Una donna di 84 anni mi ha chiesto di aiutarla ad attraversare la strada. Io l'ho aiutata, però a quell'età dovrebbe iniziare a cavarsela da sola

Stefano Zaccarella
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di elvio (del 31/01/2008 @ 19:22:35, in Alta Fedeltà, linkato 631 volte)
Per fortuna che c'è chi non ha alcuna intenzione (nè ora nè mai) di soppiantare l'idea di stereofonia pura in cambio dei vari mostriciattoli multicanale, ovvero i recenti sistemi 5+1, home theatre e finti dolby surround, che tutto fanno, tranne che suonar bene. Spesso sono complicati da montare e non danno nemmeno lontanamente quell'idea di ascolto di qualità che si ha con un impianto tradizionale stereo HI-FI. Molti i puristi che si rivoltano a questa tendenza di mercato, molti quelli che tornano al buon vecchio HI-FI di 10 o 20 anni fa. Anche la rete sta facendo la sua parte vi segnalo un sito che fa una vera campagna per il vero stereo con tanto di adesioni ed associazioni. Portroppo però pochi sono i giovani che sanno di cosa parliamo, un po' come con il cibo fast-food dilagante, pochi di loro sanno riconoscere il vero sapore di un pollo allevato a casa, come non sanno distinguere la qualità di una bella fotografia fatta con il sistema tradizionale pellicola e carta fotografica, e tantomeno la buona qualità di un brano musicale da quello riprodotto dal loro MP3 portatile. Badate, io non sono un tradizionalista, solo che considero una involuzione tecnologica ciò che tende a soppiantare quello che è buono per offrire qualcosa di più scadente. Se pensiamo che dagli ultimi 20 anni, esattamente dall'ingresso del CD in poi, nel settore consumer audio e video, il fattore qualitativo si è paurosamente impoverito, con la folle corsa verso la miniaturizzazione, si sta cercando di rendere digitale un mondo puramente analogico per poi ri-rendere di nuovo analogico un contenuto digitale. Non è forse una pazzia? Se si considera che per ogni conversione si perde già qualcosa, i contenuti vengono ulteriormente compressi per ridurre il peso dei file, vengono poi riespansi successivamente per essere riconvertiti in analogico, che cosa rimane?. Questo vale per l'audio (CD, mini Disc, MP3...), per le immagini (fotografie digitali), per i film (DVD, miniDV, Mpeg) ecc. per tutto quello che è il mondo consumer domestico. Sinceramente, l'unica tecnologia che si è evoluta in meglio nel settore digitale, sono i computer dove l'informazione nasce in digitale e così rimane fino alla fine. Forse non condividerete, ma pensiamoci un attimo.

Un saluto ... analogico. Elvio

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di pr (del 31/01/2008 @ 17:43:55, in Alta Fedeltà, linkato 382 volte)
La bestia nera di tanti che sognano di poter trasferire quello che esce dai loro strumenti su di un supporto: il microfono. Nella sua storia è stato forse il più decantato, disprezzato, idolatrato, odiato apparecchio..... ed in definitiva altri non è che il più “sincero” tra i dispositivi necessari ad effettuare una registrazione; quello che deve fare è convertire in segnale elettrico le onde di pressione che lo investono, quello che gli si chiede invece... è convertire in segnale elettrico quello che noi “sentiamo”, ci sfugge però che i nostri due microfoni naturali (le orecchie) sono solo il primo stadio, tutti gli altri che concorrono alla percezione del suono sono a carico del nostro cervello.... Fino a quando qualcuno non sarà capace di impiantarci un bel jack sulla nostra testa a cui collegare un registratore tutto quello che potremmo chiedere ad un microfono è di fare il microfono..... Tutti i microfoni di uso comune basano il loro funzionamento su di una membrana destinata a raccogliere le onde di pressione e un sistema associato per convertire gli spostamenti della stessa in segnale elettrico, entrambi gli aspetti sono responsabili delle caratteristiche di ogni microfono; citiamo le fondamentali: 1) Linearità della risposta: capacità di restituire un segnale elettrico proporzionale alla intensità del suono in tutta la banda udibile, espressa tramite un grafico che riporta sull’asse delle ascisse la frequenza e su quello delle ordinate la “quantità” del segnale in opportuna unità di misura. 2) Il rumore: rumore di “fondo” tipico del microfono, costituito da un insieme di segnali casuali distribuiti in tutta la banda audio; qualsiasi sia il livello di tale spettro, è sempre presente all’uscita del microfono e va ad aggiungersi a quello proprio di tutti i componenti della catena di registrazione, tanto più è alto tanto maggiore sarà la percentuale miscelata al segnale utile e tanto “peggiore” sarà la qualità di registrazione; di solito viene espresso come “rumore equivalente” in dB (decibel), o in rapporto segnale/rumore. 3) La caratteristica direttiva: espressa graficamente su un diagramma (polare) dove si può leggere (in dB) la caduta di sensibilità alle varie angolazioni e frequenze rispetto alla perpendicolare della membrana dal disegno tracciato sul grafico derivano delle nomenclature considerate standard, ovvero: Omnidirezionale (rotondo), cardioide (a forma di cuore), ipercardioide (a forma di cuore stretto con una piccola protuberanza posteriore), ad 8, super-cardioide o shotgun o a clava (a forma di clava) 4) La alimentazione (questa è una caratteristica che riguarda esclusivamente i microfoni che per restituire un segnale utilizzabile hanno la necessità di integrare un dispositivo elettronico) 5) La robustezza. Il microfono perfetto non esiste, esistono più tipologie costruttive e più tipi di microfoni costruiti in base alla stessa tecnica, tra le tipologie possiamo elencare: A) Microfoni dinamici: Il segnale elettrico viene fornito da una piccola bobina solidale alla membrana e immersa in un campo magnetico, è un piccolo altoparlante usato al rovescio, la notevole massa della bobina e del relativo supporto ne condiziona pesantemente la linearità. B) Microfoni a nastro: A differenza del precedente la bobina è integrata nella membrana, senza supporti aggiuntivi, e la massa totale viene ridotta a livelli molto più bassi, nonostante i materiali usati siano stati nel tempo molto migliorati rimane uno tra i microfoni più delicati. C) Microfoni piezoelettrici: Basano il loro funzionamento sull’impiego di cristalli piezoelettrici che quando sollecitati meccanicamente emettono una piccola “scarica elettrica”, sono utilizzati soprattutto come “sensori di pressione”, l’impedenza di uscita molto alta, non è adatta ai normali cavi e stadi di ingresso, per eliminare il problema viene utilizzato in prossimità del sensore un “adattatore di impedenza” costituito da un circuito elettronico, o un sistema cavo-preamplificatore in grado di preservare l’integrità del segnale (per evitare cadute alle frequenze più alte è necessaria impedenza di ingresso molto più alta di quella di uscita del dispositivo accoppiato). D) Microfoni a condensatore: Costruiti attorno ad una membrana leggerissima metallizzata montata a piccola distanza da una superficie conduttiva di dimensioni simili ma fissa, devono il loro nome al fatto che la capsula è a tutti gli effetti un condensatore che varia continuamente la propria capacità in funzione della distanza tra le due pareti conduttive (distanza “modulata” dalle onde di pressione che investono la membrana) per “estrarre” un segnale utile vengono usati due metodi, il primo consiste nel “polarizzare” la membrana con una tensione piuttosto alta, e prelevare il segnale attraverso una resistenza di carico, il secondo fa uso di un circuito ad alta frequenza in f.m. sintonizzato dal condensatore, rivelato all’interno dello stesso dispositivo ed inviato all’uscita; al di là della tipologia adottata un microfono a condensatore è in grado di esibire flessibilità d’uso e prestazioni superiori a tutte le altre categorie; i limiti del primo tipo riguardano l’impedenza altissima che rende inevitabile un circuito adattatore e la scarsa propensione verso ambienti umidi per il rischio di scariche elettriche all’interno della capsula; per entrambi la necessità di alimentazione e il conseguente rumore residuo provocato dai circuiti attivi. E) Electret Condenser: Derivato dal precedente, sfrutta la carica elettrica permanente di una membrana plastica, rispetto ai precedenti presenta un livello di rumore più alto, una minore dinamica e una risposta in frequenza maggiormente influenzata dalle caratteristiche fisiche della membrana (spessore, peso), praticamente tutti quelli presenti sul mercato incorporano un elemento attivo e quindi necessitano di alimentazione, paragoni con i “parenti” a condensatore non sono proponibili. Fattori come il diametro della membrana e la tipologia costruttiva della capsula, sono in grado di influire sulla linearità e sulla caratteristica polare di un microfono (quest’ulima influenzata anche dalla frequenza del segnale) molti microfoni a condensatore sono dotati di capsula a doppia membrana che per mezzo di un controllo opportuno rende disponibili su un solo microfono quasi tutte le risposte polari, uniche eccezioni quelle caratteristiche dei microfoni super cardioide che dipendono in massima parte dalla particolare costruzione; va anche ricordato che il controllo della direttività può essere agevolmente ottenuto per via elettronica con l’uso di microfoni a capsula multipla montate in configurazione MS. Il gran numero di varianti associate allo “strumento” microfono lascia intuire una notevole specializzazione, le case costruttrici spesso affiancano alle caratteristiche dei loro prodotti anche le applicazioni in cui questi possono esprimersi meglio, in questo campo la tipologia dei microfoni a condensatore è sicuramente la più versatile; ne esistono per tutte le applicazioni, la particolare semplicità strutturale della capsula permette di adattare tutte le dimensioni per modellare le caratteristiche nel modo più opportuno. Generalmente i suoni di maggiore “corposità” (ricchezza di basse frequenze nello spettro emesso) richiedono membrane di diametro maggiore, che tendono ad esaltare la gamma medio alta pur essendo meno proiettate verso la gamma altissima, viceversa i suoni ricchi di altissime frequenze richiedono diaframmi estremamente piccoli che possono estendere la risposta con regolarità molto oltre la gamma udibile. Il segnale fornito dal microfono resta un segnale di livello estremamente basso, per cui è fondamentale che l’accoppiamento con gli stadi successivi (preamplificatore) sia eseguito con la massima attenzione, sia esso realizzato a mezzo cavi elettrici (praticamente indispensabile una linea bilanciata, cavi e connettori di qualità) sia tramite trasmettitore-ricevitore (in questo caso viene introdotta anche una ulteriore sorgente di rumore), ultimamente sul mercato sono comparsi microfoni dotati di convertitori in grado di fornire un segnale adatto ad essere visto direttamente da un computer senza l’uso di stadi intermedi, stadi comunque presenti all’interno del microfono ed in grado di incidere sulla qualità complessiva.
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di pr (del 31/01/2008 @ 17:13:33, in Alta Fedeltà, linkato 336 volte)
Un nome... stereofonia... significherà poi qualcosa? e se si cosa? In questi tempi così prossimi al medioevo, in cui ci si trova circondati da maghi, astrologhi, cartomanti e creduloni di tutti i generi, ogni volta che si parte da un dato certo e verificabile bisogna prima di tutto guardarsi bene intorno...... domanda semplice: che cosa è la STEREOFONIA? risposta semplice: la configurazione fisica del nostro sistema uditivo Prima di andare avanti è il caso di mettere un paletto: la parte che ha la maggiore responsabilità nel nostro apparato uditivo è il cervello, che perciò anche quando si sta ascoltando qualcosa è il caso di lasciare acceso. Quando invece si parla di impianti di riproduzione sonora la definizione Stereofonia viene presa in prestito a significare che la riproduzione passa attraverso un sistema composto da un canale destro ed uno sinistro che in via teorica dovrebbero essere del tutto identici e del tutto distinti, e dovrebbero emettere simultaneamente uno stesso messaggio sonoro catturato da due trasduttori (microfoni) anch'essi distinti. Ora la definizione comune di stereo a significare di un impianto di riproduzione audio, non è proprio del tutto legittima, ma.....
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di angelo (del 31/01/2008 @ 11:43:40, in Alta Fedeltà, linkato 588 volte)
Qualche anno fa ho deciso di realizzare uno studio di registrazione ad uso esclusivamente personale. Tale decisione è stata dettata dall’esigenza e dalla voglia di crescere musicalmente, attraverso il delicato percorso che l’incisione di un CD comporta.
Avendo a disposizione un ambiente vuoto in un casa di campagna (realizzata in tufo con murature di circa 65 cm di spessore, e dalle dimensioni 5,57 m di lunghezza, 4,46 m di larghezza e 3,34 m di altezza), dopo essermi documentato da varie fonti bibliografiche e con l’aiuto di 2 persone care quali Piero Rossi di Multimaster (con ore di telefonate appassionanti), e Antonio Posillipo (mio angelo custode), ho iniziato a provvedere all’isolamento acustico dell’ambiente mediante pannelli in cartongesso (1 cm di spessore) abbinati a lana di roccia (spessore 2 cm) disposti sulle pareti.
Successivamente ho fatto realizzare delle tube traps in spugna, disponendole agli angoli e lungo i punti di connessione tra le superfici verticali e orizzontali, per poi aggiungere dei pannelli fonoassorbenti bugnati dallo spessore di 2,5 cm e ricoprendo parzialmente la parete dietro i monitor e il soffitto.
Il passo successivo è stato quello di realizzare una pedana in legno di abete con struttura portante a stella, per poi aggiungere un’altra pedana più piccola al di sopra, ricoperta da un comune tappeto da salotto. Per migliorare l’acustica, la qualità del suono e la sua diffusione ho realizzato dei pannelli forati (basati sul principio dei risuonatori di Helmotz) disposti sulle pareti laterali in maniera asimmetrica, e sul pavimento.
Sulla parete di fronte, alla postazione del chitarrista, ho collocato un diffusore a residuo quadratico realizzato in abete. Gli elementi sovracitati sono stati realizzati manualmente, avvalendomi del supporto tecnico del manuale di acustica di A. Everest, e le uniche verifiche della loro validità sono state fatte empiricamente, ascoltando volta per volta il variare del suono man mano che si aggiungevano elementi o ne si cambiava la disposizione.
Con questa disposizione ho inciso:
Bach, Duarte, Giuliani, Weiss, Villa – Lobos, Di Donato.
Dopo uno degli incontri con Piero Rossi, è stata eliminata la pedana superiore con il tappeto ed ho registrato le 6 miniature di Zaccari.
Inoltre durante l’anno trascorso sono state effettuate delle modifiche anche all’hardware e all’outboard costituiti da: D.A.W. : processore Pentium 4 2,86 Ghz, due HD SATA da 80 e da 40 Gb, Scheda video dual head Matrox 550, 512 Mb Ram (Samsung 333 Mhz), Scheda madre Asus p4pe con chipset Intel 845, interfaccia audio Echo Digital Mia, masterizzatore Yamaha 4x,.
Outboard: Preamplificatore SPL Goldmike, 2 microfoni a condensatore cardiodi Neumann KM 184, cavi Proel professional con jacks cannon Neutrik, casse monitor Yamaha MSP5, cuffie AKG 240 m con relativo preamp Behringer Powerplay Pro.
Successivamente ho acquistato dei convertitori esterni RME Adi 2 A/D-D/A con uscita ASEBU con i quali ho registrato:
Bach, Zaccari, Duarte, Weiss (due danze)
Le registrazioni sono state effettuate tutte con tecnica di ripresa XY 90° tranne le variazioni op. 107 di Giuliani effettuate con tecnica di microfonaggio quasi coincidente (tecnica NOS più ravvicinata).
La distanza tra la fonte sonora e le capsule microfoniche varia tra i 50 ed i 90 cm.
Gli strumenti musicali usati sono:
- chitarra classica Kohno 50 special del 1991 (abete, palissandro Rio, mogano ed ebano) con cui ho registrato M. Giuliani
- chitarra classica Gioachino Giussani) con cui ho registrato tutti gli altri brani.
Come software ho utilizzato Wavelab. Ai brani di Villa-Lobos e di E. Di Donato sono stati aggiunti riverberi con plug ins. Tutti gli altri brani non sono stati editati con alcun effetto o altro.
Voglio ringraziare di cuore, Piero Rossi della Multimaster, senza il quale non credo sarei arrivato a capire forse il 40% di questo mondo, chissà forse anche meno.
Una delle tante sorprese è stata la richiesta da parte di riviste specialistiche di chitarra di argomenti di home recording, ho avuto la soddisfazione di parlare di microfoni, ambiente, diffusione acustica, catene audio etc. etc. insieme a Piero in alcuni numeri.
La sorpresa è stata doppia quando le centinaia di email ricevute, erano piene di complimenti per la sostanza degli argomenti trattati, in un mondo dove alcuni professionisti credevano (forse credono ancora) di sapere tutto. Moltissimi al Meet Milano 2007 dove ero per un concerto, mi hanno ringraziato per la novità introdotta in merito all’ambiente e all’hardware per le registrazioni casalinghe; anche Sky mi ha ripreso mandando la registrazione qualche settimana dopo.
Se adesso mi trovo a produrre registrazioni che molti hanno definito di “alta Qualità” con prove fatte all’HI-End 2007 a Roma, lo devo a questi “matti” della Multimaster, dei gulliver che dichiarano di essere persone semplici e normali, incredibili a dir poco.
Mi sono commosso quando l’Ing. Renato Giussani mi ha detto che le ultime registrazioni del mio prossimo CD gli sono sembrate ok, l’ascolto lo abbiamo fatto insieme, nelle sue meravigliose Delta3, casse che dicono chi sei e dove stai andando ...
Voglio continuare il sodalizio Piero Rossi e Co, che concorda con me nel cercare di registrare una chitarra classica col suono di chitarra classica semplicemente.


Angelo Barricelli
classical guitarist
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di elvio (del 30/01/2008 @ 18:03:53, in Scienza e Tecnologia, linkato 548 volte)
Le reti peer to peer, abbreviate con la sigla P2P, (del genere emule, gnutella, ecc. per capirci) nella maggioranza dei casi, vengono implementate con software opportuni, ed usate per scaricare i film, la musica, i files, le foto, ecc. Molte sono le voci (anche discordanti) sul problema. Io, dal mio piccolo, nel lavoro di assistenza ai computer domestici, noto che, con assoluta regolarità, tutte le macchine con software per il P2P istallato, sono sempre e totalmente inquinate da spyware , malware e rootkit oltre che da virus ed affini. Molti dicono che dipende dall'ignoranza dell'utente che non è attento al momento dell'istallazione e, incoscientemente, condivide l'intero hard disc. Il fatto è che, spesso, anche con una buona istallazione del software, nessuno ci potrà proteggere dai contenuti che scarichiamo e spesso sono proprio questi inquinanti e portatori di problemi.
Oltre questo chi, effettivamente, usa queste reti per usi legali? Chi è che si limita solo a scaricare files non protetti da diritti d'autore? Credo, sinceramente nessuno. Quindi perché lamentarsi? E' come il concetto di andare a rubare a casa del ladro, potremmo mai rivolgerci alle forze dell'ordine per far valere i nostri diritti se già noi stessi siamo rei? Comunque, polemiche a parte, per chi voglia approfondire il discorso ed avere maggiori informazioni sul tema può visitare altervista, shininews, vendicator

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di tonino (del 30/01/2008 @ 16:43:17, in Approfondimenti, linkato 295 volte)
Voglio coraggiosamente addentrarmi in un argomento nel quale non posso considerarmi un esperto. Quante volte abbiamo sentito dire le sigle RGB (red green blue) CMY (ciano magenta giallo), ebbene sono dei colori (per semplificare) primari. Ovvero dalla loro combinazione è possibile ottenere praticamente tutta la gamma cromatica. Uno dei crucci dei grafici professionisti è ottenere su carta il colore mostrato dal video. Infatti, mentre i monitors dei computer usano i colori RGB le stampanti usano i colori CMY+B. Il motivo di questa differenza? Si potrebbero costruire monitors con i fosfori CMY o stampanti RGB? Forse la risposta sta nel fatto che un monitor spento è scuro mentre un foglio di carta è bianco, ovvero la somma dei colori RGB da' il bianco mentre la somma dei colori CMY da il Nero.
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di Admin (del 29/01/2008 @ 15:28:28, in Questo Blog, linkato 727 volte)

Per poter inserire un brano musicale in questo blog (e comunque su tutti i sistemi basati su dBlog), siano essi integrati su un articolo come questo, oppure da soli, basta seguire le istruzioni riportate sull'aiuto (nella sezione Upload di www.stampolampo.it). Cioè, una volta caricato il file da riprodurre nel server (upload appunto) il brano deve essere selezionato nel campo Podcast (nel Pannello di Controllo:Articoli:Aggiungi) appena sotto il riquadro di inserimento del testo. Gli esperti mi dicono che il file MP3 non dovrebbe superare la dimensione di 700/800 Kb, ma da prove effettuate nel mio sistema, non son riuscito a superare dimensioni di 200 Kb. Tentate anche voi e fatemi sapere. Intanto immetto un brano di assaggio di 188Kb.
Caratteristiche richieste: freq. di campionamento 44.1 KHz

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di Admin (del 28/01/2008 @ 10:59:56, in Approfondimenti, linkato 427 volte)
Nellla stesura dell'aiuto per questo blog inserito all'indirizzo www.stampolampo.it/aiuto, mi sono accorto di un problema che si può presentare durante la stesura di un articolo. Esso si verifica utilizzando il visore WYSIWYG con l'inserimento di immagini lungo il testo. Il problema si riscontra poi, pubblicando e rivedendo il risultato sul Browser di Microsoft (Internet Explorer), qui infatti molto spesso, avviene una irregolare visualizzazione delle immagini inserite, (di solito IE visualizza la sola prima linea di pixel orizzontali o una linea verticale oppure nulla). Quindi agli autori che si trovassero con questi problemi, consiglio di modificare manualmente il codice esportato, eliminando height="NaN" sulla definizione dell'immagine da visualizzare (che sarebbe il campo che assegna l'altra dimensione all'immagine). Il codice tradotto lo trovate sulla pagina di testo che vi appare dopo aver chiuso l'editor WYSIWYG (FCKeditor per la cronaca). Così otterremo una totale compatibilità anche con un browser così ostico come quello di Microsoft. Dico questo perché, se provate con altri browser tipo FireFox, Opera, Safari, ecc., vedrete che l'effetto non viene assolutamente rilevato. Io, personalmente, ve li consiglio: entrambi sono gratuiti e scaricabili e aggiornati molto di frequente, però, per il rispetto delle maggioranze, bisogna adattarsi!     Saluti a tutti.
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di elvio (del 18/01/2008 @ 10:31:18, in Scienza e Tecnologia, linkato 807 volte)
Giravo per il web a cercare le ultime tecnologie e le evoluzioni sui display per dispositivi mobili (cercavo in particolare i famosi display plastici flessibili da utillizzare sugli e-book). Notavo che di passi avanti se ne son fatti, ma le promesse di una prossima commercializzazione (fatte nel 2005 circa) non sono state mantenute (un pò come le celle a combustibile in sostituzione delle batterie ricaricabili). Per quel che ne so, solo poche aziende si sono cimentate su prodotti con display flessibile (ne trovate una demo qui della PolymerVision nonché da Philips su questo sito e su questo
Tra le atre nuove tecnologie, molto interessanti sono i pannelli OLED (li trovate qui) che promettono display a colori molto brillanti senza retroilluminazione, meno spessi degli LCD, molto più leggeri ed economici (ma pur sempre in vetro). Oppure la tecnologia Canon SED che promette un display piatto come un LCD, ma con le caratteristiche del CRT cioè altissimo contrasto e luminosità, larghissimo angolo visuale e alta velocità . Caratteristiche simili sono promesse anche dalla tecnologia TDEL della iFire Technology .
Molto interessanti invece, i miglioramenti tecnologici e affinamenti da parte di Sanyo e Epson sulla tecnologia a cristalli liquidi, chiamata LTPS. Essa è sostanzialmente basata sulla vecchia ed affermata tecnologia LCD TFT. La differenza sostanziale però, sta nel fatto che il display è basato su 4 colori primari, invece dei classici 3 RGB (rosso, verde e blu). Utilizza infatti 2 diversi tipi di verde tali da allargare notevolmente il gamut di riproduzione dello spazio colore (per chi fosse digiuno del discorso può riferirsi alla pagina sul colore del mio sito stampolampo.it dove trova tutti gli opportuni approfondimenti oppure su questo).
Per chi fa uso di display LCD (soprattutto quelli di basso costo), si sarà accorto che la riproduzione del colore è di molto inferiore alla pur vecchia tecnologia a CRT (tubo catodico) vuoi per la limitata luminosità, vuoi per l'angolo visuale ristretto e, anche per lo scorrimento verso il chiaro (o lo scuro) se si cambia la nostra posizione in senso verticale rispetto all'asse perpendicolare dello schermo.
Questi nuovi pannelli, in un futuro speriamo prossimo, forse riusciranno a soppiantare i vecchi CRT con prestazioni finalmente superiori.
Altri approfondimenti li trovate qui.

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