Con la crescita zero il Paese invecchia. Tra un po' avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato

Altan
< marzo 2010 >
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Perché scrivere Secondo recenti studi, scrivere su un blog aiuta la vita di relazione, mentre al contrario, il New York Times riporta: "chi scrive su un blog per professione è a rischio d'infarto"; oppure: "fare il blogger professionista nuoce gravemente alla salute"; o anche: "per i blogger professionisti, ma non solo, è in agguato la dipendenza da internet e l’estraneamento dal mondo fatto di relazioni con persone in carne ed ossa. Non ci sono ancora evidenze scientifiche (per fortuna) che pongano in relazione l’attività di blogging con l’infarto, ma secondo il quotidiano statunitense, quella dei blogger rappresenta una categoria di lavoratori a rischio: sono esposti all’insorgenza di tutte le innumerevoli patologie legate allo stress, e soggetti a perdita o aumento di peso, così come a problemi di insonnia. A danneggiare la salute del blogger non sono solo le lunghe ore passate davanti al computer, spesso anche di notte, ma anche l’ansia, l’alimentazione scorretta e i troppi caffè; ma, come dice Micheal Arrington, uno dei blogger più famosi al mondo ed anche papà di Techcrunch: “Noi non siamo ancora morti anche se finiremo presto in ospedale con l’esaurimento nervoso!”


Con noi è diverso Non chiediamo un impegno 24 ore su 24 e nemmeno 1 ora al giorno. Fare articoli per un blog deve essere uno svago, una liberazione, un piccolo momento di impegno per dimostrare e dimostrarci le nostre potenzialità. Non appena si configura lo stato di stress, vi prego smettete! Nessuno vi vuole sulla coscienza!


________




Blog FAQ 1.0 (ovvero le domande più frequenti sui Bolg) di Giuseppe Granieri


Mi capita spesso che mi rivolgano domande sui blog. Dai quesiti del tesista ad email che dicono solo: "xxxxxx.splinder.it non sa che blog pigliare!". Altre domande le leggo in giro e qualcuna me la deduco da solo.

A volte per queste domande ho persino una risposta, che naturalmente è solo la mia risposta.

Un po' per gioco un po' per mettere ordine, le ho raccolte qui. Così, magari, ne discutiamo e le correggiamo insieme.





Parte Prima. Le domande del newcomer



1. Che diavolo è un Newcomer?

Il newcomer (detto anche newbie o niubbo) è uno che ne sa poco di un ambiente perchè è arrivato da poco. Ogni ambiente (e ogni argomento) ha i suoi linguaggi e le sue regole non scritte, le sue logiche da conoscere per poterne parlare o per potersi muovere liberamente. Con il tempo si impara a capire e tutto ci sembra diverso.

Newcomer non è un'offesa: tutti siamo newcomer in qualche posto. L'altra sera a cena, parlando di musica con persone che ne sapevano infinitamente più di me, il newcomer ero io. Quindi ho ascoltato e ho cercato di seguire il discorso. Ogni tanto ho aperto bocca e mi hanno guardato come se venissi da Marte. Capita. Il segreto del newcomer è ascoltare per un po', guardarsi intorno e capire dagli altri. Magari anche facendo domande. In fondo essere newcomer è uno stato transitorio. Ci si passa per forza.

Certo, è anche vero che ci sono i newcomer a vita. Ma non preoccuparti, se sei qui e stai leggendo queste righe vuol dire che sei una persona curiosa. E solo chi non ha curiosità invecchia da newcomer.



2. Che cosa sono i blog?

I blog sono tante cose insieme. Innanzitutto sono uno strumento semplicissimo per pubblicare contenuti in Rete. Proprio la semplicità di utilizzo è stata la chiave del loro successo, perchè oggi chiunque può essere editore di se stesso. Per gestire un blog non sono necessarie competenze particolari nè è necessario conoscere linguaggi di programmazione e/o demarcazione. Se sei stato in grado di arrivare su questa pagina, potrai tranquillamente fare un salto qui o qui per aprire il tuo blog. Vedrai che è semplicissimo.

Ma i blog non sono solo lo strumento. Sono un metodo di relazione sociale, un sistema di condivisione della conoscenza, un archivio della propria storia intellettuale e tantissime altre cose insieme. Per saperne di più, leggi le risposte alle altre domande.



3. Non capisco nulla di feed, aggregatori, rss e altre diavolerie simili. Posso lo stesso aprire un blog?

Certo. I blog nascono come strumenti semplicissimi per la pubblicazione di contenuti online. Come tutte le tecnologie, hanno creato una serie di bisogni accessori che i programmatori hanno cercato di assecondare con nuove funzionalità. Questo ha portato con sè un costo in termini di complessità, ma (alla fine) è come con il videoregistratore. Per poter vedere il film è sufficiente premere il tasto play. Con il tempo, se ti serve, potrai divertirti a scoprire le altre possibilità. Ora non c'è nessuna fretta: un blog si valuta per le cose che scrive e che segnala, non per la tecnologia che utilizza.



4. Ma perché dovrei aprire un blog?

Avere un blog non è una prescrizione medica. Tuttavia se ritieni di avere qualcosa da dire (o da raccontare) al mondo, di qualsiasi cosa si tratti, il tuo approdo naturale è proprio il weblog.



5. Quali regole bisogna seguire, una volta aperto un blog?

Non ci sono regole vere e proprie (se si escludono i vincoli delle leggi vigenti, da cui i blog non sono affatto esonerati) ma esistono delle 'buone prassi'. Un ottimo esempio lo trovi qui.

[cfr.: Giorgio Nova: I 32 punti in testa.]



6. Che cosa è la blogosfera?

La blogosfera è innanzitutto una parola orribile. Tuttavia è l'unica che abbiamo oggi per indicare il Sistema dei weblog, ovvero quell'insieme di fattori e relazioni dalla cui osservazione non si può prescindere per farsi un'idea di come funzionino le cose. Anche perchè nessuno legge un solo weblog, ma partecipa di una esperienza di lettura che passa attraverso molte pagine e molti autori.

Il sistema Weblog infatti è un sistema ricco. Per la sua stessa natura, il blog è un atto di generosità: essendo un nodo in un sistema di lettura, sposta l'attenzione (e il lettore) su altri blog invece di cercare di trattenerlo sulle sue pagine. Se un blogger legge un post interessante in un altro blog, lo cita linkando la fonte e indirizzando il visitatore verso nuovi lidi. Questa scelta, che in un sistema competitivo sarebbe un suicidio, nel sistema Weblog è prassi. In questo modo ci guadagnano tutti: l'autore del post perché riceve nuova attenzione, l'autore della citazione perché ha fornito un input qualitativo al suo lettore e il lettore stesso, perché vede incrementate le probabilità di incontrare contenuti interessanti. Grazie a questa logica, con i blog si verifica una situazione esattamente contraria a quella di tutta la storia recente della comunicazione: se altrove l'attenzione è una risorsa scarsa, ogni nuovo Weblog porta in dote al sistema un valore di attenzione almeno pari a quella che i suoi testi richiedono. È un circolo virtuoso, in cui lo spostamento di attenzione è funzionale e genera valore.

Questo modello permette a ciascuno di trovare i suoi lettori, in base ai contenuti che propone. E consente, in maniera abbastanza automatica, a ciascuno di crearsi una reputazione proporzionale alle proprie capacità.

[cfr.: Blog: voci nuove nella Rete ]



Parte Seconda. Le domande del giornalista.



7. I blog sono uno sfogo di narcisismo?

In un blog c'è lo stesso tasso di narcisismo presente in qualsiasi attività in cui qualcuno esprime pubblicamente la propria opinione o racconta agli altri delle storie. Questa componente di narcisismo è fisiologica ed utile, altrimenti tutti staremmo in silenzio. La novità, se se ne vuole per forza cercare una, è che (per la prima volta nella storia dell'uomo) con il blog tutti possono avere un'opinione pubblica o uno spazio condiviso in cui raccontarsi.





8. I blog sono una rivoluzione?

I blog non sono assolutamente una rivoluzione. Sono, piuttosto, una tecnologia di passaggio nell'evoluzione della comunicazione sociale, che tende a dare voce a tutti. Domani, probabilmente, avremo una tecnologia più efficace.



9. I blog sono un'alternativa al giornalismo?

Tecnicamente il lavoro del giornalista e l'attività del blogger hanno lo stesso contenuto, ovvero l'informazione. Tutti i blog fanno informazione (persino raccontare la propria vita è informare), anche se alcuni adottano scelte editoriali più simili a quelle tradizionale dei siti di news. Nemmeno in questi ultimi casi, tuttavia, è possibile un paragone con il giornalismo propriamente considerato (persino nel caso in cui il blogger sia un giornalista professionista).

In un blog cambiano modalità, tempi e fattori tecnici, ma soprattutto il blogger rappresenta solo se stesso e partecipa ad un sistema collettivo di confronto e di costruzione di senso. Io sono convinto che sia sbagliato utilizzare per il blog la metafora del 'giornale personale: è la blogosfera -piuttosto- ad essere la grande testata, il grande contenitore che contiene migliaia di rubriche personali. Questo modello, tra l'altro, prevede anche una modalità di correzione (se un blogger scrive una cosa inattendibile, un altro blog lo correggerà immediatamente lasciando al lettore la possibilità di giudicare l'argomentazione più convincente).

Più che un giornalista, il blogger è un 'opinionista' che condivide liberamente le sue impressioni sul mondo. In fondo ogni cittadino, in una società libera, ha diritto ad esprimersi esattamente come ne ha diritto qualsiasi prestigioso editorialista di qualsiasi prestigiosa testata. Ovviamente, il valore delle sue opinioni sarà proporzionale alla capacità di averne e di esprimerle.

L'impatto del blog non è massivo, naturalmente, ma arricchisce un sistema di piccoli circoli di lettura e partecipa all'affermazione di un modello di informazione a rete, che ha il vantaggio di essere indipentente e non condizionato perchè frutto dichiarato di punti di vista individuali.

Nella prospettiva generale dell'Informazione (intesa come sistema) il ruolo dei blog (come sistema) è quello di fare da 'controcanto critico' rispetto ai media tradizionali. Io, abitualmente, leggo i giornali, guardo il TG, poi faccio un giro per vedere cosa se ne dice in rete. Sembrerà strano, ma molto spesso ne esco con una opinione diversa. O almeno con un sano dubbio.

Questo ruolo, imho, oggi è importantissimo. Per dirla con Raffaele Fiengo (Corriere della Sera):



[...] "Nel mercato globale, l'indipendenza è anche un valore economico. Dunque anche il circuito alternativo [di informazione] non professionale è assai importante."



Anche se ci sono moltissimi segnali positivi (facilmente monitorabili sul versante del giudizio politico, o del crescente interesse verso la 'nuova critica indipendente' letteraria, musicale e cinematografica), non sono tutte rose e fiori. La gestione di questo ruolo di 'osservatorio informante', secondo Alessandro Zaccuri (L'Avvenire):



[..] non è priva di rischi. Il principale consiste nella tendenza della controinformazione a presentarsi come informazione tout court, venendo meno al 'patto critico' (nel senso, cioè, di un comune esercizio del senso critico) che sta all'origine della pratica del Weblog. Questo succede in particolare quando la controinformazione viene scimmiottata come fenomeno di tendenza e immessa nel circuito dei media generalisti ai quali, per definizione, è destinata a rimanere estranea. La difficoltà, in questo momento, non consiste tanto nel fare (contro)informazione sulla Rete, quanto nel non contraddire lo spirito 'libertario' della Rete stessa.



[Cfr.: Noi e le nuove comunità che raccontano il mondo: tavola rotonda sull'informazione in rete, Internet News, febbraio 2004 - non ancora online]



10. I blog sono dei diari online?

Non farti fuorviare dalla traduzione log=diario. I weblog sono dei CMS (Content Management System, strumenti di gestione dei contenuti) e quindi possono potenzialmente contenere qualsiasi cosa. Dai fatti personali alle teorie cosmogoniche. Se decidi di parlare dei blog focalizzando l'attenzione sul contenuto, per favore, specifica bene che 'alcuni' blog (e solo alcuni) hanno quel tipo di contenuto. O ci farai la figura del fesso (ma, visti i precedenti, sarai in buona compagnia).



11. Il blog è l'angolo del dilettante?

I blogger sono decine di migliaia in Italia, milioni nel mondo. Ognuno di questi esprime se stesso nella maniera che ritiene migliore e ottiene i risultati che gli competono. Si potrebbe sottolineare che esiste un diritto all'espressione che non può essere condizionato da fattori qualitativi (almeno finchè la qualità non sia misurabile con criteri oggettivi). Ma non è necessario. Sono sicuro che non hai voglia di fare la figura del babbione associando in un unico giudizio alcune migliaia di 'opere' diverse tra loro (sebbene unite dalla casualità di essere pubblicate con lo stesso strumento).



Parte Terza. Le domande del blogger.



12. Esistono le blogstar?

Le blogstar esistono, ma non in senso assoluto. La blogosfera è composta di numerosissimi ambienti (almeno uno per centro di interesse) e ogni ambiente ha i suoi centri di autorevolezza naturali. Ogni blogger si relaziona contemporaneamente con più ambienti, essendo magari Star in uno di essi e fan in tutti gli altri. Ovviamente il ruolo dipende dall'autorevolezza che ci si conquista sul campo affrontando temi e argomenti, o grazie alla capacità di manipolare il linguaggio regalando piacere di lettura.

Questa differenza di ruoli crea dinamiche simili al modello dello Star System teorizzato da Goldhaber alcuni anni fa. Tuttavia la vastità della blogosfera ci impedisce persino un censimento di tutti gli ambienti e delle posizioni di autorevolezza, ripulendo da ogni valore di notorietà assoluto il termine blogstar.

[cfr. Nascita e morte di una blogstar]



13. Sono importanti gli accessi per valutare un blog?



Per dirla con Clay Shirky:



"Rather than spawning a million micro-publishing empires, weblogs are becoming a vast and diffuse cocktail party, where most address not "the masses" but a small circle of readers, usually friends and colleagues. This is mass amateurization, and it points to a world where participating in the conversation is its own reward. " Il cosidetto 'piccolo circolo di lettori' è importante a prescindere dal numero di persone che lo compongono. Nel meccanismo della reputazione, infatti, dieci lettori in grado di fare opinione a loro volta su altri 100 lettori valgono molto più di 500 lettori che non aumentano la risonanza.

Di fatto però è un discorso puramente teorico, che si può applicare come analisi a posteriori e che non vale come strategia. Le opinioni costruite pensando alla reputazione spesso sono percepite come insincere e alla lunga perdono la credibilità. Anche l'atteggiamento competitivo non è generalmente produttivo in un sistema come quello dei weblog, la cui ricchezza non è nell'affermazione di se stessi ma nella condivisione con gli altri di suggestioni e conoscenza. Per usare una splendida immagine di Beppe Caravita:
"Uno si mette sul trono di legno del villaggio, ma un altro urla: "Hey, venite a vedere che cosa ho trovato!". Riconoscimento, autoaffermazione o segnale? Non so se mi spono spiegato. Ma il più "aperto e anarchico mutualismo" a mio avviso nasce da quell'Hey! e non da quella sedia di legno"




[cfr. Il blog: la morte dell'autore, Dio salvi la Blogbar ]



14. A volte mi chiedo se ciò che scrivo può interessare qualcuno. Faccio bene?

La mia sensazione è che, considerando il costo quasi nullo dell'espressione (in rete), il problema non sia posto correttamente. Di fatto, basta un solo lettore per giustificare un testo quindi niente -in assoluto- è inutile, almeno finchè non si riesca a dimostrare che un testo non non abbia fornito (e non fornirà mai in futuro) a nessuno nemmeno un leggero input di riflessione. In fondo, nel momento stesso in cui questo si verifica, nell'attimo in cui l'input si realizza, la pubblicazione di quel testo acquisisce una sua ragione. Naturalmente sto 'drammatizzando' il concetto, portandolo all'estremo, per mera semplificazione analitica. Ma facciamo il ragionamento contrario e tentiamo la dimostrazione per assurdo: accogliere l'ipotesi che esista un testo inutile significherebbe tornare alla visione 'anni settanta' della rete fatta di fuffa e cashmere di Formentiana memoria. Ed è stato ampiamente documentato che, sebbene lecita (ci mancherebbe), questa visione è lontana dalla realtà (e dall'idea di sviluppo democratico e sostenibile) così come la terra è lontana da Marte. Ovviamente il discorso diventa diverso se, invece di applicare etichette di utilità (che coinvolgono il lettore, proprio in quanto utilizzatore) si parla di scelte editoriali personali. In questo caso, nei blog, ciascuno è editore di se stesso e gestisce i contenuti nella forma che preferisce. Però, si intuisce, è una questione di diversa natura.

[cfr. Elogio dell'abbondanza]



15. Che ruolo posso avere nel calderone informativo?

Per dirla con uno slogan, tu esisti e la tua opinione è e sarà sempre importante per qualcuno. Proprio mentre stava per scoppiare la guerra in Iraq (in un momento di acceso scontro culturale) Salam Pax, unica voce irachena a confrontarsi in inglese nella blogosfera, ha scritto



"Dici: 'è più facile parlare con persone che condividono lo stesso retroterra e gli stessi presupposti, ma è molto più gratificante comprendere il resto del mondo, e venirne compresi a propria volta.'.

Credimi, lo so. Sono stato ricompensato immensamente. La mia vita si è arricchita grazie a tutti gli stimoli cui sono stato esposto, ma si è anche radicalmente trasformata.[...] Leggo i weblog, compresi quelli molto personali, anche per questo motivo. Intravedo un mondo che prima non avrei potuto conoscere e, di solito, è un'esperienza molto gratificante.



16. Che intendi quando parli di 'nuova critica indipendente'?

L'esame dei contenuti dei blog applicati alle opere culturali è, secondo me, esemplificativo dell'impatto che il sistema-weblog ha sulla comunità di lettori che gli gravita intorno. Evidentemente è un discorso che partecipa di un meccanismo di socializzazione della conoscenza e che, con le dovute differenze si può applicare anche ad altri settori.

Quando parlo di 'nuova critica' mi riferisco alla costituzione di una knowledge base di opinioni critiche indipendenti e collettive allo stesso tempo. Nel considerarla una conquista importante, parto da due osservazioni:

1. la critica 'riconosciuta come tale' (o comunque quella accreditata a esprimersi sui media mainstream) oggi è poco credibile e poco interessante, presa com'è nella sua perenne oscillazione tra la marchetta redazionale (che la fa vivere di un mercato che contribuisce a formare) e l'ossessione erudita (che aumenta la distanza dalla gente). Inoltre alcuni assiomi del 'mercato culturale' rendono particolarmente sfumati i confini tra critico, recensore, studioso, divulgatore e propagandista.

2. gli autori/lettori dei blog coincidono in larga misura con il pubblico 'in cerca di stimoli' che il mercato culturale considera come 'target'.

Da un punto di vista generale, la possibilità che il pubblico ha oggi di esprimere pubblicamenteil giudizio su un libro (o un disco o un film) è una innovazione fondamentale nella società della comunicazione. Il parere di chi ha compiuto una decisione di acquisto (la cultura, purtroppo, oggi è sempre associata ad un costo) è un parere indipendente, libero, non condizionato da presupposti redazionali o economici.

Il giudizio di un blogger su un prodotto culturale è il risultato di una esperienza personale diretta. E la critica, una volta superata la superstizione scientifica, è un giudizio estetico che consiste appunto in una valutazione personale dell'opera. Non esistono parametri seri per definire un atto critico come migliore di un altro. Non conta quanto sia espresso bene, nè se sia costruito su solidi presupposti accademici o semplicemente su una pennellata impressionista. Conta, invece, (proprio in quanto atto comunicativo e divulgativo) la sua capacità di incontrare sensibilità affini, fornendo input e creando un plusvalore di conoscenza.

Anche quando è solo un giudizio de panza, anche se l'atto critico si limita al "cheppalle Faulkner", ha comunque un suo valore intrinseco per i lettori del blog. I lettori, infatti, hanno modo di conoscere l'intera storia intellettuale del blogger attraverso ciò che il blogger scrive ogni giorno. E proprio attraverso questa conoscenza aggiungono altro valore (credibilità, affinità, ecc.) ad un punto di vista teoricamente non accreditato.

In fondo l'ipotesi è intuitiva: se abbiamo un pubblico con una determinata 'capacità media di comprensione' delle opere culturali, questo pubblico (messo in condizione di avere voce) sarà in grado di esprimere la critica di cui ha bisogno. Parafrasando Henry James (che parlava del romanzo), direi che il futuro della critica è intimamente legato al futuro della società che la produce e la consuma. E una società che permette a tutti di esprimere critica mi appare infinitamente più stimolante, almeno finchè si riconosce al lettore la capacità di discernere tra i contenuti che gli si offrono (in maniera questa volta trasparente).

Il plusvalore culturale (la crescita) è tutto nella condivisione e nel confronto, oltre che nella partecipazione ad un'esperienza collettiva di costruzione di senso (come in tutto ciò che permea il sistema-weblog).

Io personalmente tendo ad immaginare il critico come una persona che segue un percorso culturale, fa delle scoperte e divulga ciò che maggiormente lo colpisce. Quindi non posso che guardare con gioia al fatto che oggi mille persone (magari domani diecimila) mi raccontino le loro scoperte o semplicemente le mettano lì a mia disposizione. Io poi sceglierò chi segue i percorsi che mi interessano e chi me li sa raccontare meglio in base ai miei gusti.

Già oggi, tra chi legge i blog, è facile riscontrare una grande influenza nelle decisioni di acquisto. In fondo ho comprato tutti gli ultimi dischi grazie a recensioni lette sui blog. E lo stesso vale per i libri o per i film che ho visto e/o desidero vedere. Personalmente mi fido dei blogger che leggo ogni giorno, più di quanto mi fidi di storiche testate come Tuttolibri. E non sono l'unico.



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