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Quando si fa una ricerca sul web, anche i più imbranati usano i motori di ricerca. Google, Yahoo, Bing, Ask, sono solo i primi (e più importanti) motori che mi vengono in mente, ma sul web ce ne sono a migliaia e tutti funzionano similmente.
Quello però che non tutti sanno è che per ottenere delle ricerche efficaci, dovremmo fare una nostra personale sintesi ed utilizzare le parole più adatte (parole chiave appunto o keyword) tali che ci possano far tornare i risultati più probabili e più precisi possibile.
Vi faccio un esempio.
Se cercassimo una azienda che produce sistemi antifurto perimetrali, le keyword più adatte che mi vengono subito in mente sono "antifurto perimetrale produzione" oppure semplicemente "antifurto perimetrale" sarebbe assurdo andare a scrivere "sto cercando una azienda che produce antifurti perimetrali per la mia casa isolata di campagna".
Dobbiamo ricordarci che il nostro interlocutore (il motore di ricerca) è una macchina e come tale si comporta. Essa non fa altro che prendere tutte le parole che noi abbiamo immesso e cercarne la presenza su tutti i siti web che esso ha in memoria.
E' quindi ovvio che una frase lunga produce molti più risultati poco consoni rispetto a quello che ci aspettiamo, con tante keyword in ballo, il motore troverà anche contenuti riguardanti la casa (tipo arredamento, vendita, ristrutturazioni, ecc) e la campagna (tipo agricoltura, giardinaggio, ecc).
Non finisce qui, siccome questi tipi di macchine sono sviluppate anche per cercare...
La fissazione dei cognomi in Italia, avvenne più in ritardo rispetto a quelle dei nomi ed è datata tra la fine del Medio Evo e l'età moderna. La scelta di una denominazione aggiuntiva sembra però che non essere legata a motivazioni individuali o familiari (quindi collegate ai diversi contenuti linguistici o etnici), ma a fattori prettamente sociali, cioè a meccanismi organizzativi e funzionali della collettività.
Non è però possibile parlare di cognomi, nel senso moderno del termine, sino a quando istituzioni e procedure amministrative, non hanno sancito per legge l'obbligo dell'immutabilità del cognome nell'ambito famigliare.
La questione storica sui cognomi è dunque complessa soprattutto in ragione del fatto che è necessario distinguere le regioni una dall'altra, la città dal mondo rurale e i vari strati sociali.
Nel XII secolo è il momento in cui la famiglia si consolida, affina le sue strutture e il suo ruolo nel tessuto sociale, per cui si rivela inadeguato un sistema di denominazione fondato solamente sul nome individuale.
Il problema si poneva soprattutto in termini civili e giudiziari: i notai in particolare, preoccupati nella redazione dei documenti, onde evitare ogni possibile confusione sulla identità delle persone chiamate in causa, tendevano a moltiplicare...
Sulla possibilità di controllare il tempo si sono espressi in molti, autori di fantascienza, registi, fumettisti, scrittori. Tra le tante fantasie, la macchina del tempo forse è il prodotto più interessante e ben riuscito da queste menti.
Ma siamo sicuri che sia solo pura fantasia? Dalla teoria della relatività di Einstein si era già ipotizzata l'esistenza dei wormhole (cunicolo di verme) detto anche ponte di Einstein-Rosen o cunicolo spazio-temporale.
Il wormhole viene anche detto tunnel gravitazionale, per mettere in rilievo anche la dimensione gravitazionale che è strettamente concatenata ed interconnessa alle altre due dimensioni spazio temporali.
Questa pèarticolare singolarità gravitazionale possiede almeno due estremità, connesse ad un'unica "gola" (o cunicolo) e la materia potrebbe viaggiare da un estremo all'altro, passandovi attraverso.
Il ricercatore Steven Hawking, fa una similitudine e sostiene che come ogni oggetto solido (e tridimensionale) è in apparenza uniforme, liscio e levigato, ad un esame microscopico evidenzia numerose imperfezioni, piccolissimi buchi e cavità; anche il tempo, su una scala ridottissima (tanto piccola quanto le dimensioni di un atomo), presenta dei piccoli tunnel, i wormhole appunto. Questi sarebbero delle vere e proprie ...
Qualche giorno fa stavo girovagando un po' sui motori alla ricerca di un modo semplice per aumentare le visite al proprio sito. In realtà mi sono accorto che ci sono molti modi gratuiti (più o meno subdoli) per ottenere risultati temporanei e non costanti: dallo scambio di link, allo spam sui forum o sulle email, al forzare artificiosamente il proprio page rank, alle forzature e varianti con le keywords, ecc. Tecniche queste poco raccomandate e fortemente punite dai motori di ricerca.
Ognuno (come è ovvio) vorrebbe incrementare le visite al sito a cui costantemente si prodiga da anni ed ognuno si aspetta di ottenere risultati incoraggianti, appaganti e crescenti.
Sappiamo che vi sono milioni di utenze nella rete, milioni di persone che girovagano senza meta e cliccano ovunque si muove qualcosa; di conseguenza non ci spiegamo come siti cretini ed insulti facciano alti numeri di traffico ed il nostro, magari curato e ricco di contenuti, non decolla mai (dalle mie parti si dice "che non cresce e non crepa").
Secondo me il problema non va letto in questo modo, è vero che siti improbabili, con scarsi contenuti, scadenti nella grafica possano anche avere molti visitatori, ma questo non significa che siano ...
Nel tendere verso giorni settembrini, di sicuro più freschi, ma ben più tristi, come ultimo exploit estivo vi vorrei servire un misto di informazioni e di frasi celebri dovuto a questa grande arte italiana. Non me ne vogliate se trovate qualche parolina poco "elegante", ma comprenderete che modificarla avrebbe compromesso il significato autentico della frase.
(D'altra parte nessuno vi ha mai detto che questo blog sia formativo e men che meno, permesso ad utenti di ogni età).
Per iniziare vi propongo il significato italiano del termine cazzeggiare visto dai puristi della lingua poi confrontato con altri tentativi più caserecci.
Cazzeggiare per Hoepli signfica: Parlare a vanvera; perdere il tempo in chiacchiere sciocche e vane. Essere inconcludente
Per qualcun altro significa: Bisogno disperato di impiegare il tempo in maniera assolutamente non produttiva. Per alcuni, la fase del cazzeggio può essere altamente depressiva. I più fortunati invece, fanno del cazzeggio la loro principale filosofia di vita.
Oppure: Stato di ozio; indica il non avere un cazzo da fare (da cui appunto cazzeggiare) o il dedicarsi ad attività frivole come rotolarsi a letto, fare zapping, inebetirsi di fronte a qualcosa, vegetare per la casa.
O anche: Espressione spesso corretta dal controllore ortografico di Word in pazzeggio/pazzeggiare. Dopo una giornata spesa a cazzeggiare, secondo Microsoft risulterebbe ...
Vi sarà capitato di dover inviare a parenti o amici delle foto, brani musicali o files di grandi dimensioni; vi sarete accorti che non riuscire nell'intento è la regola. I motivi sono diversi e vanno dalle molte limitazioni applicate alle nostre caselle di posta elettronica fino alle limitazioni di spazio disponibile sui server per il nostro uso.
Il problema di base è che una casella di posta non è adatta a questo strano uso perché, per sua natura, un server di posta elettronica accetta solo caratteri alfanumerici e poco altro. Per inviare un allegato quindi, il file deve subire una conversione in un formato accettabile dal server, per poi essere riconvertito (al suo ricevimento) per riottenerne il file originale.
Tutte queste procedure, unite alla probabilità più alta di errori e varie altre complicazioni funzionali, fa sì che i file digitali di grandi dimensioni non arrivino quasi mai al destinatario tramite il comune server di posta.
In alternativa vi sarebbero i programmi di messaggistica istantanea (o chat) come Skype, MSN Messenger, Google Talk e Yahoo Messenger che permettono di trasferire abbastanza facilmente file da un computer all'altro, senza troppe restrizioni sulla dimensione del file o sul tipo di file. Questo sarebbe anche il modo più veloce per muovere dei file, ma è necessario che entrambe le postazioni tengano il client chat aperto, sia per inviare che per ricevere il file.
Vi sono poi altre soluzioni (anche gratuite) che permettono lo scambio...
Finora, in questo blog, abbiamo parlato molto di browser web, di new entry e nuove soluzioni interessanti. Abbiamo seguito le evoluzioni di FireFox, Opera (con vari articoli), Safari, Chrome, Sleipnir, ecc.
(che potrete verificare cliccando su questo link)
Di quest'ultimo (slephnir) apprezzammo l'interessante soluzione di integrare due motori di rendering (ma il progetto non ha avuto molto seguito); ora, sempre dall'Asia, vi proponiamo un interessante prodotto, ormai maturo (in versione 6 - Orion), che si attesta tra i browser più veloci oggi disponibili, superiore addirittura a Firefox, Chrome e Opera (come attestato dal sito ufficiale che trovate qui).
Lunascape è quindi un browser ibrido che fa uso di tre diversi motori di rendering per visualizzare le pagine web. Compagno ideale per chi si occupa di programmazione HTML (in quanto offre notevole facilità nella verifica della compatibilità delle pagine tra i vari motori) ed in più offre molte altre interessanti funzioni originali.
I tre più popolari motori di rendering che troviamo integrati sono: Trident (di Internet Explorer), Gecko (di Firefox) e WebKit (di Safari e Chrome) essi sono selezionabili a piacere e possono essere anche collegati a determinate pagine con avvio automatico.
Una sofisticata scheda di navigazione inoltre vi permetterà di avere più pagine aperte nella stessa finestra, facilmente accessibile in diverse schede. In questo modo, è possibile passare rapidamente tra le pagine che si stanno visualizzando. Altra interessante novità è che, nel caso di un crash, non si ha bisogno di chiudere l'intero browser, ma soltanto la scheda che ha creato il difetto.
Molte sono le funzionalità implementate sul mouse: cliccando e spostando il mouse è possibile eseguire comandi comuni (come pagina avanti e indietro, traduzione istantanea di un testo, ecc.) il tutto, senza...
La ricerca di uno strumento capace di registrare il mondo tramite l'effetto della luce è iniziata fin dai tempi dell'antica Grecia.
Si ritiene che nel 1790 avvenne la prima impressione di un'immagine chimica su carta a seguito delle ricerche effettuate dall'inglese Thomas Wedgwood (figlio di un famoso ceramista di quel tempo); per problemi di salute i suoi studi vennero interrotti, furono ripresi da Sir Humphry Davy (suo amico) che descrisse lo strano comportamento del nitrato d'argento sul "Journal of the Royal Institution of Great Britain", annotando che non era stato compreso il meccanismo per poterne interrompere il processo di sensibilizzazione. Le immagini riprodotte infatti non si stabilizzavano e perdevano rapidamente contrasto se rimanevano esposte alla luce naturale, mentre se riposte all'oscurità potevano essere viste alla luce di una lampada ad olio o di una candela senza perderne le caratteristiche.
In realtà, una vera tecnica fotografica affidabile e ripetibile, si concretizzò solamente nel 1839 quando Louis Jacques Mandé Daguerre realizzò il primo procedimento fotografico stabile della storia.
Venne chiamato dagherrotipia (dal suo nome Daguerre), la tecnica permetteva di fare riproduzioni fotografiche monocromatiche direttamente su una lastra di rame lucidata, trattata con opportune sostanze ed esposta per tempi lunghissimi (oltre 10 minuti) verso il soggetto da riprodurre.
L'immagine ottenuta, il dagherrotipo, non è riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere opportunamente la luce. Inoltre, per evitare il rapido annerimento dell'argento e per la fragilità della lastra, il dagherrotipo veniva spesso confezionato sotto vetro, all'interno di un cofanetto impreziosito da eleganti intarsi in ottone, pelle e velluto, volti anche a sottolineare l'alto valore dell'oggetto o del soggetto raffigurato in esso.
La dagherrotipia ottenne un rapido successo in tutto il mondo, permettendo a chiunque di poter ...
L'acronimo inglese CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) che significa grossomodo test automatico per distinguere i computer dagli umani, è stato coniato, dalla terminologia inglese, nel 2000 da Luis Von Ahn, Manuel Blum e Nicholas J. Hopper della Università Carnegie Mellon e da John Langford della IBM. Come succede normalmente nella terminologia informatica, il termine inglese è utilizzato pari pari anche in lingua italiana.
I test captcha più utilizzati sono quelli in cui viene richiesto, all'utente, di riscrivere esattamente il contenuto riportato da una finestrella in cui i vari caratteri alfanumerici contenuti appaiono ruotati, distorti, mascherati o offuscati. Lo scopo è appunto di poter distinguere se l'utilizzatore che sta interagendo, sia effettivamente un umano fornito di intelligenza od un semplice computer o un robot (BOT) che sta cercando di inserirsi in automatico.
I BOT più diffusi, programmati per navigare sul Web, sono i web crawler (letteralmente brulicatori della rete), e sono software piuttosto sofisticati anche detti spider (o ragni). Questi programmi scorrono continuamente le pagine Web seguendo i link ipertestuali che trovano nei testi e passano dall'una all'altra pagina raccogliendo informazioni sui contenuti allo scopo di indicizzarle opportunamente nei motori di ricerca.
Sui canali IRC (Internet Relay Chat) invece, i bot svolgono svariati compiti: dall'offerta di servizi di file sharing integrati nel sistema di chat, al ruolo di "maggiordomi" delle stanze virtuali più o meno sofisticate, fino ad arrivare al dannosissimo spamming rivolto automaticamente a tutti gli utenti che entrano in chat.
Proprio per evitare quest'ultima piaga dei software automatici, spesso utilizzati a scopo di hacking da malintenzionati, si è corsi ai ripari cercando soluzioni efficaci che possano distinguere gli hacker dai semplici utenti che usano la rete per professione o per diletto.
Oggi i test captcha sono quindi impiegati per contrastarei o impedire che...
La stretta di mano è un gesto che ha oggi valenza di saluto, ringraziamento, accordo o congratulazioni. Si effettua tra due persone che si porgono e si afferrano reciprocamente la mano destra. È un gesto molto antico e comune a numerose culture con possibili varianti.
L'origine del gesto risale a più di 5000 anni fa (come confermato anche da geroglifici egizi) esso rappresentava, come ancora oggi, segno di accordo o patti accettati tra uomini. Una forma di contratto controfirmato quindi e rispetto reciproco.
Fu una usanza che si diffuse facilmente per vari motivi storici, fu adottata dagli Assiri a seguito della conquista babilonese, successivamente in Grecia e a Roma era comune salutare stringendosi la mano afferrando l'avambraccio od il polso e stringendo fortemente.
In Nordafrica ancora oggi viene accompagnato dal gesto di portare la mano libera al petto.
A seconda degli usi, la stretta di mano è legata ad obblighi e divieti. Nel mondo occidentale è più frequente tra uomini; in culture che praticano ancora una rigida separazione dei sessi, è proibita o vista con sfavore tra persone di sesso diverso.
Semplificando sui vari significati storici, oggi la stretta di mano rivela molti tratti della nostra personalità e, impostazioni sbagliate, possono dare all'interlocutore una cattiva impressione.
Ma qual'è il modo più consono per dare la mano? Quale sarebbe l'impostazione più giusta ...
Pianeta, ambiente, estrazione, fabbriche, produzione, veleni, rifiuti, smaltimento, consumi, marketing, economia, obsolescenza premeditata e percepita, moda, pubblicità, consumismo, shopping, riciclaggio, felicità, sostenibilità, giustizia, tempo libero, energie rinnovabili.
Come si collegano?
Cosa c'entra tutto questo con la nostra civiltà?
Perché lavoriamo sempre di più per ottenere sempre meno in termini di benessere, felicità e tempo libero?
Sono domande che ci poniamo tutti i giorni e le risposte le abbiamo tutte sotto ai nostri occhi, solo non vogliamo vederle.
Sembra che non abbiamo alternative, eppure le soluzioni vi sarebbero, non necessariamente involutive o riduttive; dovremmo solo prendere coscienza di dove stiamo andando e cosa lasciamo ai nostri figli se non cambiamo le nostre abitudini, i nostri metodi e le nostre dannate fissazioni.
Siamo nati dal consumismo e moriremo inscatolati ed avvelenati da esso se non prendiamo, tutti, seri provvedimenti subito, prima che sia troppo tardi.
La crisi economica dei giorni nostri, ci ha insegnato che si più fare a meno di molte cose, ci ha ridato la coscienza di saper riconoscere le cose veramente importanti, ora manca solo risvegliare lo spirito critico e la propria ...
Forse non tutti sapranno che la grammatica italiana ha accettato solo di recente (storcendo il naso) l’articolo “il” o “un” davanti alla parola “pneumatico”.
Anche se le ultime generazioni non ci sono proprio abituate, l’accezione grammaticale corretta vorrebbe che si dicesse “uno pneumatico, lo pneumatico e gli pneumatici”.
Le regole che giustificano l'uso dell'articolo "lo" davanti a pneumatico sono le stesse di sempre, ma sul tema anche l'accademia della crusca si è espressa con una secca nota:
"Per quel che riguarda l'uso dell'articolo (e quindi della preposizione articolata) col sostantivo pneumatico, si può dire che l'alternanza degli articoli il/lo e un/uno (e naturalmente dei plurali corrispondenti i/gli, dei/degli) corrispondono i primi a un registro più familiare, mentre i secondi appartengono ad un uso più sorvegliato della nostra lingua. Niente quindi vieta di usare gli uni o gli altri anche se, nello scritto e negli usi più formali, si ritiene che siano più indicate le forme lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici."
Anche se ormai esiste una cospicua maggioranza che dice comunemente “il pneumatico, un pneumatico, i pneumatici” forse per abitudine o per sentito dire, usare lo pneumatico sembra essere l'ottimale. Ma ci riuscireste voi ad andare dal gommista ...
Il famoso paradosso dell'uovo o la gallina, forse usato più come rompicapo logico o esercizio filosofico, che serio problema scientifico, proviene probabilmente dalla ricerca disperata di spiegazioni semplici a problemi complessi sulla cosmologia e l'origine della vita. La domanda, che ci ha interessato fin dai tempi degli antichi filosofi greci, forse nasce per naturale contrasto tra un animale simpatico, ma notoriamente stupido come la gallina ed un prodotto alimentare basilare come l'uovo; forse nasce da una semplice domanda di un bambino nei tempi dei perché o forse da qualche bontempone che intendeva porre dubbi agli scenziati del tempo.
Sta di fatto che, anche dopo centinaia di secoli, c'è chi si pone ancora questa strana domanda come se fosse veramente fondamentale.
Nei tempi recenti la domanda viene utilizzata per enfatizzare l'inutilità o la futilità di un discorso o per dimostrare l'incapacità di giungere ad una concreta conclusione.
Anche nella storia molti si sono pronunciati e tutti sembrano abbiano una loro...
Le virtù terapeutiche delle foglie del salice sono conosciute da oltre 4000 anni, tanto che vengono menzionate già nel papiro di Ebers, all'incirca 2000 anni prima di Cristo.
Nei giardini degli antichi egizi, durante il periodo del Nuovo Regno (1551-1070a.C.), la pianta del salice veniva fatta crescere accanto a quelle del fico, del melograno, a palme da datteri e viti. Le foglie erano usate a scopo terapeutico, ma anche i fiori e la corteccia erano utilizzate per trattare ferite ed infiammazioni.
I Romani usavano la corteccia per trattare febbri e dolori reumatici.
Ma in realtà nel 400 A.C. fu Ippocrate di Kos (il padre della medicina) che si accorse delle proprietà antidolorifiche contenute nella corteccia e nelle foglie di salice e consigliò ai suoi pazienti afflitti dai più svariati dolori, di curarsi con un infuso di quelle foglie. Si trova infatti segnalata negli scritti del medico ateniese l'azione analgesica della linfa estratta dalla corteccia di salice (si tratta appunto dell'acido salicilico). Dall’epoca dei primi ufficiali utilizzi di Ippocrate, gli uomini, per secoli, hanno fatto uso del salice per combattere mali di testa, febbri e reumatismi. Ancora oggi i contadini greci masticano le foglie di salice per combattere e addirittura prevenire i dolori reumatici.
Nel Medioevo fu dimenticata questa salutare terapia e fu poi riscoperta nel 18° secolo.
In occasione dell’embargo sulle importazioni deciso da Napoleone nel 1806, si verificò una grave carenza di chinino proveniente dal Perù per la cura della malaria e si intuì che poteva essere sostituito dal decotto di salice per la sua spiccata attività antipiretica.
Nel 1859 Hermann Kolbe, professore di chimica all’università di Narburg scoprì la struttura chimica dell’acido salicilico e riuscì a sintetizzarne la molecola in laboratorio.
Felix Hoffmann, che lavorava come chimico presso la ditta Bayer, riuscì a sintetizzare l’acido acetilsalicilico, molecola arricchita del gruppo acetile (questa molecola presentava maggiore efficacia analgesica ed antinfiammatoria ed era più tollerato dall’organismo umano). Fu brevettata dallo stesso ...
Torniamo a parlare di oggetti tecnologici ambiti e blasonati del momento, per sorridere sulle ultime gaffe (e fregature) che la Apple rifila costantemente e puntualmente alla propria clientela (rea di essere convinta di possedere un marchio prodigioso e superiore).
Ormai tutti avranno capito che l'iPhone altro non è che uno normale smart phone con il valore aggiunto di una lucida mela disegnata sul suo chassis; ora se escludiamo i fanatici, tutti gli altri sapranno che di gap tecnologici rispetto alla principale concorrenza non ve ne sono proprio (anzi), tantomento superiorità funzionali.
D'altra parte è risaputo che tra i prodotti di punta dell'azienda melosa tipo iPad, iPhone, iPod comprese tutte le altre diavolerie che cominciano per i (siano esse hardware o software), possiamo apprezzarne sicuramente il design, ma molto meno l'ergonomia e quasi per nulla la funzionalità.
I messaggi del marketing, ovviamente dà tutt'altra idea e persone poco preparate, si fanno tranquillamente plagiare dal luccichio del prodotto, dalle forme originali e dalle dicerie di utenti affezionati che stravedono solo per Apple denigrando tutti gli altri marchi che propongono prodotti alternativi, molto funzionali e dal costo dimezzato.
Sui prodotti miracolosi, usciti dalle mani benedette di Santo Steve Jobs da Cupertino, vi è però qualche credente che si è rotto gli zebedei (come direbbe il commissario Montalbano del grande Camilleri) e che ha deciso di...

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