O sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

di Admin (del 24/03/2010 @ 15:38:23, in Medicina e Sanità, linkato 491 volte)

 

E' un argomento questo altamente simbolico, anche se in realtà non è fonte di pericolo, nel nostro immaginario collettivo è simbolo di degrado e sporcizia personale.

Per questo voglio fare una scommessa: io scommetto che nella lettura dell'articolo non vi sia persona (esclusi i calvi) che non abbia lo stimolo di grattarsi la testa almeno una volta!

Io punto 1€
e lo stesso dovreste fare voi.

 

Qui in fondo (per chi sarà onesto con se stesso), lascio la possibilità di pagare la scommessa. 

Cos'è la pediculosi

E' l’incubo di tutti i genitori: si insidiano tra i capelli dei bambini e ne succhiano il sangue del suolo capelluto, sono i pidocchi. Riconoscerli non è sempre semplice e si diffondono da un bambino all’altro con molta facilità.

La pediculosi è un’infestazione dovuta a piccoli parassiti di colore biancastro chiamati pidocchi della grandezza di circa 3 mm, che si attaccano al cuoio capelluto (Pediculus Humanus Capitis) o altre zone corporee ricoperte da peli (Pthirus Pubis).
Il ciclo vitale dei pidocchi si svolge interamente sul cuoio capelluto dell’uomo, dal quale ricevono calore e nutrimento. Lontani da questo ambiente (cioè l’uomo), i pidocchi sopravviverebbero al massimo 2 o 3 giorni perché subiscono una rapida disidratazione, la quale rallenta i loro movimenti fino ad immobilizzarli e causarne la loro morte. La femmina vive solo tre settimane, durante le quali deposita circa 300 uova biancastre (chiamate lendini) alla base del fusto del capello. Le lendini, sono facilmente confondibili con la forfora, ma sono saldamente fissate al capello con una sostanza collosa esse si schiudono dopo 7-10 giorni dalla deposizione. Le zone preferite sono la nuca e le zone dietro le orecchie.

La pediculosi non è una patologia grave, e non è nemmeno fonte di trasmissione di altre malattie, ma è un’infestazione piuttosto fastidiosa a causa della sua elevata diffusione, tale che, se gestita male, può creare molti disagi per la scuola, per i genitori ed i servizi sanitari. Questi i motivi

- è un fenomeno in continuo aumento anche nei paesi ad elevata industrializzazione (ogni anno vengono infestate, solo in Italia, oltre 1 milione e mezzo di persone).

- causa moltissimi casi di assenze in ambito scolastico e lavorativo

- il bambino che viene infestato da pidocchi può venire emarginato dai compagni ed escluso dalle attività ricreative, con conseguenze negative sul il suo inserimento sociale

- i genitori vivono momenti di ansia per la preoccupazione che l’infestazione si possa propagare agli altri elementi della famiglia

- chi viene infestato avverte un senso di vergogna perché additato come persona con scarsa igiene personale

In realtà la pediculosi colpisce persone di tutte le età e di qualsiasi ceto sociale, i fattori che determinano la contrazione dell’infestazione non sono la mancanza di igiene o la lunghezza dei capelli, ma il PH della cute.

Infatti i pidocchi preferiscono un ambiente secco, capelli fini, non grassi e puliti. I capelli dei bambini spesso sono così, ecco il perchè della diffusione così importante (si calcola che oltre il 70% ne abbia avuto a che fare).

Gli individui di età compresa fra i 3 e gli 11 anni ne vengono colpiti con facilità e il sesso femminile è più a rischio perché hanno tendenzialmente una cute con PH più alcalino (ideale per lo sviluppo della infestazione).

Nei periodi di inizio estate o autunno, si diffondono molto facilmente perché il caldo è il loro clima ideale. Nel caso di bambini che si recano a campeggi estivi è infatti fortemente consigliato controllare, al loro ritorno, che non abbiano acquisito nuovi ospiti tra i capelli.

 

Come riconoscerli e come combatterli

Non è sempre molto semplice scovarli perché sono molto abili a nascondersi (in più il loro colore è molto simile a quello dei capelli), però è molto facile avvertirne la presenza attraverso un prurito continuo che si sente nel cuoio capelluto. Si possono anche osservare delle placche rosse in seguito ai continui grattamenti che può portare anche ad infezioni (nei casi acuti).
E' però più facile osservarne le lendini (anche se a prima vista potrà sembrare semplice forfora) che sono di colore più chiaro e restano attaccate al capello (a 3-4 mm dalla radice) anche dopo il passaggio di una spazzola o di un lavaggio.
Per determinare la presenza di pidocchi comunque basta utilizzate un pettine a denti fitti e una buona luce; passare il pettine dalla radice alle punte e osservare quello che rimane tra i denti (normalmente si dovrebbero scorgere uno o più lendini o qualche animaletto).


Una volta riscontratane la presenza, sarebbe necessario
- avvisare la scuola, in modo che anche gli altri genitori possano fare le verifiche del caso
- controllare ogni membro della famiglia
- decidere con un medico o un farmacista il rimedio migliore per combatterlo


Evitate le psicosi

A questo punto la psicosi del genitore sarà al massimo quindi sarebbe da evitare

- di tagliare i capelli al bimbo; perché (a meno di un taglio a zero) il problema non verrebbe eliminato e porterebbe ripercussioni psicologiche sul bimbo stesso
- nell'uso di prodotti specifici per il lavaggio, evitare di abbondare nelle dosi, perché oltre ad avvelenare il pidocchio, riusciremo ad avvelenare anche nostro figlio.


I trattamenti


Di solito si usano shampoo speciali con componenti insetticida (si tratta di farmaci a base di malathion, dermatoline o lindane) ed il problema si risolve al primo o al massimo al secondo trattamento.
Sono tuttavia efficaci anche rimedi naturali, in erboristeria è possibile trovare degli shampoo a base di scorza di salice che eliminano i pidocchi e aiutano a prevenire ulteriori contaminazioni.
Una volta terminato il trattamento, si deve assolutamente togliere e scollare le lendini che rimangono attaccate ai capelli con un pettine speciale.


Cose da fare in pochi passi

Nel caso il bimbo sia risultato positivo ai pidocchi rispettate alcuni accorgimenti.

- non mandatelo a scuola e informare i professori e lo stabile scolastico, affinché possano prendere le misure preventive adeguate.
- procedete col trattamento specifico di lavaggio ed eliminare tutti i pidocchi presenti.
- lavare a temperature non inferiore ai 60°C tutti i tessuti (abiti, lenzuola, federe, peluche) che sono stati a contatto con il bambino. Ove non è possibile, impacchettare dentro un sacco di plastica e sigillare per oltre 10 giorni (la vita media di questi animaletti non supera i 3-5 giorni in ambienti secchi). Un metodo più veloce ed efficace potrebbe essere di infilare il sacco in congelatore per 24 ore.
- rimuovere tutte le lendini con una pinzetta o un pettine fine
- a fine trattamentoi bagnare i pettini e le spazzole nell’acqua calda con del sapone insetticida (quello dello shampoo) per almeno 10 minuti.
- evitare i contatti successivi con berretti, asciugamani e tessuti
- non asciugare i capelli con aria calda (meglio sarebbe di evitare completamente il phon)
- dopo qualche giorno di trattamentorifare rifare un controllo completo della testa per verificare che non sia rimasto più nessun pidocchio o lendini.


Ah dimenticavo, vi siete grattati vero? Avete ancora lo stimolo vero? Ricordate che avete perso una scommessa?

Ecco il bottone per saldare il vostro debito, grazie!

 

Un saluto a tutti

 

 

 
...
di Pubbly (del 01/03/2010 @ 19:20:23, in Medicina e Sanità, linkato 71 volte)
Le tue partite alla slot machine, a poker e a black jack non sono mai state così divertenti e appassionanti!
 
di patrizia.pr (del 20/09/2009 @ 18:17:04, in Medicina e Sanità, linkato 378 volte)
Roma, 14 set. (Adnkronos Salute) - E' la maglietta della salute del futuro, un po' diversa da quella consigliata dalla nonna per contrastare malanni e raffreddori. Si chiama 'Hi Live', è supertecnologica e messa a punto da un gruppo di ricercatori che opera nel Veneto: è un sistema di biostimolazione - spiega Gilberto Di Benedetto, presidente dell'Associazione fisioterapisti e pazienti italiani (Afpi) - che produce un aumento costante e benefico dell'energia dell'organismo, disponibile subito e utilizzata per tutte le attività vitali, con riequilibrio delle funzioni e della salute. Effetti positivi, indossandola, "sono riscontrabili su diversi fronti - spiega Di Benedetto - Agisce su disturbi come dolori osteoarticolari di schiena e collo, affaticamento cronico, effetti dello stress, con miglioramento della diuresi, del colesterolo, del recupero sportivo, della circolazione, del riposo notturno". Risultati resi possibili dall'"attivazione dei meccanismi regolatori naturali dell'organismo - precisa il presidente dell'Afpi - che controllano tutti i vari organi e sistemi. Il risultato finale è un aumento energetico generalizzato dell'organismo". Hi Live non è una vera e propria terapia, "ma si occupa di energia - spiega Di Benedetto - attivando quei meccanismi naturali basilari di auto-regolazione dell'organismo che permettono di aumentare il potenziale vitale". "Come una buona alimentazione, un po' di giusto movimento, un sonno riposante o emozioni gradevoli comportano benessere e miglioramenti psico-fisici, ma non sono vere e proprie terapie - fa notare il presidente dell'Afpi - similmente Hi Live genera condizioni che favoriscono lo stare bene, potenziano l'organismo contrastando e prevenendo le disfunzioni. Può essere anche utilmente associato come coadiuvante a cure e trattamenti". Sembra tutto semplice e facile, "ma in realtà le materie di base che supportano il sistema sono alquanto complesse: fisica atomica, bioelettronica, elettrodinamica quantistica dell'acqua. Questo - conclude Di Benedetto - è stato il secondo nostro obiettivo: passare da tecnologie ultra complesse a materiali apparentemente semplici e sicuramente facili da usare. Alcuni effetti sono quasi istantanei mentre altri, più profondi, si manifestano progressivamente. Energia e salute, dunque, per sentirsi in forma con facilità".
 
di elvio (del 13/07/2009 @ 12:55:12, in Medicina e Sanità, linkato 787 volte)

Sembra essere il più promettente degli elisir di lunga vita in studio per i prossimi anni.

Alarn Richardson è un ricercatore presso il Barshop Institute e studia, da ben 35 anni, i processi di invecchiamento umani.
Egli afferma che, in tutta la sua carriera, non ha mai visto una sostanza così tanto promettete nel fermare l’avanzare dell’età.
Anche Randy Strong, professore della University of Texas Health Science Center, è dello stesso parere: la rapamicina (un estratto da una sostanza proveniente dall’Isola di Pasqua), ci sta dimostrando che il processo di invecchiamento può essere rallentato e forse fermato.

Le proprietà della rapamicina sono state studiate da un gruppo di scienziati guidati dal dott. David Harrison del Jackson Laboratory. Il farmaco è stato sperimentato su topi adulti, con un’età più o meno equivalente ai 60 anni umani ed i risultati sono eccellenti: sui topi maschi, l’aspettativa di vita è aumentata del 28% e sulle femmine del 38% (i risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature).
Abbiamo somministrato – raccontano i ricercatori – la rapamicina a topi di 20 mesi di età (corrispondenti a 60 anni per l’uomo) e, contrariamente a quello che pensavamo, non è necessario essere giovani per reagire bene alla sostanza.

La sostanza quindi potrebbe essere usata per terapie anti-invecchiamento iniziabili anche in tarda età. Per Randy Strong, direttore dell'Aging Interventions Testing Center è il primo sistema veramente convincente per terapie anti-invecchiamento mai sviluppato. Se funzionasse, i costi per i sistemi sanitari di tutto il mondo verrebbero ridotti di molto.

La rapamicina sembra proprio essere quella pozione magica che tutti si aspettano, ma gli scienziati invitano a frenare gli entusiasmi. Ciò che rende la rapamicina così efficace, infatti, potrebbe essere proprio la causa dell'insorgenza di altri problemi anche più seri.
«Le sue capacità di immunosoppressione – spiegano i ricercatori – sono molto utili nei trapianti perché abbassano le difese immunitarie dell’organismo impedendo il rigetto verso il nuovo organo. Ma questo abbassamento può essere pericoloso: si diventa cioè più suscettibili alle malattie e alle infezioni». Un problema questo non ancora irrisolto e non irrisorio, che renderebbe necessario trovare un giusto equilibrio sul dosaggio.

Comunque gli studi proseguono e forse, tra qualche anno, la sostanza diventerà la pillola più ambita. Certo è che se non si risolvono i problemi citati sarebbe veramente un controsenso poter vivere più a lungo ed ammalarsi più facilmente!  Saluti

 
di elvio (del 27/04/2009 @ 14:55:54, in Medicina e Sanità, linkato 534 volte)

Ricorderete sicuramente il caso mucca pazza e la recente influenza aviaria, ora ci risiamo, la notizia del giorno: è l'influenza suina. Si ripartirà quindi con un nuovo caso di terrore generalizzato, la caduta a picco dei mercati del settore, ecc. ecc.
La notizia in realtà gira nella stampa da parecchio, ma quando ci mette lo zampino la televisione, tutto cambia. Anche questa volta diranno di non voler creare panico, dimenticandosi però di dire che c'è sempre la necessità di fare buoni ascolti per battere la concorrenza; entreranno quindi in gioco esperti, guru, ministri e professori, tutti diranno la loro e tutti avranno la loro soluzione diversa dagli altri (ovviamente) questo è sempre poco rassicurante per tutti.

La gente avrà paura e comincerà a dubitare della bistecca, del prosciutto o dell'insaccato ed il blocco delle vendite ne sarà la conseguenza più immediata.

Ferma restando la necessità di maggiore informazione e di superiori accortezze igieniche, prima che il panico diverrà incontrollabile, vi segnalo alcune fonti sicure su cui informarsi in privato.
Sono mappature geografiche per vedere i casi di infezione nel mondo in tempo reale. Siate obiettivi ed armati di buonsenso (almeno voi), è la maniera migliore per evitare di farsi contagiare non tanto dal virus (che è abbastanza improbabile), quanto dal panico che i media stanno propagando.

Qui trovate tutti i casi clinici accertati di contagio da virus H1N1 (influenza suina) aggiornato ora per ora (dagli organismi di sanità competenti).
Qui invece trovate molto ben distinti, vari casi di malattie "pericolose" recenti (il periodo può essere scelto da mesi ad ore con il cursore in basso) tra le tante troverete salmonellosi, SARS, rabbia, meningite, influenze varie, ecc. schedata con marcatori di diverso colore e forma. Per vederne il tipo lasciate il puntatore del mouse sul marcatore e vi segnalerà la malattia. Altre informazioni, ma in inglese, qui o qui.


Ecco, ora vi ho dati i mezzi per controllare da soli la propagazione della malattia, nel caso di panico... correte verso la parte opposta! Saluti

Aggiornamento del 08/10/2009
Il link è cambiato ora la mappa dei casi clinici la trovate a questo indirizzo.

 
di elvio (del 24/03/2009 @ 11:12:12, in Medicina e Sanità, linkato 1000 volte)

L'Indice di Massa Corporea IMC (anche detto Body Mass Index  BMI), è un parametro che mette in stretta relazione la massa corporea con la statura di un soggetto e fornisce una stima delle dimensioni corporee molto più accurata rispetto alle vecchie tabelle basate semplicemente su rapporto altezza/peso. Si calcola dividendo il proprio peso (espresso in kg) per il quadrato dell’altezza (in m) quindi:

IMC = Peso (Kg) / statura2 (m)

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l'indice di massa corporea, è raggruppabile in 4 importanti categorie:
- sottopeso (IMC sotto i 19)
- medio (IMC tra 19 e 24)
- sovrappeso (IMC tra 25 e 30)
- obesità (IMC sopra i 30)

Questo indice, oltre ad essere utilizzato per la classificazione del sovrappeso e dell'obesità negli adulti, è anche un indice epidemiologico. Esiste infatti una profonda relazione tra indice di massa corporea e rischio di mortalità per complicazioni cardiovascolari (ipertensione compresa), diabete e malattie renali.



L'IMC fu sviluppato nell’ottocento da un ricercatore belga, Quetelet, uno dei padri della moderna statistica applicata all’epidemiologia. Nonostante che questo indice rappresenti ancora oggi uno strumento affidabile e di facile applicazione, presenta il grosso svantaggio di non considerare la composizione adiposa corporea, è molto importante infatti valutare, oltre alla massa corporea complessiva, anche la distribuzione regionale del grasso corporeo. Questo fattore però può essere misurato in modo molto semplice e veloce prendendo un metro da sarto e misurando la circonferenza addominale (un centimetro sopra l'ombelico, senza compressione ed a una respirazione minima): attenzione per valori superiori a 102 cm negli uomini e a 88 cm nelle donne il grado di rischio aumenta sostanzialmente.
Tenete conto che oltre che dall'eccesso di riserve adipose, la massa corporea di un individuo può essere influenzata anche dalla densità ossea, dal volume plasmatico e muscolare. Tutti questi parametri sono, almeno in linea generale, superiori negli sportivi rispetto ai sedentari.

Alla luce di tutto questo, per chi voglia già da ora iniziare una dieta per trovarsi in forma in tempo per il bikini estivo, vi segnalo un test completo che vi aiuterà nell'applicazione delle vostre variegate ed affamanti soluzioni dietetiche.
In questo spazio troverete: il calcolo dell'Indice di Massa Corporea, il calcolo del metabolismo basale e del fabbisogno energetico giornaliero.

Considerate che è molto più facile applicare una dieta, se già da prima si sa quante calorie poter assumere!

Approfondimenti e precisazioni ulteriori li trovate qui. Saluti a tutti

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di elvio (del 22/01/2009 @ 10:04:05, in Medicina e Sanità, linkato 1162 volte)

Il radon (Rn) è un gas inerte e radioattivo di origine naturale. È un prodotto del decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio. Il suo isotopo più stabile è il radon-222 che decade nel giro di pochi giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento o “figli”, tra cui il polonio-218 e il polonio-214 che emettono anch’essi radiazioni alfa. Il radon è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi. Se inalato, è considerato molto pericoloso per la salute umana poiché le particelle alfa possono danneggiare il Dna delle cellule e causare cancro al polmone.
La radioattività del radon si misura in Becquerel (Bq), dove un Becquerel corrisponde alla trasformazione di un nucleo atomico al secondo. La concentrazione nell’aria si esprime in Bq/metro cubo, indicando così il numero di trasformazioni al secondo che avvengono in un metro cubo d’aria.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano.

Dove si trova?
Il radon è presente in tutta la crosta terrestre. Si trova nel terreno e nelle rocce ovunque, in quantità variabile. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Essendo un gas, il radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori.
Il radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza, mentre i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri, aerosol) dell’aria che noi respiriamo e poi si depositano sulle superfici dei muri, dei mobili ecc. La maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada (ma una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e qui irraggiano (tramite le radiazioni alfa) soprattutto le cellule dei bronchi.
Il radon si può trovare anche nell’acqua potabile. La concentrazione è molto variabile sia dal punto di vista spaziale che temporale e, anche se in maniera molto minore rispetto alla sua presenza in atmosfera, può comunque rappresentare una fonte di esposizione dello stomaco a radiazioni ionizzanti.

Il Radon negli ambienti quotidiani
Per la maggior parte delle persone, la principale esposizione al radon avviene in casa, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. La concentrazione dipende da quanto uranio (da cui deriva il radon) è presente nel terreno sottostante l’edificio. Il gas migra dal suolo (o dai materiali da costruzione) e penetra all’interno degli edifici attraverso le fessure (anche microscopiche), gli attacchi delle pareti al pavimento, i passaggi dei vari impianti (elettrico, termico, idraulico). Di conseguenza, i livelli di radon sono generalmente maggiori nelle cantine e ai piani bassi.
Inoltre, vi sono forti variazioni sia spaziali che temporali: edifici anche vicini possono avere concentrazioni molto diverse, e in genere vi sono forti variazioni tra giorno e notte, estate e inverno e tra diverse condizioni meteorologiche. A causa di queste fluttuazioni, per avere una stima precisa della concentrazione media di radon in un edificio è necessario fare una misurazione per una durata sufficientemente lunga, preferibilmente un anno. Si utilizza un piccolo dispositivo in cui è presente un materiale che, essendo sensibile alle particelle alfa emesse durante il processo di decadimento del radon, rimane impresso con tracce indelebili. Il numero di tracce rilevate sul materiale è proporzionale alla concentrazione del gas nell’ambiente.

Effetti sulla salute
Il principale danno per la salute (e l’unico per il quale si abbiano al momento evidenze epidemiologiche) legato all’esposizione al radon è un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare. A livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon.
In realtà, il pericolo per la salute dell’uomo viene non tanto dal radon in sé, ma dai suoi prodotti di decadimento che, essendo elettricamente carichi, si attaccano al particolato dell’aria e penetrano nel nostro organismo tramite le vie respiratorie. Quando questi elementi “figli” si attaccano alla superficie dei tessuti polmonari, continuano a decadere e a emettere particelle alfa che possono danneggiare in modo diretto o indiretto il Dna delle cellule. Se il danno non è riparato correttamente dagli appositi meccanismi cellulari, può evolversi dando origine a un processo cancerogeno.

Si può avere alta probabilità di trovare il radon in questi casi:
1. Rocce ricche di Uranio e Thorio nei suoli dell'area circostante
2. Elevata permeabilità dei suoli
3. Suoli ben drenati o asciutti durante lunghi periodi dell'anno
4. Presenza di profonde fratture di trazione nei mesi estivi
5. Collocazione di pendio o versante
6. Sottili coltri di copertura sulle rocce superficiali
7. Basamento roccioso fratturato
8. Basamento roccioso ricco di cavità e caverne anche carsiche
9. Elevati livelli di Radon sono noti in abitazioni vicine
Dalla conoscenza della caratteristiche Geologiche e dei suoli di un'area è possibile risalire alla potenziale presenza di Radon nelle abitazioni dell'area di interesse.
I fattori elencati contribuiscono alla probabilità che elevati livelli di Radon vengano riscontrati all'interno delle abitazioni.
Con appositi strumenti è possibile effettuare misure di concentrazione di Radon nell'aria del suolo che rappresenta uno dei migliori parametri di comprensione del potenziale di rischio di un'area. In un Convegno internazionale organizzato dal CNR di Bari su questo argomento, vi segnalo alcune pagine di approfondimento http://www.edilitaly.com/radon/pianificaz.pdf

Gli interventi possibili sugli edifici
Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti in cui si vive, ci sono diversi modi (con diversa efficacia) per ridurne la concentrazione nei luoghi chiusi, tra cui:

- depressurizzare il suolo, realizzando sotto o accanto la superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato a un ventilatore. In questo modo, si crea una depressione che raccoglie il gas e lo espelle nell’aria esterna all’edificio
- pressurizzazione dell’edificio: aumentando la pressione interna, si può contrastare la risalita del radon dal suolo.
- migliorare la ventilazione dell’edificio
Fondamentale è, poi, fare in modo che, per le nuove costruzioni, si adottino criteri anti-radon, come sigillare le possibili vie di ingresso dal suolo, predisporre un vespaio di adeguate caratteristiche cui poter facilmente applicare, se necessario, una piccola pompa aspirante ecc.
Aprofondimenti ulteriori li trovate qui e qui. Saluti a tutti

tratto da Epicentro (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) e Ispel

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di elvio (del 10/04/2008 @ 10:59:46, in Medicina e Sanità, linkato 732 volte)
Di alimentazione, diete e salute se ne parla tutti i giorni e ovunque. Tra esperti, dietologi, medici, salutisti, che attingono a teorie scientifiche, naturali, indiane, cinesi, associate, dissociate, polarizzate, ecc. non se ne puo' più. Io credo che tutti abbiano ragione e sul settore ci vorrebbe un genio come Einstein che riesca, con una semplificazione assoluta a riunire tutte queste teorie in un unico formulato (non ci possiamo aspettare E=mC2 ma una semplificazione sì!).
Da profano in materia, mi sembra si vedere delle forti convergenze tra queste varie tipologie di esperti. Benchè tutti dicano cose diverse in quanto si rifanno a basi teoriche diverse, se si va a guardare con attenzione, sembra che tutti corrano verso la stessa direzione. Già conosciamo la teoria delle diete dissociate (che sembrano le più giuste, a livello medico e funzionale) ultimamente mi sono imbattuto anche su delle teorie (credo di provenienza cinese) in cui ad ogni cibo si associa una polarità elettrica e, come per le diete dissociate (che vedete in tabella), anche qui vi sono cibi neutri, positivi e negativi e si sconsiglia, di mangiare insieme i cibi di polarità estrema. In sintesi comunque le seguenti affermazioni credo siano valide ed accettabili da tutti: Sono molti e svariati i succhi gastrici deputati alla digestione dei cibi. Ognuno è appropriato al trattamento digestivo di un particolare alimento. Vi è una qualità di succo per la digestione della carne, un'altra per il latte, un'altra per l'acido della frutta, ecc. Questo comporta che spesso molti cibi non si amalgamano bene. (dalle ricerche di Pavlov) Il latte, per esempio, richiede un succo gastrico che è molto differente da tutti gli altri, eccettuato quello necessario per la digestione di cibi amidacei e non è facilmente digeribile se ingerito con altri alimenti, all'infuori dei cereali.



Da qui nasce la dieta dissociata Con il termine di "alimentazioni dissociate" si intendono tutti quei metodi dietetici che appunto "dissociano", disgiungono l'usuale succedersi delle pietanze durante i singoli pasti, prendendo in considerazione la composizione chimica essenziale dei cibi (proteine, grassi, carboidrati ecc.), la loro tendenza a provocare acidosi od alcalosi, la loro natura bioelettrica, ecc. in rapporto ai processi chimici fisiologici della digestione ed alla reazione dei liquidi organici. Tra i primi ricercatori va segnalato il dr. Hay di New York, il quale già nell'anteguerra, aveva formulato una teoria sull'alimentazione che, prendendo in considerazione in modo semplice ed evidente le leggi chimiche della digestione, costituisce un notevole passo innanzi nel campo della conoscenza della dieta. Le associazioni degli alimenti elencate da Hay non vanno considerate, secondo il suo concetto, come diete, ma come una "normale alimentazione" che serve sia a scopo terapeutico per i malati, sia come mezzo profilattico per i sani, cosicché tutti coloro il cui rendimento non è massimo dovrebbero approfittare dei vantaggi di questo nuovo regime dietetico seguendolo vita natural durante. Secono Hay "lo stomaco non può promuovere contemporaneamente una digestione alcalina (adatta cioè per i carboidrati o zuccheri) ed acidificante (adatta per la digestione delle proteine). La digestione delle proteine (carne, salumi, pesce, uova, ecc.) richiede sempre molti acidi gastrici mentre quella dei carboidrati (frutta non acida, verdura e amidi in genere) viene compiuta senza che si crei alcuna acidità. Se si assume pasta e carne, ad esempio, gli enzimi che dovrebbero digerire la pasta vengano deteriorati dagli acidi gastrici secreti per digerire le proteine creando difficoltà digestive e fermentazioni, causa primaria di gonfiori e pesantezze di stomaco. Altre ricerche: Due scienziati austriaci, Kracmar e Hauswirth, misurando la polarità e la carica bioelettrica di numerosi alimenti hanno dimostrato, che mescolando proteine e carboidrati si favorisce la formazione di sostanze dannose all'integrità degli organi. Questa condizione crea il terreno adatto perché si possa instaurare una malattia. Purtroppo, gli usi e la mancanza di conoscenze a proposito, ha creato alcuni accostamenti alimentari che presentano delle serie problematiche digestive:

Prosciutto e melone.
Pesce e patate (lesse o fritte).
Caffè (l'orzo va bene) con latte.
Pastasciutta seguita da carne, pesce o formaggi.
Frutta a fine pasto
Dessert dopo il pasto
La frutta, specialmente quella acquosa (melone, anguria, ecc.) dovrebbe essere consumata da sola.

Questa è la teoria, ma noi buongustai, che non ci possiamo privare di una pastasciutta al ragù, una lasagna, un piatto di baccalà con le patate... non ce ne può fregar di meno. Saluti
 
Le nuove malattie infettive - come HIV, Sars, West Nile virus ed Ebola - stanno aumentando. Sono frutto del contatto tra uomini e animali, specialmente mammiferi “non umani”. Per ridurne l’impatto, bisogna evitare l’eccessiva promiscuità tra le diverse specie e in questo senso è fondamentale il lavoro di conservazione degli habitat naturali e della biodiversità. Queste in sintesi sono le conclusioni a cui è giunta la ricerca della Zoological Society of London, della University of Georgia e della Columbia University, che ha analizzato 335 epidemie emerse tra il 1940 e il 2004 e ha permesso di disegnare una vera e propria mappa delle “zone calde” (”hotspots”) dove potrebbe scoppiare la prossima. questo il link
 
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