsiasi disagio sociale: gli anziani, i senzatetto, i bambini orfani o abbandonati, le donne separate con figli e senza reddito, i disoccupati e più in generale tutti coloro cui non è consentita una vita sciale normale. Il M.E.D.A. si presenta quindi con orgoglio come l'unione morale, spirituale e sociale dei diversabili d'Italia e d'Europa. Respingiamo l'indifferenza, la disattenzione, la ghettizzazione, l'emarginazione come atti contrari a ogni nazione che si definisce democratica.
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