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Le balle di paglia sono un materiale molto economico, altamente isolante - sia dai rumori sia dal freddo e dal caldo - resistente alle vibrazioni sismiche, ecocompatibile e “traspirante”, in quanto non intrappola l'umidità dentro l'edificio, distribuendola uniformemente nell'ambiente. Inoltre se il progetto è eseguito bene non serve manodopera particolarmente specializzata per realizzarlo. In Gran Bretagna esiste un'associazione che si occupa di case di paglia di cui è membra Barbara Jones, che ha scritto un libro (tradotto in italiano) che si intitola Costruire con le Balle di Paglia. In Italia esiste la bella esperienza dell'
Azienda agricola La Boa a Belfiore di Pramaggiore, in provincia di Venezia, con l'edificio principale costruito proprio in base ai dettami del libro scritto dalla Jones. Stefano Soldati, titolare dell’azienda agricola La Boa, quando ha affrontato la ristrutturazione della sua casa a due piani a Pramaggiore di Portogruaro si è fatto due conti. Prima era costruita in laterizio di pessima qualità, e la vecchia casa soffriva di notevoli problemi di umidità e le fondazioni erano continuamente esposte al rischio di inondazioni, data la vicinanza di un canale che tracima ogni anno. Secondo l’architetto incaricato alla progettazione, una ristrutturazione era praticamente impossibile: più economico e più sicuro demolire tutto e ricostruire su nuove fondazioni. Perché la paglia è stato a quel punto che Stefano ha pensato alle case in balle di paglia costruite da Barbara Jones, architetta britannica conosciuta tempo addietro durante un workshop. Stefano, da permacultore accorto, ha cercato di valutare vantaggi e svantaggi dell’uso della paglia per la sua casa. Stefano si è consultato col suo architetto, che ha subito valutato i possibili svantaggi della paglia. Il rischio di incendi, il primo che viene in mente, è

assolutamente pari (se non minore, in certi casi) a quello di qualsiasi altro materiale, per via dell’intonaco e dell’estremo grado di compressione della paglia, che riducono l’ossigeno libero necessario per la combustione. Anche la resistenza statica è assolutamente sufficiente, presentando, tra l’altro, il vantaggio di una maggiore elasticità rispetto ad altri materiali come il cemento, i mattoni o la pietra, risultando quindi meno pericolosa in caso di terremoti o cedimenti del terreno. La paglia sembra però un materiale facilmente degradabile: quanto durerà una casa costruita in paglia?
Nessuno lo sa con esattezza, ma sicuramente può durare almeno un secolo, in quanto esistono case in paglia costruite da più di cento anni che godono di ottima salute, e che probabilmente continueranno ad esistere per molti anni ancora. Una pressa di paglia, infatti, non è altro che fibra compressa, che assume quindi le stesse caratteristiche del legno. L’importante è osservare bene, in fase di progettazione e di costruzione, alcuni accorgimenti fondamentali volti soprattutto ad evitare i ristagni di umidità tra la paglia e gli altri materiali impiegati. Ciò che più sorprende di una casa in paglia è che l’aspetto finale può essere assolutamente indistinguibile da una normale casa in muratura. Nessuna preoccupazione, quindi, dal punto di vista estetico. Ottenere i permessi Come ottenere il permesso a costruire? In realtà la normativa italiana non impone l’uso di questo o quel materiale, ma stabilisce che le caratteristiche della costruzione rispondano ad alcuni requisiti prestazionali di staticità, resistenza al fuoco ed agli agenti atmosferici, nonché di salubrità. Si tratta, dunque, di compilare le relative schede con le caratteristiche del materiale che s’intende usare a firma di un tecnico abilitato, il quale stilerà anche l’apposita dichiarazione di conformità del progetto. Superate le prime perplessità, l’architetto propose una struttura portante in legno, non strettamente necessaria dal punto di vista strutturale, ma probabilmente indispensabile per poter ottenere i relativi permessi. In questo modo la costruzione non differisce molto da una normale casa con struttura portante in legno, in cui si è scelta la paglia come materiale di tamponatura... Se siete interessati eccovi alcune fonti e dimostrazioni in Italia
qui e
qui. Un saluto

In una selva di prodotti cartotecnici, tutti rigorosamente industriali e di importazione, di qualità anche piuttosto scadente, qualcuno ancora in Italia, si cimenta in piccolissime produzioni di cartotecnica artigianale pregiata, creando prodotti unici e personalizzati. Tra le altre produzioni potete notare questa piccola serie di 4 agende (che vedete in foto) la cura nel dettaglio, l'abbinamento dei colori e la potenziale personalizzazione fino all'estremo a partire dalla carta, ai colori, alle finiture sono il biglietto da visita. Questi prodotti, tra l'altro sono anche piuttosto economici: si parte dai 25-30 € in su a seconda delle finiture richieste. Non vi sembra una bella idea regalo? Se volete un consiglio contattate questo numero 0733658446 ed avrete tutte le delucidazioni del caso. Ah ricordate: i tempi di produzione sono piuttosto lunghi (una settimana circa) semplicemente per il fatto che è tutto fatto a mano! Quindi, pensateci per tempo!
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di
elvio (del 26/04/2008 @ 17:34:16, in
Musica, linkato 2193 volte)
Ritorniamo a parlare di musica digitalizzata iniziato in
un articolo di qualche mese fa, anzi facciamo un passo indietro:
cosa significa campionare un brano musicale. Un segnale audio in ingresso viene inserito in un
convertitore Analogico Digitale (A-D), questo, prende una serie di misurazioni del segnale a intervalli regolari, e memorizza i campioni misurati come una sequenza di numeri. La lunga serie di numeri risultanti è immagazzinata in un supporto digitale per essere poi riletta e ricostruita (con il playback) da un processo inverso. A questo pensa il
convertitore Digitale Analogico (D-A) il quale prende i numeri già convertiti, e li usa per ricostruire un'approssimazione abbastanza vicina al segnale originale, che può essere trasferito ad un amplificatore e quindi ad un sistema di diffusori acustici per l'ascolto.
La quantità di bit determina l'accuratezza con quale viene effettuata ciascuna misurazione o campione, la frequenza di campionamento determina ogni quanto tempo viene fatta questa lettura. Parole più lunghe permettono la rappresentazione di una serie più ampia di numeri, e quindi misurazioni più accurate e riproduzioni più fedeli di un segnale (maggior dinamica e minor distorsione). In un sistema a 16-bit (come il CD), ciascun campione è rappresentato come una parola binaria lunga 16 cifre. Poichè ciascuna di queste 16 cifre può essere uno 0 o un 1, sono possibili 65.536 valori diversi per ciascun campione.
Il teorema di Fourier
Un importante teorema la cui conoscenza intuitiva è necessaria per comprendere l'importanza della frequenza di campionamento, è dovuto a Fourier. La figura sotto, illustra visivamente i risultati del Teorema di Fourier:
qualsiasi onda può essere considerata come la somma di un insieme di onde, di cui la prima è detta fondamentale, e le onde successive prendono il nome di armoniche. Nell'esempio illustrato, si è scelta un'onda quadra perché, pur trattandosi di un caso particolare, permette di chiarire facilmente il senso del teorema di Fourier. Come si vede, l'onda risultante segue un andamento con profilo quadrato. In effetti, non è quadrato, ma lo approssimerebbe in modo migliore se invece di usare la somma di una fondamentale e tre armoniche di ordine dispari, avessimo considerato un numero molto maggiore di armoniche (almeno 21). In particolare, le armoniche sono frequenze multiple della frequenza fondamentale e di minore ampiezza (intensità).
Ad esempio, se il "LA" fondamentale internazionale vibra a 440 kHz, la seconda armonica avrà frequenza di 880 kHz, la terza 1760 kHz, e così via. In questo caso, la sesta armonica ha una frequenza di 28160 kHz e dunque si trova ben oltre il limite di frequenza udibile dall'orecchio umano; d'altra parte, la sua presenza - sommandosi alle armoniche udibuli - avrà effetti udibili sul timbro del suono. Il numero delle armoniche ed i loro rapporti di intensità determinano il timbro, cioé la ricchezza del suono (si possono distinguere le stesse note emesse da strumenti differenti). Un "DO" può essere emesso sia da un violino che da una sirena... è la presenza delle armoniche con le loro rispettive intensità che ci permettono di distinguere le sorgenti.
Qui sotto sono riprodotte tre visualizzazioni di un brano musicale digitalizzato a vari livelli di dettaglio (per una migliore visualizzazione fate Visualizza Immagine col tasto destro del mouse), sulla figura più a destra si notano gli elementi minimi di campionamento.
Dove sta allora il problema? Convertire una fonte analogica di segnale (come una musica, una voce, un rumore), e riuscire poi a ricostruirla senza perdere qualcosa è praticamente impossibile. Il problema è che si perde inevitabilmente una quantità infinita di informazioni già al momento del campionamento.
Facciamo ora un esempio: supponiamo di campionare un segnale puramente sinusoidale, prendiamo i nostri campioni e poi li riproduciamo. La qualità della riproduzione risulterà altamente fedele, il nostro orecchio non si accorge neanche di ascoltare una fonte campionata in quanto i sistemi di riproduzione sono progettati per riapprossimare più fedelmente possibile un segnale puro. Il problema però si fa complicato quando ci sono le armoniche (cioè sempre). Acoltare un brano musicale campionato quindi, è un po' come vedere un fotogramma ogni tanto in un buon film: di certo ci possiamo fare un'idea del contenuto e della trama, ma mai riusciremmo a percepire tutto l'impatto emotivo che un attore ed il regista ci vuol trasferire.
Una precisazione a seguito dei commenti: Il problema di cui parlo è, ovviamente, la codifica PCM del CD Audio (e tutte le peggiorazioni delle compressioni aggiuntive come MP3, ATRAC, ecc.). Il sistema di codifica DSD applicata sul Super Audio Cd utilizza tutt'altra tecnica di digitalizzazione molto più dettagliata e veloce (ma il SACD ancora non è diffuso e forse mai lo sarà, inoltre pochi sono i titoli disponibili).

Questa, a differenza del PCM, codifica un segnale audio in formato digitale senza alcuna forma di compressione, campionando il segnale ad un’elevatissima frequenza di campionamento (circa 2,8224 MHz, 64 volte più veloce di quella del CD Audio) ma quantizzando ciascun campione con un solo bit. Quello che si ottiene è un’onda quadra che insegue il segnale originale con estrema velocità. Un segnale DSD può codificare un segnale audio con un banda di 100 KHz e una gamma dinamica di circa 120 dB. Qui siamo chiaramente su altri livelli dove si riesce a registrare fino alla 13ma armonica e, chi ascolta sente effettivamente qualcosa di diverso, molto più vicino all'originale, ma sempre campionato! Un saluto ... analogico
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La Classe D (detta anche Amplificazione Switching o PWM) non è la novità di questi tempi, anche se, oggi, se ne parla di più e molte aziende stanno implementando questa tecnologia in molti prodotti di consumo. Il primo amplificatore audio commerciale in Classe D per il consumer, risale, probabilmente, alla fine degli anni ’70-'75. Trent’anni dopo e nonostante la tecnologia abbia fatto passi in avanti, molti dei problemi della classe D sono ancora, almeno parzialmente, irrisolti, almeno nelle implementazioni più diffuse. Nell'HI-FI car comincia ad essere molto utilizzata, nell’audiovideo si appresta a diventare maggioritaria e negli stadi di amplificazione dei PC lo è da tempo. Nel settore HI-FI vera e propria la tecnologia è stata, finora, guardata con sospetto e forse snobbata, un po’ come tutto quello che è digitale. Negli ultimi anni la Tripath propone una serie di chip molto ben fatti, economici ed efficienti, che promettono prestazioni paragonabili (e forse superiori) ai migliori Hi-End del mercato: con pochi spiccioli si riesce a realizzari amplificatori di potenza e qualità eccellenti. Famosa la serie T-Amp, che in centro europa, ha in poco tempo quasi soppiantato l'amplificatore tradizionale (quello in classe AB per intenderci). La circuitazione è molto semplificata, pochi i componenti passivi da montare, le dimensioni molto ridotte.
Con veramente pochi soldi, si può entrare nel mondo dell'altissima fedeltà a pieno titolo, molti audiofili sono rimasti favorevolmente colpiti da un apparecchietto minuscolo (delle volte funzionante addirittura a pile) con prestazioni sonore e dinamiche degne dei migliori marchi più blasonati dell'HI-End internazionale. Intanto precisiamo:
la classe D non significa digitale, si chiama D perché è una tecnologia uscita dopo la classe A, B e C in ordine di tempo e perché, come la B è più efficiente della A e la C è più efficiente della B, la D è più efficiente delle precedenti. In pratica, il normale amplificatore in Classe D si basa sul principio che è possibile ricostruire un’onda con un filtro a partire da una serie di livelli discreti. Se questi livelli discreti sono degli zero (stadio d’uscita spento) e degli uno (stadio d’uscita acceso), l’efficienza del sistema di amplificazione si avvicinerà al 100%. I periodi di accensione e spegnimento, i momenti in cui i transistor di uscita staranno in massima conduzione o in interdizione, dovranno essere decisi sulla base del segnale in ingresso. E’ necessario, quindi, che il segnale venga, processato, comparato molte volte al secondo, trasformato in un treno di impulsi a larghezza variabile, quindi filtrato. Ricapitoliamo:
potenza per tutti, zero calore dissipato o quasi,
ingombri ridotti al massimo (non si ha più bisogno di chili di alette dissipatrici, quando c’è poco calore da dissipare),
efficienza quasi ideale (in un mondo con richieste energetiche in crescita non è male),
costi ridotti.
Classe D,
Classe N, Classe T, Classe R, Classe S
Convinzioni da sfatare: le vari classi fiorite in questi ultimi anni sono semplici varianti della classe D. Cioè sono, soluzioni proprietarie ad alcuni problemi tipici della tecnologia switching, in particolare a quelli del controllo e della variazione della risposta al carico. I più tecnologici e meno commerciali fra coloro che studiano e producono moduli e amplificatori in classe D preferiscono sempre parlare di varianti di amplificatori switching; gli altri si inventano un nome commerciale o di classe. Di seguito alcuni esempi:
La Classe T di Tripath è una implementazione PWM con un oscillatore a frequenza non fissa (su questo parrebbe essere basato il principale brevetto Tripath) che usa tecnologie di modellazione del rumore e una frequenza di switch a riposo molto più alta della media (1.4 MHz). Grazie al tipo di modulazione, il sistema Tripath ha una distorsione piuttosto bassa, se misurata prima del filtro d’uscita, che è fuori dall’anello di controreazione. Proprio a causa di questo e a causa della bassa qualità del filtro in molte implementazioni commerciali (fra cui quella Sonic Impact), nella realtà le cose tendono ad essere molto peggiori.
La tecnologia IcePower di Bang & Olufsen è basata su uno stadio auto-oscillante (quindi non sul classico generatore di onde triangolari) e su un anello di controreazione che include anche il filtro d’uscita; l’amplificatore, così, ha ottime prestazioni strumentali (ad esempio minor sensibilità alla qualità dei componenti della rete d’uscita rispetto ai sistemi basati su chipset Tripath). Un piccolo
approfondimento sul T-Amp lo trovate qui,
sulla classe D in generale, qui. Saluti e, buon ascolto.
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La prossima generazione di microchip sarà costruita in plastica e non più in silicio, e saranno costruiti con un processo simile alla stampa ink jet. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale la nuova tecnologia consentirà di abbassare del 90% i costi di produzione dei circuiti elettronici.
La Plastic Logic, un’impresa britannica di Cambridge, ha annunciato di aver investito 100 milioni di dollari nel nuovo impianto di produzione, che sarà costruito alla fine del prossimo anno a Dresda, in Germania. La nuova tecnologia, secondo il direttore di Plastic Logic, Hermann Hauser, potrebbe rivoluzionare il settore dell’abbigliamento, introducendo abiti intelligenti, in grado di suggerire gli abbinamenti dei colori, o il tipo di vestito da usare in determinate occasioni. Nel team dell'azienda lavora anche Thomas Brown, un ricercatore nato e vissuto a Roma, da madre italiana e padre inglese, che, dopo aver conseguito la laurea in fisica all'università romana La Sapienza, è partito per frequentare un corso post laurea a Cambridge e lì è rimasto, fino a diventare

«responsabile dei materiali dielettrici e della deposizione dei film su larghe aree» della Plastic Logic. «L'innovazione - afferma Brown - consiste nell'usare la tecnologia dell'industria della stampa per produrre circuiti elettronici». Finora, infatti, i circuiti sono sempre stati realizzati con materiali inorganici come il silicio, molto costosi da lavorare «perché - precisa Brown - richiedono un alto vuoto, alte temperature e processi di fotolitografia molto onerosi». Con queste nuove tecnologie, invece, i costi di produzione «risultano molto più bassi - dice il ricercatore italiano - e si riduce anche l'impatto ambientale, visto che non ci sono sprechi e i solventi usati nella lavorazione sono molto meno dannosi dei gas tossici utilizzati dall'industria del silicio». «Le applicazioni principali dei circuiti plastici - sottolinea Brown - sono soprattutto due. Innanzitutto gli schermi piatti, che potranno essere prodotti su substrati flessibili a basso costo. E poi l'etichettatura elettronica in radiofrequenza, che sfrutta, appunto, la Rfid, cioè la Radio

frequency identification. É il caso dei codici a barre che potranno essere letti senza il contatto del lettore. Così al supermercato, per esempio, non dovremo scansionare ogni oggetto. Se poi abbiamo un frigorifero che utilizza la stessa tecnologia e che magari è anche collegato a Internet, potremo essere avvisati della data di scadenza di un prodotto e ricomprarlo online, senza muoverci da casa». Nel 2001 la Plastic Logic ha vinto l'"European Technology Innovation Award" del «Wall Street Journal Europe», classificandosi prima nella categoria "Base Technologies". Di seguito potete visionare dei filmati di esempio di alcuni prodotti ancora a livello prototipale realizzati dalla Plastic Logic.
Ormai è una questione annosa, sistemi operativi liberi contro multinazionali del software, grandi progetti e prestazioni contro interessi commerciali, Davide contro Golia. Ma ad un certo punto... succede l'imprevisto. Guardatevi questo filmino (fatto da abili mani e raffinato cervello) che rende molto l'idea di come grandi aziende molto inserite nel mercato, si preoccupano solo del soldo e non delle prestazioni e dell'affidabilità dei propri prodotti. Ci sarebbe da pensarci fin da subito, insegnando ai nostri figli che non esistono solo sistemi Windows o Mac, ma un'infinità di sistemi operativi liberi, gratuiti, affidabili, ben fatti, che non ci vincolano all'obbligo dell'acquisto e dell'aggiornamento, e soprattutto etici. Pensiamoci, qui non si tratta di sfruttamento dei paesi poveri, ma di plagio verso i paesi ricchi. L'amimazione proviene da un sito ceco www.cenda.cz entrateci, troverete altri bellissimi filmati. Un saluto
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Togliere l’ICI sulla prima casa è il primo provvedimento che farà il nuovo premier al fine di mantenere le promesse elettorali. Pagare le tasse è un fastidio per tutti, è anche vero però che tutti usufruiscono dei servizi dello Stato fra cui quello della sanità che, a mio parere, è il più importante. A dire il vero chi ha i soldi (fra cui il citato premier) può anche andare all’estero dove cliniche di lusso lo curano ai massimi livelli di competenza e comfort. E’ facile prendere decisioni sulla sanità per il popolo italiano quando si sa’ a priori che per se stessi tale servizio non sarà usato. E’ da vergognarsi, ma in Italia c’è solo da vergognarsi ad essere onesti. Torniamo all’ICI. Togliere questa tassa è l’ingiustizia fiscale più assurda. Faccio un esempio, le fasce più povere che hanno lavorato per tutta la vita per comprarsi una casa modesta, hanno rendite catastali che determinano un’imposta bassa, dell’ordine dei 150 o 200 euro. Al contrario, avvocati, notai, commercialisti, dottori che grazie alla loro ben più rosea condizione economica sono proprietari di immobili di prestigio e quindi la relativa imposta può arrivare tranquillamente ai 400/500 euro. Togliere l’Ici significa abbonare poco ai meno abbienti ed abbonare belle cifre ai più ricchi. Io sinceramente non mi aspettavo certo dell’altro da tali personaggi politici, ma quello che mi fa arrabbiare è che tale atto viene visto come positivo dal popolo. Per fare giustizia bastava aumentare le detrazioni magari raddoppiandole in modo che, chi paga 150 euro non paga più niente, mentre chi paga 500 continua a pagare 300 (se lo può permettere).

Mentre il primo Service Pack (SP) per Windows Vista sembra non portare alcun beneficio alle performance del giovane sistema operativo di Microsoft, l'SP3 per Windows XP sembra rivelare una gradita sorpresa. Dai test pubblicati sull'exo.blog emerge che mentre Windows Vista con l'SP1 fornisce le stesse prestazioni della versione RTM (priva di qualsiasi patch), Windows XP SP3 fornisce mediamente un miglioramento del 10% sulle performance dell'attuale SP2. I test sono stati effettuati utilizzando OfficeBench, un benchmark che misura le prestazioni di un sistema basandosi sull'esecuzione di applicazioni reali orientate alla produttività. Va sottolineato che il team di
exo.blog ha testato solo versioni beta, seppure ormai quasi complete, dei due service pack di Microsoft. Se questi risultati venissero confermati anche con le versioni finali, la differenza di prestazioni fra Windows XP e Vista si farebbe ancor più grande. Già ora,

Windows Vista è due volte meno performante del suo predecessore quando gira su un sistema con 1 GB di memoria RAM. Il paradosso, secondo gli autori del test, è che mentre Microsoft aveva promesso che l'SP1 avrebbe portato significativi miglioramenti alle performance di Vista (e non ci sono state), nessuno si aspettava che l'SP3 potesse migliorare il maturo e collaudatissimo XP. Alcuni ritengono che l'SP3 rimedi alle lentezze introdotte dal precedente service pack (il 2), e che dunque le performance fornite da questo ultimo aggiornamento siano, in realtà, quelle native di Windows XP. (tratto da punto-informatico.it)
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Il progetto Giveaway of the day, è una nuova iniziativa di distribuzione del software. L'iniziativa è aperta a tutti i visitatori e
tutti possono scaricare il software del giorno. Giveaway of the day è una soluzione vincente sia per i produttori che per i clienti. Il sito è disponibile anche in italiano ed
è possibile scaricare programmi solitamente a pagamento, completi di licenza, senza pagare assolutamente nulla. Ogni giorno, infatti, lo staff di Giveaway seleziona
un software che può essere scaricato per le 24 ore successive alla pubblicazione (o di più se il detentore dei diritti lo consente). Si
tratta sempre di una versione regolare, registrata e legale, offerta gratuitamente ai visitatori del sito.
Come funziona:
1.Scaricate il programma del giorno.
2.Decomprimete la cartella
3.Lanciate il setup.exe (un programmino controllerà che il tempo a vostra disposizione non sia scaduto)
4.Lanciate il software che avete appena installato
5.La copia risulterà ancora evaluation
6.Cliccate sul menù Help-Order Now e inserite la key che avete scaricato con il file zip
Probabilmente sarà difficile trovare applicativi di grandi software house, ma è certo che si potrà accedere a nuovissime e interessanti alternative senza pagare. Un sito è da visitare quotidianamente o per lo meno da seguire in newsletter.
Ora cito alcuni difetti:
- non potrete usufruire del supporto tecnico
- non potrete usufruire di eventuali upgrade futuri
- non potrete usare il prodotto con finalità commerciali ma... essendo gratis, penso che si possa chiudere un occhio, vero? Ok,
allora eccovi il link. Saluti
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La britannica Elonex distribuirà nei prossimi mesi un laptop che tenterà di contrastare il successo ottenuto dall'Eee PC di ASUS, il prodotto sembrerebbe ben dotato ed agguerrito, il prezzo è competitivo ed il target di utenza a cui rivolgersi molto chiaro: giovanissimi squattrinati ed utenti occasionali. Nel sito di Elonex, si precisa che One è dotato di un display LCD da 7 pollici con una risoluzione di 800x480 pixel (i display cinesi dei DVD e visorini per auto per intenderci) ed ha un peso complessivo di quasi 1 Kg. Il

sistema è basato sulla CPU LNX Code 8 Mobile a 300 MHz ed è dotato di 128 MB di RAM DDR2 e di un'unità SSD da 1 GB. Il laptop è fornito di connettività Wi-Fi 802.11b/g ed Ethernet 10/100Mb/s, avrà 2 porte USB 2.0 per i dispositivi esterni. L'autonomia della batteria al litio dichiarata è di circa 4 ore e monta un sistema operativo Linos 2.6.21, (che è una distribuzione Linux particolarmente leggera). Il piccolo notebook, è previsto di 5 differenti colorazioni: bianco, nero, rosa, verde e argento. Si dice che per ora sono stati messi in produzione 200.000 pezzi, ed il prodotto sarà distribuito per giugno 2008.
Qui trovate maggiori dettagli su One e
qui il link di Asus eeePc. Saluti
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