Quando ero bambino, eravamo così poveri che, da noi, il camion della spazzatura passava due volte la settimana. Per le consegne.

Bebo Storti
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di elvio (del 29/07/2008 @ 09:51:23, in Approfondimenti, linkato 401 volte)

Cuil.com è un nuovo motore di ricerca che si serve di un algoritmo in grado di scegliere le pagine più importanti. Inizialmente Cuil fornirà servizi solo in inglese, ma nel corso di quest'anno promettono di rendere disponibile le ricerche anche nelle principali lingue europee. Il progetto di Cuil nasce nel 2005 e tre dei quattro fondatori della nuova società, provenivano proprio da Google. Anna Patterson, ricercatrice che ha lasciato Google nel 2006, ha fondato insieme al marito Tom Costello, Russel Power e Louis Moniere (altri due ex ingegneri del colosso del web). L'arma in più che Cuil dovrebbe avere, rispetto alla concorrenza, sono i costi di indicizzazione: secondo i suoi creatori il motore di ricerca crescerà molto velocemente perché ogni pagina aggiunta costa un decimo di quando costa a Google. Si dice che questo motore abbia già indicizzato oltre 120 miliardi di pagine in poco tempo Cuil, che si pronuncia 'cool', organizza i risultati per categorie analizzando il contesto di ogni pagina e i concetti dietro ogni richiesta degli utenti. Secondo i creatori ha indicizzato 120 miliardi di pagine web tre volte più di quelle indicizzate da Google). Il progetto può contare su 33 milioni di dollari di finanziamento: i primi otto milioni sono stati stanziati da Greylock e Tugboat Ventures e gli altri 25 sono arrivati da Madrone Capital Partners. Google ha però già raccolto il guanto di sfida precisando di aver indicizzato un numero ben maggiore di pagine.

- Al lancio del servizio si è generato un effetto imprevisto per i suoi fondatori: pochi istanti dopo la sua nascita, il motore è caduto a causa dell'alto numero di connessioni. Un messaggio di scuse e la promessa di un pronto ritorno hanno salutato i curiosi per alcune ore. Passati i primi momenti di sbandamento, il sito è tornato accessibile. Ora basta un'occhiata alla home per capire che Cuil vuole essere l'anti-Google, in tutto e per tutto. La prima pagina è molto sobria (forse anche troppo): un semplice campo di ricerca e uno sfondo nero, chiare le parole per salutare il nuovo utente: privacy e numero di pagine indicizzate (che sono i punti chiave su cui Cuil vorrebbe costruire il proprio successo). Secondo i suoi creatori il nuovo motore indicizza 120 miliardi di pagine, dieci volte più di Microsoft e tre più di Google: non per niente il sito si autoproclama come il più grande motore di ricerca del mondo. La seconda parola chiave è privacy, il vero tallone di Achille degli altri motori di ricerca: a differenza dei rivali, Cuil non conserva log, ip e cookies, come a dire: "Quello che cerchi sono fatti tuoi, non nostri".

- Un sito che si proclama migliore di Google deve però aspettarsi anche le critiche ed i paragoni con il più affermato motore del momento. Per adesso Google appare superiore, ricerche più precise e un vasto assortimento di servizi collaterali. Ma non bisogna sottovalutare il nuovo nato perché, come afferma Michael Arrington, di TechCrunch, "Cuil è nato da poche ore, Google ha avuto dieci anni per affinare il suo sistema".

Noi, comunque, stiamo a vedere poi, come diceva un vecchio saggio: "a chi mi da da mangiare, chiamo babbo". Saluti a tutti.

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di re dei salumi (del 27/07/2008 @ 09:18:30, in Approfondimenti, linkato 2321 volte)
Gli insetti vi infastidiscono? Sterminateli pure con una bomboletta spray, ma siate consapevoli dei rischi che correte. Soprattutto in prossimità di fonti di calore.
Isias Vidal Maceda, nel New Jersey, non è stato molto accorto nel ripulire la sua cucina da blatte e zanzare. E ci ha rimesso l’appartamento. Lo spray che stava agitando ha infatti preso inavvertitamente fuoco, causando un’esplosione che ha distrutto l’80% della sua casa e danneggiato parzialmente – soprattutto per effetto del fumo sprigionato - quella dei vicini. Ma il suo non è un caso isolato. A Milano nel 1996 una bomboletta di vernice spray lasciata inavvertitamente in un forno per la panificazione ha provocato un’esplosione che ha causato danni per 70 milioni di lire. Sempre nel capoluogo lombardo, nel novembre 2007, un pensionato incauto ha cercato di aprire una bomboletta particolarmente tenace con un paio di forbici. Per giunta vicino ai fornelli. Il risultato? Un forte boato che ha frantumato una parete fondendo l’appartamento dell’anziano con quello dei vicini. Il protagonista di questa storia se l’è cavata solo con alcune ustioni e, ovviamente, un bello spavento. Gli esiti però possono essere ben più gravi. Il 27 giugno scorso a Grosseto lo scoppio di una bomboletta spray di deodorante in un capannone della Agrideco - azienda che si occupa di raccolta e smaltimento di rifiuti speciali, anche pericolosi - ha scatenato una sequenza di esplosioni che ha trasformato la struttura in un inferno di fuoco. Un operaio di 47 anni ha perso la vita mentre un altro è rimasto gravemente ustionato.

I consigli per evitare rischi
La bomboletta spray contiene del liquido vaporizzato grazie a un gas liquefatto che funge da propellente. Il contenuto viene rilasciato quindi sotto forma di aerosol.Come per tutti i contenitori di aerosol sotto pressione, le bombolette possono esplodere se vengono riscaldate a temperature superiori ai 50 gradi. Non vanno mai perforate o aperte neppure quando sono vuote perché possono contenere liquidi o vapori residui infiammabili.
Non è l’unico rischio legato all’uso degli spray, sopratutto quelli parzialmente tossici come gli insetticidi. L’inalazione di nebbie di vapore o di spruzzi possono provocare un’irritazione leggera o media dei tessuti del naso, della gola e dell’apparato respiratorio superiore. La sovraesposizione, dovuta all’utilizzo di diverse bombolette in un tempo breve e in una zona scarsamente ventilata, può provocare mal di testa, nausea ed effetti anestetici generali. Essendo i vapori dello spray molto più pesanti dell’aria, capita inoltre frequentemente che gli ambienti chiusi risultino poveri d'ossigeno. Se li usate per pulire il forno o per uccidere gli insetti sotto un mobile, evitate sempre di inspirare a pieni polmoni. E soprattutto di accendere l'accendino nelle vicinanze. Ecco alcuni esempi artistici fatti con le bombolette spray, usatele sempre con molta cautela!!! Questa tecnica si chiama SprayPaint

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di elvio (del 24/07/2008 @ 12:45:22, in Cazzeggio e goliardia, linkato 780 volte)

Siete stanchi?

Niente vacanze?

Volete rilassarvi un attimo?

Guardatevi questi filmatini:

Cancelli troppo stretti

Parcheggi troppo difficili

Bere dallo stesso calice

Flatulenze liberatorie

Non fate caso che la figura femminile sia l'unica protagonista, è un puro caso, in fondo può succedere a chiunque! Saluti a tutti

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di elvio (del 24/07/2008 @ 10:48:57, in Software PC e Web, linkato 548 volte)

Con metodi sempre più subdoli ed accattivanti i criminali della rete ormai non cercano più fama o notorietà (bei tempi quelli), ora vogliono solo ritorni economici. Per raggiungere questo scopo cercano di colpire il maggior numero di Pc, ricorrendo all’uso di tecniche silenziose e inavvertibili.

Alcuni esempi: LONDRA, 23 luglio - Mille siti web britannici, sono stati attaccati da hacker est europei con un virus chiamato Asprox. L'obiettivo dei pirati è carpire liberamente dati personali riguardanti carte di credito e conti bancari. Il virus si diffonde facilmente e gli hacker se ne servono come Cavallo di Troia per accedere alle informazioni contenute nei computer privati. Il PC infettato da Asprox non ha alcun malfunzionamento: e rimane esattamente quello che vuole l'hacker.

I laboratori di Panda Security hanno appena scoperto un nuovo Trojan bancario Banker.LGC che sfrutta la notizia divulgata via e.mail su un falso incidente del pilota di Formula 1 Fernando Alonso. Il messaggio di posta elettronica racconta che il pilota spagnolo è rimasto gravemente ferito in un incidente avvenuto a Bilbao. Per aumentare la credibilità, la notizia sembra essere riportata come se fosse stata estrapolata da un importante quotidiano nazionale. Il messaggio include un link che invita a scaricare il video nel quale dovrebbe vedersi l’incidente. Se l’utente clicca sul questo link automaticamente dà inizio al download della copia del Trojan. Questo codice maligno è stato progettato per rubare dati bancari (numero di conti correnti, password etc.) di un’importante società finanziaria. Questo tipo di Trojan è in linea con l’attuale dinamica del malware. Questi criminali fanno uso di notizie eclatanti come questa o di foto erotiche per spingere gli utenti a cliccare su determinati link o a eseguire alcuni file, per fare in modo che il maggior numero di macchine vengano infettate.

Maggiori dettagli su queste tecniche le trovate qui, qui, o qui.  Saluti e ... state accorti.

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di elvio (del 23/07/2008 @ 18:43:51, in Scienza e Tecnologia, linkato 1386 volte)

La Nebulosa Occhio di Gatto (cod. NGC 6543), si trova nella costellazione del Drago a circa 3000 anni luce dalla Terra.
Il nucleo centrale della nebulosa misura circa 0,5 anni luce di diametro e contiene al suo interno varie strutture simmetriche che la fanno assomigliare a un’iride (da qui il nome). Queste strutture sono costituite essenzialmente da gas ionizzati ad altissima temperatura che sono stati prodotti dalla stella nei diversi cicli della sua estinzione. Questa nebulosa è un classico esempio di ciò che gli astronomi chiamano nebulosa planetaria.
Si tratta di una serie di stelle che, si suppone, stiano concludendo il loro ciclo vitale e la cui massa e dimensione si stanno rapidamente riducendo, dando luogo a vasti getti di plasma. Come si vede dalle foto, il centro della nebulosa è circondato da un debole, ma immenso alone (che misura circa 3 anni luce di diametro), Presumibilmente prodotto durante la consunzione della stella quando si trovava in una sua precedente fase (si trattava forse di una gigante rossa). Nel caso della Nebulosa Occhio di Gatto, le complesse simmetrie del centro hanno fatto pensare che l’oggetto stellare che occupa la posizione della “pupilla” fosse in realtà una stella binaria, della quale però non esiste nessun’altra evidenza. Le magnifiche foto provengono: le prime due dal telescopio spaziale Hubble e l'ultima dal Nordic Optical Telescope. Saluti      fonte NASA

 

 

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di elvio (del 20/07/2008 @ 18:15:46, in Scienza e Tecnologia, linkato 599 volte)

Digital color management è il termine che indica il trattamento (più spesso chiamato "gestione") del colore digitale. Digitale si può considerare opposto di analogico. Un orologio con le lancette è analogico, se ha le cifre e non le lancette è digitale. Una fotografia fatta con la pellicola è analogica, una fotografia fatta con una fotocamera digitale è digitale.

Ma cos'è il colore digitale? E' il colore delle immagini digitali, cioè delle immagini rappresentate con numeri. Per esempio, consideriamo una immagine digitale RGB di 100 x 200 pixel. Ci sono in tutto 100 x 200 = 20.000 pixel e ogni pixel ha tre componenti (una per ogni primario RGB). In memoria questa immagine è dunque una serie di 20.000 x 3 = 60.000 numeri interi, ognuno dei quali può andare da 0 a 255.
Occorre cambiare i numeri, perché non cambi il colore Nella memoria del computer l'immagine è fatta di soli numeri. Quando viene visualizzata (sul monitor, o in stampa) che significato hanno quei numeri? Che colore deve assumere un pixel rappresentato, per esempio, dalla terna R= 153, G=255, B=204? Si potrebbe dire: il colore è quello che appare sul monitor con cui si lavora, qualunque esso sia, quando vengono applicati in input quei tre numeri.
E infatti così si comportavano tutti i programmi fino a poco tempo fa, per esempio Adobe Photoshop fino alla versione 4 (quindi fino al 1998, quando è uscita la versione 5). Ma i monitor sono uno diverso dall'altro (diversi fòsfori, diversi gamma, diversi bianchi) e gli stessi numeri, su monitor diversi, producono colori diversi. Quindi la stessa immagine, visualizzata su monitor diversi, appare diversa.
D'altra parta questa è una situazione ben nota a chiunque sia mai entrato in uno di quei negozi che vendono televisori dove si possono vedere pareti intere con molti televisori accesi: ogni televisore ha i colori diversi. Lo stesso vale per una immagine CMYK. Le stampanti sono una diversa dall'altra (diversi inchiostri, diversa carta, diverse generazioni del nero) e gli stessi numeri, su stampanti diverse, producono colori diversi. Per dare un significato univoco ai numeri, va indicato come riferimento un determinato monitor (per una immagine RGB) o una determinata stampante (per una immagine CMYK). Solo allora l'immagine digitale è un insieme di numeri con un riferimento, cioè numeri con l'indicazione necessaria per dare loro il significato (il colore) che l'autore dell'immagine intendeva dare quando l'ha creata.

Quando l'immagine viene vista sul monitor o sulla stampante di riferimento, appare corretta. Quando l'immagine viene vista su un altro monitor, o un'altra stampante, i numeri non vanno più bene e quindi vanno modificati. In altre parole per avere gli stessi colori è necessario modificare i numeri. Conversione di colore Dunque il campo della gestione del colore digitale si può riassumere così:

* l'immagine è fatta di numeri;

* i numeri devono avere un riferimento;

* il riferimento dà il significato (cioè il colore) ai numeri;

* quando l'immagine viene trasferita da una periferica ad un'altra il riferimento cambia;

* affinché non cambi il significato (cioè il colore) è necessario cambiare i numeri.

L'operazione indicata da quest'ultimo punto è la cosiddetta conversione di colore (in realtà si tratta di una conversione di numeri) che viene invocata dall'applicazione di elaborazione dell'immagine e viene effettivamente fatta da un motore di colore, cioè un software specializzato che può essere a livello di sistema operativo o di applicazione.

Ogni periferica è un caso a sé: il gamut

La cromaticità è il colore a meno della luminosità. Un rosso chiaro e lo stesso rosso più scuro hanno la stessa cromaticità. Tutte le cromaticità che l'occhio umano medio può vedere si rappresentano con questo diagramma sviluppato dalla CIE (Commission Internationale d'Eclairage) nel 1931.
Il diagramma delle cromaticità non esprime colori, ma appunto solo la parte cromatica del colore (quella che corrisponde alle sensazioni di tinta e saturazione). Questo diagramma è inserito in un sistema di coordinate x,y (minuscole) ognuna delle quali può assumere valori che vanno da 0 a 1 così che ogni singola cromaticità viene espressa da una coppia di numeri.
Per esempio la cromaticità del rosso che sta nello spigolo in basso a destra ha coordinate x = 0,75 e y = 0,28. Come si vede dal diagramma, non è invece vero che ad ogni coppia di coordinate corisponda una cromaticità. Per esempio alla coppia x = 0,80 e y = 0,28 non corrisponde alcuna cromaticità.
Lo spazio di tutti i colori che l'occhio umano medio può vedere non è bidimensionale ma tridimensionale. Insomma al diagramma delle cromaticità manca la terza dimensione, quella della luminosità, che viene indicata con Y (maiuscolo). Per avere un colore completo oltre alla cromaticità serve la luminosità, cioè sono necessarie le tre coordinate x, y, Y.

Il gamut di un monitor

I colori RGB che un monitor può produrre vengono espressi con tre numeri, ognuno dei quali è compreso tra 0 e 255. Ogni terna RGB dà luogo ad un diverso colore, e al variare dei tre numeri RGB il monitor produce tutti i colori di cui è capace, cioè il suo gamut.
Costruire il gamut di un monitor è in principio molto semplice. Si parte da una tabella che riporta tutte le possibili combinazioni RGB (che sono 256 x 256 x 256, cioè 16.777.216) e si indicano, per ognuna di queste combinazioni, le coordinate assolute x, y, Y del colore che il monitor produce con tale combinazione RGB. (In pratica per farlo è necessario un colorimetro, con il quale fare oltre 16 milioni di misurazioni, una impresa abbastanza complessa.

Il gamut di una stampante

Possiamo fare la stessa costruzione per una stampante. Può trattarsi di una stampante offset o di una stampante da scrivania (laser, a getto d'inchiostro, ecc.), il principio è sempre lo stesso. La stampante produce i colori mediante sovrapposizione di strati di inchiostri semitrasparenti.
Di solito se ne usano quattro: ciano (C, cyan), magenta (M), giallo (Y, yellow) e nero (K, black), ma ne esistono anche con tre colori (CMY), sei, otto e per semplicità qui parliamo di tre colori. La sovrapposizione dei tre inchiostri crea i colori in parte per mescolanza sottrattiva (ogni inchiostro sottrae luce al bianco della carta) e in parte per mescolanza additiva (inchiostri di colori diversi che non si sovrappongono).
Ogni colore che la stampante può produrre è indicato con tre numeri, ognuno dei quali è compreso tra 0 e 100, che indicano le percentuali di inchiostro CMY che producono quel colore.
Questa volta le combinazioni possibili sono un milione. Preparariamo dunque (in principio) una tabella in cui indichiamo tutte le possibili combinazioni di inchiostri che la stampante può produrre e le coordinate assolute del colore così prodotto (che, se dovessimo veramente farlo, misureremmo con un colorimetro o uno spettrofotometro. Il gamut di una stampante non ha, nel diagramma delle cromaticità, una forma geometrica precisa come quello del monitor: è una specie di triangolo con i lati curvi e con gli "spigoli" che corrispondono ai colori dei tre inchiostri CMY.
Avviene sempre così quando i colori sono prodotti per mescolanza sottrattiva (oltre che additiva, eventualmente). Ogni stampante ha un proprio gamut, cioè un proprio spazio di colori che in particolare è uno spazio CMY o CMYK o CMmYyK o altro ancora (cioè prodotto in mescolanza sottrattiva e additiva a partire da inchiostri ciano, magenta, giallo e altro).

Il discorso è molto ampio e complesso e certamente non finisce qui. Una pagina più dettagliata la trovate nel mio sito oppure, molto di più, qui. Saluti

Fonte: Mauro Boscarol

 

 

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di elvio (del 19/07/2008 @ 19:17:27, in Passioni e Hobbies, linkato 969 volte)

Se vi chiedessi che voglio liberarmi del mio vecchio telefonino e vorrei realizzarci qualcosa, voi mi rispondereste di metterlo su un asta in rete.

Quindi mi attivo, faccio la foto, mi invento un messaggio accattivante per invogliare l'acquisto e lo pubblico. Poi, alla scadenza dell'asta, mi accorgo che gli interessati erano pochissimi (o forse nessuno) e l'importo battuto è di soli 1,25 € + spese spedizione. Ma non è finita qui per 1,25 € lo devo imballare e spedire, in più ci devo pagare le spese per il servizio del gestore (le aste on-line ormai sono quasi tutte a pagamento). Sperando che l'acquirente non protesti (sennò son guai), ho guadagnato si e no una manciata di centesimi, ma in cambio ho speso oltre due ore per realizzare tutta l'operazione (un contadino indiano guadagna sicuramente di più).

Invece c'è una soluzione più semplice e sicura. Per tutto ciò che concerne Ipod, Iphone, Cellulari, PDA, console per giochi, fotocamere e videocamere c'è un sito (credo americano) che acquista questi prodotti (rotti o obsoleti) e ce li paga entro le 48 ore (così promettono). Si chiama buymytronics.com (già il nome..) e per vendere dovrete registrarvi.

Però (anche se non registrati), immettendo l'oggetto con marca, modello, stato di salute ed estetico, potrete vedere fin da subito quanto vi pagheranno per quell'usato in dollari. Carino no? Se vi sta bene il prezzo, impacchettate ed inviate il vostro apparecchio ed aspettate il pagamento, sennò... ciccia, ma almeno non avete perso tempo! Saluti

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di elvio (del 17/07/2008 @ 16:54:55, in Ecologia e risparmio energetico, linkato 1191 volte)

Si tratta di un metodo molto economico per aumentare l'efficienza dei pannelli fotovoltaici ed evitare l'uso di costosi inseguitori solari. Il prof. Mark Baldo del M.I.T., riprendendo vecchi studi di 30 anni fa, ed utilizzando una particolare vernice di natura organica applicata sulle superfici dei vetri, è riuscito nell'intento. Il "trucco" escogitato (e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science) è di colorare la superficie da trattare con due o tre tinte diverse. I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremità del pannello. Qui le celle fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricità. Questa soluzione era già stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perchè molta della luce veniva dispersa. Nella versione moderna invece, i ricercatori hanno usato la stessa tecnologia utilizzata per guidare la luce laser e sembra funzioni molto bene. Questa tecnica è in grado di catalizzare la luce e "intrappolarla" al loro interno, il vetro si comporterà quindi come una grande lastra di fibra ottica che obbligherà la luce a scorrere verso l’esterno. Il vetro "pitturato" con questa pellicola può essere piazzato anche sopra i pannelli solari già in funzione, "irrorandoli" con una quantità di sole decisamente maggiore. E' di fatto, l'uovo di Colombo; considerando gli alti costi del fotovoltaico, una tecnica del genere permetterebbe di dimezzare le superfici dell'impianto ottenendo la medesima resa elettrica. Per i tempi di realizzazione, secondo il professor Baldo, dovrebbero bastare tre anni per arrivare alla commercializzare del prodotto. Se interessati vi consiglio questo video, dove potete ascoltare direttamente da lui, la spiegazione (in inglese!). Se il video non funziona, provate qui.   Saluti

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di elvio (del 16/07/2008 @ 10:50:16, in Scienza e Tecnologia, linkato 2252 volte)

Segway, Handsfree Transporter, Islide, Uno

Voi direte ma che sono? E cosa hanno in comune con i missili?

Credo che il Segway sia ormai abbastanza conosciuto a tutti, una specie di pedana mobile con due ruote ai lati che sta in piedi da sola. L'inventore si chiama Dean Kamen ed ha presentato il primo prototipo nel 2001.

Si tratta di un mezzo elettrico, tecnologicamente molto avanzato, per la locomozione individuale, chiamato inizialmente "Ginger". È una sorta di monopattino intelligente che parte, si ferma, fa retromarcia con semplici movimenti del corpo del passeggero-guidatore e gira con l'ausilio di una manopola sul lato sinistro del manubrio. Il suo funzionamento è molto semplice ed intuitivo e, come un'estensione del corpo, il mezzo è capace di eseguire ogni mossa. Per farlo utilizza sensori di rotazione (giroscopi) allo stato solido (MEMS) che sono capaci di imitare l'equilibrio umano.
E' in pratica un mezzo che permette ad una persona di muoversi su di una pedana con due ruote parallele, azionata da due motori elettrici a batterie. Pesa 38 kg e riesce a raggiungere una velocità di 20 Km/h con 40 Km di autonomia. Non richiede alcuna speciale manutenzione: dal punto di vista ecologico rappresenterebbe un valido aiuto per combattere l'inquinamento atmosferico.
Alcune organizzazioni pubbliche hanno preso in esame la possibilità di dotarsi di questo tipo di mezzo per l'utilizzo in città, ma uno dei grandi limiti riscontrati è quello di avere impegnate entrambe le mani per la guida con l'impossibilità di poter impugnare qualcosaltro.

Qui o qui trovate un filmato dimostrativo. Il sito del produttore qui.

Da questa tecnologia, però, molti si sono dilettati ad inventare nuovi mezzi:

- L'Handfree Trasporter che è simile al Segway, ma permette di avere le mani libere (enorme flop commerciale).

- L'islide che è una specie di skate board (letteralmente “io scivolo”). L’islide si cavalca un pò come uno skateboard e cioè con i piedi in parallelo fra di loro, ma entrambi perpendicolari rispetto alla direzione di marcia. Ciò che accomuna l’islide al più noto Segway è la presenza di un motore elettrico controllato da un giroscopio ed il mezzo viene azionato spostando il peso in avanti.

- L'Uno che è una specie di moto (sempre con due ruote parallele) che si guida come il cavallo a dondolo dei bambini: sposti il peso in avanti e procedi, indietro freni, ecc. ecc.

Sono mezzi strani che mi fanno ricordare le mitiche vignette del grande Jacovitti che vi mostro qui sotto (notate l'auto a due ruote tra il vigile e la tettona?) va a finire che sarà stato proprio lui a dare l'ispirazione a Dean Kamen!

Ma, a parte le cazzate, mi domando: le biciclette di una volta, non vanno più bene? Saluti

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U3-X il mezzo di trasporto tascabile  

 

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Non solo l’inflazione tra gli incubi della Banca Centrale Europea. A Francoforte si teme l’invasione delle banconote false, che ha ormai raggiunto livelli d’allarme. Al punto che si sta pensando a un restyling anti-sofisticazione. Il momento è propizio: l’entrata di nuovi Paesi nell’Unione – con i rispettivi emblemi da celebrare nel conio - non può che rappresentare un’ottima occasione per infliggere un duro colpo ai falsari.

Nel primo semestre del 2008, secondo fonte BCE, le banconote ritirate dalla circolazione sono state 312.000: il 5,4% in più rispetto al semestre precedente. Il taglio più contraffatto è quello da 50 €, facilmente smerciabile nelle macchine automatiche per la distribuzione del carburante.
Meno “taroccate” le banconote da 20 euro (33%) – poco lucrative - e quelle da 100 euro (21,5%), rischiose perché mediamente sottoposte a controlli più rigorosi.

E se ci si trova in tasca una banconota falsa? “Riciclarla” non è la soluzione migliore. Soprattutto se si considera che si rischiano da tre a dodici anni di carcere per spendita di monete false ai sensi degli articoli 453, 455 e 457 del Codice Penale.
Non resta che evitare il problema a monte, stando alla larga dal denaro “taroccato”.
Ma come fare?
Si potrebbe tenere sempre a portata di mano la lampada di Wood, che sfrutta leluci ultraviolette per verificare la bontà degli inchiostri reagenti. Ma non fatevi pieno affidamento: l’unico giudizio di falsità che conta davvero è quello della Banca d’Italia.
In alternativa, è possibile consultare il sito della Direzione Centrale Polizia Criminale sulle banconote contraffatte o – meglio ancora - imparare a riconoscere i falsi a mani nude.

A volte però, anche tutte queste accortezze poco possono nei confronti dell’abilità dei falsari. Solo un mese fa nel salento è stata smascherata la stamperia più attrezzata del continente. Dieci milioni di euro, tutti in tagli da 50, si preparavano a invadere il mercato. Gli inchiostri erano così perfetti che nessun rilevatore avrebbe colto l’inganno. Il traffico è stato fortunatamente sventato sul nascere. Ma la BCE non dorme sonni tranquilli.


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