Borsellino e Falcone eroi traditi.








Le notizie meno eclatanti parlano più di mille roboanti celebrazioni retoriche, in commemorazione di due grandi uomini che hanno sacrificato la loro vita in nome dello Stato: Falcone e Borsellino.

In un articolo di cronaca di Telesud, dal titolo emblematico: “Commemorazione in sordina”.

“In pochi, questa mattina a Trapani, hanno partecipato alla manifestazione in memoria del giudice Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta.”

“Presenti, nel ventennale della mattanza, i rappresentanti delle istituzioni. Ma la manifestazione ancor una volta è passata in sordina. Trapani non ha risposto. Circostanza questa che non è passata inosservata al presidente del tribunale Roberto di Simone.”

“Mi aspettavo che ci fosse anche la gente comune e non soltanto le autorità. A far male, soprattutto, l’assenza dei giovani – fatta eccezione per uno sparuto gruppo di ragazzi che frequentano la chiesa Nostra Signora di Lourdes, in cui Falcone e Borsellino credevano.”

Nell’articolo si legge che l’area sotto i portici nella piazza che commemora Falcone e Borsellino si sta degradando ed è piena di sterpaglie.

Un’immagine allegorica, desolante ed un po’ laconica, ma che esprime esattamente ciò che è rimasto nella nostra Italia delle morti di due grandi giudici: Borsellino e Falcone, eroi prima traditi dallo Stato, per essere celebrati e onorati soltanto dopo.

Scorrono lontane nel ricordo le immagini dei clamori durante i funerali, dove la gente inferocita chiedeva giustizia e rompeva i cordoni di sicurezza, ribellandosi finalmente agli schemi arrugginiti di una realtà impietosa.

Ora, a vent’anni da quei tragici eventi, cosa resta?

Rimane un ricordo sfocato delle loro vite, del loro gesto eroico, come se fossero solo pagine di storia sfogliate e un po’ sgualcite, tanti proclami e tanti bla bla; nulla di concreto, ancora troppi misteri irrisolti che probabilmente non si risolveranno mai.

Questa è l’Italia, dove tre servitori dello Stato, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, uniti da un tragico destino e consapevoli di essere stati abbandonati e traditi, hanno resistito stoicamente al loro posto a testa alta, mentre intorno a loro si faceva il vuoto, un macabro proscenio allestito su misura per lasciar spazio ai protagonisti, mandati ad un imminente macello.

In un’intervista ad Enzo Biagi che riportava l’ultimo incontro con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, mi è rimasta impressa la scena avvenuta al loro ingresso in un ristorante:il silenzio tombale della gente che, voltatasi verso di loro, in un atmosfera irreale, sottolineava quale fosse il clima che circondava la vittima prima del sacrifico, tutti sapevano… ma l’epilogo era ineluttabile.

Lo stesso clima che aleggiava anche intorno ai due grandi Giudici Falcone e Borsellino, con un accanimento nei confronti di Falcone distrutto mediaticamente in modo vergognoso: il disonore prima dell’assassinio.

Per ricordarli il modo migliore è semplicemente tenere vive le loro parole, i loro discorsi chiari e inequivocabili, che ti entrano nel cuore come spade, per insegnare alle nuove generazioni che gli esempi da seguire sono questi,per saper discernere sempre il fango dalla realtà, perché il loro sacrifico abbia un senso, perché volevano che il nome Stato, fosse non una parola vuota e retorica, ma il simbolo e la difesa dei valori in cui molti italiani ancora credono.

E con i nostri grandi uomini è doveroso citare coloro che spesso finiscono nel dimenticatoio, e cioè le mogli del Generale Dalla Chiesa e del Giudice Falcone, con le loro scorte, figure coraggiose che non li hanno mai abbandonati pur sapendo che, come diceva il Giudice Borsellino” Siamo morti che camminano”

Infine la frase, che potrebbe essere l’epitaffio della loro vita, quella che dovrebbe essere la stessa di tutti gli uomini di valore:

“Chi non ha paura muore una volta sola, chi ha paura muore ogni giorno” Paolo Borsellino.

Onore ai nostri eroi.
I filmati:

L’intervista a Paolo Borsellino e il documentario su Giovanni Falcone.

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